Ho recentemente avuto la fortuna di assistere alla presentazione della biografia su Dejan Savićević, intitolata “Il Genio” e scritta da Massimiliano Ruzzante. Avevo da poco scritto un articolo, sempre per il blog “La complessità del Calcio”, nel quale avevo trattato il tema dei “geni e dei colpi di genio nel calcio”, in cui Savićević era chiaramente il protagonista. Oltre ad aver realizzato il sogno di incontrare l’idolo della mia infanzia, ho avuto il piacere di ascoltare le parole di Dejan, del quale ho apprezzato l’onestà intellettuale, la sincerità e la pragmaticità.
In particolare, mi ha fatto riflettere una sua risposta a una domanda formulata da uno dei giornalisti presenti. Qualcuno ha provato a chiedere se il fantastico gol “ad arcobaleno”, realizzato nella finale di Coppa dei Campioni del 1994, fosse semplicemente un tentativo ben riuscito. Dejan, con estrema onestà, ha risposto precisando che, durante la sua carriera, alcuni gol li ha visualizzati nella mente prima ancora di realizzarli; quello contro il Barcellona allenato da Cruijff è stato sicuramente uno di essi.
Ciò mi ha condotto a riflettere su un tema affascinante, che possiede quel fascino misterioso tipico dei tratti che emergono pur restando invisibili, e che portano a pensare che siano insiti nel DNA solo di alcuni giocatori: mi riferisco all’istinto del gol.
Istinto del gol e senso del gol
Spesso, nel mondo del calcio, si tende a utilizzare come sinonimi i termini “istinto del gol” e “senso del gol”. Io sono dell’opinione che si tratti di aspetti a volte collegati, ma comunque differenti.
L’istinto del gol è una risposta reattiva, un impulso primordiale che si traduce nell’abilità di compiere la giocata corretta (un tiro su respinta, un tiro angolato girati di spalle, un tocco sotto porta, ecc.) in situazioni disorganiche o impreviste. È un istinto agonistico quasi animalesco, coordinato con tempismo puro nel contesto in cui si è immersi.
Il senso del gol, invece, è legato alla cognizione, alla tattica individuale e collettiva, al posizionamento; si tratta certamente di un aspetto allenabile e affinabile nel tempo attraverso la pratica. Spesso si traduce nel saper leggere in anticipo l’azione e nel trovarsi al posto giusto nel momento giusto.
Esiste un calciatore che ha posseduto il dono dell’istinto del gol e che ha sviluppato, forse meglio di chiunque altro, anche il senso del gol, arrivando a combinarli in modo unico: Filippo Inzaghi.
Filippo “Pippo” Inzaghi è stato uno dei marcatori più prolifici della storia del calcio italiano, con 316 reti in 695 partite e una media gol di 0,45 a partita. Un vero attaccante di razza. Cresciuto nel settore giovanile del Piacenza, è attualmente primo tra gli italiani nella speciale classifica dei migliori marcatori in Champions League. Da professionista, i principali club della carriera di Filippo sono stati l’Atalanta, la Juventus e il Milan.
Esiste una frase pronunciata da Emiliano Mondonico (grande allenatore di Atalanta, Torino, Napoli, ecc.) che a mio avviso rappresenta perfettamente “Super Pippo”: “Non è Inzaghi a essere innamorato del gol, è il gol a essere innamorato di Inzaghi”. Non a caso, nella stagione 1996/1997 all’Atalanta, sotto la guida di Mondonico, Inzaghi ha segnato 24 gol in campionato diventando capocannoniere della Serie A. I veri attaccanti, indipendentemente dalla maglia che indossano, hanno fiuto per la rete, tanto che, anche a seguito del passaggio alla Juventus, alla prima stagione in bianconero segna 27 gol tra campionato e Champions League. Contando anche le annate successive, a Torino realizza 89 gol su un totale di 165 presenze.
Ma è durante gli undici anni in rossonero, dal 2001 al 2012, che Filippo realizza qualcosa di straordinario. Contribuisce in modo decisivo alla vittoria di due Champions League, due Supercoppe Europee, una Coppa del Mondo per Club, due scudetti, una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane, collezionando al Milan un totale di 300 presenze e 126 gol. Pippo giocava costantemente sul filo del fuorigioco, con un’ossessione totale per la marcatura. Spesso i suoi gol non erano belli esteticamente, ma ciò che per lui contava — aspetto apprezzatissimo dai suoi tifosi — era il focus sull’obiettivo, raggiunto grazie alla sua concretezza e alla sua efficacia offensiva.
