Premessa situazionale (match analysis)
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Minuto 78 di una gara ad alta intensità di UEFA Champions League. La squadra in vantaggio subisce un attacco sul lato forte. Il portatore riceve in ampiezza con postura aperta, mentre due attaccanti attaccano rispettivamente il primo palo e la zona cieca sul secondo. La linea difensiva è disallineata e in ritardo nella chiusura dello spazio.
Il portiere esegue una fase di scanning percettivo (esplorazione visiva continua dell’ambiente ) integrando informazioni multiple: orientamento corporeo del crossatore, velocità di corsa degli attaccanti, distanza spazio-temporale tra palla e linea difensiva, postura dei difensori e possibilità di deviazione.
La traiettoria iniziale suggerisce un’uscita aggressiva. Tuttavia, un aggiornamento percettivo tardivo modifica la previsione. In quel preciso istante si attiva un processo di inhibitory control (controllo inibitorio): la capacità di sopprimere una risposta automatica inizialmente programmata ma non più funzionale al contesto.
Il portiere interrompe l’uscita anticipata, mantiene una posizione avanzata ma stabile e interviene successivamente sulla seconda traiettoria generata da una deviazione. L’efficacia dell’azione non deriva quindi esclusivamente dalla biomeccanica del gesto, ma dalla coerenza tra:
- percezione iniziale
- aggiornamento informazionale
- previsione
- decisione finale
- adattamento motorio
È qui che emerge il concetto di portiere come sistema cognitivo adattivo. Quadro teorico: cognizione, ambiente e prestazione Le linee guida della UEFA evidenziano come l’apprendimento nel calcio debba emergere da contesti rappresentativi di gara (Representative Learning Design), ossia da ambienti capaci di replicare informazioni, tempi e vincoli reali della partita.All’interno di questo paradigma si integrano tre modelli teorici fondamentali.
Ecological Dynamics (ED)
Approccio che descrive il comportamento motorio come fenomeno emergente dall’interazione tra:
- organismo
- ambiente
- compito
Il gesto non viene programmato in modo rigido, ma auto-organizzato in funzione dei vincoli presenti.
Recognition-Primed Decision Making (RPD)
Modello sviluppato da Gary Klein, secondo cui gli esperti prendono decisioni rapide attraverso il riconoscimento immediato di pattern situazionali, senza confrontare analiticamente più opzioni. Nel portiere esperto, la lettura della situazione genera immediatamente una “prima soluzione plausibile”.
Predictive Processing (PP)
Teoria neuroscientifica secondo cui il cervello opera come sistema predittivo. La mente non reagisce semplicemente agli stimoli, ma costruisce continuamente ipotesi sugli eventi futuri aggiornandole attraverso l’errore percettivo (prediction error).
Nel ruolo del portiere, questo significa:
- anticipare la traiettoria prima dell’impatto
- prevedere intenzioni motorie dell’avversario
- aggiornare continuamente la decisione
Le evidenze scientifiche convergono su un punto centrale: la prestazione esperta è prevalentemente anticipatoria e non reattiva. Ricerche pubblicate sul Journal of Sports Sciences hanno evidenziato come gli atleti esperti utilizzino informazioni cinematiche e pre-cinematiche per anticipare le azioni avversarie, riducendo significativamente i tempi decisionali. Parallelamente, studi pubblicati su Frontiers in Psychology mostrano come i processi predittivi e l’accoppiamento percezione–azione rappresentino elementi centrali nelle performance d’élite.Tra gli studi più rilevanti:
- Williams & Davids (1998): ricerca sui meccanismi percettivo-visivi negli sportivi esperti
- Savelsbergh et al. (2002): anticipazione e lettura precoce delle informazioni nel portiere
- Mann, Williams, Ward & Janelle (2007): expertise percettiva e anticipazione negli sport open-skill
- Friston (2010): teoria neuroscientifica del predictive processing applicata ai sistemi adattivi
Funzioni esecutive e controllo inibitorio
Uno degli aspetti maggiormente sottovalutati nell’allenamento del portiere riguarda lo sviluppo delle funzioni esecutive. Le funzioni esecutive rappresentano processi cognitivi avanzati deputati al controllo del comportamento. Le principali sono:
- memoria di lavoro
- flessibilità cognitiva
- controllo inibitorio
Nel calcio moderno, il controllo inibitorio assume un’importanza enorme.
Significa:
- saper frenare un’uscita iniziata troppo presto
- non tuffarsi su una finta
- non reagire impulsivamente a uno stimolo ingannevole
- ritardare l’intervento per raccogliere più informazioni
Molti giovani portieri non sbagliano per limiti tecnici, ma perché anticipano una decisione senza aver completato il processo percettivo. Per un allenatore alle prime esperienze, il concetto è semplice: un portiere impulsivo “vede una soluzione”; un portiere evoluto continua a leggere la situazione fino all’ultimo aggiornamento disponibile.
