Un paio di settimane fa ho pubblicato un articolo in cui scrivevo che sarei rimasto sorpreso se Paolo Maldini avesse accettato le proposte di Giovanni Malagò per entrare in FIGC. Il riassunto del mio pensiero: a Roma, Coverciano e in Nazionale non sembra esserci posto per dirigenti, ma solo per quadri senza poteri di sorta. Le poltrone sono politiche e già tutte occupate, solo posti in piedi. Non è infatti solo e tanto la Nazionale, il problema: i settori giovanili, le assenti riforme dei campionati e la loro struttura traballante, l’assoluta mancanza di una preparazione manageriale, i rapporti con la Lega.
Evidentemente, i fattori che hanno invece determinato il matrimonio – per il quale sono felicissimo – hanno aspetti che non conosco, ma che si possono intuire. Il primo, fondamentale, è che Paolo possa disporre di un raggio d’azione e operatività soddisfacenti: non ha indole e natura da semplice accompagnatore. Accettare la proposta di essere affiancato da Leonardo è stato evidentemente un primo banco di prova per Malagò, superato a pieni voti. Il secondo è che lo stesso nuovo presidente, ben conoscendo appunto personalità, ambizioni e serietà di Paolo, abbia voluto una figura forte caratterialmente e non solo un’immagine di propaganda.
Sono direttrici basilari su cui rifondare un calcio malato, asfittico, bisognoso di gente seria, preparata, decisa, capace di non inseguire solo il proprio interesse personale e barricarsi sulla poltrona, ma di affondare le mani nella terra per lavorare le radici. Ripiantarle, dove serve.
Se Malagò e i suoi programmi hanno convinto Maldini, il progetto è serio. Se Malagò ha pensato a Maldini, conferma il primo assunto. Paolo restituisce a Leonardo la fiducia incassata nel primo Milan post-berlusconiano (la ricreazione cinese non va nemmeno considerata) a ruoli invertiti. L’abilità di Leo nel ricoprire ruoli e mansioni nel pallone dopo averlo calciato per anni, è in tutto e per tutto politica e anche in questo senso credo si possa parlare di svolta. Di tendenza radicata.
Leo ha lavorato per Milan e Inter, arabi e francesi: camaleontico, paziente, ma molto rapido nel cogliere le occasioni… Gli incarichi a Maldini e Leonardo riguardano solo le Nazionali, il calcio in campo insomma. È nata l’inedita figura del “presidente” delle Nazionali, da cui si desume che sarà Paolo a scegliere il C.T. Anche questo sarà un banco di prova fondamentale. Dovranno guidare e dirigere il nuovo indirizzo delle 8 squadre azzurre (la rappresentativa maggiore, le giovanili dall’Under 21 all’Under 15) più l’Universitaria che è nata da una collaborazione tra FIGC e Leghe. Allenatori, staff, principi, valori, obiettivi. Regole. Ovvio che se, per esempio, Maldini chiedesse una Serie A a 18 squadre e una chiusura a un certo numero di stranieri, si entrerebbe nei famosi meandri politici e qui le cose sarebbero diverse. Nel caso, è sempre possibile ripensarci e tornare sui propri passi, inteso come retromarcia o dimissioni. Una provocazione.
L’unico rammarico dei tifosi rossoneri è aver perso definitivamente le speranze di rivedere Paolo: anche quelli non innamorati di lui, confidavano che desse la spallata a RedBird e Cardinale.
Non sarà così. Paolo rimette idealmente la maglia azzurra: gli auguro di vivere adesso, con quel simbolo e quel colore, le soddisfazioni che non ha avuto da giocatore. Un abbraccio e un augurio sinceri.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











4 risposte
A Paolo Maldini sempre il meglio, con tutte le maglie.
Sarà un successo, lo speriamo tutti.
Grazie Luca per la tua analisi come sempre lucida e puntuale nonché molto condivisibile
La figura di Paolo riaccende la speranza di tutti i tifosi italiani di poter avere una speranza per il futuro del movimento calcistico italiano rimane il rammarico da tifoso milanista come me che ci ha sperato in un suo ritorno
Tutto giusto peccato che la scelta dell’allenatore stia ricadendo su un amico…
Caro Luca, purtroppo Cardinale non ha mai accettato la leadership di un Maldini (accusato di aver scoperto …De Katelare) fresco vincitore dello scudetto di Pioli e autore del progetto vittoria-Champion racchiuso in una fattiva mail !
Un Cardinale che farnetica la vittoria sistematica di scudetti in serie…. che licenzia Paolo per essere poco collaborativo , mentre si tiene Zlatan egocentrico e narcisista al punto da remare contro Allegri (e che si troverà Abate allenatore del Torino).
Ma Paolo non ha comprato le azioni Redbird, limpido come sempre questo fuoriclasse granitico.
Come dipingi efficacemente, ha messo la maglia azzurra e quindi speriamo per il meglio anche noi milanisti, che sappiamo che ogni anno verrà monetizzato il capitale giocatori per chiudere in attivo il bilancio.
P.S. Penso che Maldini non chiamerà Spalletti, dopo il diverbio avvenuto al San Paolo con Leao, nè Mancini, personaggio che ha abbandonato sul più bello l’Italia per il suo tornaconto.