In questo articolo propongo un’interessante studio sviluppato dall’amico Riccardo Catto, che ringrazio per la condivisione dei dati raccolti, il cui esito ha rafforzato una convinzione che avevamo maturato nel tempo, basata sull’esperienza e sull’osservazione diretta. I risultati sembrano confermare quanto ipotizzato offrendo un fondamento più solido.
INTRODUZIONE
Nel calcio contemporaneo, dominato da numeri e algoritmi, ci si chiede spesso se l’arte dell’improvvisazione abbia ancora spazio. Il dribbling, gesto tecnico ed espressivo per eccellenza, sembra oggi oscillare tra due estremi: da un lato, l’esaltazione romantica del talento che “salta l’uomo”, dall’altro, il rigore del sistema che predilige la struttura, il controllo, il collettivo.
Ma è davvero così? O forse esiste una relazione più sottile, più strutturale, tra le due dimensioni apparentemente opposte: il gioco associativo con il possesso palla, e la creatività individuale?
L’ ipotesi nasce da una semplice intuizione e convinzione personale, dopo anni di pratica quotidiana e analisi approfondite: “Più una squadra controlla il gioco, più potrà permettere ai suoi giocatori di essere creativi.”
Da qui parte l’ indagine: esiste una correlazione oggettiva e significativa tra il possesso palla di una squadra, il numero medio di passaggi effettuati, e la quantità di dribbling tentati?
In altre parole: la struttura genera libertà?
L’idea non è nuova, già Paco Seirul·lo teorizzava che il contesto posizionale quando ben interpretato, può creare condizioni di “superiorità qualitativa”, in cui il giocatore riesce a esprimere la propria creatività in spazi e tempi ottimali. Claude Lévi-Strauss, in antropologia, parlava della libertà che nasce dalla forma. Edgar Morin, in filosofia, ci ricorda che la complessità non è caos, ma ordine dinamico.
Se queste intuizioni sono vere, allora dovremmo aspettarci che le squadre che hanno un maggior possesso palla, quelle che costruiscono il gioco con più passaggi, siano anche quelle che dribblano di più. Non perché trasgrediscono il sistema, ma perché il sistema le rende libere.
OBIETTIVO DELLO STUDIO
1. Analizzare dati oggettivi (% possesso palla, nr. passaggi e dribbling per 90’) delle principali squadre europee.
2. Verificare statisticamente l’esistenza di una correlazione tra questi tre parametri.
3. Rileggere i risultati alla luce di approcci metodologici e culturali del calcio moderno, dalla
Premier League alla Serie A.

PREMIER LEAGUE

LA LIGA

LIGUE 1

BUNDESLIGA

SERIE A

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Esiste una correlazione reale tra possesso e dribbling?
Sì. In tutte le leghe si osserva una tendenza chiara:
• Le squadre con alto possesso palla (es. PSG, Barcellona, Man City, Bayern) eseguono più dribbling per 90’.
• Le squadre con basso possesso (es. Verona, Espanyol, Nantes) dribblano meno.
INTERPRETAZIONE TATTICA
Un alto possesso genera più situazioni offensive e duelli dinamici, offrendo ai giocatori creativi più opportunità per tentare il dribbling. Chi controlla maggiormente il gioco, crea superiorità posizionale. Questo contesto aumenta le probabilità che un giocatore riceva in condizioni favorevoli per affrontare un avversario. Le squadre dominanti usano il possesso palla non solo per controllare il gioco, ma anche per generare situazioni di creatività individuale.
LE ECCEZIONI
Ci sono squadre (poche) che dribblano molto anche senza dominare il possesso:
• Napoli, Lecce, Torino in Serie A
• Nantes in Ligue 1 ed Espanyol in La Liga.
In questi casi, il dribbling non è frutto di una costruzione paziente, ma spesso è una risposta diretta a una transizione offensiva.
IMPLICAZIONI METODOLOGICHE PER L’ALLENAMENTO
• Allenare il possesso non significa ridurre la libertà individuale, ma creare le condizioni per esprimerla.
• L’apprendimento ecologico-situato e l’allenamento situazionale che simula le condizioni numeriche, i ritmi e le pressioni del gioco reale, permette di far emergere e incentivare sia l’organizzazione collettiva che la libertà creativa individuale.
COLLEGAMENTI TEORICI
• Paco Seirul·lo
• C. Davids e C. Torrents: creatività come risposta emergente da ambienti ricchi di stimoli.
CONCLUSIONI
Questi risultati supportano l’ipotesi iniziale: possesso e passaggi non ostacolano il dribbling, anzi, lo favoriscono. Le squadre che controllano il tempo e lo spazio sono quelle che offrono ai propri giocatori le condizioni migliori per esprimere la creatività.
Il dribbling non è un gesto isolato, ma l’esito di un contesto tattico favorevole, costruito attraverso il dominio del gioco.
Possesso, passaggi e dribbling dunque, non sono in contrapposizione ma sono elementi sinergici di un modello di gioco completo, qualitativo e altamente formativo.

BIO di Riccardo Catto, autore dello studio presentato.
Papà di due meraviglie; Andrea e Vittoria.
Marito di un splendida donna; Carlotta
Laurea in scienze dell’educazione
Tesi; Apprendimento Pedagogico
Master in Pedagogia Montessoriana
– Fc Torino Calcio season 2023/2024 Head Coach U15
-Youth Sector OfK Ostersund Consultant since 2022
– Fc Juventus Head Coach U14 2021-2023
– Fc Juventus Assistent Coach U15 2018-2021
– Fc Ivrea 1905 Head Coach U19 2016-2018










2 risposte
Sono d’accordo, l’idea di gioco e di sviluppo dello stesso dipende da diversi fattori. Il calcio posizionale ha le sue logiche, ma è nella capacità di effettuare le scelte migliori che fa emergere il talento. Allenare alle situazioni e alla pressione aiuta molto, ma è necessaria molta tecnica di base, elemento che molto spesso viene dimenticato nelle scuole calcio per cercare i risultati.
Tanti, nei due anni dei pulcini, per esempio, vengono troppo stressati dei concetti tattici e meno di gioco e poi i danni li si ritrova negli esordienti e gli spazi ampi.
Son d’accordo che possesso, passaggi e dribbling possano convivere, ma un’interpretazione dei dati non potrebbe essere anche che le squadre che hanno più possesso sono anche quelle che dribblano di più perchè sono quelle che hanno i giocatori più forti?