IL PUNTO SULLA SERIE A – MILAN: ALLEGRI GUIDA LA RIVOLUZIONE ROSSONERA

Quella che si è conclusa è stata una delle sessioni di mercato più stravolgenti che ricordi nella storia del Milan, anche non troppo recente. Rispetto alla foto ufficiale di un anno fa, se ne sono andati 16 (sedici!) giocatori e ne sono arrivati 10 nuovi, oltre ai rientri di Saelemakers (l’unico destinato a rimanere), Adli, Bennacer. 

L’andamento della campagna acquisti-cessioni è stato tortuoso, contraddittorio, molto difficile da analizzare passo passo. Vero che per qualsiasi squadra vale poi il verdetto del tempo per capire come si è evoluta o involuta una rosa, però è altrettanto innegabile che due fattori hanno condizionato fortemente il lavoro del club rossonero: 1) la presenza di entità distoniche, con Tare da una parte, Busardò e Moncada – con Furlani – dall’altra, Allegri nel mezzo; 2) il cambio di idee sul modulo da adottare, diretta conseguenza del punto 1.

Il Milan ha finito la passata stagione con 5 centravanti (Camarda, Gimenez, Jovic, Abraham e in qualche misura Morata) iniziando la nuova con il solo Gimenez, peraltro in ritardo di condizione, e per di più Leao acciaccato. Nel precampionato Allegri, quasi costretto dai troppi buchi sulla scacchiera, si è affidato quasi da subito a uno schieramento con 3 centrali – privilegiando Thiaw, poi ceduto -, 3 centrocampisti (come da lui stesso dichiarato il giorno della presentazione, “unica certezza”), 2 esterni (a destra Saelemakers, peraltro in bilico sulla rampa di lancio fino alla fine…) e 2 punte (che non aveva, piazzando al centro Leao con una spalla diversa a turno, in primis Pulisic). Quello del centravanti è stato il teatrino più stucchevole dell’estate, vedendo sfilare una ridda di nomi fino a quel surreale annuncio di un possibile scambio Gimenez-Dovbyk qualche minuto prima del fischio d’inizio della partita di Lecce. Risultato finale: non è arrivato nessun centravanti (io avrei fatto all-in su Vlahovic, dal primo giorno, ma non faccio il ds né l’ad).

Persi Reijnders e Theo Hernandez, reduce da un avvilente 8° posto, il Milan è stato stravolto a fari spenti, puntando in primis – come aveva annunciato Tare – sul centrocampo, dove ora c’è un’abbondanza persino eccessiva, considerando l’unico impegno in campionato oltre a Coppa Italia e Supercoppa. Considerando che l’arrivo di Nkunku presuppone il suo affiancamento a Leao, si può ipotizzare che Pulisic giocherebbe come trequartista alle loro spalle, con due esterni (Saelemakers ed Estupinian che mi sembra francamente molto lontano da una condizione accettabile, sperando non sia il bimbo incerto se entrare in acqua perché fredda, come quello visto sino ad ora) e due soli centrocampisti, Modric e Rabiot si presume, con buona pace di Fofana, Ricci, Loftus Cheek sul quale Allegri ha puntato questa estate, e Jashari quando tornerà. Insomma, 6 giocatori (di buonissimo livello) per 2 soli posti.

La difesa appare il reparto più lacunoso, da lungo tempo del resto. Da destra a sinistra Tomori, Gabbia e Pavlovic non sembrano offrire garanzie di continuità, mentre il centrale esperto che l’allenatore auspicava non è arrivato: al suo posto un De Winter da consacrare e un Odogu da scoprire, come Athekame per la fascia destra.

Non muterebbe il disegno nemmeno la soluzione ardita come un occasionale 4-4-2: da destra a sinistra Athekame, Gabbia, Tomori e Estupinian (o lo stesso Pavlovic se l’ecuadoriano non decollasse), Saelemakers e Pulisic sulle fasce, Leao e Nkunku punte. I centrocampisti sempre 2 rimarrebbero. Infine, un ritorno al 4-3-3 con Pulisic avanzato a destra, il sacrificio di Saelemakers e lo schieramento di 3 centrocampisti puri. 

La mia idea finale? Maignan-Tomori Gabbia-Pavlovic-Saelemakers-Fofana (Loftus Cheek)-Modric-Rabiot-Pulisic-Leao-Nkunku per un coraggioso (per gli interpreti) 3-5-2.

Al di là dei conti e dei bilanci, Allegri dovrà gestire una rivoluzione senza precedenti che ha un solo vero, grande obiettivo: trasformare in punti esclamativi un lungo elenco di punti di domanda.

 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

2 risposte

  1. L’identità finale Punti Interrogativi
    = Punti Esclamativi se si realizzasse sarebbe, dopo il teorema di Pitagora, il Teorema di Max & Co.!! Encomiabile il tuo pensiero, Luca, Chapeau!!
    Buona giornata.

    Massimo 48

  2. Buongiorno Luca Serafini e buongiorno a tutti. Sono d’accordo soprattutto sul teatrino indegno della punta da acquistare. Ieri in un programma televisivo si faceva notare la differenza sul saldo del mercato tra Milan ed Inter: i rossoneri in verde di qualche milione, i nerazzurri in rosso di cinquanta!.
    Su Estupinan, anche a me da l’impressione di essere fuori dal livello richiesto, non per colpa sua, ma perché non è semplicemente pronto(e forse non lo sarà mai): così il problema del sostituto di Theo resta.
    I difensori, mi lasciano molto perplesso e credo che Allegri sia dello stesso pensiero: Pavlovic al netto dell’anima che ci mette, commette troppi errori, mentre Tomori non ha più riproposto il rendimento dei primi anni: si è come “mediocrizzato”. Gabbia invece, con i dovuti paragoni, mi ricorda Filippo Galli. Credo però che manchi assolutamente un leader tecnico/tattico in difesa, tipo Kjaer e questo temo possa essere un grosso limite, soprattutto nella scelta del modulo.
    Per quanto riguarda il centrocampo, direi che Modric e Rabiot, sono due elementi di altissimo livello, per quello che circola in Italia. Giocatori a cui non devi dire nulla e giocatori che il Milan non aveva dai tempi di Seedorf e Pirlo; Jashari è da scoprire e purtroppo dovremo aspettare (speriamo ci sorprenda come Van Basten!); Ricci con tutto il rispetto, credo sia un gradino sotto, ma se avrà molta umiltà, potrebbe imparare ed essere riproposto in prospettiva come Albertini. Loftus Cheek se fosse sano, sarebbe un bel Benetti, ma Benetti ha saltato 10 partite in sei anni al Milan, mentre Loftus Cheek…vediamo.
    Fofana, se il livello si dovesse alzare,(nel senso di un centrocampo che regga con Rabiot e Modric in contemporanea), servirebbe soprattutto per fa rifiatare gli altri.
    Sugli esterni non siamo messi benissimo: oltre a Salamakaers, che a Roma ha dimostrato buone capacità, manca il corrispondente di sinistra: c’era De Cuyper, ma non siamo stati capaci; chiedere a Pulisic in un 352 di fare l’esterno, limiterebbe il suo estro.
    Davanti oltre al citato Pulisic, abbiamo Nkunku, Leao e Gimenez…beh, qui manca l’attaccante da 20 gol, motivo per cui suderemo spesso con le provinciali. Come sempre, parere personale…e spero tanto che i risultati mi diano torto marcio…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *