C’è una connessione tra le prestazioni agli Europei e quelle ai Mondiali dei tedeschi. I fallimenti del 1984 e soprattutto dei primi anni 2000, hanno portato ad una seria riflessione sullo stato del calcio tedesco che ha ripensato ai propri settori giovanili e ha prodotto una generazione di calciatori in grado di primeggiare a Mondiali ed Europei e vincere la Coppa del Mondo del 2014. Sono nati i Centri federali, una rete capillare di 366 scuole calcio territoriali istituite dalla Federcalcio tedesca (DFB) che puntano su efficienza organizzativa e metodologie comparate e all’avanguardia.
Nello scorso Europeo, quello organizzato in casa, la Germania ha reinterpretato il ruolo di grande potenza del calcio e forse avrebbe meritato di più: la mano galeotta di Cucurella ha privato i tedeschi di un rigore netto che avrebbe deciso il quarto di finale di Lipsia.
La Nationalmannschaft ha fatto della Coppa del Mondo il suo habitat. Quattro Mondiali vinti (1954, 1974, 1990, 2014) e quattro secondi posti (1966, 1982, 1986, 2002) fanno dei Bianchi una delle assolute protagoniste della manifestazione centenaria. I suoi calciatori sono diventati icone del torneo iridato: Fritz Walter, Beckenbauer, Müller, Matthaeus, Neuer, giusto per citarne alcuni. La lista sarebbe in realtà lunghissima. Ha giocato partite memorabili, come la semifinale di Città del Messico del 17 giugno 1970 contro l’Italia o la drammatica Battaglia di Siviglia contro la Francia. Quando si tratta della storia del Mondiale, un capitolo va riservato alla Germania.
I tedeschi si sono qualificati al mondiale americano piazzandosi al primo posto nel girone A. Un cammino netto…o quasi. Alla prima giornata avevano dovuto pagar dazio contro la Slovacchia, l’avversario più ostico del girone. Sono arrivati cinque successi consecutivi che hanno indirizzato la qualificazione degli uomini di Nagelsmann. Nello scontro decisivo contro gli slovacchi, la Germania ha persino esagerato. Il tennistico 6 a 0 è stato considerato da tutto l’ambiente come la miglior partita disputata nell’ultimo periodo dalla Germania. La squadra pare essere in gran forma e i test match di marzo ne hanno dato prova. Dopo il pirotecnico 4 a 3 con il quale ha regolato la Svizzera, e’ arrivata la vittoria sul Ghana per 2 a 1. Nella recente partita del 31 maggio, invece, la confortevole vittoria contro la Finlandia per 4 a 0 (a segno due volte Deniz Undav, Wirtz, Musiala) ha confermato la crescita di una squadra che è chiamata a riscattare i fallimenti degli ultimi due Mondiali. Nagelsmann non ha mai preso parte alla Coppa del Mondo.
Per lui sarà un’emozione tutta particolare.
Fiducia è la parola che pronuncia spesso con i suoi calciatori e con la stampa. È consapevole che la Germania parta leggermente dietro a Spagna, Argentina e Francia ma confida nel processo, nell’alchimia tra crescita fisica e maturazione individuale che in un torneo di un mese fa la differenza. Aver ritrovato tre giocatori chiave come Havertz, Musiala e Rudiger riempie il commissario tecnico tedesco di grande speranza. La loro assenza si è fatta sentire e molto passerà anche dalle prestazioni di Wirtz. Il giocatore del Liverpool, strapagato nella sessione estiva, ha vissuto una stagione complessa con i Reds. Il Mondiale potrebbe riscattare la sua annata. Nagelsmann è conscio che la Germania dovrà dare sempre il cento per cento per poter vincere, come è avvenuto contro la Slovacchia, nella partita che ha regalato la qualificazione. Se la squadra gioca a quel livello, allora potrà competere alla pari con chiunque. D’altra parte, agli Europei la sua squadra si è espressa al massimo delle sue possibilità. È mancato qualcosa, oltre alla fortuna. Quel dettaglio che consente di vincere le partite che fanno la storia, a cui è abituata la Germania.
