LA FATAL VERONA

Verosimilmente nel peggior momento della stagione, con i recenti risultati che hanno addirittura compromesso la qualificazione alla prossima Champions League, il Milan, reduce dal pesantissimo crollo interno al cospetto dell’Udinese (che ha ulteriormente evidenziato quanto non basti parlare di modifiche relative ai sistemi di gioco se alla base le novità, o presunte tali, non sono supportate da un piano gara preciso puntualmente coltivato nella disponibilità settimanale, come differentemente ha dimostrato Fabregas contro l’Inter, dominando ancora una volta l’avversario per larga parte dell’incontro pur modificando l’assetto consueto), fa visita all’ormai retrocesso Verona consegnando al Bentegodi le proprie velleità continentali, nell’impianto storicamente teatro di amari epiloghi in chiave meneghina.

Quello fra rossoneri e scaligeri è infatti un incontro storicamente abituato a riservare risvolti epocali, alla stregua di quanto accade nel 1973, allorquando, in virtù di un pirotecnico 5-3, i rossoneri, reduci dalla vittoria in Coppa delle Coppe contro il Leeds United ( Rivera e compagni non  bisseranno il successo l’anno seguente, capitolando contro il Magdeburgo),  consentirono alla Juventus di vincere il tricolore dopo aver piegato la Roma all’Olimpico grazie ad una rete di Cuccureddu.

Verona divenne “fatale” e, a distanza di 17 anni, l’epiteto ebbe modo di rimarcare la propria etimologia: il Milan di Sacchi cadde al “Bentegodi” (era la penultima giornata) per 2-1, spianando la strada al secondo tricolore dell’età di Diego.

Reduce dalle fatiche supplementari di Monaco di Baviera ( Sacchi si accingeva a vincere la Coppa dei Campioni per il secondo anno consecutivo) e dopo aver assistito all’assegnazione della vittoria a tavolino al Napoli per il celeberrimo caso concernente la monetina lanciata dagli spalti di Bergamo verso Alemao, il Milan si sgretolò dinanzi alle marcature di Sotomayor e Davide Pellegrini dopo l’iniziale vantaggio firmato da Simone.

La cronaca del tabellino della gara non è però da circoscrivere esclusivamente alle reti dei suddetti marcatori: Rijkaard, Van Basten, Costacurta e lo stesso Arrigo Sacchi vennero espulsi da Rosario Lo Bello, inevitabilmente finito poi sotto l’occhio del ciclone.

Consegnata ai posteri, in particolare, la protesta del cigno di Utrecht, che si sfila la casacca in occasione dell’allontanamento dal terreno di gioco.

Come anticipato, Il Milan si consolerà bissando il successo dell’anno precedente e conquistando così la quarta Coppa dei Campioni della storia, ciliegina sulla torta di un’annata straordinaria per le compagini italiane capaci di trionfare in tutte le competizioni continentali, proprio alla vigilia dei mondiali casalinghi, nel massimo splendore del calcio italico, faro d’Europa per quasi tre decadi.

Or dunque, l’impresa solo sfiorata nel 1989 a causa della sconfitta della Samp in finale di Coppa delle Coppe (saranno proprio i blucerchiati, però, ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro dei tornei europei nel fantastico trittico di quest’anno, altresì nella medesima manifestazione risultata amara la stagione precedente) conosce l’apice al Prater di Vienna, con i rossoneri che, grazie ad una rete di Rijkaard, hanno ragione del Benfica, alla quinta sconfitta consecutiva in finale dopo i trionfi del 1961 e del 1962.

Da “damnatio memoriae” la partecipazione dell’Inter del Trap reduce dallo scudetto dei record, eliminata al primo turno dagli svedesi del Malmoe.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

4 risposte

  1. Bellissima cronistoria Chapeau! È fuor di dubbio Andrea che, avvalendomi di una metafora matematica sinistramente ripetitiva, il Diavolo starebbe al Bentegodi esattamente come un toro matato nell’arena. Sto toccando ferro ma è tassativamente proibito lasciar punti sul terreno degli Scaligeri, manderemmo alle ortiche quanto di buono in questa travagliata annata si è riusciti ad esprimere.
    Buon sabato e forza Milan!

    Massimo 48 ❤️🖤

  2. Gran bel pezzo Andrea! Mi piaceva quando Berlusconi parlava del “tennistico” Grande Slam che nella 1990 fu a un passo dal concretizzarsi. La Fatal Verona 2 è il ricordo di un pomeriggio piovoso e illusorio. Simone segna, papà esulta. Il Verona la ribalta, papà impreca. La mia prima vera sconfitta da tifoso rossonero.

  3. Un anno dove fai il vero triplete, Supercoppa Europea, Intercontinentale e Coppa dei Campioni, sfiori anche scudetto e coppa Italia, ci toccava ascoltare i giornalisti parlare di grande splash.
    Verona X me bimbo di 8 anni era la vera prima tragedia sportiva da affrontare, sul campo un mero plotone esecutorio.
    Quel Milan gioco’ X una stagione Intera, senza Gullit.

  4. Verona fu senza dubbio fatale, ma gli episodi che la determinarono tale furono, quantomeno nel 1973, altamente discutibili…

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