Un po’ di tempo fa uscì su questo blog un interessante articolo di Luca Serafini dal titolo “DA BIASIOLO E CHIARUGI FINO A KALULU: I MIEI PICCOLI GRANDI BENIAMINI.
Anch’io ho nutrito una sincera ammirazione per alcuni calciatori del nostro Milan, non necessariamente grandissimi, che con le loro prestazioni hanno acceso una luce nel mio cuore. Il primo della lista è senza dubbio Graziano Mannari, Lupetto, che segnò una doppietta memorabile contro la Juventus e mise la sua firma nella finale di Supercoppa Italiana contro la Sampdoria. Ricordo con piacere Luigi Sala, sia per questioni geografiche (aveva militato nella mia terra, al Bari), sia per le sue generose prestazioni che avevano contribuito al successo dello Scudetto 1998/1999. Si potrebbe far menzione di Bonaventura che ha vestito la maglia rossonera in un’epoca non certo splendente e gloriosa, o di Antonio Nocerino che nella stagione 2011/2012 andò a segno per 11 volte.
Sono convinto che molti cuori rossoneri considerino come proprio beniamino Gabriello Carotti, un calciatore la cui carriera è stata limitata da infortuni più o meno seri.
Gabriello Carotti entra nelle giovanili del Milan nel 1974.
Passa alla storia per una frase: “Qui al Milan soltanto io e Rivera sappiamo giocare.” Il tono della dichiarazione è senza dubbio roboante, ma è ben lontano dall’essere quello di uno spocchioso montato di testa. Al massimo, gli si potrebbe riconoscere una certa schiettezza, tipica dei toscani. Di Rivera è un gran fan e lo fa sapere: “Lo osservavo quando giocavo con lui in allenamento e ho imparato molte cose. Nessuno sapeva dare la palla come lui.”
Si potrebbe raccontare molto altro sulla tempra di Carotti, sui suoi sacrifici per conciliare scuola e pallone e sul suo sconfinato amore per il mare, luogo delle sue origini.
Ma andiamo all’essenziale.
Esordisce in Serie A nella trasferta di Bologna del 19/03/1978 finita a reti bianche. È Niels Liedholm che lo mette in campo ad un quarto d’ora dalla fine, a soli diciassette anni. Inizialmente il Barone aveva pensato di regalargli una gita premio sotto le Due Torri ma per sostituire Calloni decide di inserire il giocatore maremmano che nel post partita commenta così: “I compagni mi hanno aiutato. Ero un po’ emozionato ma dopo qualche minuto mi sono ripreso. Alla vigilia non pensavo di giocare. Per me era già un premio la trasferta al seguito della prima squadra”.
Nella stagione della Decima Stella non viene mai convocato ma per gli almanacchi è meritevole di guadagnare quel titolo.
Nella stagione successiva Massimo Giacomini lo tiene in considerazione e aumenta il suo minutaggio. Nella partita di Perugia segna il suo primo gol in rossonero, o meglio…in blu. Esatto, come capitato nella partita dei Mondiali Francia-Ungheria nella quale i transalpini indossarono la inusuale maglia del Kimberley, il Milan è costretto a scendere in campo con la divisa blu dei padroni di casa perchè il magazziniere ha dimenticato le seconde divise a Milanello.

GRAZIE GABRIELLO PER LA FOTO!
Carotti pareggia con un tocco delizioso il gol lampo di Paolo Rossi, una perla alla “Rivera”. Davanti ai microfoni si mostra decisamente umile: “Guardate, quando mi sono trovato davanti il portiere Malizia in uscita, ho calciato con la sola preoccupazione di fare in fretta perché più istanti passavano, più essere chiamato in campo a sostituire diventava difficile segnare. E devo dire che mi è andata bene[…]. Sarebbe stata una follia sparare una pallonata tesa, bisognava dare alla sfera un minimo di parabola. Però, lo confesso, questa parabola è risultata quasi perfetta. Mi è andata bene, ecco tutto…”. Gabriello racconterà di aver chiesto in prestito le scarpe per giocare (un paio di “pantofola d’oro”) proprio a Gianni Rivera, presente nelle vesti di dirigente, e, a fine gara, rivolgendosi all'(ex) Capitano gli disse: “Gianni queste adesso me le tengo io!” – Rivera gli rispose con un sorriso d’assenso.

