“Tutto molto bello”: esclamazione storica usata spesso dal grande Pizzul per descrivere azioni spettacolari o momenti particolarmente emozionanti.
Ma andiamo con ordine:
Chi ha dei figli, più o meno piccoli, che giocano a calcio, sa che maggio e giugno (almeno in Emilia-Romagna) sia un bimestre ricco di tornei.
Le società si sostengono anche mediante stand con salsicce e piadine a margine di competizioni sportive in cui sono previste, ogni giorno, un numero indecente di partite con un numero altrettanto sconsiderato di squadre partecipanti.
La fredda cronaca:
Mio figlio gioca nei “primi calci” della squadra di Castelguelfo, il paese in cui viviamo. La squadra si chiama Amaranto. Un nome strano, particolare. Penso che sia un richiamo al colore del sangiovese, il re dei vini rossi della Romagna, ma non ne sono sicuro. Noi veniamo da Milano e va bene cosi! Un’altra cosa che ci va davvero bene sono i mister, gli allenatori. Pieni di passione e, con loro, i bimbi giocano e si divertono.
Vincono? Qualche volta, ma non è la priorità. È giusto?
Per noi genitori si. Per la filosofia della società, pure.
Siamo una piccola Norvegia e fino ai 12 anni non esiste la corsa sfrenata alla selezione con l’ossessione di scegliere subito chi è bravo e chi no.
Torniamo al torneo. Alla sfilata delle squadre partecipanti lungo la pista di atletica la sera prima dell’inizio della competizione. Tutto è sempre molto ben organizzato. Un aspetto che rende più accettabile il caldo tropicale che attanaglia la nostra regione e non solo.
Una squadra cammina esponendo uno striscione con scritto: la maglia si suda la curva si onora.
Poi guardo chi dovrebbe sudare la maglia e onorare la curva. Essendoci squadre iscritte con diverse “annate” ci sono in effetti anche dei bambini più grandi, sono nati nel 2018, vi risparmio il conteggio, 8 anni!
Un’altra squadra che partecipa alla sfilata inaugurale è completamente avvolta dal fumo gialloblù dei fumogeni che i bambini portano come tedofori. In tribuna gli stessi fumogeni sono nelle mani dei genitori.
Penso che, il giorno dopo, i bimbi giocheranno, si divertiranno e basta!
Il campo da calcio tradizionale viene solitamente suddiviso in 6 parti, 12 porte, le linee realizzate con i famosi “cinesini”. Calpestano il prato un numero esagerato di giovani calciatori. Tutto il campo è costellato da moltissimi palloni, qualcuno, ogni tanto, sconfina nel campo accanto ma è un dettaglio. Siamo avvolti dalle voci dei bambini e dal brusio dei tifosi che altri non sono che i genitori, parenti o amici dei piccoli protagonisti.
L’attenzione è richiamata dai vari gol che si succedono nei campi. In cuor mio spero che la squadra di mio figlio possa “portare a casa uno pareggio”, perché ok che la filosofia è norvegese ma a nessun bimbo piace perdere!. Noto un “golletto” di rapina facile facile di un bimbo che insacca a un metro dalla porta. Lo seguo con gli occhi, incredulo, perché il bimbetto lascia il campo portando le mani alle orecchie, supera la pista e va sotto la tribuna dove ci sono i genitori, si volta ed indica la porzione di maglia dove solitamente c’è scritto il cognome…ma la maglietta il cognome stampato non ce l’ha!
Stanno solo raccogliendo il peggio di ciò che vedono e sentono. A chi spetta aiutarli?
Che preparazione devono avere gli allenatori dei più piccoli? Cosa possono fare le Società? Cosa possiamo fare noi genitori? Si può salvare qualcosa? La Norvegia di Castelguelfo può resistere?
Lo spero! Per mio figlio e per i suoi piccoli amici.
Concludo citando ancora il mitico Pizzul: “Ha il problema di girarsi”, così diceva per descrivere l’attaccante spalle alla porta, pressato dalla marcatura dell’avversario.
Oggi, ahinoi, uno dei problemi sta proprio nel girarsi!

BIO: Luca Santoro
Nato a Milano il 27 agosto 1971. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano.
Nello stesso anno inizia la sua esperienza in qualità di architetto nel settore della progettazione, diverse esperienze che gli hanno consentito di accrescere le sue conoscenze nel settore chimico-industriale per l’edilizia, ricoprendo ruoli chiave in diverse aziende del panorama nazionale, ed in gruppi internazionali.
Tifoso del Milan (pur avendo amato il calcio di Platini e della sua Juve) accentua la sua passione rossonera da quando si è trasferito in un paese della Romagna dove vive con moglie e 3 figli.











6 risposte
Complimenti, condivido tutto quello che hai descritto lo ho costatato tutto l’anno nelle gare di fine settimana,la maggior parte dei genitori una volta visto il figlio con il completino e calcare il campo non lo ritiene più un Bambino ma un piccolo calciatore in miniatura dimenticandosi che nelle categorie di Base il divertimento dovrebbe essere il primo e unico obbiettivo.Con Stima
I bimbi a questa età devono pensare solo a divertirsi. Avranno tempo per le “pressioni” della vita, fin troppe.
I mister dovrebbero occuparsi di educare e insegnare le regole dello sport oltre che i valori dello sport di squadra. I genitori limitarsi a incitare in maniera positiva senza fare secondi mister che possono distrarre il ragazzo e minare le sue sicurezze. In tutto ciò la società è importante che sensibilizzi attraverso riunioni costanti tutti i propri tesserati e genitori di questo aspetto. In tutto ciò i genitori devono anche capire che loro figlio non è un pacco Amazon da consegnare ogni anno a una società diversa. Ci sono società non professionistiche che selezionano bimbi chiamandoli a casa o addirittura genitori che li propongono come se fossero procuratori, solo per fare partite più blasonate, per poi venire trattati come numero, un anno sei parte, l’anno dopo non servi più. Dimenticando che il divertimento non è il suo ma quello di suo figlio. Ma che valore è questo? Insegniamo ai bimbi che nelle difficoltà si cambia, e non esiste attaccamento. È tutto il sistema che è da cambiare, e il cambiamento può partire da tutti, attraverso impegno, coraggio e anche piccoli “no”.
I tornei estivi…la sola speranza è che i bambini si stanchino abbastanza per poter dormire tranquilli 🙂
A parte gli scherzi posso dire da ex-arbitro ho preso gli insulti peggiori (anche se divertenti) proprio nei tornei estivi per quel senso generale di festa che circonda l’evento. Per quanto riguarda i giovani “campioni in erba” mi auguro che l’entusiasmo sia lo stesso anche quando capiranno che non è sempre cosi bello….
I tornei estivi … da ex arbitro i peggiori insulti ricevuti in carriera (seppur fantasiosi), da bambino le serate più divertenti perchè giochi con i riflettori come in Champions League .
I bambini giocano e si divertono, i genitori sorridono e si incazz***….
Forse alla fine i bambini sognano quello che vedono, ma sono i genitori che dovrebbero spiegargli che quello che sognano i loro figli deve rimanere uno gioco anche se tutti stanno facendo in modo di renderlo ..estremamente difficile e complicato….
Davvero un ottimo testo, che racchiude al meglio gli aspetti migliorabili del calcio giovanile
sei entrato completamente nell’essenza!
grazie per la condivisione !
Manuel