WORLD CUP ’26 MOMENTUM – IL PUNTO DOPO GARA 2: LIONEL E CRISTIANO NELLA STORIA

Cos’è il momentum?

Per alcuni, amanti di una nota serie calcistica di videogiochi, è una sorta di fase storta del gioco nella quale i giocatori diverrebbero più lenti e impacciati per favorire la CPU (Central Processing Unit).

Da questo Mondiale, però, il concetto di momentum è forse entrato definitivamente nelle statistiche degli incontri. In un grafico vengono sintetizzate: pressione offensiva; qualità delle azioni d’attacco; frequenza degli ingressi in zone pericolose.

Può una partita del Mondiale essere sintetizzata da un grafico del genere?

Assolutamente, no. Difatti la stessa statistica mostra soltanto la superficie di un match.

Ogni partita è fatta di momenti che travalicano ogni fredda osservazione. La stessa storia dei Mondiali può riassumersi in gesti unici, azioni travolgenti ed errori che hanno segnato le sorti delle nazionali.

Prendiamo Messi, ad esempio: il suo errore dal dischetto contro l’Austria è stato un momentum della sua carriera, passato in secondo piano dal nuovo record di gol ai Mondiali: diciotto. Klose da oggi dovrà accontentarsi della seconda posizione. Argentina avanti, secondo le aspettative. Cinque gol fatti, tutti di Messi, zero subiti. Al momento (ecco che ritorna) la Seleccion si pone come la più solida candidata alla vittoria finale. Già qualificati Stati Uniti e Messico. Hanno sfruttato il fattore campo. Americani spumeggianti contro l’Australia, messicani più concreti contro un’impavida Corea del Sud. La Germania ha faticato più del dovuto per avere la meglio della Costa d’Avorio. L’arancione crea sempre particolari disturbi ai Panzer. Come gli olandesi, gli africani per gran parte della disputa hanno imposto il loro ritmo ai tedeschi, apparsi un po’ imballati. Diceva Allegri che le partite si decidono negli ultimi venti minuti con i cambi. La Germania aveva in panchina Undav, che noi avevamo segnalato come possibile attaccante su cui Nagelsmann avrebbe potuto fare affidamento. È entrato nella ripresa e ha ribaltato la partita.

Che dire della Francia? Avrebbe forse potuto segnare qualche gol in più contro l’Iraq. Avrebbe forse meritato maggior fortuna il tocco di Olise che si è stampato sulla traversa. La certezza resta Mbappé, autore di due gol. Ousmane Dembélé ha già impresso la propria griffe su questo Mondiale.

La Francia fa paura.

Chi fa paura come singolo è Erling Haaland che trascina in scioltezza la Norvegia ai sedicesimi. Gli scandinavi saranno la mina vagante del torneo. Occhio.

Avanti anche la Colombia. Nella notte, il successo sul Congo ha consentito il passaggio del turno ai Cafeteros.

Chi deve guadagnare la qualificazione sono Brasile, Inghilterra, Olanda e Spagna. La squadra di Carlo Ancelotti ha ritrovato contro il modesto Haiti un successo che dà fiato ed è di buon auspicio per la partita cruciale contro la Scozia, di livello decisamente superiore ai caraibici. Qualche fatica per l’Inghilterra. Lo 0-0 contro il Ghana rimanda la qualificazione degli inglesi all’ultimo turno. Il muro africano ha retto. Il Ghana mantiene vive le proprie speranze di qualificazione. A esagerare è stata senza dubbio l’Olanda nel suo momentum migliore in questo Mondiale. Le cinque reti rifilate ad una Svezia fragile dietro, che a mio avviso avrebbe meritato di segnare qualche rete in più, sono un avviso alle altre compagini. Ottime le prestazioni di Brobbey, scelta azzeccata di Ronald Koeman, Gakpo e del subentrato Summerville che ha sostituito un opaco Malen. Da segnalare anche la prova dell’ormai ex nerazzurro Dumfries.

Infine, la Spagna.

Questa volta non si imbriglia tra i suoi passaggi ed è più efficace sotto porta. Lamine Yamal segna il suo primo gol in un Mondiale, ma quando hai un realizzatore come Oyarzabal si possono dormire sonni tranquilli. Il 4-0 all’Arabia Saudita rimette in carreggiata le Furie Rosse. Nel club delle rimandate non possiamo dimenticare la vittoria altisonante del Portogallo. Qui si celebra un momentum che forse per lungo tempo resterà unico: Cristiano Ronaldo è il primo a realizzare almeno un gol in sei edizioni consecutive del Mondiale. Da segnalare, il gol di Rafa Leão subentrato dalla panchina. Salta agli occhi il primo successo in assoluto in un Mondiale del Canada di Jesse Marsch. Un 6-0 con tante belle notizie, tra le quali la tripletta del redivivo Jonathan David e la conferma realizzativa di Larin, ma che lascia in eredità la terribile notizia dell’infortunio di Ismaël Koné, un giocatore chiave nell’assetto tattico dei canadesi.

Occhio al Giappone.

L’irrisoria facilità con cui Ueda e compagni hanno regolato la povera Tunisia la candidano a essere una delle squadre più ostiche del torneo.

Deludono Belgio e Uruguay.

I Diavoli Rossi sembrano soffrire il caldo e la mancanza di idee. Contro l’Iran, a cui viene annullato dal VAR un gol per un fuorigioco infinitesimale, resta in dieci e soffre fino alla fine. Strappa uno 0-0 che lo tiene vivo. L’Uruguay di Bielsa pasticcia anche contro Capo Verde, una delle rivelazioni del torneo. Dopo lo svantaggio, riesce a recuperare e sorpassare gli Squali con Araujo e Cannobio, prima del pareggio di Varela. La sfida contro la Spagna, forse il peggior avversario contro cui tentare l’impresa, deciderà le sorti della Celeste. Sorpende il primo punto di Curaçao contro l’Ecuador, assolutamente deludente. Il Marocco prenota un posto ai sedicesimi, grazie al solito Saibari. La Svizzera di Yakin si rilancia annientando le velleità della Bosnia-Erzegovina che, a dire il vero, regge per gran parte della partita. Il 4-1 è fin troppo severo. Pesa l’espulsione di Muharemović.

Eliminate Haiti, Tunisia, Giordania, Panama e Turchia. La squadra di Vincenzo Montella rappresenta la delusione più grande di questa fase a gironi. Nonostante la gran mole di gioco prodotta, non è riuscita a segnare nemmeno un gol. “Chi conosce il nostro carattere sa che non sostituiamo mai le persone con cui abbiamo intrapreso un percorso con altre trovate lungo la strada” ha detto il presidente federale Ibrahim Haciosmanoglu. Parole di stima verso un allenatore che ha riportato la Turchia alla Coppa del Mondo.

Il nostro momentum ha un nome e un cognome: Giovanni Malagò. Mentre le grandi del calcio mondiale stavano disputando il loro torneo, lo scorso 22 giugno l’ex presidente del CONI è stato eletto a capo della FIGC. Ha battuto nettamente il suo avversario Giancarlo Abete.

È l’ora del cambiamento, non c’è più tempo.

Non esprimo giudizi su questa elezione, ma l’auspicio è che possiamo tornare al Mondiale, tornare dove storicamente meritiamo di essere, regalando alle nostre bambine e ai nostri bambini un immaginario collettivo che resti come un momentum unico delle loro storie. È vero, non di solo calcio vive l’uomo, ma del suo potere aggregatore e immaginifico non può farne a meno.

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

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