“NON SI SEGNA DA 5 RIGORI” – APPROCCI NON LINEARI – DIFFERENZE TRA CLA E DL

“Crediamo che il vero sport, perché tradotto nella luce dell’istinto,

dia sempre ai migliori il tempo di ripensare e di rendere durevole

l’immagine fuggitiva del soffio che li ha fatti vincere

e cogliere una nuova intelligenza di sé”.

La Fiera letteraria – Alfonso Gatto

Il 15 Dicembre 2025, dialogando con i Mister del settore giovanile di una vivace realtà calcistica, la VENTURINA CALCIO, nobilmente affiliata alla Fiorentina, mi è stata rivolta, dal Responsabile Simone Orazzini la richiesta di chiarire le sostanziali differenze tra due approcci non lineari quali il CLA ed il DL, sempre nell’ambito del macro-argomento TRANSFER.

Per imparare ad utilizzare con efficacia due tra gli svariati approcci della pedagogia non lineare come il CLA (Constraints-Led Approach, Approccio basato su vincoli) o il DL (Differential Learning, Apprendimento differenziale) nel contesto dello sviluppo dei giocatori nel settore giovanile, riassumo per l’ennesima, piazzandomi ennesima, i punti cardine delle dinamiche ecologiche, in cui risulta determinante la mutualità tra il giocatore e l’ambiente, quel tempo-spazio da cui captare le informazioni utili per agire ed  adattarsi. Non è uno scioglilingua, è Gibson, 1979 e 1986. In questo senso i calciatori e le squadre risultano sistemi adattivi complessi (Araújo, Davids e Hristovski, 2006).

Di conseguenza l’abilità del calciatore non può esistere al di fuori del contesto di gioco. Alla luce di quanto osservato venerdì sera al termine dell’incontro semifinale di Supercoppa tra BOLOGNA e INTER, la frase pronunciata da Ricky Buscaglia ”NON SI SEGNA DA 5 RIGORI” facilmente avrà indotto i nostalgici a considerazioni su una certa tecnica analitica “che una volta si insegnava sul serio”, sul corredo di abilità indispensabili per il carnet di un calciatore professionista. Segnare un rigore si deve, in sostanza.

C’è però una netta distinzione tra abilità e tecnica. La tecnica può esistere ed essere insegnata anche al di fuori del contesto di gioco ma l’abilità, e segnare un rigore è certamente un’abilità, non può esistere al di fuori del contesto di gioco, è una competenza subordinata ad elementi che richiedono al giocatore di essere percettivo e di agire con intenzione. “Essere un abile giocatore si basa sulla risoluzione adattiva dei problemi” (Bob Gray, 2019). Se si considera l’abilità in questo senso, allora l’allenamento deve essere progettato per supportarla, l’abilità,  partendo dal fatto che non solo i giocatori percepiscono per agire, ma agiscono anche per percepire. I giocatori esperti lo fanno continuamente: percepiscono l’ambiente circostante e se non vedono una soluzione praticabile, si muovono di nuovo. Quel movimento cambia l’ambiente e fornisce loro nuove percezioni. Sono quindi convinta che per sviluppare delle competenze, gli allenatori e lo staff debbano progettare ambienti di pratica efficaci per lo sviluppo delle competenze ed acquisire le seguenti expertise:

1. INTENZIONE CHIARA DELLA SESSIONE DI ALLENAMENTO

Determinante per allenatore e staff avere chiare finalità. L’intenzione della sessione è il primo vincolo per i giocatori e funge da guida per l’allenatore per manipolare gli altri vincoli. L’intento influenza le interazioni tra il giocatore e l’ambiente, modella la percezione e la percezione si tradurrà in azione. Inoltre favorisce la valutazione dei giocatori durante e dopo la sessione di allenamento. Utilissimo!!!

