MONDIALI 2026 – GRUPPO K – UZBEKISTAN: ALLA SCOPERTA DEI LUPI BIANCHI

L’Uzbekistan evoca subito immagini antiche, quasi polverose: Samarcanda, Bukhara, Khiva, le città della Via della Seta dove per secoli si sono incrociati mercanti persiani, guerrieri mongoli, studiosi arabi e viaggiatori europei. È una terra di cupole turchesi e facce difficili da classificare, sospese tra Asia e steppa, tra Oriente e qualcosa che orientale non è più del tutto. Anche il calcio uzbeko, in fondo, conserva questa natura ibrida: tecnica sovietica, disciplina asiatica e improvvise vampate di fantasia.

Per la prima volta nella sua storia, l’Uzbekistan approda al Mondiale. E già questo basta a spiegare la dimensione dell’evento. Per anni i “Lupi Bianchi”, come vengono soprannominati, si erano costruiti una reputazione malinconica: quella degli eterni incompiuti del calcio asiatico. Arrivavano vicini alla qualificazione e poi si scioglievano sul più bello, spesso dopo campagne iniziate benissimo e concluse tra rimpianti e calcoli sbagliati. Gli inglesi, con la loro abituale crudeltà lessicale, li avevano ribattezzati “the chokers”, quelli che soffocano quando conta davvero.

Questa volta, però, qualcosa è cambiato. La qualificazione è arrivata senza drammi particolari, quasi con naturalezza. Nemmeno l’addio del tecnico sloveno Srecko Katanec, costretto a lasciare per motivi di salute nel gennaio 2025, ha fatto deragliare il progetto. Anzi, forse proprio lì si è capito che l’Uzbekistan stava finalmente diventando una squadra adulta. Katanec aveva svolto un lavoro quasi carsico. In tre anni aveva irrobustito la nazionale, dato fiducia ai giovani e soprattutto insegnato ai suoi a perdere meno facilmente la testa. Non era un Uzbekistan spettacolare, ma era diventato ostico, ruvido, difficile da scardinare. Al suo posto è arrivato Timur Kapadze, ex bandiera nazionale con oltre cento presenze e uomo profondamente radicato nel calcio uzbeko. Eppure, proprio quando sembrava naturale affidarsi alla continuità, la federazione ha deciso di cercare un nome straniero. Prima le suggestioni: Joachim Löw, Paulo Bento. Poi la scelta definitiva, quasi inattesa: Fabio Cannavaro.

La parabola dell’ex capitano azzurro resta singolare. Da calciatore è stato uno dei più grandi difensori di sempre. Da allenatore, invece, ha vagato parecchio. Ha vinto in Cina quando il Guangzhou era una corazzata economicamente fuori scala, ma altrove ha lasciato poche tracce davvero profonde. L’impressione è che l’Uzbekistan abbia scelto soprattutto il peso simbolico del personaggio: un campione del mondo per accompagnare una nazionale che si presenta per la prima volta sul palcoscenico più grande. Cannavaro, dal canto suo, sembra aver capito immediatamente dove mettere le mani. Nelle interviste parla quasi ossessivamente di condizione fisica, intensità e concentrazione. Dice di volere “guerrieri”, più che artisti. E in effetti questa nazionale non ha il talento diffuso delle grandi potenze asiatiche, ma possiede una struttura interessante, soprattutto dietro.

La stella emergente è Abdukodir Khusanov, centrale del Manchester City, ventiduenne rapidissimo e già sorprendentemente maturo. È il volto nuovo del calcio uzbeko: fisico europeo, aggressività moderna, personalità internazionale. Attorno a lui ruotano giocatori più esperti come Eldor Shomurodov, il giramondo passato anche dalla Serie A, attaccante generoso e simbolo di una generazione che per anni aveva sfiorato il Mondiale senza mai toccarlo davvero.

Interessante anche il talento di Abbosbek Fayzullaev, classe 2003, ala rapida e tecnica che rappresenta probabilmente il volto più moderno del reparto offensivo. Meno romantico e più internazionale rispetto ai vecchi fantasisti centroasiatici, Fayzullaev attacca gli spazi con aggressività quasi europea.

Cannavaro probabilmente cercherà di italianizzare la nazionale uzbeka: linee strette, attenzione difensiva, poche concessioni e transizioni rapide. Un calcio pragmatico, quasi da torneo breve. E forse è la scelta più sensata. Anche perché il girone non concede molto romanticismo: Colombia, Portogallo e Congo. Un gruppo duro, fisico, pieno di squadre abituate a giocare partite pesanti. Però, paradossalmente, proprio l’assenza di pressione potrebbe diventare il principale vantaggio degli uzbeki. Dopo tanti fallimenti sfiorati, il paese sembra semplicemente felice di esserci. Contro europei e africani, ricorda Cannavaro, se non sei al cento per cento fisicamente vieni travolto.

Il problema, semmai, è strutturale. Il campionato uzbeko non offre ritmi particolarmente elevati e molti calciatori arrivano a queste partite senza l’abitudine all’intensità feroce del calcio internazionale. Cannavaro lo ha capito subito. Ha parlato apertamente di una Super League locale troppo lenta, quasi compassata, aggravata persino dal periodo del Ramadan che aveva inevitabilmente inciso sulla brillantezza fisica di diversi giocatori. Difficile immaginare questi uzbeki dominare il possesso contro nazionali superiori. Più probabile vederli rannicchiarsi senza vergogna, difendere stretti e cercare poi di colpire negli spazi. Il dubbio vero riguarda la tenuta mentale. Perché l’Uzbekistan arriva al Mondiale portandosi dietro anni di qualificazioni buttate via sul più bello.

