Nella vita esistono tante prime volte, indipendentemente dall’età. Qualche tempo fa, mio figlio di 6 anni di nome Filippo, mi chiese se potessi portarlo una volta ad assistere ad una partita del Milan allo stadio Giuseppe Meazza di San Siro. La richiesta un po’ mi ha sorpreso in quanto, benché mio figlio pratichi calcio (Futsal per la precisione), non aveva ancora mostrato un interesse eccessivo verso questo sport, e personalmente non me la ero mai sentita di “forzare la mano”, perché ritengo che le passioni debbano nascere in modo spontaneo per essere tali.

Essa ha fatto riaffiorare in me anche i lontani ricordi di quando, da bambino, con mio Papà andavo allo stadio ad assistere alle partite del grande Milan. Sono passati tanti anni da allora ed i ricordi si sono un po’ sbiaditi, ma sono ancora nitide le emozioni: l’entusiasmo dell’attesa per l’evento durante la camminata dal parcheggio, l’atmosfera al di fuori dello stadio, il primo impatto emotivo visualizzando il verde del campo, il colore delle maglie dei giocatori e delle bandiere, il suono dei canti e dei cori, il calore dei tifosi, la scarica di adrenalina quando la propria squadra realizza una rete, ed il fatto di vivere l’esperienza con una persona a me cara, mio Papà, che si chiama Gianni ed è milanista dalla nascita. Inizialmente, quindi, ero un po’ scettico, in quanto, quello di mio figlio mi era sembrata una richiesta un po’ casuale; poi, però, riflettendoci sopra ho pensato che fosse corretto assecondarlo. Casualità, a distanza di qualche giorno, un amico mi ha regalato due biglietti per la partita di Coppa Italia Milan-Bari, quindi, ho deciso di portare mio figlio a vedere la sua primissima partita, un po’ come faceva mio Papà con me. Anche mio figlio, una volta superate le scale di ingresso, vedendo il campo ha detto con la spontaneità che contraddistingue i bambini: “Wow, che bello!”.
Questa frase mi ha dato la conferma che il battesimo dello stadio Giuseppe Meazza aveva prodotto un’emozione positiva anche per lui. E il calcio, essendo per i tifosi qualcosa di immateriale, questo deve fare: contribuire a produrre emozioni e sogni. Siamo stati decisamente fortunati perché, oltre il risultato con vittoria 2-0, lo stadio ero gremito con oltre 71 mila spettatori: niente male per una partita di Agosto, e perché c’è stata la presentazione con esordio dei nuovi acquisti del Milan. È stata una prima volta per mio figlio come tifoso, è stata una prima volta per me come Papà di un aspirante nuovo tifoso, ma è stata anche la prima volta a San Siro da rossonero per un altro campione che ha scritto la storia del calcio mondiale: Luka Modric.
QUANDO L’ETÀ È SOLAMENTE UN DATO ANAGRAFICO
Il Milan per la stagione sportiva 2025/2026 ha annunciato l’ingaggio di Luka Modric, un giocatore nato nel 1985, all’età di quasi 40 anni. Modric, ha vinto il pallone d’oro nel 2018 interrompendo il dominio di Cristiano Ronaldo e Messi. Di cittadinanza croata, ha passato la sua carriera tra Dinamo Zagabria, Tottenham, Real Madrid, vincendo 5 Champions League, 4 Liga Spagnola, 2 Coppe del Re, 5 Mondiali per club FIFA, 4 Supercoppe UEFA, 4 Super coppe di Spagna, 3 Campionati Croati, 2 Coppe Nazionali Croate. Ha partecipato inoltre a 4 edizioni dei campionati mondiali di Calcio, trascinando la Croazia in finale ai mondiali di Russia del 2018, ottenendo il secondo posto.
Il suo Palmares è impressionante e parla da solo. La scelta del Milan, rispetto alle logiche del calcio moderno orientate a ingaggiare i più giovani calciatori, può sembrare insolita e controcorrente, in quanto, seppur ci troviamo di fronte ad uno dei migliori giocatori della storia del calcio, Modric ha pur sempre 40 anni. Un’età in cui nello sport è, inutile girarci attorno, si è considerati anziani. Ma ciò non vale con Luka e ciò che colpisce di lui è che sino al termine della passata stagione, quindi, quando di anni ne aveva 39, ha sempre impressionato per la sua costanza, professionalità, longevità ed il fatto di risultare fondamentale per la squadra.