2. SAPER VINCOLARE

In genere nel linguaggio comune il termine vincolo ha una connotazione negativa: un limite alla libertà, barriere o limitatori che comunque impediscono. Nella dinamica ecologica, tuttavia, i vincoli sono fonti di informazione percepite dai giocatori nell’ambiente di allenamento o di gioco e utilizzate per prendere decisioni sulle azioni da intraprendere nell’immediato futuro. Le opportunità che questi vincoli offrono sono dette affordance, sempre in tema con l’intenzione. In realtà moltissimi allenatori da anni utilizzano esercitazioni e giochi contenenti vincoli. Ma il modo in cui li si usano, e soprattutto come li si manipola, è determinante. Se infatti non si usano i vincoli per creare affordance per l’azione, allora non si sta lavorando in una dinamica ecologica. L’obiettivo principale del coaching è garantire che i giocatori imparino a trasferire in partita quanto appreso e nelle sessioni di allenamento, e l’apprendimento avviene attraverso l’azione. Quindi, per migliorare l’apprendimento, dobbiamo migliorare l’azione che deve essere significativa, mirata e allineata sia con l’intenzione della sessione che con i risultati dell’apprendimento. Per contribuire a migliorare le azioni, abbiamo bisogno di strumenti ed i vincoli sono questi strumenti.

3. SEDUTE RAPPRESENTATIVE

Gli allenatori di questo tempo sono architetti facilitatori dell’apprendimento lontani dalle istruzioni prescrittive, dal telecomandare i giocatori. Permettono ai giocatori di esplorare e scoprire soluzioni. Ciò richiede però che essi valutino costantemente i giocatori in azione, utilizzino le domande come strumento didattico, facilitino l’apprendimento e considerino il fallimento come un necessario step e non certo un risultato frustrante. Progettare una seduta rappresentativa significa quindi creare ambienti decisionali, di problem solving e caos, esattamente come il gioco fornirebbe. Di più. In questa epoca di fragilità le attività dovranno, se possibile, essere percepite come si percepirebbe il gioco, non DOVRANNO soltanto avere l’aspetto del gioco.

Cosa significa? Che gli elementi del gioco che richiedono a un giocatore di pensare, decidere, applicare le proprie tecniche, agire in base a quanto percepito, dovranno essere presenti nelle sedute di allenamento. Le attività analitiche isolate dal contesto poco hanno a che fare con la percezione perché quando ai giocatori viene spiegato esattamente cosa fare e come farlo ed essi eseguono, la percezione come parte inscindibile del processo va a farsi friggere.

Al contrario le attività, qualora rappresentative, “costringeranno” i calciatori a questo ciclo costante di percezione – azione e azione – percezione. Sorvolo perché ho già scritto tanto sul fatto che LA PERCEZIONE È INCARNATA. Nell’embodied cognition e nei processi enattivi è sottintesa la questione che i giocatori percepiscono solo ciò che il loro attuale livello di abilità e le loro capacità consentono di percepire. Un giocatore che non riesce a effettuare uno stop orientato o a saltare l’uomo, non percepirà mai, né vedrà le opportunità che queste competenze potrebbero generare. Inoltre è proprio la percezione di sè nel gioco che rende consapevole il giocatore di ciò che gli manca: é da qui che scaturisce la motivazione intrinseca,  la volontà di accedere a “la terza stanza” per migliorare. In un vecchio ma attualissimo lavoro sugli aspetti negativi degli SSG tuttavia, si è evidenziato che ci saranno momenti in cui i giocatori non riusciranno a sviluppare le tecniche di cui potrebbero aver bisogno ma sceglieranno di utilizzare ripetutamente quelle che già possiedono o che ritengono di saper eseguire meglio. Da qui la necessità di un approccio con vincoli.

4. RIPETIZIONE SENZA RIPETIZIONE

Principio ispirato dall’inflazionatissimo Nikolai Bernstein, con l’indicazione di fornire un obiettivo piuttosto che una soluzione al giocatore. L’attenzione non è su una tecnica ripetibile insomma ma sulla ricerca di soluzioni ai problemi procurati dai giocatori avversari. PERCHÈ È L’AVVERSARIO CHE MI DETERMINA. La soluzione non sarà sempre la stessa per la necessaria esplorazione di soluzioni nuove e multiple.

