In un campionato dove i riflettori sono puntati sul duello al vertice tra Barcellona e Real Madrid, una squadra neopromossa si sta prendendo la scena con merito: l’Elche. Dopo sette giornate di Liga, i biancoverdi sono sorprendentemente l’unica formazione, insieme al Barcellona capolista, ancora imbattuta. Con 13 punti raccolti e un quarto posto in classifica che sa di miracolo sportivo, l’Elche sta vivendo il miglior avvio nella sua storia in Primera División. Un inizio così non si era mai visto dalle parti del Martínez Valero.
Un cammino da grande
Quattro pareggi e tre vittorie nelle prime sette giornate: l’Elche si sta facendo largo tra le big del calcio spagnolo con personalità e concretezza. I numeri dicono tanto, ma non tutto. Basta scorrere l’elenco delle avversarie affrontate per comprendere la portata dell’impresa:
- 1-1 con il Real Betis,
- 1-1 con l’Atlético Madrid,
- vittoria netta 2-0 contro il Levante,
- pareggio spettacolare (2-2) contro il Siviglia,
- vittoria sofferta ma importante (1-0) sul Real Oviedo,
- 1-1 in casa dell’Osasuna,
- e infine il successo interno per 2-1 nell’ultima gara contro il Celta Vigo
Un calendario tutt’altro che morbido, che ha però certificato la maturità e la solidità di una squadra costruita con ambizione, ma senza follie.
Le idee chiare di Eder Sarabia
A plasmare questo Elche sorprendente è Eder Sarabia, 44 anni, figlio d’arte (suo padre Manu è stato una colonna dell’Athletic Bilbao), ma tecnico dal pensiero moderno e personale. Dopo esperienze da vice allenatore accanto a Quique Setién a Las Palmas, Betis e Barcellona, Sarabia ha trovato il proprio spazio da protagonista prima all’Andorra, riportato in Segunda, e ora all’Elche, guidato alla promozione nella scorsa stagione dopo due anni di purgatorio.
«Il mio calcio non è negoziabile», ha dichiarato in più occasioni. E in effetti la sua impronta si vede eccome. L’Elche non ha un modulo fisso: si è visto il 4-3-3, il 3-5-2 e il 3-4-1-2, a seconda delle partite e degli avversari. Quello che resta sempre costante, però, è il principio base: gioco di posizione, dominio del pallone, pressing alto e tentativo costante di controllare il ritmo.
Ma Sarabia è anche consapevole che l’estetica non può essere fine a sé stessa:
«Non cadiamo nell’errore di chiamare bello tutto ciò che è gioco di posizione. Ma per me è il modo migliore per stare in campo. E quando serve, sappiamo anche soffrire».
Questa elasticità tattica e mentale è ciò che rende l’Elche così difficile da affrontare: capace di palleggiare con qualità, ma anche di abbassarsi e chiudersi con ordine nei momenti complicati.
Una rosa ben costruita: giovani, talento ed esperienza
Il merito di questo inizio scintillante va condiviso anche con la dirigenza, che ha allestito una rosa equilibrata, mescolando esperienza e giovani in rampa di lancio. Sono numerosi i giocatori arrivati in prestito da grandi club:
- il portiere Iñaki Peña e il terzino Héctor Fort dal Barcellona,
- il giovane attaccante Álvaro Rodríguez acquistato dal Real Madrid,
- il centrocampista Federico Redondo, figlio dell’ex stella del Real Fernando Redondo, reduce da una breve esperienza all’Inter Miami,
- e due punte esperte come Rafa Mir e André Silva, con quest’ultimo diventato uno dei simboli della rinascita.
Dopo due stagioni difficili, segnate da infortuni e prestazioni altalenanti tra Real Sociedad, Lipsia e Werder Brema, l’ex rossonero André Silva ha già realizzato 3 gol in 6 partite, tra cui quello decisivo contro il Real Oviedo. Intervistato da AS, ha raccontato:
«Ho passato un periodo difficile, ma all’Elche ho ritrovato il sorriso. E con il sorriso sono tornati anche i gol».
Un giocatore ritrovato, al pari di un gruppo che sembra avere fame e spirito di sacrificio.
Un entusiasmo che mancava da anni
La città di Elche, famosa per il suo palmeto millenario, il più grande d’Europa e patrimonio dell’UNESCO dal 2000, si gode un momento di entusiasmo raro. Il pubblico del Martínez Valero sta rispondendo con passione crescente, e l’Elche non era così in alto dai tempi della sua epoca d’oro.
Tra il 1959 e il 1978 il club ha disputato 17 delle sue 25 stagioni in Liga, raggiungendo nel 1963/64 uno storico 5º posto, il miglior piazzamento di sempre. Nel 1969 arrivò anche la finale di Coppa del Re (allora Copa del Generalísimo), persa di misura contro l’Athletic Club. Da allora, la squadra ha vissuto tra alti e bassi, con due titoli di Segunda División nel 1958/59 e nel 2012/13 come uniche voci nel palmarès.
Obiettivo salvezza, ma il sogno è lecito
L’Elche, ovviamente, parte con un obiettivo primario: la salvezza. Ma è inevitabile che un avvio del genere alimenti ambizioni più grandi. Nella Liga non è raro vedere neopromosse capaci di sorprendere: basti pensare al Girona o al Rayo Vallecano negli ultimi anni, capaci di lottare per l’Europa.
Tutto dipenderà dalla capacità della squadra di reggere alla lunga distanza: infortuni, flessioni fisiche e pressioni esterne saranno le prove da superare. Ma fin qui l’Elche ha mostrato solidità mentale, coesione di gruppo e un’identità forte: ingredienti fondamentali per puntare a qualcosa di più di una semplice salvezza.

BIO: Federico Locarno, 20 anni, è uno studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrive articoli circa da due mesi e si dedica con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Condividendo quotidianamente i suoi pensieri e approfondimenti sul calcio tramite Instagram e LinkedIn.
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