C’ERA UNA VOLTA IL MODELLO MILAN…

Li chiamavano rimpasti: per evitare le elezioni anticipate quando un governo era in crisi, mescolavano un po’ di ministri e ministeri e si andava avanti. Tirando a campare. Al Milan è accaduta la stessa cosa: dopo il repulisti del 25 maggio sono seguiti casting, abboccamenti, proposte, ipotesi: tutto alla cieca. Tentativi. Alla fine qualcosa bisognava fare e allora il vecchio Gerry, con una serie di colpi di genio rilevanti, ha fatto da solo: si è inventato il comitato strategico, dettando la formazione con figure che già stavano al Portello, eccetto l’allenatore. Amorim, Almstadt, Gardiner, Calvelli, Kirovski, Lomonte e Castelblanco (membro CdA Milan focalizzato su investimenti nei settori dei Media, dell’Intrattenimento e dei Consumi) che si avvarranno della consulenza esterna del Senior Advisor Zlatan Ibrahimovic (compatibilmente con tutti i suoi molti impegni personali, si intende). 

L’allenatore è stato ingaggiato prima della creazione di un’area sportiva, che resta comunque assai labile vista la scarsa esperienza di tutti i componenti del comitato. Il direttore sportivo (ha ricoperto questa carica solo pochi mesi nella sua vita, all’Aston Villa che sarebbe retrocesso) è Hendrick Almstadt, ex pupillo di Ivan Gazidis: uno stratega di economia con una preparazione eccellente in questo campo, ha lavorato anche nel golf, un po’ lontano peraltro dalle questioni tecniche e soprattutto dal calciomercato. Niente paura: sa coniugare alla perfezione numeri e dati, si compreranno calciatori con l’AI e non è detto che saranno peggio di Emerson Royal, Estupinian o Gimenez. Per l’occasione, viene cambiata anche la definizione del mestiere: non più direttore sportivo, ma “direttore player trading”, una figura che – appunto – legge i numeri e le statistiche provvedendo a studiare gli incroci con i dati e le disponibilità economico-finanziarie indispensabili a supportare ricerche e acquisti al pari delle uscite. Il bilancio è al sicuro. 

La riorganizzazione interna dopo il flop dell’agenzia di head hunting (“cacciatori di teste”) e il fallimento dei colloqui con Glasner, Ragnick, Krosche e una mezza dozzina di allenatori, si dice ispirata al modello Liverpool. Difficile però trovare punti in comune con il club inglese, dotato di una struttura societaria molto competente, organizzata, moderna, senza sabotatori interni spacciati per consulenti. Anzi, il management lavora sodo da maggio ad agosto, poi lascia tutto nelle mani dello staff senza ingerenze, senza franchi tiratori, all’insegna di un’unità di intenti certificata in anni di lavoro certosino e investimenti mirati, importanti. Vincenti. Il Milan che imita il Liverpool è uno slogan propagandistico di bassissima levatura e svuotato della pur minima credibilità, dopo il guazzabuglio seguito al 25 maggio (e quello già in atto nei 3 anni precedenti…). Casomai, c’era una volta il modello Milan.

Dopo aver conclamato un’insipienza calcistica agghiacciante, in un viaggio al buio che ha portato a un ottavo e a un quinto posto, privo della minima conoscenza del calcio e del nostro Paese, dei valori del tifo e della storia, della tradizione del club, Cardinale adesso si inventa rivoluzionario stratega di uno dei club più iconici del mondo, partendo e viaggiando al buio. Il Milan gestito all’americana, ma al Portello. Da stranieri, ma al Portello. Vi lascio con l’organigramma perfetto per la creazione e magari la commercializzazione di un videogioco, sentendo ancora le preghiere affinché la fortuna ci assista.

