Il mancato sì di Paolo Maldini alla proposta di Giovanni Malagò, che lo avrebbe voluto Direttore Tecnico del nuovo corso azzurro, rappresenta il primo, pesantissimo, ostacolo politico e d’immagine per il neoeletto presidente della FIGC: individuare, spendere iconograficamente e quasi annunciare il più grande difensore della storia a pochissime ore dall’insediamento, per poi incassare un netto rifiuto, espone inevitabilmente la “nuova” federazione ad una immediata debolezza mediatica.
Il rifiuto di Maldini rischia di poter essere interpretato come una conferma del fatto che i problemi strutturali e politici del nostro calcio restano profondi e difficili da risanare: il figlio di Cesare era il nome forte e facilmente spendibile pubblicamente, uno dei pochi in grado di unire tifosi e critica e di ripulire l’immagine della Federazione dopo un periodo di forti tensioni (verosimilmente alla pari di Roberto Baggio o Alessandro Del Piero, rispetto ai quali può però vantare l’esperienza da dirigente), con l’obiettivo di affidargli totalmente le chiavi del progetto sportivo azzurro.
Maldini rappresentava il profilo principale per infondere credibilità internazionale e carisma.
Il suo “no” costringe Malagò a cercare un’alternativa altrettanto figurativamente possente e credibile per non veder sprofondare, proprio all’inizio del suo mandato, le istanze fondamentali della missione affidatagli.
Viene meno non solo il volto per antonomasia di un presunto rinnovamento etico, ma la figura che avrebbe dovuto definitamente concorrere a stabilire la scelta riguardante la guida tecnica, con il nuovo allenatore che in ogni caso non avrà una figura poderosa come quella di Paolo a garantire stabilità e riconoscibilità fra squadra e cariche istituzionali.

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.











2 risposte
Ritengo che il problema non sia il nome ma la mancanza di sintonia a livello decisionale. Profili troppo diversi, personaggi che antepongono gli interessi personali a quelli collettivi, e chi più ne ha più ne metta.
Maldini avrebbe rappresentato un profilo “per infondere credibilità internazionale e carisma”, come scritto nel pezzo. Serve partire dalle fondamenta. I problemi li aveva già enucleati Mariolino Corso in un’intervista a Calcio 2000 del lontano 1998. La classe di quella generazione calcistica ha nascosto la polvere sotto al tappeto, poi queste criticità sono emerse come uno tsunami.
Verissimo Vincenzo 🙌🏻