GRAZIE A MAGLIA ROSSONERA PER IL TABELLINO GARA
Nell’ultima partita della stagione contro la Lazio sigla il raddoppio in una sfida che già profuma di Serie B a seguito degli sviluppi dello scandalo scommesse.
Il gol di Carotti arriva al 35’ del secondo tempo e chiude i conti di una partita mai in discussione.
Nella stagione del primo purgatorio in B Carotti gioca poco e nell’annata 1981/1982 va in prestito all’Ascoli unendosi così ad un altro ex milanista, De Vecchi. Il ragazzo vuole crescere e nelle Marche ha tutto ciò che può servire per farsi le ossa. Gabriello lo sa: “ Per me – puntualizza il ragazzo che nelle ultime due domeniche ha messo a segno due reti – la destinazione Ascoli è stata tutt’altra cosa in quanto avevo chiesto io a Rivera di andare in provincia dove avrei potuto trovare un posto in una squadra per giocare e farmi le ossa. Poi qui ho trovato l’ambiente ideale, perché nella “rosa’ siamo tutti come in una famiglia”. Io qui sto benissimo, questa stagione a me è servita enormemente anche per plasmare il mio carattere un po’ difficile.
Inizialmente ho avuto qualche problema di ambientamento ma grazie alla comprensione dimostratami dal signor Mazzone ora qui rimarrei volentieri, Milan permettendo”. Le due reti a cui l’articolo del Corriere della Sera si riferisce le ha segnate al Como e all’Avellino, segnature pesanti perchè hanno portato in dote punti preziosi per la straordinaria stagione dei marchigiani che sfiorano la qualificazione alla Coppa UEFA.
Ma il Milan lo rivuole e così si torna alla casa madre nella stagione 1983/1984.
La sua è una stagione prolifica dal punto di vista realizzativo perchè trova per ben otto volte il gol, cinque in campionato e tre in Coppa Italia.
La marcatura più pesante la realizza contro il Torino al Comunale perchè riporta il Milan a una vittoria dopo ben undici turni e ridà fiato alla classifica che si era fatta tragicamente difficile. È anche la grande giornata di Blissett che serve a Gabriello l’assist del pareggio e segna il gol decisivo.
Quando sembra che sia giunto il momento di caricarsi il Milan sulle sue spalle, arriva l’infortunio al tendine d’Achille della gamba sinistra. Le parole di Liedholm sono significative e sincere: “Contavo molto su Carotti, purtroppo, ne dovrò fare a meno per alcuni mesi. Senza di lui il Milan perde in improvvisazione, questo è sicuro. Sono però convinto che il ragazzo saprà far fronte a questo gravissimo infortunio. Io l’aspetto per la primavera, in quel periodo sarà lui il nostro uomo vincente.”
In realtà mancherà per tutta la stagione.
Gioca a sprazzi nella stagione successiva e nel 1986 va a giocare in B con il Vicenza.
Terminerà la sua carriera in Serie C1 alla Reggiana.
Con il Milan ha giocato 95 partite e segnato 11 gol. Ha vinto lo Scudetto del 1978/1979 e ha ottenuto la promozione dalla B alla A nella stagione 1980/1981.

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










2 risposte
Buongiorno Vincenzo, mi fa sempre piacere leggere articoli su giocatori un pochino dimenticati.
Gabriello Carotti me lo ricordo bene, quando esordi’ a Bologna e fu un deludente 0a0, dopo un derby, finito anch’esso 0a0, rigore di Calloni sbagliato, ma in quella stagione ne sbaglio’ 2 anche Rivera.
L’ultima immagine che ho di Carotti al Milan (spero di non confordermi), fu un gol molto bello di testa contro la Sampdoria.
Effettivamente in quegli anni giocò poco nonostante l’indiscusso talento che mostrò a sprazzi anche ad Ascoli.
Grazie Gian Paolo per la tua consueta lettura! Stiamo raccontando giocatori forse dimenticati, ma dalla grande umanità e professionalità, oltre che dotati di una grande tecnica, come Carotti. La sua carriera avrebbe meritato di più , come tanti altri che ho visto. Gli infortuni l’hanno purtroppo condizionato.