Gerry Cardinale: Proprietario

Hendrik Almstadt: Direttore del player trading
Bobby Gardiner: Direttore football intelligence
Donato Lomonte: Capo Scout
Massimo Calvelli: CEO
Vincenzo Vergine: Responsabile Settore Giovanile
Jovan Kirovski: Responsabile Milan Futuro
Ruben Amorim: Allenatore manager
Zlatan Ibrahimovic: Senior Advisor RedBird. Consulente esterno al Milan
David Castelblanco: Consulente finanziario. Presente nel CdA AC Milan

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

6 risposte

  1. Grande Luca! C’era una volta il modello Milan…come C’era una volta il West modello Sergio Leone…come C’era sinistramente un secolo or sono la MCP alias la mussoliniana invenzione della
    MinCulPop (MinisteroCulturaPopolare) un maccheronico rimpasto tra politica e cultura quando l’analfabetismo toccava ancora cifre allarmanti. Ebbene quello stesso acronimo MCP potrebbe oggi cinicamente essere stante per MilanCardinalPeople!!!
    Contento Lui!!!…ma incolpevolmente piangente l’intero People Rossonero sparso in ogni angolo della Terra!
    Thank you Mr. Cardinale and good job!!

    Massimo 48

  2. Buongiorno a tutti.
    Come sempre esprimo un parere ampiamente contestabile.
    E’ difficile non essere d’accordo con il contenuto dell’articolo però mi sembra che oramai la direzione presa da questa società (che mi rifiuto di chiamare Milan!) è molto chiara ed è già stata ripetuta più volte: nessun rispetto per i tifosi e per la loro storia con 90000 persone a Barcellona e 50000 a San Siro con la Cavese, nessun rispetto per la storia del Milan, squadra che ha raggiunto sempre i risultati, attraverso un gioco e giocatori di altissimo livello tecnico e morale (e qui è inutile fare l’elenco); presidenti e dirigenti non sempre all’altezza del blasone rossonero, ma comunque migliori del presente.
    Oggi abbiamo il Generale Bilot (alias Scaroni), un proprietario che dopo alcuni anni si è accorto di aver preso una strada sbagliata ed un consulente che oramai è chiaro a tutti, è interista o al massimo juventino!.
    Il generale Bilot purtroppo, ha “l’accortezza” di parlare (come il suo illustre predecessore), il proprietario ha detto:” adesso ci penso io!” ed abbiamo visto come è finita cioè, come sottolineato nell’articolo, col rimpasto tipico del nostro paese (apposta minuscolo, ma lasciamo perdere) che ha portato all’elezione di questi signori che, magari faranno anche bene, o perlomeno cercheranno di fare del loro meglio, ma che allo stato attuale non ispirano fiducia nel tifoso rossonero ed ispirano ilarità nei tifosi altrui.
    Un consulente interista/juventino che sino ad ora, oltre che fare il boss, ha prodotto soltanto danni, non ultimo aver destabilizzato lo spogliatoio, facendo perdere oltre 50 milioni di euro (non lirette!) e chiaramente, condizionando una campagna acquisti cessioni, che sarebbe servita per puntellare una squadra dal gioco pessimo (questo va assolutamente sottolineato), ma dai risultati tutto sommato soddisfacenti e scatenando i mal di pancia dei migliori giocatori della “rosa”.
    Insomma, stavamo prendendo una medicina amara (il gioco mediocre di Allegri) ma efficace, per poi percorrere sentieri migliori.
    Amorin è un buon allenatore, e spero tanto che faccia vedere un gioco tipicamente “rossonero”, ma è stato scelto da chi è rimasto in Germania, per cui, quando le cose non andranno per il meglio, mancherà il sostegno della società; del resto, se non c’è stato per Allegri, che era stato scelto da loro (ma nessuno mi toglierà dalla testa che, questa scelta era stata dettata soltanto dal timore di una rivolta della tifoseria in toto, dopo la vergognosa stagione conclusa precedentemente), figuriamoci “questo”, che non ha alcuno sponsor in società (ripeto non Milan!).
    Amorin si è anche messo al lavoro subito, cercando di convincere alcuni pilastri di questa squadra a restare; a proposito dei pilastri, capisco le dichiarazioni di Rabiot ad Aprile o giù di li: ”non c’è più il piacere di lavorare per il compagno”, frutto probabilmente, delle improvvide invasioni del super consulente.
    Oggi, abbiamo un elenco di personaggi e ruoli, come evidenziato da Luca Serafini nell’articolo, ma a mio avviso il problema non è composto da queste persone, o perlomeno non è il problema più impellente, ma dal consulente che, nonostante i disastri continui, non viene allontanato dalla società (non Milan!).
    Perché?.
    Cosa lega in maniera così indissolubile, il proprietario a questo signore interista/juventino?.
    Ecco, a mio avviso è questo il “busillis” rossonero, che andrebbe risolto, per fare in modo che il “non Milan” ritorni ad essere “MILAN”.

    E’ qui che il mio cervello cerca di capire: perché un personaggio come Cardinale, che gestisce affari e miliardi a “palate”, licenzia in blocco tutti i responsabili, tranne il “più responsabile”?.
    Perché, non dimentichiamo che anche gli altri hanno le loro responsabilità.
    Cardinale è sotto ricatto per qualcosa che non sappiamo?.
    Eppure, sue dichiarazioni, alcuni anni fa aveva detto che sarebbe stato il “Berlusconi 2.0”: ma Berlusconi si era circondato di persone altamente efficienti ed aveva investito in campioni affermati o campioni in “crescita”; sicuramente avranno sbagliato qualche acquisto, ma i risultati parlavano da soli.
    Qui, invece, ogni volta ci sono errori clamorosi di valutazione, sia sugli acquisti che sulle cessioni: il caso Kalulu, a mio avviso è il più clamoroso.
    Interista/juventino o altro?…..
    La speranza, tuttavia, è sempre quella di essere smentito dai risultati perché in questo contesto, prima di tutto viene il Milan, almeno per chi come me, lo ha nel cuore.
    P.S. Ho citato il “generale Bilot” (lo scrivo per chi non è lombardo), perché, grazie a questo ilare personaggio, il termine è stato adottato soprattutto nell’ambiente brianzolo ed il presidente attuale, lo sta rispolverando in modo estremamente efficace.
    Buona giornata.

  3. L’importante è che tutti lavorino nella stessa direzione, supportando l’allenatore in tutto e per tutto. Il resto lo dirà il campo, con magari qualche buon giovane di rientro a casa, voglioso di giocarsi le possibilità che il Milan offre, alla faccia delle male lingue.
    Un saluto , e Forza Milan Sempre (di questi tempi troppo raro vederlo scritto)

    Manuel

  4. Gian Paolo,
    scusa ma io credo che si debba essere prudenti nei giudizi perchè come per i calci di rigore dal divano e con il senno del poi siamo tutti bravi.

    Credo che i risultati da Berlusconi offuschino un pochino i ricordi.
    Io c’ero.
    Quando Berlusconi presentò la squadra con la cavalcata delle valchirie fu preso in giro da tutti; e ancora di più quando a fine stagione arrivammo in Uefa per il rotto della cuffia dopo aver licenziato un mostro sacro come Liedholm per mettere in panchina Capello, a sua volta sbertucciato per avere sostituito un giocatore e dopo dieci minuti aver sostituito il subentrato.
    Nella scelta di Sacchi fu considerato un esemplare incapace: che non ascoltava i consigli degli esperti per prendere un signor nessuno che non aveva mai allenato in serie A.
    Non voglio affondare il coltello nella piaga ricordando i commenti dopo l’eliminazione in Coppa Uefa.
    A milano si dice “ciula coi danè”.

    Ora tutti celebrano, giocatori compresi dalla A alla Z,

    ma la carta decisiva fu la scelta, credo più di pancia che ragionata di presentarsi nello spogliatoio e dire ” lui rimane e voi non lo so”

    E se non ci fosse stata la nebbia di Belgrado erano già tutti pronti a parlare di solo culo sia per il Presidente che per l’Allenatore

  5. Buongiorno Stefano e buongiorno a tutti.
    Il mio punto di vista è molto semplice e lo ribadisco dopo l’acquisto per 74 milioni di euro di Ramos.
    Questa società si comporta in maniera strana e l’operazione di ieri è l’ennesima dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno.
    Infatti, il Milan cede Rejinders per 55 milioni più bonus,rinunciando al miglior centrocampista del campionato; poi, a Gennaio di quest’anno prende Fullkrug invece di andare su un centrattacco “serio” (ovviamente parlo di valore tecnico, non di serietà morale del ragazzo, grande professionista); e così ci ritroviamo fuori dalla Champions, mentre la Roma, che il centrattacco a gennaio lo compra eccome, arriva terza ed il “fumoso” Fabregas arriva quarto.
    Noi?. In Europa League, dopo l’ottavo posto della stagione precedente.
    Eppure, Allegri aveva chiesto un attaccante per non arrivare a Marzo in piena emergenza, cosa poi verificatasi: attenzione, le colpe le ha anche Allegri che pretendeva di fare tutta la stagione sulle disgrazie altrui, proponendo un gioco talmente povero, da ricordare due Milan molto lontani.
    Io, storicamente posso partire dalla stagione 75/76, quella della conclusione della diatriba Buticchi- Gianni Rivera, per cui, ricordo le stagioni 1976/77 e 1981/82, come momenti di livello basso di calcio.
    Per la precisione, nella stagione 76/77, il Milan prende Marchioro, che rivoluziona tatticamente una squadra che, l’anno prima, senza Rivera, era arrivata terza dietro Toro e Juve.
    Una squadra piuttosto anziana, piena di ultra trentenni, come Anquilletti, Biasiolo, Rivera stesso, Capello e forse dimentico qualcuno.
    Però in realtà, quella squadra non è così scarsa perché, vince la Coppa Italia, con un gioco non spumeggiante, ma piuttosto autorevole e pratico, grazie a Nereo Rocco che riporta Maldera III e Rivera nei ruoli “originari”.
    L’anno successivo, visto che accennavi a Liedholm, lo svedese con qualche acquisto non straordinario e con lo snellimento di alcuni “anziani” (tra l’altro miei beniamini, come Anquilletti e Biasiolo) ed il lancio definitivo di Collovati, senza una punta, rischiamo di vincere lo scudetto.
    Purtroppo il buon Egidio, disputa una stagione sfortunata e l’unico attaccante in rosa è lui, tanto è che a volte gioca Rivera di punta (vedi il 12 Febbraio del 78 contro la Juventus).
    Con il Calloni versione 1974-1976, avremmo lottato fino all’ultima giornata per lo scudetto perché, Calloni era molto più bravo di ciò che certi giornalisti hanno voluto farci credere.
    Questo per dire che sono d’accordo sul “mostro sacro” Liedholm.
    Nella stagione 81/82, il gioco pessimo del girone di andata ci porta sul baratro della retrocessione e quella “brutta Faccenda Castellinata” ci portò alla serie B per la seconda volta.
    Cosa accomuna le stagioni 76/77 e 81 /82?.
    Il gioco mediocre, con società alle spalle non eccezionali, un pochino come oggi.
    Duina ricorda il presidente attuale: spesso le dichiarazioni del “presidente del tubo”, risultavano fuori luogo, tanto è che ad un certo punto disse:”sto zitto”.
    A proposito del “mostro sacro”, mi permetto di dire che quando tornò al Milan, con l’acquisto di Wilkins ed Hateley e l’infortunio di quest’ultimo, ci trovammo a ridosso delle prime e soltanto un enorme Garella, (Milan Verona 0-0) ci impedì di sognare qualcosa di più di un quinto posto finale.
    Wilkins bravissimo, ma in realtà sappiamo tutti che sarebbe dovuto arrivare Brian Robson, stella del Manchester (United ovviamente), mentre Hateley veniva dalla serie B.
    Per cui, arrivando alla sostituzione del tecnico svedese, che aveva rivitalizzato il Milan (ricordo una dichiarazione di Berlusconi, estasiato dal gioco rossonero dopo un Milan Fiorentina), c’è da dire che tra loro non c’era grande affinità.
    Basta guardare le fotografie che ritraggono Liedholm e Berlusconi: il maestro aveva capito, prima che lo condannassero i risultati, che la sua epoca al Milan era tramontata.
    Tra l’altro, mi permetto di ricordare che quella squadra, plasmata da Liedholm, e di cui Sacchi ne sfruttò parte del lavoro e lo ottimizzò, nella seconda stagione, fece benissimo sino a 5 giornate dalla fine: terzi in classifica, nonostante la presenza di una terza punta, Paolo Rossi che purtroppo aveva già dato il meglio di se e che, per volere di Farina, era stato acquistato, mettendo in difficoltà lo schieramento tattico della squadra.
