LA CURVA SUD RIALZA LE BANDIERE: LEÃO ILLUMINA SAN SIRO, PIOLI NEL RICORDO E NEL RIMPIANTO. E QUELLA PARTITA DEL MAGGIO 2022 CON LORENZO

Una delle ultime volte che avevo sentito la Curva Sud cantare così forte era maggio 2022. Ero in terzo anello, sopra i seggiolini blu, con mio nipote Lorenzo, una delle sue prime partite a San Siro, e Leão ci aveva regalato un sogno chiamato scudetto; o almeno era quello che si iniziava a sperare, e di lì a poco sarebbe accaduto. Ieri sera, lo stesso canto, la stessa magia: il portoghese di nuovo decisivo, la Fiorentina di nuovo sconfitta.

San Siro è tornato a respirare. A cantare. A vibrare come un tempo. Dopo troppe notti silenziose, la Curva Sud ha rialzato le bandiere, i cori hanno riempito l’aria umida di ottobre e il vecchio stadio si è scrollato di dosso la malinconia. Leao ha danzato ancora una volta sull’erba di casa, e per due volte la sua danza è diventata gol. È tornata la gioia. È tornato il Milan.

Nel posticipo della settima giornata, il Milan di Allegri ha battuto 2-1 in rimonta la Fiorentina, conquistando la vetta solitaria del campionato davanti a Inter, Napoli e Roma. Ma più del risultato, è stata l’atmosfera a fare notizia: quella sensazione che San Siro non è solo cemento e ferro, ma un cuore collettivo capace di battere all’unisono.

Rafa non segnava in campionato a San Siro da 513 giorni. Cinquecentotredici. Un’eternità per uno come lui, nato per illuminare la notte. Eppure, contro la Viola, il portoghese ha ritrovato il sorriso, la leggerezza, la spavalderia dei giorni belli. Prima un destro chirurgico all’angolino per sorprendere De Gea e rimettere in equilibrio la partita. Poi, nel finale, il rigore procurato da Gimenez e trasformato con calma glaciale, spiazzando ancora lo spagnolo.

Dopo il fischio finale, tra le tante immagini rimaste negli occhi, ce n’è una che racconta tutto: il post di Gabbia sui social, con la scritta “San Siro siete devastanti”. Parole semplici, vere. Perché la Sud, ieri sera, è stata davvero devastante. Un mare di bandiere che tornavano a sventolare, cori che si alzavano come un canto antico, ragazzi e famiglie che tornavano a stringersi in un abbraccio dopo mesi di delusioni. Era tanto, troppo tempo che San Siro non si concedeva una serata così.
E il destino ha voluto che fosse proprio contro la Fiorentina, proprio con Leão protagonista, proprio in un pomeriggio che sapeva di amarcord.

Perché chi ama il Milan non può non tornare con la memoria a quel giorno di maggio del 2022.
Milan-Fiorentina 1-0. Il guizzo di Leão all’82’. Lo scudetto che si avvicinava, il sogno che diventava realtà. Ricordo ancora ogni dettaglio di quella domenica. Ero in terzo anello, accanto a mio nipote Lorenzo, che allora aveva appena cominciato a capire cosa fosse davvero il Milan.
Mi ricordo la corsa di Rafa sotto la Curva, le braccia spalancate, la gente che piangeva. Era una festa di popolo, di fede, di resistenza dopo anni bui. Quel gol, come ieri sera, aveva il profumo del destino. E ieri, quando il portoghese ha segnato di nuovo contro la stessa Fiorentina, ho sentito un brivido salire lungo la schiena. Lo stesso brivido di allora. Ma non definiamolo meglio, che porta male.

Eppure, non si può non pensare a Stefano Pioli. Sul suo braccio, inciso per sempre, il numero 19: lo scudetto del 2022, quello vinto con il cuore, con la tenacia, con la fede (un inciso dedicato a chi lo critica: ve lo siete tatuati, voi, lo scudetto numero 19 sulla pelle?). Ma stavolta, per lui, la serata è stata amarissima. È come se San Siro, pur applaudendo il suo passato, avesse voluto ricordargli che il tempo corre, che il calcio non aspetta. Il Milan di Allegri — pragmatico, spietato, essenziale — gli ha inflitto una di quelle lezioni che solo il calcio sa dare. E mentre la folla acclamava Leao, forse anche Pioli ha pensato a quella partita del maggio 2022. Il destino, crudele e stupendo, tesse le sue tele. “Unico amore sei / non ti ho tradito mai”.

 

BIO: Mauro Pigozzo (Castelfranco Veneto, 9 gennaio 1980) è  giornalista appassionato narratore di storie legate al running (ne scrive su corriere.it), al vino e al territorio veneto (su Corriere del Veneto). Rossonero fin dalla nascita, sogna ancora i gol di Van Basten e quando si sveglia vede gli occhi di Sheva prima di quel rigore. Il paradiso esiste, è San Siro che canta… non ti ho tradito mai. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *