ANTONIO CONTE: BUON COMPLEANNO! RIVINCERE È PIÙ IMPORTANTE DI VINCERE

When you walk through a storm

Hold your head up high

And don’t be afraid of the dark…

Glasgow, 12 febbraio 2013. Celtic-Juventus Ore 20,40

“Se dovessi andare in guerra, porterei Conte con me. Buon Compleanno Mister” Arturo Vidal, 31 Luglio 2015

 Mister Antonio Conte al termine dell’allenamento di ieri, 30 Luglio 2025 a Castel di Sangro

In ritardo di una manciata di ore rispetto al Presidente De Laurentiis che allo scoccare della mezzanotte ha creduto opportuno inviare gli auguri per il 56° compleanno al Mister del suo Napoli, Antonio Conte, colgo l’occasione attraverso questi pensieri sparsi di esprimere la soddisfazione per l’esistenza in vita di un allenatore amato dai tifosi, inviso ai detrattori, uomo rigoroso,” intransigente, maniacale con rispetto assoluto della cultura del lavoro fino al limite della tollerabilità” ( Corriere della sera ).

Frequentemente Antonio Conte è stato frainteso o superficialmente compreso da giornalisti o addetti ai lavori che, non perdendo troppo tempo nel comprendere il suo modus e le sue ragioni, hanno finito per confondere il suo “dare dignità professionale” con la ferocia, le sue sfuriate con la mancanza di equilibrio, le sue pause di riflessione con carenza di idee chiare o cose da dire, ragioni da trovare.

Sorvolo però su questi aspetti che facilmente possono trovare riscontro nella vasta letteratura dedicata a questo Mister che parrebbe tradizionalista ma che invece ha molte caratteristiche di un tecnico immerso a pieno titolo nella complessità un allenatore “rivoluzionario, nel senso che non fa coincidere i luoghi comuni con la realtà, o almeno ci prova” ( Alessandro Alciato, Metodo Conte ). Quello che vorrei cogliere e diffondere in questo genetliaco del Mister, sono degli spunti che emergono dall’ultimo libro <DARE TUTTO CHIEDERE TUTTO> scritto dallo stesso Conte sotto forma di intervista in collaborazione con Mauro Berruto, e Giulia Mancini. Indicazioni intelligenti, preziose per la fase di precampionato che molti tecnici stanno approcciando in questo periodo.

Questo argomento mi solletica come “un coltello nel calzino” da tempi non sospetti, risalenti all’inizio dello scorso anno, il tempo a cui risale questa immagine scattata nella preseason di Val di Sangro.

Ho avuto già modo di scrivere sull’RSS che è diventato questo Blog in merito alla questione ( Grovigli d’estate 1 e 2, La Complessità del calcio ), di discuterne in una chat in cui si liquidava frettolosamente la riservatezza competente e originale del Mister per altro, per “ un modello di preparazione precampionato molto diffuso con principi comuni, lineari e progressivi durante la stagione, niente di antiquato ,ma niente di nuovo, condito da uno stileautoritario, prescrittivo e direttivo”. Ora per fortuna è uscito questo libro, una sorta di repository in grado di dare ordine e spiattellarci chiaro chiaro che nel calcio non lavora in complessità solo chi ostenta termini piuttosto inflazionati come sistemi aperti, non lineari, affordances, cognizione incarnata, enattività, vincoli, processo di autocostruzione del calciatore e poi raramente li sa tradurre nella prassi. Lavora nella complessità e sa districarsi nell’ottica duale del vincente ( 1 ) e perdenti( tutti gli altri) a cui un campionato costringe, chi ha chiari principi pedagogici che sono riassunti dalle parole ISPIRA, LAVORA, MISURA. Andiamo al dunque. Cito e virgoletto frasi del libro.

Un primo aspetto trapela dal “le squadre sono organismi in cui devi dare attenzione al più insignificante dei dettagli. Lo stesso se si parla di staff. Con lo staff fatto di professionisti sono feroce. Ma la ferocia non è cattiveria, è riempire di dignità laddove si è un po’ svuotati alcuni elementi. E il massimo lo ottengo quando saranno gli stessi giocatori a prestare attenzione ai dettagli e li ricercheranno in maniera maniacale.” In questa contaminazione Mister-giocatore sta la vera autoorganizzazione a mio avviso. A tal proposito la narrazione di Giaccherini-Courtois con Conte tecnico della nazionale del 13 giugno 2016 è emblematica nell’ottica del concetto di ISPIRARE. Vedere in anticipo cioè cose che gli altri non vedono e indurli a vederle. Nel 2011 quando scrivevo cose con il Prof. Sassi Training check alla Juventus e salivo a Vinovo al J-Village,agli allenamenti blindati di Conte seguivano lunghissime sedute di analisi video in cui anche i blasonatissimi giocatori della nazionale in nazionale in forza alla Juve seguivano in religioso silenzio le accurate letture e riletture del Mister relativamente alle azioni di gioco.

