MILAN LEGENDS – SERGIO BATTISTINI: L’UOMO CHE FERMÒ MARADONA

Ci sono calciatori che fanno parte di un club nel momento sbagliato.

Uno di questi è Sergio Battistini. Grande talento, senso tattico, confidenza innata con il gol. Potenza in attesa di diventare atto.

Fa parte della classe del 1963, a cui appartiene Alberigo Evani, massese come lui.

Toscano verace e la toscanità gioca un ruolo essenziale nel corso del suo percorso professionale.

Cresciuto calcisticamente in oratorio, viene notato da un osservatore del Milan che lo porta in Lombardia. La primavera rossonera è in un momento di grande crescita e il vivaio produce tanti ottimi calciatori.

Diventa uno dei “figli” di Giacomini che non ha remore nel lanciare giovani talenti in prima squadra. Per Sergio Battistini ha parole davvero importanti ed è convinto che possa fare carriera. L’esordio ufficiale avviene il 5 dicembre 1979 in Coppa Italia contro la Roma, nel ritorno dei quarti di finale. Il giovane Sergio entra, in punta di piedi, quando il Milan ha pareggiato con Bigon.

L’ascesa è breve e il silenzioso motorino comincia a ritagliarsi spazio. Giacomini si fida di lui e gli assegna marcature fastidiose, uomini di talento che vanno limitati, se non annullati.

Un giorno l’uomo da marcare si chiama Diego Armando Maradona.

Il Milan sta giocando un’amichevole contro il Boca Juniors. L’argentino non lascia traccia perchè su di lui vigila costantemente l’ombra di Battistini che gli lascia poco spazio di inventiva. Ci piace pensare che un annetto più tardi Claudio Gentile avesse segretamente chiamato il suo collega per chiedergli come si ferma Deguito. Nonostante i tanti complimenti, a fine partita il giovane toscano mantiene il suo aplomb: «Ho  cercato di giocare al calcio  sforzandomi di colpire il pallone e non la caviglia di  Maradona. Con tutti gli avversari cerco di giocare in questo modo e non vedo perché avrei dovuto cambiare abitudine contro il “niño de oro“.» Ricaccia, poi, scomodi paragoni, in nome della sua umiltà e di un pizzico di paura: «Per carità, non paragonatemi a questi campioni del passato  rossonero. Per ora l’unica cosa che mi accomuna a loro è lo stesso ruolo di mediano che occupo.»

La stagione del Milan in B diventa un’importante esperienza di crescita per tanti ragazzi, come lo stesso Battistini. Il mediano rossonero, per alcuni il più milanista dei milanisti secondo solo a Baresi, è uno degli elementi che aiutano i rossoneri ad ottenere l’immediato ritorno in Serie A è nel campionato cadetto segna cinque reti. È un giocatore estremamente duttile, capace di difendere e di inserirsi con efficacia. A Monza, dove trova la sua prima rete ufficiale, il giovane centrocampista rossonero si rende protagonista di un salvataggio fondamentale su Massaro. Le sue reti contribuiscono all’ascesa del Milan nella massima serie, ma la stagione successiva si rivela complessa per tutta la squadra e il giovane Battistini è, per sua sfortuna, protagonista di uno spiacevole episodio. A causa della squalifica del campo, Milan – Ascoli si gioca a Verona. Sul risultato di 0-0, il Milan usufruisce di un calcio di rigore. Battistini, il più bravo in allenamento, si presenta dal dischetto. Brini, che contro il Diavolo disputa sempre grandi partite, sfiora il rigore calciato dal giocatore toscano che finisce sul palo. È un errore che non sblocca il risultato e che avrà il suo peso sulle sorti del Milan. Battistini accusa il colpo, prova a giocare la partita senza pensarci, ma alla fine chiede il cambio. Ai giornalisti esterna la sua amarezza: «E dire che mi sentivo tranquillo. Mi sono avvicinato al  pallone sicurissimo di fare gol. Peccato, un vero peccato. Quando ho visto che Brini aveva intuito e che la sfera, dopo aver toccato il palo, se ne andava da un’altra parte, mi sono quasi sentito male. Come se la terra  improvvisamente mi fosse venuta a mancare sotto i piedi. Le garantisco che ho resistito in campo con la forza della disperazione. Poi, però, non ce l’ho fatta più e ho chiesto di essere sostituito[…]. Signori, potevamo vincere, abbiamo pareggiato. Sono cose che nel calcio capitano. L’importante è non drammatizzare e trovare la forza per  andare avanti.»

Ce ne vorrà di forza per andare avanti perchè il Milan e il Battista – così lo chiamano i suoi compagni di squadra – retrocedono sul campo all’ultima giornata.