Negli approcci tradizionali e lineari, l’uso della ripetizione è diretto alle azioni e alla loro ripetizione nello stesso modo più e più volte, negli approcci non lineari, c’è ripetizione, ma viene eseguita nel tentativo di risolvere al meglio il problema del momento. Come detto esiste una copiosa letteratura dei modelli pedagogici non lineari problem-based learning essenziali per ciascun allenatore/staff. Sarebbe forse utile una comparazione tra tutti, ma avvicinandosi il  Santo Natale e volendo consegnare questi pensieri sparsi in tempo utile al Blogger di fiducia, provo ad attenermi alla domanda iniziale, riassumendo e mettendo in correlazione 2 sistemi su tutti: il CLA di Karl Newell ed il DL di Wolfgang Schöllhorn.

Il CLA, Constraints-Led Approach è un approccio sviluppato da Karl Newell per aiutare gli allenatori a progettare ambienti di apprendimento più efficaci. Ci parla di azioni di gioco emergenti da una intenzione di Mister e Staff, a partire dalla manipolazione di vincoli (constraints) incasellati in tre grandi macro categorie: quella legata al COMPITO (regole di gioco, obiettivi, timing, affaticamento, suggerimenti, domande o feedback guidato dell’allenatore che influenzano il processo decisionale), quella dei VINCOLI INDIVIDUALI (antropometrici, fisiologici, psicologici, neurologici, esperienziali, caratteriali, esperienza pregressa, precedenti infortuni) e quella dei VINCOLI AMBIENTALI (variazioni spazio-tempo, variazione attrezzatura, affaticamento, pressione).

KARL NEWELL

Questi elementi non agiscono in modo indipendente; interagiscono. Un giocatore non cerca di combatterli i vincoli, ma di adattarsi ad essi. Questo processo è al centro dell’acquisizione delle abilità focalizzata SULL’AUTO-ORGANIZZAZIONE. L’apprendimento non avviene linearmente tramite la diretta cronologica trasmissione di soluzioni, ma attraverso la MANIPOLAZIONE di tali vincoli nell’ambiente di gioco, che inducono il giocatore a trovare soluzioni motorie autonome. UN VINCOLO È QUALSIASI COSA CHE MODELLA IL MODO IN CUI UN GIOCATORE SI MUOVE. Perché l’adattabilità è più importante della ripetizione. Un allenatore ed il suo staff progettano dei vincoli nelle attività di allenamento con l’intento di offrire ai giocatori opportunità di azione in linea con l’intenzione della sessione. Ed i vincoli potranno anche essere manipolati durante l’attività/sessione tramite feed-forward forniti da coach o staff per offrire emergenti opportunità di azione, per fornire affordance diverse che continuino ad allinearsi con l’intenzione della sessione e i risultati di apprendimento, senza essere prescrittivi. Un vincolo infatti potrebbe rimuovere affordance in un’area e crearle in un’altra.  Ciò si traduce in un ciclo continuo di percezione-azione. LA VARIABILITÀ QUINDI NEL CLA È GUIDATA, NON CASUALE. Un giocatore agisce entro attrattori funzionali come equilibrio, ritmo…. La chiave è progettare una variazione mirata in base al livello e all’età dei giocatori tenendo ferma una buona filosofia.

VADEMECUM -Identifica lo scopo dell’allenamento. Su quale abilità o abitudine state lavorando? -Seleziona un vincolo. -Aggiungi una variazione. – Modifica un elemento alla volta in modo che il giocatore possa essere consapevole dell’effetto. -Osserva cosa cambia. -Cerca l’adattamento, non la perfezione. -Rifletti o usa il feedback video. Il giusto strumento di analisi aiuta i giocatori a vedere schemi che non possono percepire in tempo reale.