Le cassette “facevano la schiuma” per le infinite volte in cui venivano visionate.  Questo ricordo sblocca il secondo concetto importante: la questione del MISURARE. Sostanzialmente, aldilà degli oggettivi riscontri e test che aiutano a distaccarsi dal proprio punto di vista per assumere una visione altra e oggettiva delle cose, quello che dalle pagine essenzialmente trapela è la tendenza del Mister a “MISURARE OGGETTIVAMENTE LA NOSTRA MANCANZA DALLA VITTORIA” e riempire quel vuoto rendendolo un pieno. Analizzare con determinazione il gap esistente fino a renderlo inesistente. Fino a quando le cose immaginate prima da Conte poi da giocatori e staff insieme a Conte non succederanno realmente. “HO VISTO SUCCEDERE UNA COSA CHE AVEVAMO IMMAGINATO INSIEME”. “Ma come si fa a trasformare una storia normale in una vincente, magari leggendaria? Serve la capacità di cogliervi qualcosa di universale e di saperlo trasmettere, con una certa intensità e vibrazione, agli uomini o alle donne che, insieme a te, dovranno essere i protagonisti di quella storia. Un allenatore, soprattutto in questa fase iniziale in cui la storia è ancora lontana dall’essere scritta, deve riuscire a immaginare e vedere cose che, in quel momento, nessun altro riesce ancora a immaginare e a vedere. Serve uno sguardo dall’alto, la capacità di visualizzare una mappa” E sebbene il Napoli vincitore del- lo scudetto nell’anno 2024-25 è riuscito nell’impresa, Conte scrive che la vittoria non si dimentica ma si dimentica anche, ha i contorni confusi. “RIVINCERE È PIÙ IMPORTANTE DI VINCERE” La frase si tira dietro ovviamente il terzo principio quello del LAVORARE. “Vincere, ma prima ancora tirare fuori tutto il potenziale dalle persone che insieme a te devono raggiungere un obiettivo. Veder crescere l’abnegazione per il lavoro dei tuoi atleti, ma sempre e solo insieme alla tua, perché occorre dare prima di chiedere o, meglio, occorre dare per poter, dopo, essere legittimati a chiedere. Essere esempi viventi”. La distinzione netta che troviamo nel libro tra <Essere allenatore> e <Fare l’allenatore> sta tutta nella vita professionale h24 di questo leader partenopeo. ”Dare un senso così forte alle tue azioni e a quelle che richiedi agli altri, per poter essere capaci, insieme, di cambiare una cultura, caratterizzarla. Contribuire a costruire un mondo al quale le persone vogliano appartenere, creare qualcosa che resterà anche dopo il tuo passaggio, quando tu, inevitabilmente, sarai andato via.”

“Nel lavoro l’opinione di chi ti affianca diventa decisiva. La tua reputazione, il modo in cui loro ti vedono, la percezione che hanno e che permette loro di fidarsi di te possono essere la miglior polizza di assicurazione, soprattutto quando arrivano i momenti difficili. Bisogna immaginare i propri “equipaggi” esattamente così, pensando a come reagiranno nel momento della tempesta.” Indicazioni molto utili per chi in questo momento sta allestendo un team efficace.

NON STARAI MICA RIPENSANDO ANCORA A IERI!

