Capo Verde si è qualificata per la prima volta alla Coppa del Mondo FIFA. Con una netta vittoria per 3-0 contro eSwatini nell’ultima giornata delle qualificazioni africane, la Nazionale capoverdiana ha centrato un traguardo che sembrava impossibile fino a pochi anni fa. È la più piccola nazione mai qualificata a un Mondiale, dopo l’Islanda nel 2018.
Con soli 525.000 abitanti distribuiti su 10 isole vulcaniche, Capo Verde ha chiuso il Girone D in testa con 23 punti, lasciandosi alle spalle squadre ben più blasonate come il Camerun, costretto ai playoff. Un risultato che corona una cavalcata storica: 7 vittorie, 2 pareggi e 1 sola sconfitta, miglior attacco del girone e una solidità che ha sorpreso tutto il continente africano.
Un sogno nato tra le isole e la diaspora
Non è solo una vittoria sportiva: è il simbolo di un popolo sparso tra Africa, Europa e America, ma profondamente legato alle sue radici. Il calcio, qui, è da sempre una passione autentica e strutturata. Non a caso, Capo Verde aveva già fatto parlare di sé raggiungendo i quarti di finale in Coppa d’Africa nel 2013 e nel 2023. Ma questa qualificazione va oltre: è l’emblema di una crescita costante del movimento calcistico locale.
Anche la geografia unica del Paese si riflette nella sua struttura calcistica interna. Il campionato nazionale è composto da sole 10 squadre: la vincente del torneo dell’anno precedente e le campionesse delle nove isole abitate. Una formula particolare che testimonia la resilienza di un sistema che, pur tra mille difficoltà logistiche, riesce a raggiungere i propri sogni.
Roberto Lopes: da Dublino a Praia
Uno dei volti simbolo di questa impresa è Roberto Lopes, difensore classe ’92 nato a Dublino, ma figlio di un capoverdiano. Ex impiegato di banca, Lopes è oggi colonna dello Shamrock Rovers e della Nazionale capoverdiana, con cui ha collezionato 41 presenze. La sua storia è quasi cinematografica: fu contattato nel 2018 su LinkedIn dall’allora CT Rui Águas (una stagione da calciatore, 1994-95, alla Reggiana) ma ignorò il messaggio perché scritto in portoghese. Solo dopo un secondo tentativo, in inglese, decise di accettare la proposta. Oggi è uno dei leader di questa squadra che ha riscritto la storia del calcio africano e non solo.
Un piccolo Paese, un’enorme festa nazionale
Il giorno della qualificazione è già entrato nella leggenda. Il governo ha dichiarato una giornata di festa nazionale, e in tutte le isole dell’arcipelago la gente è scesa in strada tra balli, canti e celebrazioni a ritmo di funaná, la musica popolare capoverdiana. Scene di gioia che hanno fatto il giro del mondo.
L’allenatore Pedro “Bubista” Brito, leggenda locale e guida tecnica della Nazionale, ha dedicato la vittoria «a tutti coloro che hanno lottato per l’indipendenza del nostro Paese 50 anni fa». Un parallelo potente, tra due conquiste storiche: una politica, l’altra sportiva, entrambe nate dal desiderio di riscatto e affermazione.
Un intreccio con l’Italia
C’è anche un piccolo legame italiano nella storia di Capo Verde. Le isole furono “scoperte” nel 1456 dal navigatore veneziano Alvise Cadamosto, ma fu il genovese Antonio da Noli a mettervi piede per primo, segnando l’inizio della storia moderna dell’arcipelago.
Oggi, sebbene la lingua ufficiale sia il portoghese, ogni isola conserva dialetti propri, e la cultura capoverdiana è un crocevia unico tra Europa, Africa e America. Questo mix si riflette anche in campo, in una Nazionale composta da giocatori provenienti da Portogallo, Francia, Olanda e naturalmente dalla diaspora africana.

BIO: Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.
https://www.instagram.com/fedeloca_/profilecard/?igsh=MXI3MnMwMGxubXM5Nw==: https://www.linkedin.com/in/federico-locarno-bb0b23334?utm_source=share&utm_campaign=share_via&utm_content=profile&utm_medium=ios_app










Una risposta
Bell’articolo, complimenti Federico! Partendo dal presupposto che questa nuova formula della Coppa del Mondo non mi piaccia tanto per diverse ragioni, sono felice per loro e per questo traguardo storico raggiunto, anche perché nella mia città c’è una piccola comunità di capoverdiani