Basta guardare una cartina per capire che Capo Verde non può essere una nazionale normale. L’arcipelago, disperso nell’Atlantico al largo dell’Africa occidentale, è composto da dieci isole principali, tutte diverse tra loro. I Tubarões Azuis, gli Squali Blu, arrivano al primo Mondiale della loro storia dopo una crescita lenta ma costante. Nel 2013 raggiunsero per la prima volta la Coppa d’Africa e arrivarono subito ai quarti. Poi altre partecipazioni continentali, fino alla splendida cavalcata in Costa d’Avorio due anni fa, quando misero sotto perfino il Sudafrica nei quarti uscendo soltanto ai rigori.
La qualificazione mondiale è arrivata vincendo il girone davanti al Camerun. E questo racconta bene quanto Capo Verde abbia smesso di essere una simpatica comparsa esotica. Il CT Pedro Leitão Brito, detto Bubista, è un ex difensore centrale, che ha giocato quando Capo Verde partecipava quasi soltanto alla Coppa Amílcar Cabral, il vecchio torneo regionale dell’Africa occidentale. Poi ha fatto l’assistente, il selezionatore, l’uomo di raccordo. Oggi è quasi il custode di un’identità sparsa per mezzo mondo. Bubista parla continuamente di organizzazione mentale, spirito collettivo e assenza di paura. Dice che la dimensione di un paese “non definisce nulla nel calcio”. E nel suo caso non sembra una frase da conferenza stampa. Perché Capo Verde, con meno di seicentomila abitanti, ha davvero costruito una nazionale attraverso l’emigrazione continua verso Portogallo, Francia, Olanda, Lussemburgo, Stati Uniti e anche Irlanda.
Il volto simbolico resta Ryan Mendes, bandiera assoluta della nazionale, nato sull’isola di Fogo, quella dominata dal grande vulcano Pico do Fogo. Mendes è il recordman di presenze e gol della storia capoverdiana. Non è più titolare fisso, le gambe non sono quelle di dieci anni fa, ma continua a rappresentare il legame emotivo della squadra con il proprio passato. Roberto “Pico” Lopes è nato a Dublino da padre capoverdiano che lavorava sui traghetti tra Irlanda e Francia. Fu convocato addirittura tramite LinkedIn, dettaglio che sembra inventato e invece racconta perfettamente la natura artigianale di questa nazionale.
Poi c’è Stopira, classe 1988, nato a Praia, la capitale sull’isola di Santiago. Difensore vecchio stampo, duro, esperto, uno che ha passato buona parte della carriera tra Ungheria e Portogallo. Poche settimane fa è stato decisivo nella storica vittoria della Torreense in coppa contro lo Sporting. Una gara che consentirà a una squadra di seconda divisione di partecipare all’Europa League. Ospite a un noto programma televisivo portoghese, il centrale capoverdiano ha affermato di augurarsi di incontrare il Milan in coppa.
E ancora Logan Costa, nato a Parigi ma oggi centrale del Villarreal, probabilmente il giocatore tecnicamente più importante della difesa, anche se il crociato rotto in estate tiene tutto il paese col fiato sospeso. Il calciatore ex Tolosa è stato comunque inserito tra i convocati per la rassegna iridata. Oppure Steven Moreira, ex Under 21 francese, miglior difensore MLS nel 2024 con il Columbus Crew. Nato nei sobborghi di Parigi, Moreira è passato anch’egli per il Tolosa prima di trasferirsi oltreoceano nel 2021. Dopo la trafila nelle nazionali giovanili francese, il ragazzo ha scelto la nazionale della terra d’origine dei genitori nel 2023.
Se la prima storica qualificazione mondiale è nata dall’entusiasmo e dall’identità, la permanenza ad alto livello dipenderà soprattutto da ciò che Capo Verde saprà fare sul campo. Ed è qui che il lavoro di Bubista diventa particolarmente interessante. Chi si aspetta una nazionale africana tutta corsa e improvvisazione rischia di prendere una cantonata. I Tubarões Azuis hanno infatti sviluppato negli ultimi anni una struttura tattica piuttosto definita. Giocano prevalentemente con un 4-2-3-1 molto ordinato, basato sul possesso palla ma senza inutili ricami. La manovra è diretta, verticale, con pochi passaggi superflui e una ricerca costante delle corsie laterali.
Bubista, nominato allenatore africano dell’anno nel 2025, ama le squadre che sanno cosa fare in ogni momento della partita. Lo ha spiegato lui stesso parlando della sua filosofia: organizzazione, forza mentale, solidarietà e libertà individuale all’interno di un sistema preciso. È probabilmente questo equilibrio tra disciplina e spontaneità ad aver consentito a Capo Verde di superare avversari più quotati durante le qualificazioni.