    Infatti, ricordo perfettamente che, nonostante la vittoria di misura col Pisa (prima partita di Rossi), la squadra non espresse un gran calcio e da lì (il giorno del gran gol di Maradona a Tacconi)cominciarono delle difficoltà, con alcune sconfitte inaspettate, sino al crollo finale, dovuto anche ad alcuni infortuni.
    Berlusconi non cominciò benissimo: la campagna acquisti per la stagione 86/87 fece registrare l’acquisto di 5 nazionali, ma a volte la matematica nel calcio non è una scienza esatta: infatti, il solo Donadoni (per inciso uno dei più grandi fuoriclasse del calcio italiano, ed il più forte italiano dopo Baresi di quel Milan, secondo me ovviamente), a sprazzi, giocò grandi partite.
    Galderisi e Bonetti incisero pochissimo, Massaro non fece granché, tanto è che andò poi in prestito alla Roma e, successivamente divenne un gran bel giocatore, soprattutto con Capello; Giovanni Galli, non mi sembra, che fosse superiore a Terraneo, nonostante fosse un buon portiere.
    Berlusconi, dalla stagione successiva, capì che doveva far lavorare gli altri, mentre lui poteva dare consigli, senza mai entrare a gamba tesa sugli allenatori: questo lo imparò, a mio avviso, dall’esperienza con Liedholm.
    Infatti, Sacchi lavorò con tranquillità, grazie a un Presidente maturato a tempo di record, che mise in piedi una struttura efficace e forse irripetibile, oltre ad avere dei fondi economici eccezionali.
    Ma non dimentichiamo, e questo ce lo può senza dubbio testimoniare Filippo Galli, che quel Milan era formato da grandi giocatori, ma soprattutto da grandi professionisti e questo grazie ad una società seria che, per 20 lunghi anni, è stata la migliore del mondo.
    I 30 anni di Berlusconi, sono in realtà 20, perché quando tu cedi Kakà, significa che non vuoi o non puoi più concorrere con i migliori: infatti, gli ultimi 10 anni, sono stati mediocri, seguiti però, da anni ancora peggiori, con il “cinese” e con quelli attuali, intramezzati dalla proprietà Elliott, molto professionale, anche se poco appariscente.
    Elliott che si è avvalsa di Paolo Maldini, ma soprattutto, a mio avviso, di Ivan Gazidis.
    Io mi attengo semplicemente ai risultati che ho “visto” in questi 50 anni di “attività da simpatizzante” del Milan, mentre per i 20 anni precedenti, mi attenevo agli occhi di mio papà: anche noi siamo milanisti da generazioni.
    Per gli anni ancora prima, ho appreso tutto alla Sormani, la biblioteca di Milano, al punto che prendevo i microfilm senza dover compilare i moduli, tanto ero assiduo frequentatore.
    All’epoca non c’era internet e credo di essermi letto migliaia di Gazzetta dello sport, facendomi una cultura su Compiani, Perversi, Van Hege, “Pin”Santagostino , Boffi, Moretti, Sternisa Renzo De Vecchi (il fioeu del Sinuir)e mi fermo qui, perché non posso nominarli tutti.
    Ma io non ho mai trovato nella storia del Milan, nonostante tutte le difficoltà affrontate in questi 125 anni, una società così arrogante ed impreparata.
    I casi Hernadez, Leao o altri, non sono mai successi.
    I cinque capitani storici del dopoguerra si chiamano Liedholm, Cesare Maldini, Rivera, Baresi II e Paolo Maldini, mica “pizze e fichi”.
    Ripeto: Duina ci portò sull’orlo della retrocessione, ma visti i danni, richiamò Rocco da Trieste per salvarci dalla serie B, e Rocco fece una gran fatica, perché trovò una squadra fuori forma (sue parole dopo Perugia Milan).
    Con le dovute proporzioni, è come se oggi Cardinale richiamasse Paolo Maldini.
    Farina sbagliò con Rossi (acquisto troppo oneroso e, tatticamente destabilizzante), ma ebbe il gran merito di portare più spettatori in serie B di quanti ne facessero Inter e Juventus in serie A.
    Ricordo Milan Cagliari di Coppa Italia: sembrava una partita di Coppa dei Campioni, ma più ancora, l’anno successivo, Milan Verona (Bagnoli) nel 3-3 firmato Dirceu.
    Cioè: eravamo sempre innamorati del Milan, nonostante i risultati deludenti.
    Qui invece, ci hanno tolto l’orgoglio di essere milanisti.
    Chiudo: abbiamo preso Ramos, per 74 milioni: bene, spero che Cardinale abbia capito che ci vogliono giocatori di valore e spero soprattutto che capisca l’importanza di sostenere l’allenatore e la fortuna che ha ad avere dei tifosi splendidi come quelli rossoneri.
    Ma senza intermediari….
    Buona serata.

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