Il “DL Differential Learning (Apprendimento Differenziale), è un approccio introdotto da Wolfgang Schöllhorn che vede la variabilità come strumento per insegnare l’adattabilità e promuove l’auto-organizzazione del sistema nervoso introducendo intenzionalmente variazioni nel gesto motorio.

WOLFGANG SCHÖLLHORN

INVECE DI MINIMIZZARE LE VARIAZIONI, SI INCORAGGIANO ATTIVAMENTE LE DIFFERENZE NEL GESTO (un diverso ritmo, una traiettoria differente, una rapidità altra, palle di diverso peso, diverse posizioni, superfici diverse, allo scopo di stimolare creatività tecnico-tattica e adattabilità, e non ricercare un modello esecutivo unico e ripetere sempre lo stesso movimento. I ​​metodi di allenamento tradizionali infatti spesso si concentrano sulla riduzione al minimo degli errori e sulla promozione della ripetizione del movimento “ideale”

Sebbene ciò possa produrre miglioramenti a breve termine nella performance spesso lascia i giocatori impreparati alla variabilità che dovranno affrontare in gara. La variabilità secondo tale approccio non dovrebbe essere solo naturale, ma INDOTTA ed essenziale per lo sviluppo delle abilità.

L’apprendimento differenziale si basa sull’assunto che in realtà impariamo meno attraverso la ripetizione, ma molto attraverso le differenze: la ripetizione non contiene infatti alcuna informazione aggiuntiva. Ed invece sono proprio le  informazioni aggiuntive che si possono percepire e ottenere. Esiste anche una ragione neurologica: non appena ricevo un nuovo stimolo, il sistema nervoso esercita abilità adattive piuttosto che tecniche specifiche ampliando la gamma di movimenti: di fronte a continue variazioni è costretto a trovare la soluzione efficace, creando schemi di movimento più stabili e individuali.  

Perché per imparare si ha bisogno di variazioni o di varietà: eseguire un movimento una volta e poi eseguirlo due volte: è la differenza tra quei due movimenti che fornirà le informazioni da imparare dalle cose. Solo se da allenatore o da giocatore si è in grado di percepire queste differenze, valorizzarle e utilizzarle come RUMORE da aggiungere alla pratica senza esagerare, acquisendo esperienza si potranno percorrere successivi step sulla scala del miglioramento individuale, liquefatto poi nel miglioramento di un reparto, di una squadra.

L’apprendimento dipenderà dalla QUANTITÀ o dalle CARATTERISTICHE del RUMORE che accompagna il processo di acquisizione. Le basi dell’apprendimento differenziale derivano dai principi dei sistemi dinamici dissipativi, in cui le fluttuazioni sono considerate elementi costruttivi che aumentano prima di passare ad un altro stato stabile. L’aggiunta di rumore in allenamento in una fase di gioco di una partita, può migliorare la capacità dei giocatori di elaborare le informazioni.

Creare contesti disturbati e disturbanti e non dare al giocatore il tempo di abituarsi. Ciò che viene appunto chiamato RIPETIZIONE SENZA RIPETIZIONE, una gamma infinita di esercitazioni variabili sullo stesso tema. Si può imparare qualcosa di nuovo da altri ambiti tattici ripensando il gioco di invasione. Esistono infatti dettagli di gioco o percezioni di fasi di gioco negli invasion games distanti dal calcio che possono essere utilizzati nel calcio. Il Differential learning ci ricorda che i giocatori, che sono tutti diversi e che reagiranno in modo non analogo a medesimi stimoli o rumore non impareranno attraverso la ripetizione, ma adattando il proprio comportamento ad un flusso infinito di problemi, tutti quelli che il gioco induce. Inoltre, il DL aiuta i giocatori a capire perché determinati schemi di movimento potrebbero rivelarsi controproducenti: sperimentando queste variazioni, i giocatori iniziano a collegare biomeccanica e prestazione, sviluppando una percezione più intuitiva di ciò che funziona meglio per loro.