Il cervello della squadra è Jamiro Monteiro, nativo di Rotterdam. Non è il giocatore più famoso della rosa, ma è quello che detta il ritmo. Dopo una carriera trascorsa tra Francia, Stati Uniti, Turchia e Olanda, il regista dello Zwolle rappresenta il punto d’incontro tra le varie anime della nazionale. Da lui passano gran parte delle prime costruzioni e delle verticalizzazioni che cercano immediatamente il centravanti. Davanti il riferimento principale è Dailon Livramento, anche lui nato nei Paesi Bassi, ex Verona e protagonista assoluto della qualificazione mondiale. Fu suo il gol contro il Camerun che cambiò il destino del girone. Livramento non è una punta statica. Si muove molto, attacca la profondità e crea spazi per gli inserimenti degli esterni. Intorno a lui gravitano giocatori mobili come Telmo Arcanjo, cresciuto calcisticamente in Portogallo, e Willy Semedo, che in questa stagione sta segnando con continuità nel campionato cipriota. Non sono stelle internazionali, ma rappresentano bene il profilo medio della rosa: calciatori maturi, abituati a campionati competitivi e soprattutto affamati di visibilità internazionale.
Esiste tuttavia una certa distanza qualitativa tra i migliori elementi e il resto della rosa. Inoltre la linea difensiva non è particolarmente veloce e può soffrire contro attaccanti capaci di attaccare la profondità. È probabilmente il principale punto interrogativo della spedizione mondiale. Anche per questo l’eventuale recupero di Logan Costa assume un’importanza enorme. Il centrale del Villarreal è probabilmente il difensore più completo a disposizione di Bubista, ma la rottura del legamento crociato ha messo in dubbio la sua presenza fino all’ultimo. In sua assenza toccherà a veterani come Diney, Stopira e Pico Lopes guidare il reparto con esperienza più che con esplosività atletica.
Il girone non concede molte illusioni. La Spagna campione d’Europa rappresenta una delle favorite del torneo. L’Uruguay possiede probabilmente una delle rose più complete del Sudamerica. L’Arabia Saudita, infine, è una squadra molto più organizzata di quanto si pensi in Europa. La vittoria degli squali azzurri in amichevole contro una Serbia imbottita di terze scelte non lascia spazio a troppe illusioni. Bubista sa benissimo che il suo Paese è piccolo, ma sa anche che il calcio moderno ha reso meno invalicabili certe gerarchie. Lo dice apertamente: il talento ormai è ovunque e le differenze economiche si riducono quando l’arbitro fischia l’inizio della partita.
I convocati
Portieri:
Márcio Rosa (1997, Montana), Cj dos Santos (2000, San Diego FC), Vozinha (1986, Chaves)
Difensori:
Diney Borges (1995, Al-Bataeh CSC), Logan Costa (2001, Villarreal), Sidny Lopes Cabral (2002, Benfica), Roberto Lopes (1992, Shamrock Rovers), Steven Moreira (1994, Columbus Crew), João Paulo (1998, FCSB), Wagner Pina (2002, Trabzonspor), Kelvin Pires (2000, SJK Seinäjoki), Stopira (1988, Torreense).
Centrocampisti:
Telmo Arcanjo (2001, Vitória de Guimarães), Deroy Duarte (1997, Ludogorets), Laros Duarte (1997, Puskás AFC), Jamiro Monteiro (1993, PEC Zwolle), Kevin Pina (1997, Krasnodar), Yannick Semedo (1995, Farense).
Attaccanti:
Jovane Cabral (1998, Estrela Amadora), Nuno da Costa (1991, Başakşehir), Dailon Livramento (2001, Casa Pia), Ryan Mendes (1990, Igdir FK), Garry Rodrigues (1990, Apollon Limassol), Willy Semedo (1994, Omonia Nicosia), Gilson Tavares (2001, Akron Tolyatti), Hélio Varela (2002, Maccabi Tel Aviv).
CT: Bubista.

BIO: VINCENZO DI MASO
Traduttore e interprete con una spiccata passione per la narrazione sportiva. Arabista e anglista di formazione, si avvale della conoscenza delle lingue per cercare info per i suoi contributi.
Residente a Lisbona, sposato con Ana e papà di Leonardo. Torna frequentemente in Italia.
Collaborazioni con Rivista Contrasti, Persemprecalcio, Zona Cesarini e Rispetta lo Sport.
Appassionato lettore di Galeano, Soriano, Brera e Minà. Utilizzatore (o abusatore?) di brerismi.
Sostenitore di un calcio etico e pulito, sognando utopisticamente che un giorno i componenti di due tifoserie rivali possano bere una birra insieme nel post-partita.










