RICOMPENSE INTERIORI E PREMI INVISIBILI

Uno degli aspetti più interessanti nell’allenamento mentale consiste nella capacità di creare ricompense interiori. Il pericolo che corre ogni atleta, sia in uno sport individuale che di squadra, è quello di spingersi al di là della semplice preparazione e oltre la concentrazione, finendo per cadere nella trappola dell’ossessione. E’ opinione comune di chi lavora sulle proprie consapevolezze che per alzare le coppe a maggio occorra creare ricompense interiori molto prima, anche a gennaio. Ma dove si riscontra la genesi dell’ossessione? 

Essa può nascere dall’incapacità di rilassarsi, da una perdita di equilibrio nella vita privata o da forti pressioni esterne, rimanendo comunque agganciata principalmente all’incapacità di ricompensarsi in maniera appropriata. Indipendentemente dal risultato, molti atleti tendono a focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti negativi, aumentando lo sforzo in maniera indiscriminata. In questo stato mentale, anche una vittoria può essere percepita come un fallimento se il margine di successo non è stato “abbastanza” ampio. 

Molto spesso si riduce questa considerazione ad una c.d. questione di “atteggiamento”.

In PNL (Programmazione Neuro-Linguistica), gli atteggiamenti sono definiti invisibili poichè non possono essere individuati facilmente dall’esterno visto che giacciono nel tessuto più intimo della persona, pur influenzandone profondamente ogni singola azione.

La cosa singolare è che, nonostante questa loro natura “nascosta”, di atteggiamenti si parla continuamente: sono il cuore di ogni intervista ad atleti, allenatori o manager. Ogni riferimento a un atteggiamento “buono” o “cattivo” ha conseguenze immediate che si riflettono non solo sulla prestazione sportiva, ma in ogni ambito della vita quotidiana. Pensate solo a quante volte si è tirato in ballo in questi anni “l’atteggiamento di Leao”, giusto per fare un nome su tutti…

Ed è qui che la PNL offre una soluzione capace di riprogrammare la mappa mentale, spiegando che l’atleta non reagisce tanto alla realtà oggettiva, quanto alla propria mappa mentale: per cambiare un atteggiamento disfunzionale, occorre agire sulle submodalità, ovvero le caratteristiche con cui rappresentiamo internamente i nostri successi e fallimenti. E considerato che il cervello ragiona per immagini, esso accompagnerà ad esse una luminosità, una distanza o addirittura un volume.

Modificando la struttura di queste rappresentazioni, è possibile depotenziare il senso di colpa e attivare una ricompensa biochimica immediata. Questo processo trasforma la fatica in sfida e la pressione in risorsa.

Ecco perché per determinare una possibile vittoria a maggio, ci si debba parlare e “ricompensare” già a gennaio: imparare a monitorare gli atteggiamenti invisibili e a celebrare i piccoli progressi permette di spezzare il circolo vizioso dello sforzo indiscriminato. Solo chi educa la propria mente a riconoscere il valore del proprio lavoro, indipendentemente dal punteggio sul tabellone, avrà la resilienza necessaria per alzare la coppa al termine della stagione.

Bio: Francesco Borrelli è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è condividere come Coach il suo ufficio a fianco alla “palestra delle leggende” di Milanello con Ibra.

Contacts: fraborrelli40@gmail.com / IG. fraborre24_ / https://www.facebook.com/healthybrainnutrition / 0039 328 6212598

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