È la frase che Trapattoni allenatore rivolge ad un giovane Conte calciatore incontrato per caso dopo una prestazione poco soddisfacente. Un invito a non leccarsi le ferite, a guardare avanti e lavorare. “Le nuove generazioni hanno un rapporto complicato con la fatica. Potremmo dire che stentano a sopportare la fatica e la frustrazione per il fatto che, quasi sempre, il successo non arriva subito. Non voglio generalizzare e non ho metodi infallibili per superare queste difficoltà che potremmo definire generazionali, però un rimedio c’è, ed è il più semplice di tutti. Si fonda su due parole chiave delle quali, oggi, dovremmo riappropriarci: ATTEGGIAMENTO e, appunto, FATICA. Atteggiamento, perché non sono solo le competenze tecniche o tattiche a fare la differenza, ma il MODO IN CUI FACCIAMO LE COSE, e l’atteggiamento non è un dono come il talento, lo si può cercare, allenare, migliorare. Trust the process, “credi nel metodo” e tieni fermo il punto delle scelte. Ma quanto mi piace questa cosa! Ma quanto non accade per caso. Ci si arriva attraverso un enorme lavoro sommerso che inizia prima del primo giorno di allenamento e si consolida nella fase iniziale del lavoro sul campo. Se questi passaggi sono rispettati, se quel metodo viene condiviso, non solo quando è facile, ma anche quando arrivano le prime difficoltà, allora il successo sarà sempre e solo una conseguenza.”

Costruire squadre è un processo magico, che non sempre e non automaticamente funziona, ma che passa attraverso tre concetti imprescindibili: L’ARTE DI ESSERE ESEMPLARI, la capacità di VALORIZZARE LE COMPETENZE SPECIFICHE DI TUTTE LE COMPONENTI DEL TEAM e la VOLONTÀ DI SPOSTARE IN AVANTI I LIMITI, SOPRATTUTTO QUELLI CONSIDERATI INSUPERABILI. L’inizio di una stagione, di un progetto, i primi giorni in cui una squadra prende forma sono un momento decisivo. Ogni allenatore sa di avere un periodo iniziale a disposizione, potremmo chiamarlo “periodo bonus”, in cui i suoi calciatori lo pesano, lo misurano, ne valutano il carisma, le idee, la personalità. È il momento in cui cercano di capire se possono fidarsi e, di conseguenza, consegnarsi totalmente a lui. L’allenatore, soprattutto in quella fase iniziale, è davvero decisivo. È la costruzione di una narrazione, proprio come fanno gli scrittori o gli sceneggiatori. E le grandi storie di sport hanno qualcosa in più rispetto alle altre, perché in loro c’è un’epica che le rende simboliche, eterne, sacre.

Immagine che contiene persona, Viso umano, vestiti, torta

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.Alla domanda sui momenti di crisi Conte risponde: “Le crisi non sono sempre opportunità, MA SONO  SEMPRE ACCELERAZIONI. E ogni accelerazione è uno scossone di fronte al quale qualcuno nega l’evidenza, qualcuno oppone resistenza e qualcun altro, invece, vede nuovi orizzonti. È per questo che non credo sia giusto parlare solo di resilienza, quando la crisi arriva. Essere resilienti, ovvero superare testardamente il problema tornando esattamente uguali a prima, può diventare un problema. La resilienza è senza dubbio una virtù, ma OCCORRE OLTREPASSARE QUESTO CONCETTO essendo capaci, certo, di assorbire l’impatto e superare il problema, ma anche di cambiare, di modificare il nostro comportamento, le nostre credenze, le nostre certezze. In quei momenti occorre avere la forza, individuale e collettiva, di non essere più quelli che eravamo prima.”

Nel giorno del suo Compleanno il vero regalo ce lo ha fatto  lui con queste suggestioni utili e spendibili nel precampionato e oltre. Wolfgang Goethe diceva che “chi sogna anche di giorno sa molte più cose di chi sogna soltanto di notte”. Conte ci insegna, ci è ormai chiaro, che “per vincere non è sufficiente essere sognatori ma abitare nella periferia della nostra zona di confort. Dove tutto è un po’ più scomodo. E’ solo questa la miglior garanzia per restare in contatto con la realtà” Thanks Mr. CONTE E BUON 56° COMPLEANNO!

Bio: Simonetta Venturi

Insegnante di Scienze Motorie.

Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio ( Marche )

Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.

Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

Una risposta

  1. Buongiorno professoressa Venturi: ho letto con molto interesse il suo articolo e rispetto molto il giudizio, che mi trova in buona parte d’accordo. Conte è senza dubbio un professionista serio ed abbastanza preparato, seppur divisivo,quantomeno per chi considera lo stile ed il rispetto, un fattore importante.
    Partiamo dal Conte calciatore: ha giocato gran parte della sua carriera nella Juventus ed è stato anche capitano per diversi anni, in un periodo nel quale la Juventus poteva “permettersi” tutto o poco meno. Un periodo che, ha gettato grosse ombre sin dall’inizio degli anni ’70, con il Milan protagonista in negativo (rigore di Anquilletti su Riva inventato, con conseguente squalifica di Rivera,rigore non dato a Bigon in Juventus Milan e festa di Lo Bello per le 300 presenze in serie A), gol di Chiarugi l’anno dopo annullato a Roma ed espulsione di Nereo Rocco, per citarne alcuni. Conte me lo ricordo come un passionale in campo, ma anche come uno che andava spesso a lamentarsi dagli arbitri, uno stile che io non ho mai condiviso. In questo senso posso dirle che ho giocato in lnd a bassi livelli tanti anni (per cui non mi paragono a nessuno, per carità!) ed ho fatto il capitano di questa insignificante squadra per 6 anni e, devo dirle che raramente mi sono avvicinato all’arbitro per parlare, se non per salutarlo ed a volte per chiedere spiegazioni, allontanando sempre i miei compagni di squadra, a volte anche bruscamente. Ecco, io questo comportamento in Conte giocatore non lo ho mai visto. Per quanto riguarda il Conte allenatore, al di là dei risultati, che sono (ahimè), l’unica cosa che contano, devo dire che in parte ricalca il Conte giocatore e cioè, come la maggior parte degli allenatori, è pronto a lamentarsi degli arbitri (ma proprio Conte era l’allenatore della Juventus in occasione del gol di Muntari e lasciamo perdere l’onestà di Buffon), per cui è una questione di stile. Proprio in questa stagione l’allenatore della Fulgor Sesto, squadra oratoriale, ha segnalato il gol del 3a0 della squadra avversaria che, l’arbitro di società (sempre della squadra avversaria), non aveva visto!. Pensi un po’ l’onestà di questo signore, che alla fine è arrivato terzo in campionato, proprio per questo episodio: bene il suo campionato lui lo ha vinto comunque. Ecco, io credo che oltre i risultati sia importante considerare il comportamento, anche perché oggi il lato economico la fa da padrone. Conte a parte i primi anni, ha sempre allenato squadre di livello, nel senso che ha avuto squadre con obiettivi importanti. Certo, la prima Juve od il Napoli di questa stagione non erano squadroni, ma per il resto ha avuto squadre favorite od annoverate per la vittoria finale. Non dimentichiamo che, se la colpa non è dell’arbitro, è la società che non lo ha seguito, ma lui, in caso di sconfitta non ha mai colpe. Conte è un bravissimo allenatore e mi associo per gli auguri, ma non è il mio modello. Ho visto allenatori molto più bravi di lui, soprattutto nelle dichiarazioni post partita: potrei citarne a decine, a partire dagli anni ’70. Ovviamente il signor Liedholm (tra l’altro protagonista di un libro di Garlando), Trapattoni, Rocco, Bagnoli,Radice, Boskov, Ancelotti, Mondonico e chissà quanti altri ne ho dimenticati. Prima regola: cerco i miei difetti, seconda regola, elogio degli avversari. Oggi abbiamo Gasperini e Simone Inzaghi, giusto per citarne alcuni…Vorrei concludere con un paio di curiosità: la prima riguarda an he Filippo Galli, nel senso che lui faceva parte di quel Milan: derby di Hateley, post partita, intervista di Granco Zuccala’ (altro che Rimedio!), a Zenga:” ma il risultato della partita di oggi è stato influenzato dal fatto che voi avete giocato in coppa ed il Milan no?”. Risposta di Zenga :”direi di no!”. E Zuccala’:”quindi il Milan ha vinto meritatamente?”; risposta di Zenga:”si!”. Secondo episodio riguarda Beppe Furino “acerrimo” avversario di Rivera e spesso”custode” del golden boy. Il giorno della “Stella” Furino viene intervistato e lui si complimenta con il Milan, ma manda un augurio speciale a Gianni Rivera per il risultato conseguito. Mi permetto di elogiare Furino, che in campo era un elemento molto grintoso, ma che alla fine sapeva riconoscere i meriti altrui. Mi sono forse dilungato troppo e forse i miei giudizi possono causare contestazioni, anche se credo di non mancare di rispetto a nessuno, ma oggi io non mi riconosco in questi personaggi. Spero solo che Conte col passare degli anni, possa diventare come alcuni personaggi del passato…auguri mister Conte!

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