È quindi una prima volta per mio figlio e per me, ma anche per Luka Modric a San Siro in una competizione ufficiale che, dopo una carriera impressionante, con delle aspettative comunque altissime nei suoi confronti, si è rimesso nuovamente in gioco tuffandosi, con coraggio ed ambizione, nell’esperienza del calcio italiano con l’obiettivo di provare a vincere con il Milan il campionato, lo Scudetto. Ed ecco che, in uno stadio senza tifo rossonero organizzato, i tifosi si accendono ogni volta in cui lo speaker del Milan – Germano Lanzoni – annuncia in primis la sua presentazione e nel secondo tempo l’ingresso in campo di Modric. Allo Stadio ho percepito il popolo del Milan come un’unica entità, desiderosa di riprovare quell’emozione di grandezza vissuta nel passato, affidando ad una leggenda vincente come Modric la propria speranza di rilancio della squadra, grazie alla sua qualità, al suo desiderio di trascinare i compagni, alla sua conoscenza del gioco e costanza nel successo.
Premetto che la mia esperienza nel mondo del Futsal mi rende molto esigente quando osservo dal punto di vista qualitativo della tecnica individuale le giocate dei giocatori e molto critico quando il ritmo di gioco è troppo lento o tatticamente improvvisato. È chiaro che si tratti di due sport differenti, il campo è più grande, ma ci posso fare poco, è una sorta di deformazione professionale, per cui la mancanza di velocità e qualità mi fanno annoiare facilmente. Ma a San Siro le mie esigenze ritengo siano state soddisfatte. Avevo la fortuna di essere molto vicino al campo e nel secondo tempo di osservare Modric, come se lo stessi seguendo con una telecamera individuale, nel riscaldamento pre-ingresso. Ho notato che si è riscaldato senza risparmiarsi, osservando la partita con estrema attenzione, quasi studiando non solo le azioni di gioco dei compagni ma soprattutto il posizionamento difensivo degli avversari. Nemmeno il continuo richiamo da parte dei tifosi sugli spalti lo distoglieva dal campo. Il suo focus era lì, non esisteva altro. Appena entrato sul rettangolo di gioco, è bastato che toccasse due palloni per farmi comprendere che ha realmente delle doti tecniche calcistiche al di fuori del comune, un tocco di palla vellutato, preciso e delizioso, sia sul breve che sul lungo. Quando non è in possesso del pallone rivolge continuamente la testa nelle varie direzioni del campo ad osservare e valutare palla, spazi, compagni e avversari, quasi come un radar che scandaglia incessantemente il fondale. Ha ricevuto palla decentrato rispetto all’area di rigore ed ha effettuato, con una naturalezza e rapidità di esecuzione sconvolgenti, un doppio dribbling ai danni di un malcapitato difensore del Bari. A fine partita, si è soffermato per oltre dieci minuti sul campo insieme ad un compagno di squadra probabilmente a discutere di qualcosa che, a suo avviso, doveva essere fatto diversamente. La stagione ufficiale è appena iniziato e non è certo il caso di trarre conclusioni avventate, ma è stato veramente sorprendente vedere come Modric sia entrato in campo, a ormai 40 anni, in un club e in un campionato diverso da quello in cui sino a qualche mese prima era abituato, adattandosi e lasciando una prima impressione così positiva.
IL MIO PENSIERO
Mi sono domandato: ma come ha fatto Modric ad arrivare a 40 anni e a non avere avuto flessioni nel suo rendimento, nelle competizioni per le quali è richiesta un’altissima prestazione?
Per dare una risposta a questa domanda ho dapprima pensato alle caratteristiche del Modric giocatore. È un centrocampista totale, che durante la sua carriera ha ricoperto i ruoli di regista basso, mezzala o trequartista. Ruoli per i quali è richiesta un’elevatissima abilità di pensiero. Essere un giocatore intelligente, aiuta ad essere intelligenti in tutto, nei passaggi, nei tiri, nel posizionamento, nell’intercetto, nel dribbling, nella prevenzione infortuni, nell’analisi critica di ciò che è stato fatto per migliorarsi. Credo anche che la sua intelligenza tattica lo faciliti nel preservarsi fisicamente, supportandolo nell’efficientamento dei movimenti e, conseguentemente, ridurre lo spreco di energie e lo sforzo. Tutto ciò a beneficio della sua longevità calcistica.
Al di là del suo smisurato talento, Modric ha una testa fuori dal comune. Non importa quanti anni hai e che cosa fai, se hai un talento puro unito all’utilizzo della testa, puoi superare i confini imposti dall’età. Puoi anche giocare da fermo, e iniziare una nuova avventura professionale non più in giovane età, l’importante è che sai far correre il pallone.

BIO: LUCA INNOCENTI
Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21).
Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5).
Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli.
Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.










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