QUELLA DERIVA DEL LAGO DI COMO

Il Milan vince a Como 3-1.

Subendo per larga parte dell’incontro.

Non avendo quasi mai la palla.

Producendo due-tre conclusioni alle quali aggiungere il tiro dal dischetto.

Aggrappandosi ai miracoli in serie del suo estremo difensore (come già accaduto in altre circostanze) per non capitolare ampiamente già nella prima parte della prima frazione di gioco.

Surclassato dagli avversari che dominano il pallone, il tempo e gli spazi.

700 passaggi contro 200.

Conclusioni a raffica.

Atteggiamento collettivo agli antipodi.

In alcune circostanze estremizzato.

Ecco.

Vedete, il punto non è scomodare diatribe su tesi presuntamente opposte.

Il punto è che qualcuno vuol far credere che rendersi protagonisti di una prestazione come quella rossonera in salsa comasca sia una “strategia” (!).

Una cosa “pianificata”.

Ed è qui che il discorso abbandona l’alveo calcistico per spostarsi su quello più puramente cognitivo.

Quale dovrebbe essere esattamente questa “strategia”?

Decidere preliminarmente di consegnarsi all’avversario sapendo prima che subire così tanto comporterà vincere la partita?

…!

Quasi dare la sensazione che questo sia un “piano”, addirittura “preparato” che condurrà alla vittoria?

…!

Quasi che ci si alleni durante la settimana nella prospettiva di essere sottomessi perché così si può attuare la “strategia” del risultatismo?

 “Mi raccomando ragazzi, non più del 30%di possesso palla, non meno di 20 tiri subìti se no non si vince, ok?”

…!

“Prepariamola così: speriamo di essere pin balia dell’avversario così vinceremo facendo tre gol con due tiri”.

…!

Non siamo al paradosso o all’ossimoro.

Siamo alla follia.

E, dulcis in fundo, non contenti di tutto ciò, il povero allenatore della squadra resasi protagonista di una partita nettamente e ampiamente da vincere, sulla panchina della squadra inferiore per valori, viene criticato.

Davanti a cotanta produzione perversa dell’intelletto umano io personalmente mi arrendo.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

2 risposte

  1. Buongiorno Andrea, pur essendo di fede rossonera, a Como avremmo meritato di perdere (a mio parere).
    È vero però che ai tempi di Sacchi e Capello è capitato l’esatto contrario.
    È il calcio ed a volte I risultati sono bugiardi, ma sino a quando la palla è realmente rotonda, si può eccepire ben poco.
    Diverso è quando “la palla rotola sempre dalla stessa parte” e chi ha i capelli bianchi sa a cosa mi riferisco.
    Però il Milan si rifugia troppo spesso in un gioco o meglio non gioco, anche se poi, il secondo posto da ragione al Mister Allegri.
    Certamente questo gioco non è voluto, ma non sempre può andare bene soprattutto per la storia del Milan.
    Immagino che, arrivando tra le prime 4, con i soldi della Champions, Allegri chiederà investimenti:” vi ho portato in coppa dopo un ottavo posto, adesso voglio i giocatori bravi”; ecco, vorrei credere che per la prossima stagione andrà così, altrimenti la casa del Milan non sarà più l’Europa.
    Per quanto riguarda Fabregas, molto molto bene: è però vero che se perdi 2 partite di seguito, puoi continuare a lavorare tranquillamente.
    Non vorrei essere frainteso: a me piace molto Fabregas e potrebbe essere uno dei prossimi migliori tecnici d’Europa, sempre che non lo sia già.
    Ma Allegri, Chivu, Spalletti ecc. hanno una pressione decisamente maggiori, basti pensare che il Milan viene processato per il gioco (e io sono il primo), ed è secondo in classifica.

    1. Salve Gian Paolo: Allegri ha e ha sempre avuto giocatori forti, senza minimamente mai contemplare la possibilità di approcciarsi al calcio in maniera differente da quella che vediamo, abbiamo visto e vedremo. Con giocatori ancora più forti, in caso di conquista della qualificazione nella massima competizione continentale, lui non farà altro che accentuare ciò che è stato, è, e sarà. I tre punti conquistati nel girone di Champions League con la Juve nella seconda, obbrobriosa, parentesi in bianconero, sono lo specchio di ciò che è incontrovertibile. Il vero problema è che lui sembra non sentirsi minimamente scalfito dall’evidenza, dalla ricercata dipendenza dalla casualità, dalla certezza di non costruire nulla se non una compattezza passiva degna di una provinciale. Al posto di Allegri sarei poco sereno:il Napoli, eccezion fatta per eventuali continui cataclismi in termini di disponibilità della rosa, non resterà fuori dalle prime quattro (anche perché c’è un’altissima probabilità che esca dalla Champions), la Juve senza più intoppi in stile Lecce e Cagliari ( solo per quanto riguarda il risultato) può puntare il secondo posto perché ha elevato tutto grazie ad un allenatore agli antipodi di Max, la Roma gioca bene e ha trovato le frecce che mancavano in attacco. Ergo arrivare fra le prime quattro non è semplice per chi cerca di rastrellare punti consegnandosi puntualmente all’avversario e subendo l’altrui proposta. Se poi Maignan continuerà a sfoggiare prestazioni come quelle contro Inter, Lazio, Roma all’andata e al ritorno, Como, ecc., e altresì con due tiri in porta si farà sempre un gol e mezzo ( e gli avversari mezzo con 15 tiri) allora l’obiettivo potrà essere centrato. Ma questo non farà altro che fare credere al Milan che sia la strada giusta. E non lo è. Quando la dea bendata guarderà altrove, le figuracce saranno collezionate in serie. Grazie.

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