Dalla A alla Z, un sillabario del Capitano del Milan

FRANCO BARESI AL TORNEO DI VIAREGGIO (1977)
Penultima bandiera del Milan e ultimo grande libero del calcio italiano, Franco Baresi ha indossato la fascia di capitano rossonero dal settembre 1982 al giugno 1997, passando dalla serie B alla vetta del calcio mondiale. Nils Liedholm lo fa esordire in A non ancora diciottenne, schierandolo a Verona. Era il 23 aprile 1978. Durante una partitella di allenamento aveva mostrato la sua personalità, dettando il passaggio persino a Gianni Rivera. Nel ’79, l’anno che porta al Milan la Stella, Baresi ottiene la definitiva consacrazione, evidenziando eccellenti capacità difensive e una spiccata visione di gioco. Liedholm lo schiera titolare in tutte le partite: a fine stagione risulta tra i giovani più forti a livello europeo. Sceglie di effettuare la doppia traversata rossonera nel deserto della cadetteria, rifiutando offerte economiche più remunerative. Nel campionato 1981/82 rimane fermo quattro mesi per un’infezione che stava per comprometterne la carriera. Assenza forzata che peserà nella truppa milanista, avviata verso una clamorosa retrocessione. La maglia rossonera è stata la sua seconda pelle. Soprannominato Franz, per il suo stile alla Beckenbauer, Franco Baresi si è guadagnato in carriera anche l’appellativo di Ufo, a rimarcare la classe ben al di sopra della media. A chiamarlo Piscinin fu il massaggiatore Mariconti che nei primi anni al Milan lo seguì con l’attenzione e l’assiduità di un padre. Fuori dal campo poche parole.
Arrigo Sacchi lo trasforma in regista difensivo di un Diavolo stellare. Un Milan, passato nel 1991 a Fabio Capello, capace di dominare la scena italiana e internazionale tra la fine degli anni 80 e la prima metà della decade successiva. La sua avventura milanista è costellata da una messe di titoli e successi, scudetti, coppe e supercoppe varie. Da Taranto a Tokyo, dalla Mitropa Cup – vinta contro i cecoslovacchi del Vitkovice – alla vetta europea e mondiale, in un crescendo di gioie e vittorie. Sacchi gli consegna le chiavi del fuorigioco, orchestrato dal numero 6 con sicurezza e tempismo da fuoriclasse, in una difesa composta non da semplici giocatori bensì dai Cavalieri dell’Apocalisse: Baresi, Tassotti, Filippo Galli, Costacurta e Maldini. Nella carriera di Franz è mancato quel Pallone d’Oro negatogli dai giurati di France Football. Nel 1989, a precederlo è un certo Marco Van Basten. “Non mi sono mai fatto un cruccio – ha ricordato Baresi – già arrivare dietro a Van Basten è stato come vincerlo perché in quegli anni lì lui era come Messi”. Una carriera tutta in rossonero, leader indiscusso di una squadra capace di contrassegnare un’epoca calcistica. “Il capitano, c’è solo il capitano” è stato il refrain più gettonato dagli spalti di San Siro per tre lustri, fino al giugno 1997. Il Milan ritira subito la maglia numero 6: un privilegio spettante solo ai campionissimi. In nazionale non ha avuto ugual fortuna, sfiorando il Mondiale ’94 dove sono rimaste indelebili le sue lacrime dopo la finale persa a Pasadena contro il Brasile. Costretto dalla vita a crescere in fretta, dopo la perdita dei genitori in pochi anni, Baresi si è distinto per classe, serietà, dedizione e umiltà. La maglia rossonera è stata la divisa della sua esistenza.

A: Ancelotti
“Nel Milan di Sacchi – ha ricordato Carlo Ancelotti – facevamo esercitazioni tattiche di continuo, certi meccanismi non erano naturali, si faceva una fatica disumana. Arrigo ci ripeteva di eseguire uno spartito da conoscere a memoria. Alla fine ognuno sapeva esattamente cosa fare in qualsiasi situazione di gioco. Cosa che ti rendeva tranquillo e sereno. Sapevo esattamente dove andare quando avevano la palla Tassotti, Maldini, Baresi o Van Basten. O un avversario”. Dal 1987 al ’92, Carletto ha condiviso lo spogliatoio con Baresi.
B: Berlusconi
Per il presidente più vincente della storia milanista, Franco Baresi è stato simbolo assoluto e capitano insostituibile del suo grande Milan, “un esempio dentro e fuori dal campo”. Nella sua ultima intervista, Silvio Berlusconi così parlò di Baresi: “Il più grande, giocatore fantastico, uomo di un’onestà incredibile, amato e rispettato da tutti, anche dagli avversari“. Un affetto che Berlusconi ribadì anche a fine carriera, reinserendo Baresi nei quadri societari dopo l’esperienza al Fulham dell’ex capitano.
C: Cavese
Era il 7 novembre 1982. Una data indelebile nella storia del Milan. E’ la domenica in cui la piccola Cavese di Pietro Santin espugna San Siro. Giornata memorabile per la città di Cava de’ Terreni che portò a Milano 3 mila tifosi, arrivati con aerei, pullman e mezzi vari. Una domenica memorabile per il calcio di provincia. L’azione del secondo gol avversario parte da un anticipo di Pavone su Baresi, allora ventiduenne. In quella circostanza, il libero milanista si mostrò non molto deciso in chiusura. Il numero dieci ospite infiocchettò un assist preciso per il centravanti Di Michele che di testa non lasciò scampo a Piotti, dando alla Cavese il gol della vittoria.
D: Duda
Mercoledì 3 ottobre 1979. Un ascesso ad un dente costringe Franco Baresi a dare forfait contro il Porto, a San Siro, gara di ritorno del primo turno di Coppa Campioni. Il Milan esce di scena, decide il brasiliano Duda. Il numero 6 rossonero ritroverà il trofeo europeo più prestigioso nove anni dopo, il 6 ottobre 1988, sempre a San Siro, contro i bulgari del Vitocha Sofia. Ma sarà tutt’altra musica.
E: Esordio
Il 23 aprile 1978 è il giorno del suo esordio in A. Al Bentegodi di Verona, Franco Baresi viene schierato da Nils Liedholm per la squalifica di Turone. Non ancora diciottenne, convince subito, sfiorando persino il gol dopo una sortita in area avversaria. Il Milan vinse 2-1. A fine partita, Liedholm sentenziò: “Questo ragazzo sarà l’uomo nuovo del Milan”.

23 APRILE 1978 – ESORDIO CON IL MILAN IN SERIE A
F: Farina
Sul presidente rossonero 1982-’86, Franco Baresi ha detto: “Anche se sotto la sua presidenza rischiammo il fallimento, di Farina conservo un ricordo personale affettuoso. Fu il primo presidente ad affidarmi la fascia da capitano”. Giuseppe Farina resisterà alle proposte di cedere Baresi.
G: Galbiati
Italo Galbiati, figura chiave del settore giovanile del Milan, ha contribuito notevolmente alla crescita tecnica e tattica di Franco Baresi, sin dal suo arrivo nel vivaio rossonero nel 1974. Maestro dei fondamentali, Galbiati – che ha accompagnato la carriera di Baresi per oltre vent’anni – disse del capitano rossonero: “E’ nato per giocare a calcio”. L’8 marzo 2023, Franco Baresi ha ricordato Galbiati nel giorno del suo decesso con queste parole: “Caro Italo, sei stato per me una figura importante e una persona speciale sempre disponibile e sorridente”.
H: Herzog
Il tedesco Werner Herzog, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, ha manifestato grande ammirazione per Baresi. “Sono un suo fan. Era il migliore quando non aveva la palla perché riusciva a leggere il gioco, a capire quello che sarebbe successo. Non c’è stato mai nessun altro giocatore come lui che ha capito così bene fisicamente lo spazio come è capitato a lui. Davvero sensazionale. Mi piacerebbe, nel fare i miei film, essere uno che riesce a capire il cuore dell’uomo e gli spazi come l’Amazzonia proprio come Baresi ha capito il gioco”
I: Intercontinentale
Nel 1989, il Milan conquista la Coppa Intercontinentale, arrivando alla vetta mondiale del calcio. Ad alzare al cielo il trofeo è capitan Baresi dopo la sofferta vittoria contro i colombiani del Nacional Medellin, rete di Evani all’ultimo secondo del secondo tempo supplementare. La scalata alla cima più alta del calcio si compì. Un anno dopo, contro i paraguaiani dell’Olimpia Asuncion, il diavolo concede il bis, rifilando agli avversari un nitido 3-0. Su quelle vittorie, Baresi dirà: “Vincere la coppa per due anni di fila fu qualcosa di speciale. C’era tanta gioia, anche se si trattava di un successo diverso rispetto a quello contro la Steaua. Quel Milan aveva qualità, continuità e spirito vincente. In campo facevamo davvero qualcosa di diverso. Una mentalità diversa rispetto al calcio italiano dell’epoca”.

