Contro il Monza, i ragazzi di Renna giocano un gran primo tempo, vanno in vantaggio in apertura di ripresa, rischiano di perdere, pareggiano in extremis. Ossola e Pandolfi un piacere per gli occhi, segnano le due mezzali, continua a mancare una punta
Era quasi uno spareggio. Uno spareggio per uscire dalla foltissima zona di classifica che galleggiava intorno a quota 10 punti dopo sei partite: dal Sassuolo a 13 punti (dopo avere però già giocato la settima giornata) fino al Monza a 9 (prima di giocare) c’erano la bellezza di otto squadre, con il Milan nel gruppone proprio a quota 10. Vincere avrebbe significato strappare fino a 13, portandosi a ridosso delle prime tre. E se dovessimo fermarci ai primi 46 minuti di gioco…
Un attacco in stile Guardiola
Ma facciamo un passo indietro. Il Milan Primavera di mister Renna scende in campo allo Sportitalia Village di Carate Brianza (causa lavori in corso al Vismara) con un 1-4-3-3 così costruito: Bouyer in porta; Nolli, Zukic, Colombo e Perera a formare la linea difensiva; Plazzotta, Pandolfi e La Mantia a centrocampo; Castiello, Ossola e Scotti in attacco. La prima osservazione riguarda proprio il mix centrocampo-attacco, che – si parva licet componere magnis, cioè se mi passate l’accostamento quasi blasfemo – ricorda il Barcellona dell’era Guardiola: un playmaker centrale (Pandolfi, su cui torneremo) e cinque giocatori dinamici quasi intercambiabili e soprattutto senza una punta centrale di riferimento. Sulla carta la punta è infatti Castiello, ma spesso è Ossola a occupare la posizione centrale in una posizione fra il trequartista e il falso nove e con continui scambi fra i tre.
Tante occasioni, nessun gol
Ma sbarazziamoci della cronaca per poi tornare a qualche osservazione tecnica e tattica. Nel primo tempo il Milan gioca davvero bene: guardando ai miei appunti, già al 1’ Ossola si inserisce in area e viene fermato da un difensore; al 10’ c’è una bella ripartenza con Castiello che corre sulla fascia destra e crossa per Scotti che non arriva in tempo; al 30’ un bel tiro potente ma fuori di Pandolfi, innescato da un duetto Nolli-Plazzotta; due minuti dopo occasionissima col cross di Ossola da destra per Perera che arriva un po’ fuori tempo e finisce per schiacciare la palla a terra di testa invece di indirizzarla in porta. Il Milan gioca bene, fraseggia, perde anche qualche pallone nell’ebbrezza dell’uscita palla al piede, mette in mostra belle individualità: se il primo tempo finisse 2-0 non ci sarebbe nulla da obiettare, invece si va al riposo sullo 0-0.
Tutto nel secondo tempo
Al rientro in campo, però, bastano 30 secondi esatti per trovare finalmente la via della porta: Plazzotta, sull’out sinistro ha un’intuizione geniale e, invece di crossare in area come avrebbe fatto chiunque, cerca uno scarico molto arretrato, sulla trequarti, dove l’altra mezzala, La Mantia, prende la mira e scarica un destro imprendibile. Sembra insomma che il dividendo del gran lavoro svolto nei primi 45 minuti sia stato pagato con qualche secondo di ritardo. Il Milan continua a giocare, con Ossola in stato di grazia, ma al 52’ arriva il pareggio: azione pericolosa del Monza, lungo batti e ribatti, basterebbe un bel rinvio lungo ma nessuno trova il pallone finché Ballabio non lo intercetta nel traffico e lo mette in porta. Tocca ricominciare da capo: ci prova Scotti da destra (tiro parato), ci prova Ossola di sinistro, col portiere Strajnar che devia sopra la traversa; sul calcio d’angolo, gran tiro di Pandolfi e miracolo di Strajnar. Al 67’ bella combinazione che coinvolge i tre attaccanti, Ossola, Scotti e Castiello, ma quest’ultimo tira alto da buona posizione. Al 72’ Pandolfi fa filtrare una palla davvero magica, vedendo un corridoio a uscire, quello che nel tennis si direbbe un colpo inside-out, dalla trequarti destra all’angolo sinistro, dove c’è Plazzotta: tiro e palla è ribattuta in angolo. Il Milan sostituisce Castiello, il meno efficace dei tre davanti, con Ablaye Samb, un attaccante classe 2009. E due minuti dopo, contro ogni aspettativa per quanto visto in campo, segna il Monza: su calcio d’angolo la palla rimane di nuovo intrappolata in area finché il difensore centrale Azarovs la spinge letteralmente in porta con la suola.
All’88’ la palla finisce sui piedi di Plazzotta che firma una replica quasi perfetta della rete del suo compagno di reparto: gran botta da fuori e pareggio 2-2. Nei sei minuti di recupero entrambe le squadre provano a vincerla, ma la partita si chiude con un pareggio che increspa appena la classifica, ma che, per come si erano messe le cose, va salutato positivamente.
Che numeri (di maglia)!
Qualche considerazione sul gioco e sui singoli. Come lo scorso anno, quando al centro dell’attacco giocava Scotti, ai rossoneri manca una punta di riferimento che segni o che comunque faccia sponde, vinca duelli, protegga palloni. Il Monza, ad esempio, è riuscito a risalire la corrente di una partita dominata dal Milan quando nel secondo tempo ha inserito il roccioso Mamadou Gaye, che non ha segnato, è vero, ma ha fatto tantissimo lavoro sporco. Se questa prolungata assenza di una prima punta sia dettata da una scelta tattica o dall’incapacità di individuare il profilo giusto (che fine ha fatto Levis Asanji, un 2006 alto quasi due metri, acquistato un anno fa?), non lo sappiamo, ma certo è un’opzione che manca e mancherà, specie quando le partite si fanno sporche e difficili. L’ingresso di Samb, dal fisico brevilineo e minuto che tende a defilarsi, non ci sembra la soluzione al problema. In compenso abbiamo potuto ammirare l’evoluzione del 2007 Lorenzo Ossola (maglia numero 22, crediamo non scelta a caso), un fantasista capace anche di combattere, sempre più centrale nel gioco della squadra e costantemente cercato dai compagni. E a proposito di numeri di maglia suggestivi, che piacere veder giocare (con la numero 6) il regista Fabio Pandolfi, brevilineo, classe 2008, le cui movenze sempre pulite ed eleganti ci ricordano (di nuovo, chiediamo scusa preventivamente per l’accostamento) quelle dei grandi registi alla Modric: testa alta, passaggi orientati, tante piccole e rapide finte di corpo per crearsi lo spazio. Certo, Pandolfi commette ancora qualche ingenuità, perde qualche pallone di troppo, ma la classe sembra esserci. Speriamo bene. Sempre a centrocampo molto bene La Mantia, autore del primo gol, e ancora più il dirimpettaio Plazzotta, autore del pareggio finale e cresciuto gradualmente di autorevolezza nel corso della partita.
La difesa, orfana di Mattia Piermarini che mi aveva impressionato alla prima uscita, è stata ingenua: ha concesso poco, ma i due gol sono arrivati da situazioni di “flipper” in area che avrebbero dovuto essere sventate prima, specie vista la presenza del veterano Zukic (2004).
Insomma, il Milan Primavera di quest’anno è una squadra a tratti molto piacevole da veder giocare, con qualche giocatore davvero interessante (Pandolfi e Ossola i miei preferiti, come si sarà capito), a cui mancano una punta e un po’ di cattiveria. Appuntamento fra due settimane a Bergamo per Atalanta-Milan, di norma non una passeggiata.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.









