C’era una volta l’Hotel du Nord e des Anglais di Milano, in piazza della Repubblica, dove adesso si trova il Principe di Savoia. Qui, in una fredda giornata di dicembre, Herbert Kilpin fece iniziare una leggenda chiamata Milan.
Una volta nata la società, venne decisa anche la prima sede: la Fiaschetteria Toscana, un nome che rispecchia l’epoca pioneristica di quel calcio. Dove si trovava? In via Berchet, a pochi passi dal Duomo. Forse un segno del destino perché un po’ tutto quello di importante che succede a Milano avviene sotto la Madonnina.

Della storica Fiaschetteria Toscana, che si trovava al numero 1, all’angolo con via Foscolo, non è purtroppo rimasta nessuna traccia. Quasi inevitabile in una città per vocazione sempre proiettata verso il futuro. Rimane il ricordo e un aneddoto: quello dei ladri che nel 1903 entrarono nel locale per uscirne con la Medaglia del Re, un prestigioso trofeo del Milan dell’epoca.
Nel 1909, il Milan si trasferì poco distante nella Birreria Spaten Brau, in via Ugo Foscolo 2. Da una fiaschetteria a una birreria: sembra che il Milan abbia radici ad alto contenuto alcolico. Non solo: la nuova sede si trovava in una via intitolata a uno scrittore che apprezzò molte le donne milanesi e battezzò la città Paneropoli da panera, una bevanda con la panna molto diffusa a quei tempi.
Pochi anni dopo il Milan cambiò di nuovo sede per trovare casa, manco a dirlo, alla Bottiglieria Franzini di via Mercanti, salvo poi ritornare presto alla Birreria, che nel frattempo aveva preso una denominazione molto più milanese: Colombo.

Nel 1923, un altro trasferimento, questa volta in via Orefici, il cui nome deriva da una delle molte corporazioni che fecero della città, nel Medioevo, una delle più ricche al mondo. Qui il Milan trovò casa fino al 1926, nel Bar Vittorio Emanuele.
Poi arrivò il momento dell’ennesimo trasloco in via Meravigli, il luogo in cui – per fare un po’ di storia extracalcistica – Parini cadde “infermo il piede, tra il fango e l’obliqua furia de’ carri”. Il nome della strada deriva dall’omonima famiglia, forse residente al numero 4, dove sono stati rinvenuti i resti di un palazzo medievale.
La sede di via Meravigli fu voluta dal presidente Piero Pirelli – noto anche per avere costruito lo stadio di San Siro – in un palazzo elegante che per la prima volta prese il posto dei locali dove si era sempre riunita la società.
Nella nuova sede passarono diversi giocatori poco conosciuti, ma che meritano una citazione per la fedeltà con cui hanno indossato la maglia rossonera in anni difficili. Ad esempio, il terzino Luigi Perversi, che esordì nel 1925 e poi vestì la maglia rossonera ininterrottamente dal 1927-28 al 1940 per 341 partite. E ancora il portiere Dario Compiani, milanista per nove stagioni come Francesco Pomi e Alessandro Schienoni, un difensore roccioso che ereditò la fascia di capitano dal promettente Abdon Sgarbi, morto di tifo a 26 anni.
Quindi, Giuseppe Santagostino, Giuseppe Marchi, l’ala Giuseppe Torriani, l’altro portiere, Giuseppe Carmignato e Pietro Pastore, il primo centravanti-attore della storia. Arrivato dalla Juventus nel 1927 con la fama di goleador, alternava partite memorabili ad altre disputate con una certa svogliatezza. Questo indispettiva i tifosi, che in alcune giornate gli urlavano “Moeves, brillantina”, un soprannome che si era meritato per i suoi atteggiamenti ricercati (d’inverno usava guanti di pelle e aveva un tavolo fisso al ristorante Savini), ma soprattutto per i capelli impomatati.
Piazza Cordusio e dintorni
Nonostante la sede prestigiosa, già nel 1930 il Milan cambiò di nuovo per sistemarsi a poca distanza da piazza Cordusio, il cui nome deriva forse da curia o curtis ducis, a causa di un palazzo dove sarebbero risieduti i duchi longobardi. Per un decennio – dal 1930 al 1940 – il Diavolo si accasò così in via Gaetano Negri.
In seguito, rimase in zona ma in via del Lauro, a poca distanza dai resti romani che si trovano nell’atrio del palazzo della Compagnia Milano Assicurazioni (fondata nel 1825 e considerata la più antica d’Italia).
Fu proprio in quel periodo che il Milan tornò a vincere il Campionato dopo ben 44 anni d’astinenza, sciogliendo la “maledizione” lanciata da uno dei 43 soci fondatori dell’Inter, che augurò 43 anni senza vittorie ai rossoneri. Allenati dall’ungherese Lajos Czeizler, a riportare il Diavolo in cima alla classifica finale furono Buffon, Silvestri, Grosso, Annovazzi, Tognon, Bonomi, Burini, Gren, Nordhal, Liedholm, Frignani.
In questa sede passarono, tra gli altri, l’italo uruguayano Hector Puricelli, detto “testina d’oro”, Riccardo Carapellese, uno dei pochi che conquistò una maglia nella Nazionale formata dal Grande Torino, e Giovanni Rossetti, per dieci stagioni portiere rossonero e riserva di Buffon nella stagione del quarto tricolore.
Nel 1949, l’ennesimo trasferimento, sempre nella zona centrale della città, in corso Venezia 32. Ma già nel 1955 il Milan era in via Andegari 4, una sede che portò fortuna perché coincise con un decennio contraddistinto da quattro titoli di campione d’Italia.