1989 – FRANCO BARESI SOLLEVA LA COPPA INTERCONTINENTALE
L: Liedholm
Il Barone svedese ha avuto un ruolo notevole all’inizio della carriera di Baresi. “Dalla Primavera sta arrivando il nuovo Beckenbauer”: così parlò Liddas nell’estate 1977. Per l’ex capitano rossonero “l’anno del decimo scudetto eravamo una buona squadra ma nessuno pensava che potessimo vincere il titolo. Juventus e Inter erano le favorite. Liedholm, con il suo equilibrio e la sua ironia, diede una lezione a tutti. Alla vigilia di un derby ci nascose l’infortunio di Rivera. Mandò in campo, a sorpresa, due punte, affiancando Sartori a Chiodi. Vincemmo 1-0, con un gol di Aldo Maldera”.
M: Marakana
Novembre 1988, il mese della sfida interminabile contro la Stella Rossa Belgrado in Coppa Campioni. Mercoledì 9 – provvidenziale come il sesto cavalleria nel salvataggio della diligenza dall’attacco degli Apache in “Ombre rosse” di John Ford – cala la nebbia a salvare il Milan dall’eliminazione. Il giorno dopo succede di tutto: l’arbitro ignora un gol del Milan, Van Basten sblocca il risultato, s’infortuna gravemente Donadoni, pareggiano gli jugoslavi. Parità assoluta. Ai rigori è Giovanni Galli il mattatore. Baresi è il primo a segnare tra i rossoneri dopo aver giocato da migliore in campo. Scrisse Giorgio Viglino (La Stampa): “Baresi, lucido al 120’ come al primo minuto, mai un errore in sbarramento e tanto lavoro di costruzione”.
N: Nick
E’ stato tra i pochissimi giocatori a prendersi il lusso di “ubriacare di finte” Franco Baresi. L’ala sinistra Nicola Cassano da Bari vecchia, per gli amici “Nick”, il 7 dicembre 1980 visse la sua giornata di grazia: Taranto-Milan 3-0. Il raddoppio fu un suo capolavoro. Una giocata spettacolare, con l’attaccante del Taranto capace di ridicolizzare, con una serie di dribbling, il libero milanista. Una progressione irresistibile, mettendo a sedere Baresi.
O: Offside
Jorge Valdano ha detto di Baresi: “I compagni obbedivano ciecamente alla sua autorità e agli avversari mostrava le sapienti regole del calcio aperte alla pagina che parla del fuorigioco. I giocatori del Real Madrid ricordano che i rivali del Milan non guardavano né loro né il pallone: guardavano solo Franco Baresi. Così si rispetta un vero capo. Raccontano ancora che a ogni fuorigioco provocato gli scappava un sorriso“. Baresi applicava l’offside in maniera perfetta. Adriano Galliani ha ricordato quel che accadde nel novembre 1989 al Santiago Bernabeu, nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. “La trappola del fuorigioco scattò 28 volte, facendo impazzire i madridisti. Baresi disputò una prova superlativa, alzando la linea dei difensori e facendo partire i meccanismi del fuorigioco in modo impeccabile”.
P: Pallone d’Oro
Sammer e Belanov si, Franco Baresi no. Basta questo per avere conferma di alcune storture nella storia del Pallone d’Oro. Quel riconoscimento Franz l’avrebbe meritato, eccome. Nel 1989 gli venne preferito Marco Van Basten. Al secondo posto Baresi, terzo Rijkaard in un tripudio rossonero. Per il Cigno di Utrecht si trattò del bis. Netta la differenza di voti: 119 preferenze Van Basten, 80 Baresi. Nel 2000, il Capitano è stato eletto “Calciatore del Secolo” dall’Associazione Italiana Calciatori. A fine 1999, i tifosi rossoneri hanno votato Baresi “milanista del secolo”, davanti a Rivera, Nordahl, Liedholm, Van Basten e Paolo Maldini.

BARESI IN CONTRASTO CON BONIEK (1984)
Q: Quagliozzi
Nell’annus horribilis 1981/82, il centrocampista cagliaritano pareggia i conti al Sant’Elia, negando al Milan il sorpasso sui rossoblù, concorrenti diretti per la salvezza. Alla fine del campionato mancano due giornate. I rossoneri andranno in B. “Resto al Milan a patto di fare una squadra per tornare grandi in pochi anni”: fu l’atto d’amore di Franco Baresi pronunciato alla fine di quel campionato.
R: Real Madrid
Il 19 aprile 1989 è il giorno della cinquina inflitta al Real Madrid. Trionfo rossonero con conseguente qualificazione in finale di Coppa Campioni, venti anni dopo il trionfo – a Madrid – contro l’Ajax. La prestazione di Baresi? Semplicemente perfetta, migliore in campo con Ancelotti. “Avevamo capito a Madrid che a San Siro avremmo potuto giocarcela alla pari. – dirà Baresi – Al Bernabeu avevamo compreso che eravamo davvero sul punto di cambiare la storia. E tutti i tifosi erano con noi”.
S: Settembrino
A scoprire Franco Baresi è stato Guido Settembrino, classe 1945, definito “uno degli occhi migliori del calcio italiano”. Lo vide crescere nell’U.S. Oratorio Travagliato, dove Settembrino era l’allenatore. È la sua cocciutaggine a portare Franchino al Milan. Scartato dall’Inter per il fisico gracile, a Baresi si aprono le porte rossonere. L’inizio di una carriera immensa.
T: Tripletta
Nella sua ventennale carriera, Baresi ha realizzato 33 reti in 719 gare ufficiali. C’è anche una tripletta, risalente alla sfida di Coppa Italia contro il Messina. Tre reti frutto di altrettanti calci di rigore. Era il 10 gennaio 1990. Prima conclusione di piatto destro a spiazzare il portiere Dore, le altre due reti negli otto minuti conclusivi, con il capitano ad optare per la conclusione di potenza. Due botte che s’insaccano nell’angolo alto alla destra dell’estremo difensore peloritano.
U: Unione Sovietica
L’unico gol realizzato da Baresi con la maglia della nazionale maggiore risale alla partita amichevole giocata a Bari contro l’URSS di Lobanovskij, il 20 febbraio ‘88. Gli azzurri vincono 4-1 e il capitano rossonero apre al 7’ le marcature dal dischetto, battendo il portiere Dasaev con la solita botta forte e centrale.
V: Verona
Domenica 22 aprile 1990. E’ il pomeriggio della seconda “Fatal Verona” della storia rossonera. “Ci presentammo al Bentegodi – ricorda Baresi – con il serbatoio in riserva. L’arbitro era Lo Bello, qualcuno lo accusò di essere un provocatore, dissero che lo avevano mandato apposta a Verona. La verità purtroppo è amara: se ci si aggrappa alle scuse, significa che qualcosa non va. Quel Milan aveva esaurito la benzina”.
Z: Zapalka
Portiere del Vitkovice, squadra della città ceca di Ostrava. Da lì partì il cammino del Milan nella Mitropa Cup 1981/82. E contro gli allora cecoslovacchi si chiuse a San Siro quel torneo che vide prevalere i rossoneri. Nella partita decisiva – il 12 maggio 1982 – Baresi sbloccò il risultato su calcio di rigore al 12’. Dopo il fischio finale partì un coro dagli spalti: “Resteremo, resteremo in serie A”.

IL MURALES DEDICATO A FRANCO BARESI A NEW YORK
Testo di Sergio Taccone (autore del libro “Milan 125. Racconti brevi”, Storie Rossonere, 2025

BIO: SERGIO TACCONE, Giornalista, classe 1972, scrive per il quotidiano La Sicilia. Ha pubblicato 20 libri su vari periodi della storia del Milan, tra cui Milan 125, Milan Champions e Quando il Milan era un piccolo diavolo. Dirige il portale Storie Rossonere. Co-autore del libro “Ricky Albertosi, romanzo popolare di un portiere”, vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport 2020.










16 risposte
Fantastico tributo al nostro immenso Capitano, simbolo di una leggendaria e immortale Epopea rossonera ❤️🖤
Chapeau Sergio! Hai veramente scritto una Treccani Rossonera!
Franco Baresi meritava il Pallone d’oro per impegno, abnegazione, sacrificio ed umiltà. Una particolare lode va fatta a quel Sig. Settembrino che lo scoprì nel campo parrocchiale di Travagliato. Quel Nr.6 resterà per sempre unico ed inimitabile!
Buona giornata !
Massimo 48
Grazie, Marco
Grazie, Massimo
Complimenti uno splendido lavoro dedicato ad un campione immenso. La scelta di restare al Milan in serie B dopo il successo al mondiale di Spagna del 1982 è stato un atto di amore verso la maglia ed ai tifosi.
Grazie di cuore per l’apprezzamento.
Salve.. mi chiamo Federico ho 51 anni sono tifoso rossonero da sempre e mi ricordo che quando il capitano lasciò il calcio piansi xche pensavo che non sarebbe stato più lo stesso Milan senza di lui.. avremmo una difesa come tutti gli altri e invece mi sbagliavo.. sono cresciuto con la sua figura e x me rimane il migliore in assoluto 🖤❤️
Ciao Federico, grazie per la testimonianza della tua passione per IL CAPITANO.
Grazie mille, Federico
Tributo commovente a colui che è, a mio avviso, il miglior difensore di sempre. Baresi viene ritratto come “umano” in questo splendido alfabeto, che mostra anche i momenti bui di un’istituzione del calcio mondiale.
Ho vissuto la gara contro la Cavese attraverso i racconti di mio nonno, tifosissimo della squadra di Cava.
Commosso, ringrazio per l’apprezzamento.
E grazie a Filippo Galli – altro campione della mia infanzia rossonera – per la fiducia nel sottoscritto.
Bravissimo Sergio.
Franco Baresi è stato a mio parere, il più forte difensore del mondo che abbia mai visto giocare, (i miei ricordi partono dal 1974) anche più di Gaetano Scirea, seppur di poco.
Non me ne vogliano compagni ed avversari, ma Baresi aveva una classe, un’intelligenza, una foga “nell’ingoiare ” l’avversario che non mi è mai capitato di vedere.
Poi l’enorme rispetto che ha sempre avuto per tutti noi: noi appassionati quanto lui del nostro Milan; Baresi ha rappresentato come pochissimi nella storia del Milan, l’anima del Milan.
A San Siro con la Cavese o a Taranto due anni prima, abbiamo toccato il fondo, eppure lui ha sposato la causa rossonera. Ha rinunciato a qualche miliardo, ma a distanza di tanti anni, tutti noi gli siamo riconoscenti.
Fin qui ho prevalentemente parlato dell’etica di Franco Baresi.
Se parliamo di prestazioni, ne prendo una tra le tante e non è nel Milan.: finale di Pasadena, prestazione perfetta, ricordo ancora Bruno Pizzul, pronunciare il cognome Baresi, una dieci, venti, trenta volte, sempre vittorioso nei contrasti, negli anticipi, nelle chiusure, nei rilanci.
Grazie Baresi….
Grazie mille, Gian Paolo. Di cuore
Ho avuto la fortuna di vedere in campo insieme Franco Baresi e Gianni Rivera, stagione 78/79, l’unica in cui sono stati a tutti gli effetti compagni di squadra. Penso sempre che aver avuto a 18 anni Rivera come capitano compagno di squadra e Liedholm come allenatore sia stato fondamentale. Ricordo anche che quando arrivo’ Sacchi al Milan, estate ’87, il libero della nazionale italiana era Tricella e per la stragrande maggioranza della stampa Franco Baresi, allora 27enne, era ormai una promessa non mantenuta.
Congratulazioni a te per l’articolo, bello e originale, e a Filippo per averti dato questo spazio.
Grazie di cuore, Alessandro. Concordo con quanto da te scritto.
Mi unisco a quanto detto dal signor Alessandro, riguardo a Nils Liedholm e Gianni Rivera, anche perché questi due signori avevano grandissima fiducia in Baresi e probabilmente, il suo inserimento fu facilitato grazie a loro.
E non si sbagliarono…