Elogiare eccessivamente qualcuno per aver compiuto qualcosa di lodevole, seppur lodevole, può implicitamente significare sminuirne la grandezza, sottintendere che la paternità e la padronanza di alcune decisioni potessero quasi non riguardarlo, ancor di più se ciò che è oggetto di lode rappresenta in realtà una soluzione quasi ovvia a determinati livelli di competenza nonché la chiara ed esplicita dimostrazione di quanto errato fosse stato non proporlo preliminarmente.
Nel calcio c’è una sottile differenza tra una “mossa geniale” e una “correzione tardiva di un errore proprio”.
Se le mosse che sono risultate vincenti sono parse ai più così evidenti, significa che il piano iniziale era imperfetto: regalare un intero primo tempo in un torneo così importante è un rischio enorme.
Contro squadre più ciniche, complessivamente più forti e pregiate del Giappone, potrebbe non esserci il tempo di rimediare e rimontare.
Nella prima frazione di gioco il Brasile ha dominato il possesso palla (68%), accartocciandosi però su se stesso e risultando innocuo al cospetto del compatto blocco difensivo giapponese (5-4-1 senza palla), che negava gli spazi centrali e costringeva i verdeoro a innocui tentativi.
Ancelotti ha chiesto ai suoi durante l’intervallo di non forzare il gioco per vie centrali, allargando le maglie della difesa giapponese, ricercando naturalmente un’ampiezza che avrebbe sfilacciato il robusto tentativo nipponico di non concedere mezzi spazi e limitare i raddoppi individuali.
Of course verrebbe da dire.
Vinícius Júnior ha iniziato a stazionare molto più largo sulla sinistra, attirando su di sé i difensori e isolando i mediani avversari, l’ingresso di un riferimento offensivo più statico ha facilitato le soluzioni che era stato deciso dovessero essere attuate per godere della principale pecca in salsa nipponica, che tutto il globo calcistico conosce, cioè la relativa incapacità di evitare di soffrire se attaccati attraverso palle alte.
Un’ovvietà tale da non poter non comportare la conseguente, inesorabile, riflessione concernente il perché non sia stato fatto prima ciò che è stato sciorinato durante il secondo tempo.
Tutti conosciamo le capacità psicologiche di Carletto, la sua abilità a dispensare tranquillità evitando che la frenesia possa tramutarsi in preoccupazione.
Cosa puntualmente sottolineata dai giocatori brasiliani successivamente alla vittoria conquistata ad una manciata di secondi dai tempi supplementari.
Ma da un punto di vista strettamente calcistico, tattico e di preparazione alla gara, l’elogio non può essere incondizionato, specie nei confronti di chi può essere elevato ad una delle più importanti guide tecniche che il football abbia annoverato.
Il primo tempo è stato deludente, con la squadra compassata e tatticamente sterile.
Rimediare agli errori iniziali è un grande pregio, ma arrivare a un passo dall’eliminazione diretta contro il Giappone solleva interrogativi.
Appunto.
C’è da sottolineare che tutto ciò è comunque ulteriormente da ridimensionare considerando la disparità tecnica, di esperienza, di blasone e di consapevolezza delle due compagini.
Non esaltate Ancelotti per così poco.
Non fate altro che sminuirlo.

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.