Allenare il controllo inibitorio significa quindi creare esercitazioni in cui:
- la prima informazione è ingannevole
- la soluzione cambia
- il portiere deve modificare la decisione inizialeIn termini neuroscientifici, ciò migliora:
- capacità attentiva
- aggiornamento percettivo
- regolazione motoria
- adattabilità cognitiva
Correlazione cognitivo–strutturale
Superare la dicotomia tra cognizione e struttura rappresenta il passaggio critico dell’allenamento moderno, seguendo il paradigma di Nikolai Bernstein, il movimento rappresenta la soluzione a un problema sotto vincoli. La struttura fisica definisce il campo delle possibilità e la cognizione seleziona l’azione più funzionale all’interno di quel campo.
Esempi applicativi
Posizionamento
Struttura
- mobilità dell’anca
- controllo eccentrico
- capacità di frenata
Cognizione
- ettura linee di passaggio
- occupazione spazio
- probabilità evento
Tuffo
Struttura
- forza esplosiva
- stiffness muscolare
- reattività neuromuscolare
Cognizione
- timing anticipatorio
- riconoscimento pre-indizi motori
Uscita alta
Struttura
- elevazione
- coordinazione intersegmentaria
- forza relativa
Cognizione
- valutazione traiettoria
- pressione avversaria
- analisi densità spazio
L’errore emerge quando uno dei due sistemi prevale sull’altro:
- atleta forte ma cognitivamente lento
- atleta intelligente ma strutturalmente insufficiente
La prestazione efficace nasce sempre dalla loro integrazione dinamica.
Implicazioni per l’allenamento (framework UEFA)
Nel modello tradizionale, il portiere viene spesso allenato attraverso esercizi:
- analitici
- ripetitivi
- prevedibili
Tuttavia, il modello UEFA contemporaneo promuove:
- variabilità
- incertezza
- adattamento
- decision making continuo
L’obiettivo non è la riproduzione estetica del gesto tecnico, ma la costruzione di un atleta adattivo, il gesto corretto non è quello biomeccanicamente “perfetto”, ma quello funzionale alla situazione.Applicazione pratica: Cross decisionale multilivello
Obiettivo
Sviluppo di:
- decision making
- controllo inibitorio
- aggiornamento percettivo
- adattamento spazio-temporale
Struttura organizzativa
- 1 portiere
- 4 attaccanti
- 3 difensori
- 2 crossatori laterali
- area di lavoro: ultimi 30 metri
Descrizione dell’esercitazione
L’azione parte da una trasmissione laterale verso il crossatore. Da quel momento il portiere deve:
1. effettuare scanning percettivo
2. leggere traiettoria e postura del battitore
3. valutare densità in area
4. decidere se:
- uscire
- mantenere posizione
- intervenire in ritardo
- prepararsi a seconda palla
Gli attaccanti effettuano movimenti differenziati:
- attacco primo palo
- blocco sul difensore
- taglio cieco sul secondo palo
- uscita fuori area per seconda palla
I difensori non hanno un comportamento predefinito, aumentando l’incertezza. Introduzione di segnali ingannevoli
Elemento centrale dell’esercitazione.
Esempi:
- postura del crossatore che simula cross lungo ma gioca corto
- attaccante che attacca il primo palo per liberare il secondo
- deviazione obbligata tramite sagoma o difensore
- doppio movimento dell’attaccante
- chiamata verbale ingannevole del mister
- cross apparentemente “del portiere” che cambia traiettoria
Il focus non è “parare”, ma aggiornare continuamente la decisione.
Mini progressione didattica
Progressione 1 – Stabilizzazione percettiva
Cross senza opposizione reale.
Focus:
- postura
- tempi di uscita
- orientamento corporeo
Progressione 2 – Variabilità informazionale
Inserimento di:
- movimenti attaccanti
- seconde palle
- traiettorie differenti
Progressione 3 – Complessità adattiva
Introduzione:
- deviazioni
- segnali ingannevoli
- ritardi percettivi
- transizione immediataProgressione 4 -Vincolo cognitivo massimo
Il portiere non conosce:
- numero di attaccanti
- tipo di cross
- possibilità di conclusione immediata
La situazione diventa completamente emergente.
KPI (Key Performance Indicators)
- tempo decisionale
- qualità del posizionamento
- coerenza scelta–situazione
- gestione dell’inibizione
- qualità dello scanning
adattamento post-errore
Trasferimento alla Scuola Calcio
Nel settore giovanile il focus deve spostarsi dalla tecnica isolata alla comprensione del gioco.
Indicazioni operative
- aumentare variabilità situazionale
- ridurre prevedibilità
- valorizzare errore come informazione
- allenare la capacità di “non agire”
- favorire esplorazione autonoma
L’ambiente diventa il principale agente di apprendimento. Esempio pratico semplificato
“Esco o resto?”
Campo ridotto con:
- 1 portiere
- 2 attaccanti
- 1 difensore
- cross obbligatori
Regola chiave:
il mister assegna punteggio positivo anche al “non intervento corretto”, il bambino inizia così a comprendere che: non tutte le palle devono essere attaccate diventa un passaggio culturale enorme.