Il sistema di partenza dovrebbe oscillare tra il 4-2-3-1 e una linea difensiva più prudente a cinque uomini, soluzione che Cannavaro ha già sperimentato nelle amichevoli preparatorie. La sensazione è che contro avversari superiori, soprattutto Portogallo e Colombia, l’Uzbekistan tenderà ad abbassarsi molto, trasformando gli esterni in veri quinti di difesa.

Tra i pali agirà il veterano Yusupov, portiere esperto e piuttosto affidabile, uno che non ama le uscite spettacolari ma raramente perde la testa. Davanti a lui la retroguardia ruoterà attorno alla fisicità di Ashurmatov e soprattutto alla rapidità di Khusanov, destinato inevitabilmente a prendersi la responsabilità di guidare il reparto nonostante la giovane età. Sugli esterni, Alijonov e Nasrullaev avranno un compito delicatissimo: coprire tantissimo campo, aiutare in marcatura e allo stesso tempo accompagnare le ripartenze quando possibile. In mezzo al campo Cannavaro sembra voler puntare su giocatori disciplinati più che creativi. Hamrobekov e Shukurov dovrebbero formare la diga centrale: non certo calciatori dai piedi raffinati, ma due mediani esperti, ordinati, capaci soprattutto di mantenere equilibrio e rallentare il ritmo avversario.

Se dietro Cannavaro vuole compattezza, negli ultimi trenta metri la squadra proverà ad affidarsi soprattutto all’imprevedibilità. Fayzullaev partirà probabilmente da destra per poi accentrarsi, cercando di ricevere tra le linee e attaccare l’uno contro uno. Dall’altra parte Urunov garantirà corsa e profondità, mentre Masharipov agirà quasi da raccordo offensivo, abbassandosi spesso per cucire le ripartenze. Al centro dell’attacco resterà inevitabilmente Shomurodov. Non tanto come semplice finalizzatore, quanto come punto di riferimento fisico e tattico. Cannavaro sa che l’Uzbekistan difficilmente costruirà molte occasioni pulite contro squadre superiori; per questo servirà un attaccante capace di proteggere palloni sporchi, far salire la squadra e trasformare mezze occasioni in qualcosa di più concreto.

L’Uzbekistan dovrebbe proporre una difesa stretta, linee compatte, aggressività nei duelli e ricerca continua della transizione rapida. Un calcio quasi antico, da torneo breve, provando a disturbare il gioco degli altri più che ad essere creativi. Difficile pensare che la nazionale asiatica possa puntare anche a un terzo posto. L’obiettivo è provare a strappare un punticino, impresa obiettivamente difficile.

I convocati

Portieri: 

Botirali Ergashev (1995, Neftchi Fergana), Abduvokhid Nematov (2001, Nasaf Qarshi), Utkir Yusupov (1991, PFC Navbahor).

Difensori: 

Khozhiakbar Alizhonov (1997, Pakhtakor Tashkent), Rustam Ashurmatov (1996, Esteghlal FC), Umar Eshmurodov (1992, Nasaf Qarshi), Bekhruz Karimov (2007, Surkhon), Abdukodir Khusanov (2004, Manchester City), Sherzod Nasrullaev (1998, Pakhtakor Tashkent), Farrukh Sayfiev (1991, Neftchi Fergana), Avazbek Ulmasaliev (2000, OKMK Olmaliq), Jakhongir Urozov (2004, Dinamo Samarcanda).

Centrocampisti: 

Abdulla Abdullaev (1997, Dibba SCC), Sherzod Esanov (2003, FC Buxoro, Jamshid Iskanderov (1993, Neftchi Fergana), Odildzhon Khamrobekov (1996, Tractor), Jaloliddin Masharipov (1993, Esteghlal FC), Akmal Mozgovoy (1999, Pakhtakor Tashkent), Otabek Shukurov (1996, Baniyas), Oston Urunov (2000, Persepolis FC).

Attaccanti: 

Azizbek Amanov (1997, Dinamo Samarcanda), Abbosbek Fayzullaev (2003, Başakşehir), Dostonbek Khamdamov (1996, Pakhtakor Tashkent), Igor Sergeev (1993, Persepolis FC), Eldor Shomurodov (1995, Başakşehir).

CT: Fabio Cannavaro.

BIO: VINCENZO DI MASO

Traduttore e interprete con una spiccata passione per la narrazione sportiva. Arabista e anglista di formazione, si avvale della conoscenza delle lingue per cercare info per i suoi contributi.

Residente a Lisbona, sposato con Ana e papà di Leonardo. Torna frequentemente in Italia. 

Collaborazioni con Rivista Contrasti, Persemprecalcio, Zona Cesarini e Rispetta lo Sport.

Appassionato lettore di Galeano, Soriano, Brera e Minà. Utilizzatore (o abusatore?) di brerismi.

Sostenitore di un calcio etico e pulito, sognando utopisticamente che un giorno i componenti di due tifoserie rivali possano bere una birra insieme nel post-partita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *