Gli ultimi 12-13 anni del Milan sono stati fortemente divisivi per tutte le ragioni che sappiamo: il declino dell’epopea Berlusconi, allenatori che si succedevano come vagoni di un treno, closing arzigogolati, passaggi di proprietà, rimpasti dirigenziali, risultati scadenti, poche estemporanee vittorie di trofei. Fuoriclasse da contare sulle dita di una mano. Tra questi certamente si sono distinti a fine corsa prima Ibrahimovic poi Giroud, tamponando una crepa dal dopo-Inzaghi e riapertasi dopo l’addio del francese: manca un vero centravanti, un uomo da area di rigore, da 20 gol all’anno, eccetera… È arrivato adesso Gonçalo Ramos, ragazzone di 25 anni alto 185 centimetri, pagato svariate decine di milioni: troppo, secondo i più.
Giorni fa Stefano Terranova ha snocciolato in questo blog cifre, dati e statistiche molto incoraggianti sull’attaccante portoghese, disegnando un quadro preciso sulle sue caratteristiche tecniche. Titolare a giorni alterni sia nel PSG che in Nazionale, chiuso da interpreti di levatura superiore come Ronaldo o in parte imprigionato da un sistema di gioco – quello di Luis Enrique – che non prevede il finalizzatore classico e comunque un trio offensivo con determinate attitudini, Ramos ha comunque un ruolino di rispetto in fatto di gol e assist rispetto alle presenze. In più, non vi è dubbio che in rossonero sarà titolarissimo.
I punti che dividono la tifoseria, alla fine non sono forse né l’identikit del giocatore (che considero personalmente un top player) né quello che Cardinale ha pagato per averlo, ma il motivo per cui l’ha preso. Mi spiego meglio: dopo l’epurazione del lunedì successivo all’ultima, devastante giornata di campionato, il proprietario di RedBird e del Milan aveva promesso uno staff societario e uno tecnico tutti nuovi: si è proceduto invece a una pesca interna per le cariche dirigenziali e all’ingaggio dell’allenatore Amorim che è sbucato quasi dal nulla dopo un lungo casting. Nessuna traccia di un direttore sportivo.
Il mercato è passato così nelle mani del procuratore portoghese Jorge Mendes che si è messo a disposizione (eufemismo) di Amorim per soddisfarne i desideri. Molti tifosi hanno pensato che Ramos costituisse un palliativo per curare la rabbia crescente, una propaganda per gli abbonamenti, un colpo a sensazione per far cessare le critiche feroci che gli piovono addosso anche dai media statunitensi. È evidente che con i chiari di luna di questa proprietà, essere spiazzati è un attimo: oggi si fa il contrario di ciò che è stato detto ieri, domani è un altro giorno.
Una parte massiccia della tifoseria è convinta che non abbonarsi alle partite del Milan per la prossima stagione sia un assist alla filosofia di Cardinale, il quale preferisce avventori, visitatori, turisti e occasionali a Milan club e Curva. L’altra sponda sostiene invece che sarebbe la forma di protesta più convincente. Ramos è nel mezzo, tra chi pensa sia una costosa caramella sonnifero e chi invece è positivamente sorpreso, aspettandosi altri colpi per ridisegnare una squadra sbriciolatasi dalla primavera in poi.
Diciamo che, in assenza di uomini di calcio nei quadri dirigenziali, affidarsi a Mendes e Amorim è un ripiego, costoso ma di livello. Resta comunque l’unica opzione possibile dopo la rivoluzione di maggio, l’unica simile all’ipotesi che prevedeva Rangnick direttore tecnico e Glasner allenatore. Resto dell’idea che il milanista debba proseguire l’estate pregando e sperando. Non è mai stata una questione di soldi, ma di uomini. E la momentanea lontananza di Ibrahimovic in quest’ottica è un altro punto a favore dell’ottimismo, o di ciò che ne rimane.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. È stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











3 risposte
Carissimo Luca, complimenti per il pezzo, come sempre! Hai ragione: il tifoso milanista dovrebbe fare ricorso alle cosiddette virtù teologali in questo momento. Alla fede e alla speranza, aggiungerei l’amore per questi colori che non vanno dimenticati anche in un momento difficile come questo. Sono d’accordo sul fatto che Ramos sia un top player. Seguire i Mondiali fa sempre bene. Molti dimenticano che in Qatar Ramos si mise in mostra e segnò una tripletta alla Svizzera. Vedremo, intanto fede, speranza e carità.
La fede e la speranza sono le uniche due cose a cui aggrapparsi. Al di là di tutto c’è una cosa fondamentale che Cardinale deve fare per dimostrare il cambio di marcia : milanismo e ricucire il rapporto con tutti i tifosi recuperando un po di fiducia altrimenti continuerà ad essere tutto un contenitore vuoto ( stadio compreso)
Altro articolo completamente condivisibile Luca. La tua analisi non fa una grinza. L’osservazione scritta su Gonzalo Ramos rappresenta il fulcro nodale di questa complicatissima estate Rossonera. Riuscirà questo pimpante lusitano a reincarnare gli antichi fasti di un certo Pippo Inzaghi o in alternativa le più recenti gesta di un certo Olivier Giroud al fine di ridare un semplice sorriso al Diavolo dopo le porte cinicamente sbattute la sera del 24 Maggio per opera della maramaldeggiante scorribanda a San Siro di un semplice e mediocre manipolo di calciatori sardi? E chi può dirlo? Staremo a vedere sotto un cocente sole di Luglio al primo raduno del nostro Milan con la speranza che il supervisor suggeritore assoldato direttamente dalla proprietà trovi le movenze adatte per affrontare una nuova annata risparmiando le sofferenze causate a tutto il popolo rossonero nel recente ultimo trimestre.
Buona serata!
Massimo 48❤️🖤