PERDERE CONTRO CHI SI PUÒ PERDERE: IL MINIMALISMO DELLA SCONFITTA “INEVITABILE”

Il Napoli, nella gara che sancisce l’esordio stagionale degli azzurri nella più importante manifestazione continentale, capitola al cospetto dell’Arsenal.

Contro i vice-campioni d’Europa, altresì campioni d’Inghilterra, l’obiettivo preliminarmente (nonché apertamente) dichiarato (e in ogni caso con evidenza sciorinato all’interno della dinamica della partita) sarebbe stato per gli uomini di Allegri rendersi protagonisti di un’accorta interpretazione difensiva che potesse loro consentire di arginare le velleità della compagine anglosassone, verosimilmente planata in terra di Campania con la volontà di acquisire sul suolo partenopeo il primo bottino pieno della corrente campagna europea.

Al punto tale che giocatori e timoniere, nonostante la terza sconfitta consecutiva, la seconda casalinga, sono a noialtri parsi soddisfatti dell’interpretazione eseguita, sottolineando come, probabilmente, qualora si fosse difeso così bene anche contro Como e Inter, non sarebbero state inanellate due sconfitte consecutive in campionato.

Può una qualsivoglia formazione facente attualmente parte della più prestigiosa competizione continentale quale esponente di uno dei primi tre tornei nazionali ( con due scudetti cuciti sulle maglie nelle ultime quattro stagioni) aspirare semplicemente ad arginare, nello stadio amico (peraltro storicamente ostico), l’avversario di turno, seppur blasonato?

È possibile, nella modernità, scegliere di concedere costantemente il pallone e l’iniziativa agli avversari? Come grottescamente avvenuto anche a Madrid, con Mourinho disinteressato a far sì che l’attrezzo del mestiere venisse sottratto all’inevitabilmente insidioso avversario ( va da sé) e collocato fra i nobili piedi dei propri calciatori? Quanto meno per ridurre al minimo i rischi derivanti dalla manovra e dal possesso altrui?

È realmente possibile ritenersi soddisfatti per aver subìto con onore solo perché inferiori per valori alla squadra dirimpettaia?

L’Arsenal è più forte del Napoli?

 Sì.

Questo significa instaurare concettualmente il solo pensiero di perdere dignitosamente o di evitare di farlo qualora tutto giri per il verso giusto?

No.

Si può essere soddisfatti di aver avuto “anche” qualche occasione a proprio favore?

No.

È questa la mentalità adeguata per affrontare competizioni importanti?

Assolutamente no.

Soprattutto perché diseducare al tentativo di giocarsi le proprie carte tentando di imporre la propria idea di gioco (ad averne una), disabitua la squadra ad indirizzare sé stessa verso la ricerca della propria grandezza e verso la volontà di oltrepassare i propri limiti, evitando di restare inferiore a sé stessa.

Sì può perdere contro l’Arsenal?

Assolutamente si.

Si può perdere affrontando il Como?

Assolutamente sì.

Si può perdere al cospetto dell’Inter?

Ovviamente sì.

Si può perdere.

Però si è perso.

Puoi perdere tutte le partite che puoi perdere?

Considerando che, in fondo, la scelta è fondamentalmente quella di subire l’altrui proposta contro chiunque?

E contro chiunque è dunque possibile perdere?

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

3 risposte

  1. Allegri è il rappresentante della mentalità retrograda che ci ha impedito di tenere il passo con il resto del mondo calcistico…cazzate come si è sempre fatto così oppure è il nostro DNA…si riguardassero come giocavano gli spagnoli negli anni 70/80 e come giocano ora

  2. Ricordo così anche Pioli in alcune circostanze: un derby di qualche anno fa.
    Poi, sull’articolo nulla da dire: lo condivido e mi complimento.

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