Il mondo Milan è svuotato. La batosta della mancata qualificazione in Champions dopo tre quarti di campionato sulla scia dell’Inter e per lo più davanti a tutte le altre, è inaccettabile. Non bastassero i risultati del campo che da due anni umiliano la storia rossonera, la disgregazione della sfera dirigenziale, quella tecnica e, a cascata, il rovinoso percorso di Milan Futuro e del settore giovanile, si sommano al muro eretto nei confronti del tifo organizzato che soffre il calpestare della passione.
La ciliegia di plastica su una torta rancida sono le voci accertate di tensioni anche tra Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic, dai più – e dai fatti – indicato come il fuoco amico contro Allegri nelle ultime decisive settimane della stagione. La sua assenza di questi giorni a favore degli impegni pubblicitari e come commentatore dei Mondiali rende esasperante l’attesa della composizione di quadri, staff e rosa, angoscianti le prospettive del futuro.
In che cosa possono sperare, pregare oggi i tifosi rossoneri? Cardinale sta facendo da solo. Ma chi lo consiglia, chi lo aiuta? È come se chiedessero a me di rifare lo staff di una squadra di baseball femminile. Che ne sa Gerry di calcio, di direttori sportivi, allenatori, di calcio insomma? Non credo ci siano dubbi che qualcuno gli sussurri il da farsi. Difficile capire chi, forse il suo amico Briatore, o Calvelli… Fatto sta che la tanto auspicata linea italiana è evaporata con tutto il resto, sia a livello di guida tecnica che di giocatori. Né Conte né De Zerbi né altre ipotesi campate in aria. Silurato Allegri prima da dentro poi dall’esterno, insieme con Tare, i posti di comando a Milanello sono vacanti.
Non ho nessun dubbio che debbano occuparli personalità forti, fortissime: uomini di esperienza non disposti a tollerare ingerenze di alcun tipo. In un panorama di totale insipienza manageriale e tecnica, il Milan non può che affidarsi a un direttore dell’area tecnica che scelga direttore sportivo e allenatore. Questi ultimi due dovranno fare il mercato da soli, rispettando il budget e soprattutto le idee di modulo, di gioco, di filosofia del mister. Da soli. Il direttore potrà così occuparsi in prima persona dello scouting, del settore giovanile, di Milan Futuro: di tutto il patrimonio preso a picconate in queste ultime stagioni.
Non importa se siano tedeschi, austriaci, austroungarici: bisogna consegnare loro le chiavi e sparire da Milanello, mettendo la testa a Casa Milan che va ricostruita esattamente come la rosa e tutto il resto, dai ruoli alle mansioni fino alle strategie (se ve ne sono).
A parte la fede, le preghiere e la provvidenza, i tifosi devono sperare che la struttura della prima squadra sia una bolla coperta e protetta dal resto del management. Inoltre, i giocatori devono essere disposti a correre e lottare: devono avere una spina dorsale, assai più robusta e consistente di quella da lombrico degli ultimi anni. Non vi è al momento un’altra soluzione credibile. Quanto alla tempistica, oramai al Milan sono abituati a partire in ritardo rispetto a tutti: nel 2022 a Maldini il contratto fu rinnovato alle 20 del 30 giugno, ultimo secondo utile. Dal 2023 seguirono 2 stagioni senza direttore sportivo. Nel 2025 Tare fu ingaggiato praticamente a luglio dopo un casting interminabile. Un’altra falla cui bisognerà mettere una pezza. E qui si torna alla fede, alle preghiere e alla provvidenza.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











2 risposte
Ottimo il commiato al tuo articolo Luca! Giusto un immanenente bagliore di Provvidenza potrebbe riportare a galla il nostro Milan. L’uso del condizionale è d’obbligo dato che Mr. Cardinale o si autoconsiglia o è mal consigliato perché i risultati sono stati catastrofici. Il 24 Maggio non è solo la data da ricordare per il mormorio del Piave ma anche quella che ha visto marcare la rovinosa disfatta del Milan in casa ad opera di un manipolo di Sardi. Siamo diventati troppo scarsi e ci vorrà del tempo, e forse molto, per risollevarsi. Si scelga pure un teutonico a governarci purché non sia come un suo vecchio conterraneo denominato
La volpe del deserto di fatto geniale nei combattimenti ma perdente a Guerra conclusa.
Buona giornata.
Massimo 48 ❤️🖤
Buongiorno, purtroppo ripartiremo da un altro anno zero e questo, a mio modesto parere, grazie soprattutto alla presenza di un bravissimo calciatore che, troppo pieno di se, ha pensato che sarebbe stato un dirigente infallibile.
Sino a quando ci sarà lui “nell’organigramma rossonero” (non mi si venga a dire che non c’è!), il Milan non potrà intraprendere un percorso di ricostruzione.
A cosa si aggrappa la fede rossonera?.
Penso ci sia poco da aggrapparsi, anche perché la scollatura con tutto il mondo Milan, sia da parte della società che dei calciatori, (si, anche e soprattutto loro)mi pare sin troppo evidente.
La scorsa stagione, era stata fatta una scelta che in parte condividevo.
Infatti, avevo pensato (credendo, ci fosse dietro un ragionamento da parte della società), che i vari investimenti su Allegri, Tare, Modric e successivamente Rabiot, fossero fatti per dare un consolidamento immediato ed un ritorno alla coppa più prestigiosa; per cui Allegri e gli altri citati, dovevano essere una garanzia e negli anni successivi, con i soldi della Champions, si sarebbe tornati a costruire pazientemente, quanto era stato smontato.
Non ho mai pensato che Allegri potesse essere un punto di arrivo, ma semmai, per il gioco che ha più o meno sempre espresso, un punto di partenza: due/tre anni e poi allenatori più bravi (mi si consenta il termine).
Invece, il dirigente in questione è riuscito nell’impresa di buttare tutto a mare ed oggi ci ritroviamo “punto e daccapo”.
A cosa aggrapparci?.
Al fatto che litighi con la proprietà e questa lo metta alla porta.
Anche il teatrino su Rangnick, perché: beh, semplicemente perché questo signore ha chiesto di lavorare senza interferenze, come è giusto che sia, altrimenti cosa viene a fare, il Tare della situazione?.
Anche no.
Rangnick ha portato l’Austria al mondiale.
Poi, magari possiamo essere d’accordo o meno sul suo valore, ma questo ha chiesto soltanto di lavorare seriamente e non di fare il “burattino”.
Però vorrei fare un appunto finale, riguardo al nostro “blasone”.
Dal 2007 ad oggi, il Milan ha vinto due scudetti, per cui non proprio un curriculum di tutto rispetto e, credo che sia arrivato due/tre volte secondo, in mezzo a tanti piazzamenti deludenti: questo significa che da quando Berlusconi ha deciso di mollare pezzi pregiati come Kakà (io ho sempre pensato che quella cessione significasse l’inizio della fine) e far arrivare alcune “fotocopie” ecco, li è cominciato l’inizio della fine.
Ora, lungi da me voler accusare Berlusconi che ci ha fatto vivere 20 anni di assoluto splendore, però anche gli ultimi anni di Berlusconi, c’era poco a cui aggrapparsi.
Forse, come indicato nell’articolo, Calvelli potrebbe essere un punto di riferimento, magari richiamare Paolo Maldini, ma questa è una strada non percorribile.
Indubbiamente, ci vorrà gente di carattere, che sappia arginare il carattere del dirigente/showman….
La preghiera no: questa si usa in campi più importanti.