UNA STORIA DI AMMUTINAMENTI

È la notte in cui ogni giocatore sogna di diventare una stella e scrivere il proprio nome nel firmamento del calcio.

A Rabat, capitale del Marocco, il 18 gennaio 2026 lo stadio di Moulay Abdallah è il teatro della resa dei conti: la finale della Coppa delle nazioni Africane 2025. Di fronte i leoni dell’Atlante contro i Leoni della Teranga.

La sfida tra predatori resta in equilibrio per i novanta minuti, quando allo scadere la fortuna decide di baciare il Marocco. Il senegalese Diouf atterra in area Brahim Díaz e l’arbitro, dopo il richiamo al VAR, assegna il calcio di rigore.

In quel momento, nel cielo di Rabat, non brillano più le stelle del calcio, ma le sedie lanciate dagli spalti da parte dei tifosi senegalesi in segno di violenta protesta, minacciando un’invasione di campo. Il CT del Senegal, Pape Thiaw, come Christian Fletcher nell’ammutinamento del Bounty del 1789, in segno di protesta e di ribellione contro la decisione arbitrale, invita la squadra ad abbandonare il campo di gioco.

La scena che segue è surreale. In campo restano solo i giocatori del Marocco, mentre la nazionale senegalese scompare nel tunnel degli spogliatoi. Un ammutinamento durato dieci lunghi minuti, che impedisce al Marocco di calciare il rigore e che segnerà per sempre la 35ª edizione della Coppa d’Africa.

Il destino, però, ama prendersi gioco dei ribelli, proprio come fece con l’equipaggio del Bounty quando, dopo aver preso il controllo della nave, abbandonò il capitano William Bligh su una scialuppa nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Bligh sopravvisse miracolosamente a 47 giorni di deriva, denunciand l’accaduto all’Ammiragliato di Londra, che inviò la nave dal nome profetico, Pandora, a catturare gli ammutinati nel loro paradiso di Tahiti.

A Rabat, l’unico a non piegarsi alla fuga è il capitano Sadio Mané. Resta in campo, richiama i compagni e li convince a tornare per finire ciò che hanno iniziato.Gli eventi successivi sembrano inizialmente sorridere al Senegal, ma si rivelano solo il preludio di un’altalena di emozioni beffarde: Brahim Díaz fallisce il calcio di rigore e la partita scivola ai supplementari. Qui, il Senegal trova il guizzo con Pape Gueye: 1-0. Il Senegal è Campione d’Africa 2025 per la seconda volta.

Ma proprio come la fregata Pandora diede la caccia ai ribelli del Bounty per consegnarli al loro destino, anche in questa vicenda la nemesi si manifesta nel momento di massimo splendore. Quando la festa senegalese sembrava ormai inarrestabile, si scoperchia – quasi per un beffardo gioco di omonimia – il vaso di Pandora e l’ammutinamento dei Leoni della Teranga diventa la loro condanna.

Il 17 marzo 2026, la Commissione d’Appello ha accolto il ricorso della federazione marocchina (FRMF): vittoria a tavolino al Marocco per la violazione degli articoli 82 e 84 del Regolamento CAF. Nonostante la decisione ufficiale, il CT Pape Thiaw prosegue la sua rivolta rifiutandosi di consegnare il trofeo, stringendolo tra le mani e affidandolo simbolicamente all’esercito del suo Paese. Il Senegal si autoproclama campione contro ogni verdetto ufficiale.

Ma il racconto nasconde un ultimo, ironico segreto: un altro vaso di Pandora sta per aprirsi. La federazione della Guinea ha chiesto alla CAF di rivedere l’esito della Coppa d’Africa 1976. Il motivo? Un ammutinamento del Marocco che, in quell’edizione, lasciò temporaneamente il campo nella sfida decisiva contro la Guinea, prima di rientrare e strappare il pareggio che gli valse il titolo.

La storia, a volte, non fa altro che ripetersi, in un eterno gioco di ribellioni, approdi, e vasi di Pandora pronti a scoperchiarsi.

BIO: Wladimiro Maraschio, classe 1972, vive a Sulmona (AQ) ed è avvocato civilista. Da sempre appassionato di sport e di calcio, nel 2024 ha conseguito l’abilitazione FIGC per l’esercizio della professione di agente sportivo.

È convinto che le storie del calcio non nascano soltanto nel rettangolo di gioco. Spesso ciò che accade fuori dal campo — nelle scelte societarie, nelle dinamiche umane o persino sugli spalti — finisce per influenzare le prestazioni di un calciatore o il destino di una squadra.

Per questo gli piace osservare il calcio da una prospettiva diversa: quella di chi guarda alle regole, ai rapporti e alle dinamiche che stanno dietro lo sport, convinto che comprenderle significhi anche contribuire alla crescita di chi ne fa parte.

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