MILAN LEGENDS – RUBEN BURIANI: IL BIONDO DELLA STELLA

Ci avete mai pensato?

Tutti i Milan gloriosi, quelli che hanno messo in bacheca scudetti e coppe dei campioni, hanno avuto un loro biondo di riferimento. Da Schnellinger ad Ambrosini, passando per la Littorina Colombo, la bionda chioma ha colorato i successi del nostro amato Diavolo. Anche il Milan della stella poteva contare sul suo pel fulvo.

Buriani, instancabile mediano del decimo scudetto, entra di diritto in questo ristrettissimo club. Il suo nome di battesimo, Ruben, rimanda al biblico figlio di Giacobbe, patriarca di una numerosa tribù. Difatti, lo stesso Buriani è ultimo di quattordici figli. Nel calcio trova la sua realizzazione e l’alternativa ai cocomeri che va a raccogliere alle 5 del mattino.

“Pagano? E allora vai figlio mio, una bocca in meno da sfamare” disse suo padre quando il talento del figlio fu evidente agli osservatori.

Esordisce in B con il Monza. Nel 1977 i biancorossi sfiorano per un solo punto una storica promozione in Serie A, sotto la guida di Alfredo Magni. Buriani segna tre gol e contribuisce alla buona annata dei brianzoli. Dal Monza il Milan pesca a piene mani. Pannocchia – è questo il suo storico soprannome – arriva al Milan nella stagione successiva assieme ad Ugo Tosetto, il Keegan della Brianza, e a Roberto Antonelli. Dopo una stagione da brividi, il Milan vuole tornare a recitare il ruolo che gli compete. L’obiettivo principale è la vittoria del campionato. I tempi non sono ancora maturi, ma qualcosa già si intravede in gioco e risultati. E tanto di quello che sarà, da lì ad una stagione, accade domenica 6 novembre 1977. Si gioca il derby in casa dell’Inter. C’è il classico tutto esaurito e l’Inter vuole legittimare il vantaggio di giocare in casa. Ma al 4’ una saetta di Buriani da fuori area batte il portiere Bordon.

Nella prima parte del match, anche a causa del gol a freddo, sono i nerazzurri a farsi preferire per manovra e occasioni. Il Milan si arrangia come può, soffre e nella ripresa raddoppia su rigore con Rivera. Il punto esclamativo lo mette Buriani che di destro, dopo che l’Inter aveva accorciato le distanze, chiude le ostilità. È l’uomo partita e diventa anche l’uomo copertina del Guerin Sportivo che commenta così: “ Al primo derby fa crollare Facchetti, realizza una doppietta e incoraggia il Milan nella caccia al decimo scudetto (quello della stella).” Recentemente, ha ricordato quella straordinaria giornata: “L’emozione più bella della mia carriera. Il primo gol lo infilo dopo 5 minuti, vinco un contrasto con Facchetti e segno di sinistro. Il secondo in contropiede su passaggio di Capello. Il massimo fu vedere sul maxischermo di San Siro i marcatori: Buriani, Rivera, Anastasi, Buriani.” Corre Ruben. Corre sempre e di ossigeno ne ha da vendere, tanto da meritarsi un altro soprannome: Sette Polmoni. Un giorno, Liedholm gli consegna la maglia numero dieci dicendogli: “Visto che da tanto tempo la maglia numero 10 non correva per il campo, l’ho data a Buriani.” Forse il vecchio Liddas risulta un po’ irriverente nei confronti di Rivera, ma sa di avere in Buriani un uomo di fiducia, che corre anche per gli altri. Nell’anno di grazia 1978/1979 segna all’alba del campionato all’ostico Avellino.

Vi ricordate? È la partita del caso Lombardi e soprattutto dell’esordio in Serie A di Ottorino Piotti. Si gioca la domenica successiva dopo l’estenuante maratona di 120’ contro il Lokomotiv Kosiče. A dieci minuti dalla fine Buriani segna il gol partita che regala al Milan due preziosissimi punti con il suo prodigioso stinco. È una benedizione sul campionato del Diavolo che ha nella sostanza e nel dinamismo di Buriani gli elementi per vincere il decimo titolo. A Corriere Milano, ricorda quell’impresa: “Eravamo una squadra modernissima con tre “falsi nueve” come Antonelli, Bigon e Novellino, un terzino goleador come Maldera e una punta che faceva sponda.” Il biondo centrocampista è anche un affidabile rigorista: sui 14 gol realizzati in maglia rossonera, 8 arrivano su calcio di rigore.

Quando a causa del calcio scommesse il Milan viene retrocesso in Serie B, lui decide di restare. Con sei marcature contribuisce in maniera sostanziale al rapido ritorno dei milanesi nel massimo campionato. Ma l’anno dopo il Milan retrocede amaramente sul campo e la sua avventura in rossonero finisce nei peggiori dei modi. A fine stagione lascia il Milan e va a Cesena. Con i romagnoli non vive un’esperienza facile perché  riassapora il gusto amaro della retrocessione. Accetta prima l’offerta della Roma, poi del Napoli. Il suo arrivo nel Golfo coincide con il primo anno di Maradona. Nella partita contro l’Inter subisce dopo pochi minuti un duro fallo da Mandorlini che gli procura la frattura di tibia e perone. Non ha mai accusato il suo collega per quella brutta entrata, nutre invece rancore nei confronti della società partenopea: “Fui licenziato in tronco. Non ero in grado di allenarmi dopo l’infortunio e il Napoli aveva facoltà di stracciare il contratto. Glielo consentivano le regole: dopo 6 mesi e un giorno se non eri guarito ti ritrovavi a spasso. Assurdo, la gamba me l’avevano spezzata mentre indossavo la maglia del Napoli, contro l’Inter a San Siro. Eppure mi hanno trattato da reietto. Neanche una telefonata. Solo allora ho aperto gli occhi.” E pensare che da più di un decennio i lavoratori erano tutelati dalla legge 300 del 1970, per capirci lo Statuto dei Lavoratori. Il calcio professionistico, però, viveva ancora in una dimensione tutta sua, con regole che lasciavano gli atleti molto meno protetti rispetto agli altri lavoratori.