ANALOGIE E DIFFERENZE

La differenza principale tra i due metodi è senza dubbio il loro approccio alla variabilità: l’Approccio Guidato dai Vincoli (CLA) utilizza CAMBIAMENTI STRUTTURATI E DIRETTI per indirizzare i giocatori verso soluzioni migliori, mentre l’Apprendimento Differenziale (DL) aggiunge “rumore” o perturbazioni casuali e imprevedibili, costringendo il sistema dell’atleta ad adattarsi costantemente e ad auto-organizzare le soluzioni, essenzialmente destabilizzando e poi ristabilizzando i movimenti per una maggiore adattabilità.

CLA spinge il giocatore verso un imbuto, il DL inonda il sistema di rumore affinché il giocatore amplifichi la sua percezione e agisca. Mentre il CLA cerca di strutturare la variabilità nella pratica e nella ricerca, l’APPRENDIMENTO DIFFERENZIALE implica l’aggiunta di variabilità casuale e stocastica. L’utilizzo di un approccio di apprendimento differenziale non implica il tentativo di identificare i vincoli chiave del compito e di guidare l’apprendimento manipolandoli, piuttosto di destabilizzare la soluzione di movimento esistente amplificando le fluttuazioni naturali del sistema attraverso l’aggiunta di perturbazioni stocastiche (casuali) nell’ambiente di pratica. (Rob Gray).

Nel CLA, l’obiettivo di mister e staff  sta nel cercare di far spostare il giocatore verso un’area diversa all’interno dello spazio di soluzioni identificate come le più efficaci. Al contrario, nell’apprendimento differenziale, mister e staff ambiscono al fatto che il giocatore esplori tutti gli aspetti e impari a essere in grado di ripensare rimaneggiare e riutilizzare i movimenti eseguiti. Facendo allenare il giocatore con posture e movimenti insoliti, il giocatore sarà in grado di trovare soluzioni creative e straordinarie. “Il successo di questi metodi dipenderà in larga misura anche dall’efficacia con cui un giocatore risponderà alle sfide e dalla sua propensione a commettere errori in allenamento o di resistere alle frustrazioni“. (GRAY E SULLIVAN)

Una delle principali sfide dei metodi non lineari è che richiedono da parte degli operatori una profonda comprensione sia degli schemi di movimento ottimali che dei principi dell’apprendimento motorio. Gli addetti ai lavori che non possiedono queste conoscenze potrebbero applicare erroneamente i principi, causando confusione o stagnazione nel giocatore. La variabilità infatti deve essere introdotta in modo controllato e mirato, non introducendo troppi gradi di libertà troppo presto o vincoli troppo restrittivi.

Introdurre un’eccessiva variabilità senza guidare il giocatore verso un obiettivo specifico può impedire miglioramenti significativi. L’apprendimento avviene in modo più efficace quando la difficoltà del compito è adeguata al livello di abilità dell’atleta. I giocatori devono essere stimolati a sufficienza per imparare, ma non così tanto da sentirsi frustrati. Un allenatore che utilizza un approccio non lineare deve saper bilanciare attentamente la variabilità con la capacità del giocatore di elaborare e adattarsi.