Dal punto di vista tattico, Nagelsmann può contare su diverse soluzioni tattiche, fondate sull’1-4-2-3-1. Fluidità e pressing alto sono le prerogative del suo gioco. Il dubbio è legato alla scelta della prima punta. Woltemade è ormai più che un prospetto ma la Premier League è un campionato che richiede un periodo di ambientamento non sempre rapido. L’alto e longilineo attaccante ha faticato con il Newcastle anche dal punto di vista tattico, mandando in confusione il tecnico Howe. Detto questo, la prestazione di Deniz Undav contro la Finlandia può aver dato qualche convinzione in più a Nagelsmann che può contare su un parco offensivo di tutto rispetto, costituito da Wirtz, Musiala, Havertz e Sané. Potere alla tecnica e all’inventiva. Sono diverse anche le soluzioni di gioco: combinazioni precise e pulite, cambi di gioco intelligenti, lanci lunghi e chirurgici in diagonale e ottimi cross dalle fasce. E occhio alle palle inattive: un terzo dei gol durante le qualificazioni è nato da situazioni da palle da fermo.
Nagelsmann ha rimesso in ordine anche l’assetto difensivo: solo tre le reti subite durante la qualificazione e quattro clean sheet.
Non mancano, come si è appena detto, giocatori in grado di cambiare le sorti della partita. Il recupero di Musiala è fondamentale per questa squadra. È uno dei migliori dribblatori al mondo e la Coppa del Mondo potrebbe essere il suo palcoscenico. Opererà sulla stessa linea di Wirtz e Sané, dietro a Kai Havertz. Il giocatore dell’Arsenal, eliminate le scorie per la sconfitta nella finale di Champions League, dovrebbe partire come punta titolare in attacco.
La prima punta resta per Nagelsmann un dilemma, ma il parco offensivo è uno dei pochi che possono garantire diverse soluzioni. Giocatori chiave sono il portiere Baumann e i difensori Schlotterbeck e Kimmich, il capitano, che può adattarsi ad ogni situazione tattica.
Wirtz è chiamato a un riscatto e il Mondiale potrebbe rappresentare l’occasione ideale per ritrovare fiducia e continuità.
Quale pagina scriverà la Germania?
Il libro dei mondiali attende di essere aggiornato. Vedremo l’ennesimo fallimento al primo turno dei tedeschi oppure la conferma della competitività di un movimento capace di rinnovarsi?
Crediamo che la Germania possa giocarsi le sue carte in questo campionato del mondo. Come dice il suo commissario tecnico, bisognerà ragionare di partita in partita e crescere nella fiducia perché le individualità ci sono. Forse, come ha fatto notare qualche commentatore, avrà bisogno di una struttura, dove tutti gli interpreti sanno cosa devono fare. È anche vero che, fatta eccezione per l’attacco, la Nationalmannschaft manca di fuoriclasse negli altri reparti, come ha detto recentemente Jürgen Kohler.
Il girone è assolutamente alla portata dei tedeschi. Dai sedicesimi in poi, inizierà molto presumibilmente il vero mondiale dei Panzer.
E noi non vediamo l’ora di scoprire chi firmerà il prossimo capitolo su questo fantastico libro chiamato Coppa del Mondo.
La Germania giocherà la sua prima partita contro Curaçao domenica 14 giugno. Seguiranno gli incontri contro Costa d’Avorio (20 giugno) ed Ecuador (25 giugno).
I CONVOCATI:
Portieri: Manuel Neuer (Bayern Monaco), Oliver Baumann (Hoffenheim), Alexander Nübel (Stoccarda).
Difensori: Waldemar Anton (Borussia Dortmund), Nathaniel Brown (Eintracht Francoforte), Joshua Kimmich (Bayern Monaco), David Raum (RB Lispia), Antonio Rüdiger (Real Madrid), Malick Thiaw (Newcastle), Nico Schlotterbeck (Borussia Dortmund), Jonathan Tah (Bayern Monaco).
Centrocampisti: Leon Goretzka (Bayern Monaco), Pascal Groß (Brighton), Felix Nmecha (Borussia Dortmund), Angelo Stiller (Stoccarda), Jamie Leweling (Stoccarda), Lennart Karl (Bayern Monaco), Aleksandar Pavlović (Bayern Monaco)
Attaccanti: Jamal Musiala (Bayern Monaco), Nadiem Amiri (Mainz), Kai Havertz (Arsenal), Leroy Sané (Galatasaray), Deniz Undav (Stoccarda), Maximilian Beier (Borussia Dortmund), Nick Woltemade (Newcastle), Florian Wirtz (Liverpool)

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