Conclusione
La struttura non determina la prestazione: la vincola.
La cognizione non esegue il movimento: lo organizza.
Il portiere efficace emerge dall’integrazione dinamica tra:
- percezione
- decisione
- azione
Allenare un portiere oggi significa progettare contesti in cui il sistema cognitivo venga continuamente perturbato, stimolato e costretto ad adattarsi. A mio avviso — e questo rappresenta uno degli aspetti che più ho osservato durante anni di campo, studio e confronto metodologico — la differenza tra un allenamento realmente formativo e uno puramente addestrativo risiede nella qualità dell’incertezza proposta.
Ho visto portieri straordinari dal punto di vista tecnico andare in difficoltà in contesti complessi perché abituati a esercitazioni chiuse, prevedibili e lineari. Allo stesso tempo, ho osservato giovani portieri magari meno “puliti” biomeccanicamente, ma estremamente efficaci perché educati a leggere, adattarsi, aspettare e decidere, ed è probabilmente questo il punto più importante del modello UEFA moderno: non formare esecutori di gesti, ma sistemi adattivi capaci di interpretare il caos della gara. Il calcio contemporaneo evolve troppo rapidamente per pensare ancora a un portiere come semplice specialista tecnico. Oggi il portiere è un sistema cognitivo complesso immerso in un ambiente dinamico. Allenarlo significa allenare cervello, percezione, tempo, spazio e decisione, solo successivamente arriva il gesto.
Domande finali di riflessione
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. I miei allenamenti includono reale incertezza decisionale?
Sto valutando il gesto o il processo che lo genera?
Il portiere che alleno riconosce pattern o reagisce agli eventi?
Quanto spazio ha il controllo inibitorio nelle mie esercitazioni?
Le situazioni proposte replicano davvero la complessità della gara?
L’errore viene corretto immediatamente o utilizzato come strumento informativo?
Sto formando un esecutore tecnico o un decisore adattivo?

BIO: ANTONIO FERRARO
Allenatore dei portieri con oltre vent’anni di esperienza nel calcio, maturata in contesti professionistici e dilettantistici ad alto livello. Nel corso della carriera ha operato all’interno del settore giovanile professionistico del Torino Calcio, affiancando allo sviluppo tecnico una costante attenzione agli aspetti percettivo-decisionali della prestazione del portiere.
In possesso di Laurea Magistrale in Scienze Motorie, integra competenze accademiche e metodologiche con l’esperienza di campo, sviluppando modelli di allenamento basati sull’evoluzione del ruolo nel calcio moderno.
È abilitato UEFA A e specializzato come Allenatore dei Portieri con qualifica UEFA Goalkeeper B (UEFA GKB), titoli che certificano una preparazione avanzata nella gestione e nello sviluppo della prestazione specifica.
Nel corso del proprio percorso ha lavorato in diverse categorie, dalla Serie C ai campionati di Eccellenza e Promozione, confrontandosi con contesti competitivi differenti e contribuendo alla crescita di portieri in tutte le fasi del loro sviluppo.
L’attività è orientata allo studio e all’applicazione di modelli prestativi innovativi, con particolare riferimento ai processi di scanning, anticipazione e preparazione motoria, elementi chiave nel ruolo del portiere nel calcio contemporaneo.











2 risposte
Una mia osservazione sull’episodio mostrato: a mio avviso, l’efficacia dell’intervento dipende innanzitutto dal fatto che il portiere, nel momento esatto dell’impatto di testa dell’attaccante, ha entrambi i piedi a terra. Questa condizione gli consente di reagire immediatamente alla deviazione. Molti portieri, invece, eseguono un piccolo hop o saltello proprio in quel momento; trovandosi in fase aerea, perdono inevitabilmente alcuni istanti prima di poter applicare forza al terreno e cambiare direzione. Prima ancora di interpretare l’azione attraverso processi cognitivi complessi, credo sia importante considerare questo aspetto biomeccanico, che potrebbe spiegare in larga misura l’efficacia dell’intervento.
La tua osservazione è assolutamente pertinente. Il fatto che il portiere abbia entrambi i piedi a contatto con il terreno al momento dell’impatto di testa rappresenta un vantaggio biomeccanico determinante, perché gli consente di produrre forza immediatamente e reagire senza il ritardo causato da un hop eseguito nel momento sbagliato.
Proprio questo, però, è uno dei principi alla base del modello O.I.S.E.: quella postura non è casuale, ma è il risultato di ciò che il portiere ha fatto nei momenti precedenti. Attraverso Orientamento, Identificazione e Scansione, il portiere raccoglie informazioni, anticipa l’evoluzione dell’azione e assume una pre-stance che gli permette di arrivare all’impatto già stabile e pronto a spingere. L’Esecuzione finale è quindi la conseguenza di un processo percettivo-decisionale corretto, espresso attraverso una biomeccanica efficace. In altre parole, la qualità dell’intervento nasce dall’integrazione tra ciò che il portiere percepisce, decide e come prepara il proprio corpo ad agire.