MILANO – Via Andegari, 4
Tra i protagonisti di quel periodo felice il presidente Andrea Rizzoli, figlio di Angelo, celebre editore e produttore cinematografico, e l’allenatore Gipo Viani.
Proprio Viani obbligava l’allora giovanissimo Giovanni Lodetti ad andare due volte la settimana nella sede di via Andegari perché diceva che “Basletta” era troppo magro e doveva mangiare di più.

MILANO – Palazzo Castiglioni – Via Venezia, 47
Dopo via Andegari il Milan girovagò un po’ ancora tra via Donizetti, vicino al Conservatorio, via Serbelloni e di nuovo corso Venezia, ma questa volta al numero 47.
Poi nel 1965 approdò in via Turati 3, in un edifico nella seconda metà degli anni ’60. In questi uffici si trovava anche la Sala delle Coppe, dove tutti i tifosi del Diavolo sognavano di entrare per scattare delle fotografie.

Qui la società rimase per diversi anni e attraversò sia i periodi bui della serie B sia i momenti dei grandi trionfi internazionali.
Nel 2013, la svolta con il trasferimento a Casa Milan, un palazzo nuovo di zecca in via Aldo Rossi 8, a poca distanza da Fieramilanocity. Una struttura moderna e spaziosa, dove si trova anche il Museo della squadra, che tra cimeli, trofei ed esperienze multimediali permette di ripercorre la gloriosa storia rossonera.


BIO: Davide Grassi, giornalista pubblicista, ha collaborato con diversi quotidiani nazionali, tra cui il Corriere della Sera, e con magazine di calcio e radio. Ha scritto e curato diversi libri soprattutto di letteratura sportiva, ma anche di storia della Seconda guerra mondiale e musica. Con il suo primo libro, nel 2002 ha vinto il premio “Giornalista pubblicista dell’anno” e nel 2021 ha ricevuto il Premio letterario “Franco Loi”. Ha pubblicato molti libri sulla storia del Milan, è vicepresidente dell’Associazione Milanisti 1899 ed è stato tra i fondatori di Radio Rossonera. Il suo sito è www.davideg.it










2 risposte
Ho apprezzato molto questo suo articolo “storico”, soprattutto per il ricordo di Gino Perversi, Abdon Sgarbi, Compiani ed altri giocatori che ai giovani di oggi dicono poco o nulla, ma basta leggere le cronache dell’epoca per capire l’importanza di questi giocatori che hanno giocato in un Milan ancora legato al dilettantismo, a differenza di altre squadre, ma che davano l’anima in campo. Perversi in particolare è stato primatista di presenze per diversi anni, sino a che un altro grande come Omero Tognon lo ha scavalcato. Complimenti ancora per l’articolo.
Dimenticavo il grandissimo Pin Santagostino, oltre 100 gol autore, credo, del primo gol siglato a San Siro ed a proposito di gol…Aldo Boffi e Louis Van Hege.