Finisce la sua carriera con la SPAL in Serie C.

Il biondo centrocampista ha avuto poca fortuna con la Nazionale. Soltanto due le presenze nelle amichevoli contro Romania e Polonia in vista dell’Europeo italiano del 1980. Pur godendo della stima di Bearzot che lo vede soprattutto come mediano, è chiuso in azzurro da Oriali e Zaccarelli. A fine carriera si è fatto notare soprattutto per aver portato in rossonero Gennaro Gattuso, uno che di corsa e polmoni ne ha avuti come lui.

Sferzante come il Buran, il vento dell’Est; nobile come il biblico Ruben; umile e coriaceo come la bionda pannocchia cresciuta nei campi che frequentava da bambino. Ruben Buriani entra di diritto tra i calciatori più amati della storia del Milan. È stato molto più di un motore silenzioso. Resterà nella memoria per la doppietta nel derby del 6 novembre 1977, ma soprattutto come lo scudiero ideale di Liedholm nel Milan della Stella, quello del decimo scudetto.

In rossonero Ruben Buriani ha giocato 180 partite e segnato 14 gol.

Ha vinto lo scudetto della stella (1978/1979) e ottenuto una promozione dalla Serie B alla Serie A (1980/1981).

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

8 risposte

  1. gran bel ricordo, grazie! Ruben lo ricordo bene. paragonare questi giocatori veri alla mediocrità (in tutti i sensi) odierna di chi non fa certo onore a questa maglia mette ancora più malinconia.

  2. Ottimo articolo, Vincenzo, sulla “pannocchia” rossonera.
    Buriani aveva i poster di Rivera ed Albertosi ed un giorno si ritrovò a giocare con loro.
    Questo e le difficoltà della vita, facevano di lui un giocatore dalla grande generosità, ma era pure un giocatore dalla tecnica buona e dall’ottima intelligenza tattica.
    Credo che, nel complesso sia stato un calciatore sottovalutato e se fosse rimasto al Milan per qualche anno in più sarebbe stato molto utile.
    Anche io ho il grande ricordo di quel derby, un derby inizialmente, molto fortunoso, ma che, nel prosieguo della gara, fu legittimamente vinto.
    Tra l’altro in quella stagione, Tosetto e Calloni incapparono in un’annata decisamente sfortunata, altrimenti avremmo vinto la Stella già nel 1978, perché quel Milan giocava splendidamente.
    Ricordo però anche il coraggio nel battere il rigore contro il Bologna nell’anno della seconda retrocessione, in una delle tante drammatiche sfide del girone di ritorno.
    È molto bello veder rispolverare cronache di calciatori rossoneri, di cui non si parla mai, ma che hanno sputato sangue per il Milan.
    Grazie ancora, Vincenzo.

    1. Grazie, Gian Paolo, sempre gentilissimo! Ad avercene giocatori così, che sudano la maglia e che non tirano mai la gamba, agonisticamente parlando. Era un altro calcio, me ne rendo conto. Con più valori e meritocrazia. E qualità, aggiungerei. Come tanti milanisti di quell’epoca, avrebbe meritato un finale migliore. D’altra parte il suo nome resta legato alla stella.

      Buon Ferragosto

      Vincenzo ♥️🖤

  3. Gran bell’articolo Vincenzo! Ruben, questo nome molto di moda in casa nostra data la presenza in panchina del suo omonimo Amorim che auspichiamo conduca ora, con la stessa valenza e fortuna che vide il “Pannocchia” raggiungere la nostra prima Stella, contribuisca all’agognato conseguimento della nostra seconda!
    Buon Ferragosto!

    Massimo 48 ❤️🖤

    1. Carissimo Massimo, è sempre un piacere sentirti!

      Che dire? Sarà dura, quest’anno. La stagione sembra iniziare già sotto il segno dei mugugni e delle ombre, uno scenario al quale, purtroppo, siamo abituati da anni.

      La stella, la seconda, sarebbe un traguardo storico, capace di ammantare di gloria coloro che, nel caso, riuscissero a raggiungerla. Vedremo…

      Intanto, buon Ferragosto!

      Vincenzo ♥️🖤 Massimo, è sempre un piacere sentirti! Che dire? Sarà dura quest’anno. La stagione sembra iniziare più sotto il segno di mugugni e ombre…scenario a cui siamo abituati da anni. La stella, la seconda, sarebbe un traguardo storico che ammanterebbe di gloria colore che, nel caso, lo raggiungessero…vedremo… Intanto buon Ferragosto

      Vincenzo ♥️🖤

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