CALCIO E INFLAZIONE

C’è un paradosso che attraversa il calcio globale: il Financial Fair Play era nato per contenere i debiti, limitare le follie, riportare sostenibilità nei bilanci. E invece, in molte leghe e mercati, ha prodotto l’effetto opposto: un’inflazione artificiale dei cartellini e un’inedita alleanza silenziosa tra club.

Non serve un documento ufficiale: il cartello è invisibile ma concreto. I valori di trasferimento sono cresciuti a ritmi che sfidano la logica economica. Negli ultimi dieci anni, la spesa mondiale per cartellini è passata da meno di 2 miliardi a oltre 7 miliardi annui, con punte sopra i 10 pre-pandemia. Una crescita che nessun altro settore sportivo o industriale può vantare.

Il meccanismo è tanto semplice quanto diabolico. Due club si scambiano giocatori, entrambi sopravvalutati. Così, entrambi possono iscrivere a bilancio plusvalenze immediate, cioè guadagni “virtuali” che danno ossigeno ai conti e permettono di rispettare formalmente i paletti del FFP.

In realtà non entra denaro fresco: è solo un gioco di scritture contabili. Gli ammortamenti dei cartellini gonfiati diventano un peso che si spalma sugli anni. Oggi sembri in salute, domani sei costretto a correre a generare nuove plusvalenze per non soffocare.

Il risultato è un’inflazione strutturale: giocatori medi valutati come campioni, talenti acerbi pagati come stelle affermate. E questo non accade solo in una lega o in un paese: il fenomeno è globale, con mercati che diventano laboratori di plusvalenze “creative”.

Il valore sportivo reale passa in secondo piano: ciò che conta è quello contabile. È l’ennesima dimostrazione di come il pallone sia diventato terreno fertile per la finanza creativa, più che per il talento.

Ed ecco il paragone più inquietante: queste pratiche ricordano la continua emissione di debito pubblico da parte degli Stati. Servono a comprare tempo, a garantire ossigeno immediato. Ma posticipano il problema della sostenibilità, scaricandolo sul futuro.

È lo stesso nel calcio: i club guadagnano oggi grazie a plusvalenze gonfiate, ma creano debolezza domani, quando gli ammortamenti e i costi fittizi diventano un macigno. È un modello che vive di futuro ipotecato.

Ogni anno l’asticella si alza, ogni anno la distanza tra valore reale e contabile si allarga. Il calcio vive una bolla simile a quelle finanziarie: bilanci solidi in apparenza, gonfiati da operazioni creative, ma fragili al primo scossone. Basta una crisi esterna — economica, sanitaria o normativa — per far emergere la verità.

Il calcio è spettacolo, emozione, passione. Ma dietro le quinte si gioca una partita più insidiosa di qualsiasi derby: quella dei bilanci. Il FFP doveva riportare stabilità, è diventato invece la leva di un sistema che rinvia i problemi senza risolverli.

Proprio come il debito pubblico: utile oggi, insostenibile domani. E allora la domanda è inevitabile: fino a quando il pallone potrà gonfiarsi senza scoppiare?

BIO: LUCA LUISI

Professionista del settore sportivo, specializzato in pianificazione strategica, sviluppo degli asset dei club e gestione finanziaria, ambiti in cui ha maturato esperienza anche grazie a un percorso parallelo nel settore creditizio. Laureato in Economia e Direzione d’Impresa con specializzazione in Management dello Sport, ha collaborato con realtà nazionali e internazionali, contribuendo alla crescita e alla sostenibilità dei progetti sportivi. In possesso della qualifica di allenatore UEFA C, ha completato il Master Executive in Management del Calcio organizzato da SDA Bocconi in partnership con la FIGC. Il suo approccio è orientato alla creazione di valore e allo sviluppo strategico dei club. È autore di due pubblicazioni dedicate al calcio e al management sportivo.

Una risposta

  1. Da vecchio ( anzi vecchissimo con le mie 88 primavere !) amante e tifoso del calcio ho letto con molto interesse l’articolo di Luca Luisi, Purtroppo devo condividere tutte le considerazioni , le valutazioni e le sottolineature messe in evidenza dallo stesso.
    E’ triste dover ammettere l’esistenza di certe gravi negatività che danneggiano il settore con inevitabili conseguenze anche per il settore giovanile.
    Vorrei anche ricordare i bei tempi nei quali le norme vigenti limitavano il numero dei giocatori stranieri nella squadre partecipanti ai campionati nazionali.
    I giovani amanti e praticanti lo sport del calcio per credere nel proprio futuro devono essere motivati adeguatamente. Mi auguro che al più presto vengano presi i necessari provvedimenti per ridurre i seri problemi che il settore sta soffrendo da diversi anni.

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