La Germania Ovest, a distanza di vent’anni, si laurea per la seconda volta campione del mondo aggiudicandosi, in casa propria, la nuova Coppa del mondo della FIFA (dopo la definitiva assegnazione al Brasile della Coppa Rimet).
A capitolare nell’atto conclusivo di Monaco di Baviera è inaspettatamente la mitica Olanda di Cruijff e Rinus Michels, una delle più sfavillanti espressioni di calcio totale che la storia abbia contemplato.
Quest’edizione fu, differentemente dalle precedenti, caratterizzata da una formula decisamente particolare, volta alla costituzione di due gironi finali successivi ai canonici gironi eliminatori: le vincenti avrebbero disputato la finale, le seconde classificate la “finalina” (poi vinta dalla Polonia di Lato sul Brasile, lontano dall’essere l’inarrivabile compagine delle precedenti esibizioni iridate).
La coralità e la classe individuale degli olandesi, che in finale riuscirono nell’impresa di siglare una rete su calcio di rigore senza mai precedentemente far toccare palla ai tedeschi, si compiacque della propria bellezza e della propria modernità capitolando dinanzi alla rigida compattezza emotiva dei vari Beckenbauer, Breitner e Gerd Muller, autore, quest’ultimo, del decisivo due a uno.
L’edizione annoverò, altresì, nel suo percorso, la storica sfida fra la Germania Ovest e la Germania Est, politicamente e territorialmente separate, simbolo emblematico della “guerra fredda” e della divisione dello scenario planetario in due blocchi contrapposti (una situazione che perdurerà ancora per i successivi quindici anni, sino al crollo dell’Unione Sovietica e del muro di Berlino): a trionfare furono i tedeschi orientali per uno a zero.
Quattro anni più tardi, in un clima non propriamente idilliaco a causa dell’oppressione politico-sociale del regime militare vigente all’epoca, l’Argentina, sul suolo domestico, vince per la prima volta il mondiale.
È il 1978.
Senza il miglior giocatore del pianeta, Cruijff, che rinunciò a partecipare alla manifestazione iridata, l’Olanda riuscí nell’impresa di centrare nuovamente l’atto conclusivo battendo fra le altre, nel girone finale, la spettacolare Italia di Bearzot, spesso citata per il gioco offensivo e coraggioso mostrato durante quest’edizione.
La gara valevole per l’assegnazione del titolo vide la “seleccion” prevalere dopo i tempi supplementari con il punteggio di 3-1: Kempes e Bertoni consentirono allo stadio “Monumental” di vivere il momento di gloria più alto del calcio argentino.
Non mancarono le polemiche degli olandesi per un arbitraggio ritenuto eufemisticamente casalingo da parte del nostro Gonella, primo fischietto tricolore di una finale mondiale, con l’albiceleste in più circostanze impunita dopo essersi resa protagonista di interventi decisamente rudi: nei tempi supplementari, soprattutto, il gioco si trasformò in una caccia all’uomo caotica e frammentata.
L’episodio più eclatante non sanzionato fu una violenta gomitata del capitano argentino Passarella a Johan Neeskens, che costò al centrocampista olandese la perdita di due denti.
Gonella minimizzò a più riprese le polemiche e le accuse imputategli.
Nel 1982, dopo 44 anni, in terra di Spagna, l’Italia conquista nuovamente il titolo mondiale: gli uomini di Bearzot, alla vigilia non accreditati per la vittoria del titolo, giunti nella penisola iberica con il fardello (prettamente italico) di polemiche concernenti questioni morali e più prettamente tecniche i cui strascichi (in termini di serenità intaccata e difficoltà nella gestione della pressione) furono evidenti durante le partite della prima fase (dopo un girone eliminatorio deludente con tre pareggi contro Polonia, Perù e Camerun, la squadra e Bearzot decisero di non rilasciare più interviste, eccezion fatta per il capitano Dino Zoff e Franco Causio), riuscirono nell’impresa di ribaltare completamente i pronostici e di vincere un Mondiale con lo scalpo dell’Argentina di Maradona ( annichilito dalla leggendaria ed asfissiante marcatura di Gentile) , del favoritissimo Brasile dei vari Falcao, Zico, Socrates, Eder, Junior, Toninho Cerezo, e, dulcis in fundo, della Germania di Rummenigge e Breitner.
L’urlo di Marco Tardelli, i gol di Rossi, l’esultanza del Presidente Pertini, la sobria e composta eleganza di un uomo d’altri tempi quale Bearzot, resteranno indelebili nella memoria collettiva di un’intera nazione.

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.