CLADL
DEFINIZIONE metodo in cui l’allenatore manipola i vincoli con lo scopo di modellare il comportamento del giocatore e indirizzare le soluzioni di movimento verso l’obiettivoDEFINIZIONE metodo in cui nessuna ripetizione è identica ad un’altra, in cui il giocatore, nel contenitore-scenario ambientale ideato dal mister e dallo staff, ha l’opportunità di sperimentare infinite variazioni, comprese quelle non efficaci al compito
DISTINZIONE CHIAVE il CLA riguarda l’esplorazione diretta all’interno di un ambiente gestitoDISTINZIONE CHIAVE il DL riguarda l’accettazione del caos per costruire la massima flessibilità
VARIABILITÀ Strutturata e controllata   viene utilizzata per guidare il giocatore verso una soluzioneVARIABILITÀ  Casuale, stocastica, “rumore” fine a sé stesso viene utilizzata per esplorare diverse soluzioni
METODO l’allenatore manipola i vincoli per indirizzare l’apprendimentoMETODO si introducono variazioni casuali e non pianificate
OBIETTIVI -modellare il movimento verso uno spazio di soluzioni più efficace manipolando i vincoli del compito, riducendo le opzioni non necessarie -far emergere direttamente le competenze limitando o alterando le affordances affinchè il giocatore riesca ad esplorare l’adeguato spazio della soluzione efficace -non è trovare la risposta perfetta, ma evitare di rimanere bloccati in un unico modello predefinito; quando il giocatore ha più di un’opzione valida, non sta più reagendo, sta scegliendoOBIETTIVI -forzare il sistema nervoso a trovare soluzioni adattabili riorganizzandosi costantemente sotto pressione – stressare fino a sovraccaricare la variabilità per arrivare ad una soluzione efficace in un’unica fase  –destabilizzare le soluzioni di movimento esistenti per incoraggiare l’auto-organizzazione -non è trovare la risposta perfetta, ma evitare di rimanere bloccati in un unico modello predefinito; quando il giocatore ha più di un’opzione valida, non sta più reagendo, sta scegliendo
IMMAGINE ISTANTANEA allenatore crea un labirinto per far trovare il percorso miglioreIMMAGINE ISTANTANEA allenatore induce il giocatore a gettarsi in un ambiente caotico per capire come muoversi
FINALITA’ auto-organizzazione prestazioni superioriFINALITA’ auto-organizzazione prestazioni superiori
FILOSOFIA il giocatore si auto-organizza per raggiungere obiettivi e sotto-obiettivi secondo le regole imposte dai vincoliFILOSOFIA errori e rumore vengono utilizzati affinché il sistema nervoso si possa auto-organizzare e adattare  
RISULTATO sviluppa competenze specifiche, dipendenti dalla situazioneRISULTATO sviluppa “repertori” di movimento generali e adattabili

Esistono molti lavori e resoconti scientifici che sostengono l’efficacia del CLA, che si sta affermando a pieno titolo come latore di esaltanti risultati, ma da quando ho ascoltato anni fa lo stimatissimo allenatore Emanuele Tedoldi chiarire i principi del DL SYSTEM e squadernarne con estrema passione l’applicazione sui campi di calcio, il mio interesse ha subìto una decisa virata verso questo approccio e le sue applicazioni. Innegabilmente il Differential Learning sdogana la felice costruzione di squadre composte da giocatori adattabili, creativi e reattivi utili nelle continue transizioni di una partita e nelle sottofasi di questi momenti sensibili; giocatori abili nel trovare soluzioni sotto pressione, anziché eseguire movimenti prevedibili e sempre uguali a sé stessi.

E nel tirare un calcio di rigore la pressione si sente. Altrochè. La ricchezza assoluta ereditata da questi approcci ci fa guardare da una prospettiva altra in quanto profonda, al Gegenpressing, alle riaggressioni di Klopp, al Differential Training di Tuchel sempre all’inseguimento delle sue avveniristiche diagonali, o alle prestazioni delle squadre di Nagelsman, di Rangnick o dello stesso Guardiola. Tutta roba che il vate Schöllhorn aveva forse previsto dall’alto della sua originalissima dadaista architettura neuronale.

Scriverei di queste cose per ore. Ma l’implacabile solstizio d’inverno mi richiama all’ordine e augurando Buone Feste a tutti voi Mister della Complessità, mi ritiro sognando, forse, costellazioni di campo a forma di diamante.  

STAY TUNED

Bio: SIMONETTA VENTURI

Insegnante di Scienze Motorie.

Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio ( Marche )

Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.

Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

4 risposte

  1. Che bello! Che interessante! Leggerei ed ascolterei per ore. Grazie Simonetta, per aver portato sul blog questi diversi approcci; oserei dire: filosofici. Nel ringraziarla ancora e nell’approfittare di quest’occasione per rivolgerle gli auguri di un felice Natale ed un meraviglioso anno nuovo; le chiedo: sono sbagliato io, che tendo a mescolare questi e forse anche vari altri approcci? Partendo dal presupposto che un approccio filosofico/metodologico enattivo ed ecologico, resta la base; mi piace adattare e creare commistioni tra il CLA ed il DL e creare interferenze e perturbazioni. Forse anche aggiungendo tratti del tutto farina del mio sacco. Faccio perdere efficacia al tutto, contaminando un approccio ad un altro? Un abbraccio ed ancora auguri.

    1. La ringrazio per ciò che scrive e per gli auguri che ricambio con tutta la gioia dell’evento. Intanto credo che dovremmo fare uno sforzo per uscire dalle categorie dell’assoluto e domandarci invece se le proposte allenanti siano le più giuste per quella situazione, per quei giocatori. Inoltre, come per i giocatori, anche per gli allenatori è la situazione che parla e si debbono cogliere le affordance. L’adattarsi ed l’adattare credo siano poi una forma importantedi intelligenza quindi largo alle interferenze e alle perturbazioni, sempre che si abbia ben chiaro il cosa il come il perchè il quanto si sta proponendo. Un progetto ad hoc è quel che si chiede. Ed anche una conoscenza certosina sia filosofica come lei dice ma anche tecnica. Lo sforzo imperfetto che propongo con questi pensieri sparsi va nella direzione di far sempre più chiarezza, che nasce sempre da uno studio serio e approfondito, dal confronto e da un amore smisurato per far bene con queste nuove generazioni. Questione che trapela palesemente dalle sue righe.

  2. Cio’ che realmente conta e’ la qualita’ individuale del calciatore, tutto il resto ha un valore intrinsecamente molto prossimo allo zero.
    Bisognerebbe sapersi proiettare in una dimensione nuova, di livello superiore, quella, per esempio, che sappia far comprendere senza fatica e senza l’ansia di perdere la scena che nel calcio, come in tutti i settori della vita esistono il talento, l’innatismo, la sapienza innata e finanche il genio e la genialita’. E’ piu’ probabile che sia l’allenatore a impare dal calciatore di elite che non il contrario e che fondamentalmente vincono le squadre che possono annoverare fra le proprie fila il maggior numero di giocatori di alto livello che con carattere di esclusivita’ la genetica si e’ incaricata magicamente di generare.
    Parlare di apprendimento in un contesto di grandi squadre fatte di grandi giocatori e’ un rovinoso non senso. In tale ambito l’unico che apprende e’ proprio l’allenatore che deve solo deliziarsi avendo tale privilegio; in questo Ancelotti e’ stato un inarrivabile maestro.
    Per farsi un’idea di cosa veramente sia il contesto e piu’ in generale il calcio come fenomeno e di quali siano le migliori vie interpretative, basta leggere con cura cio’ che scrive e dice Oscar Cano.

    1. La sua ode al talento è ineccepibile e condivisibile. A volte però l’evidenza calcistica dimostra che un giocatore qualitativo in un contesto delizia ed in un altro no, un anno meraviglia, il successivo delude. Quindi esistono meccanismi che incidono sul giocatore che bisogna sempre inserire in un’ottica complessa. E su questo lavorare. Inoltre bisogna distinguere diversi piani. Esistono squadre assolutamente dignitose che conquistano cose pur essendo totalmente prive di eccezionalità ed esistono in maggioranza le nostre realtà ed i nostri settori giovanili in cui l’allenatore e lo staff laddove presente hanno tanto da fare per costruire, anche il talento. Ho incontrato Oscar Cano più e più volte e le assicuro che incita sempre gli allenatori alla cura e ad un salto di qualità per diventare più efficaci nel saper leggere la propria realtà ed acquisire le maggiori competenze per renderla eccellente. Credo che il rovinoso nonsense sia non ammettere che l’apprendimento avviene sempre, come anche a 87 anni diceva Michelangelo. Buonarroti.

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