Il Milan con orgoglio si rialza ancora una volta e risale dalle acque melmose della B. Battistini gioca 37 partite e realizza 11 reti dimostrandosi elemento imprescindibile di questa squadra.

La stagione successiva è per lui molto importante. In Serie A il Milan chiude il campionato sesto, riuscendo a mantenere la categoria, e sfiorando per una manciata di punti la qualificazione alla Coppa UEFA. Battistini è autore di una buona stagione, condita da cinque reti, tra le quali la doppietta alla Lazio nella partita di San Siro.

Riesce ad entrare nel giro della Nazionale maggiore e partecipa con la Nazionale Olimpica ai Giochi Olimpici di Los Angeles. Il calciatore sogna un Milan più forte, magari con Brady e Giordano a rinforzare la squadra per vincere, perché il successo fa parte del DNA di questa squadra.

La stagione 1984/1985, invece, è molto complicata. Non arrivano né Brady, né Giordano e lui soffre per alcune divergenze tattiche con Liedholm, che lo vede regista largo. Per Battistini non è una situazione facile da affrontare. Parla prima con Rivera, poi con lo stesso Liddas. Il dialogo tra le parti sembra risolvere ogni dubbio: «E’ stata una chiacchierata molto amichevole quella che ho avuto con il mio allenatore. Nei suoi confronti continuo ad avere la massima fiducia, sono convinto che i suoi consigli mi saranno preziosi per raggiungere le mete professionali alle quali aspiro. Mi sono permesso di esprimere il mio parere solo perché non andavo in campo convinto di poter svolgere bene I compiti tattici affidatimi. Non lo nego, avevo le Idee confuse. Ora che Liedholm mi ha spiegato tutto sono molto più tranquillo, sereno. Ora confido di poter essere lasciato tranquillo, ne ho proprio bisogno. Liedholm mi ha convinto che nel ruolo di regista largo, ossia come suggeritore esterno, ho un grande avvenire. MI basta: un allenatore bravo come lui difficilmente cade in errore.» 

Gioca 29 partite e segna 5 gol, ma siamo ai titoli di coda. Anche con il presidente Farina il rapporto è ai minimi storici. Che il vento stia cambiando lo suggerisce un altro episodio. Accade che in Udinese – Milan Sergio Battistini debba uscire dal campo al 46’ per infortunio alla caviglia. Al suo posto entra un giovanotto di belle speranze: Paolo Maldini. È quasi un passaggio di consegne.

Difficile lasciare il Milan dopo otto lunghi anni, ma la Fiorentina diventa un’occasione, economica e non solo. Lo spiega lo stesso  Sergio Battistini: «Non l’ho fatto soltanto per i soldi, sono nato in Toscana e considero un grande onore giocare nella Fiorentina, una squadra in cui avevo già diversi amici a cominciare da Massaro col quale ho diviso l’avventura di Los Angeles. Naturalmente mi è dispiaciuto lasciare il Milan, una società alla quale debbo moltissimo.»

A Firenze trascorre cinque stagioni importanti, prima di accettare la proposta dell’Inter, dove vince due Coppe UEFA, i successi più importanti della sua carriera. Difficile trovare un calciatore che abbia indossato le maglie di Milan e Inter ed essere apprezzato da entrambe le tifoserie.

Chiude con Brescia e Spezia prima di alcune saltuarie esperienze in panchina. 

Sergio Battistini ha collezionato 4 presenze con la Nazionale maggiore.

Con il Milan ha giocato ben 201 partite e segnato 37 reti.

Con i rossoneri ha ottenuto due promozioni dalla B alla A (1980-1981; 1982-1983); ha vinto una Mitropa Cup (1982).

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

4 risposte

  1. Bell’articolo Vincenzo, Chapeau!
    Battistini é stato un buonissimo giocatore che ha ricoperto un ruolo complesso ed abbastanza faticoso. L’episodio dell’infortunio alla caviglia e l’ingresso di Paolo Maldini è stato indubbiamente un dovuto e storico passaggio di consegne. Ciò non toglie la valenza da lui espressa nel Milan soprattutto nel suo periodo più buio.
    Buona Domenica.

    Massimo 48 ❤️🖤

    1. Grazie, carissimo Massimo! Qualcuno lo definì il più milanista dei milanisti. Purtroppo ha finito altrove la carriera e ha vestito la maglia di quelli là…
      Credo che alcuni protagonisti di quegli anni meritassero di continuare sotto l’egida berlusconiana. Peccato, perché sono molto amati dai tifosi.

      Vincenzo ❤️🖤

  2. Complimenti per il bell’articolo. Vorrei solo aggiungere che oltre a Battistini e Chicco Evani la classe 1963 delle giovanili del Milan porto’ fino in prima squadra anche un certo Filippo Galli… 🙂

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