Come anticipato, Inzaghi è il perfetto rappresentante della combinazione tra istinto e senso del gol. Di seguito, i gol “pesanti” che meglio descrivono questo predatore d’area di altri tempi:
• Finale Champions League 2007 (Milan-Liverpool 2-1): Inzaghi segna entrambi i gol della vittoria. In occasione della prima rete si dimostra astuto nel posizionamento e nel far emergere il suo istinto da goleador: devia con la spalla (involontariamente) una punizione di Andrea Pirlo, ingannando Pepe Reina. Guarda caso, però, la palla finisce in rete. Il secondo gol nasce da un assist di Kakà: scatto sul filo del fuorigioco, dribbling istintivo sul portiere e conclusione da posizione defilata.
• Ultimo gol in Serie A (Milan-Novara 2-1, 13 maggio 2012): È l’ultima partita della carriera con il suo Milan. Su assist filtrante di Seedorf, esegue un controllo a seguire di petto e un tiro al volo di precisione: un classico gol “alla Inzaghi” che richiede studio e coordinazione. La sua carriera si chiude con un’esultanza in lacrime sotto la curva, inginocchiato a baciare la maglia. Una chiusura degna di un film di Hollywood.
In conclusione
Il nostro calcio è in crisi e alcuni ritengono che, per risollevarlo, si debba dare priorità al lavoro specifico sulla tecnica individuale. Mi chiedo se ciò sia del tutto vero o se, al contrario, questa visione costituisca un approccio riduttivo, se non si prende in considerazione l’interezza del giocatore.
Pensiamo al caso di Inzaghi: forse non è mai stato dotato di spiccate doti tecniche (non eccelleva nel palleggio, nel controllo palla, nel tiro dalla distanza o nel dribbling), eppure è stato e rimane uno degli attaccanti più amati. Eccelleva in qualcosa di intangibile e dal valore inestimabile: l’istinto predatorio, il posizionamento intelligente al limite del fuorigioco, l’attaccamento alla maglia, l’impegno e il desiderio primario di segnare per il bene della squadra. E se chi non eccelle nella tecnica pura realizza oltre 300 gol, allora, ai programmi tecnici teorici, io preferisco di gran lunga chi, come Super Pippo, ha il dono di buttarla dentro.

BIO: LUCA INNOCENTI
Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21).
Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5).
Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli.
Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.










5 risposte
Bellissimo articolo, complimenti!
Per chi come me vive i colori rossoneri da più di 50 anni, e ha vissuto glorie e sconfitte, Pippo Inzaghi rappresenta quello che tutti vorremmo da un attaccante: maniacalità allo stato puro. Pippo viveva per il gol, ogni suo movimento era indirizzato alla realizzazione di un gol: è stato un moderno Pierino Prati, e vederlo gioire era entusiasmante, coinvolgente.
Grazie per aver scritto queste bellissime parole su uno dei campioni rossoneri più amati dí sempre! ♥️🖤
Grazie Luigi. Concordo pienamente, la gioia delle sue esultanze era coinvolgente.
Buona domenica
Luca
Bellissimo articolo Luca! Grazie per la preziosa narrazione delle gesta del grande ed unico Pippo Inzaghi! Personalmente lo accosterei ad un rabdomante, così come sensorialmente trova la sottostante vena d’acqua, il nostro Pippo aveva innato nel suo DNA, fiuto e matematico rendezvous con la palla da insaccare con le sue stravaganti ed ineguagliabili realizzazioni.
Buona Domenica!
Massimo 48
Ciao Massimo, grazie di cuore per i complimenti e per il tuo sempre apprezzatissimo commento. Il posizionamento intimo al fiuto del goal erano i suoi superpoteri.
Buona domenica anche a te.
Luca
Penso che il gol che piu’ rappresenta Inzaghi sia il secondo al Bayern nel famoso 4-1. Una svirgolata che manda in tilt il portiere avversario, con la palla che resta li’ per il comodo appoggio in rete di testa.