DOSSIER: ESISTE UN PROBLEMA INTER-NO? (1^PARTE)

Il pubblico ministero Maurizio Ascione, nell’ottobre del 2024, ebbe modo formalmente di aprire il fascicolo d’indagine relativo all’inchiesta penale della Procura di Milano su presunte irregolarità riguardanti le designazioni arbitrali, indicativamente volte a favorire l’Inter, scaturita inizialmente dalla denuncia dell’avvocato di un tifoso del Verona (per via di un presunto fallo non fischiato durante la gara in quel di San Siro contro i nerazzurri) e proseguita a partire dalle dichiarazioni e dalle denunce di figure del mondo arbitrale (come l’ex direttore d gara Domenico Rocca).

I successivi interrogatori dei “varisti” Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 hanno poi spinto gli inquirenti ad approfondire l’ipotesi di concorso in frode sportiva.

Gli inquirenti ipotizzavano infatti che le scelte dei direttori di gara per alcune partite di prima fascia (tra cui Inter-Verona, Bologna-Inter e Torino-Inter) venissero pilotate per assecondare il gradimento o le pressioni del club nerazzurro.

L’accusa mossa nei confronti del designatore arbitrale Gianluca Rocchi riguardava dunque presunti favoritismi nonché  intromissioni non  consentite in sala V.A.R.

Tre i capi d’imputazione: in uno si legge che Rocchi “quale designatore arbitrale dell’AIA, in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di Coppa Italia ‘combinava’ la designazione del direttore di gara per la partita di campionato di serie A Bologna-Inter (20 aprile 2025) nella persona di Andrea Colombo, siccome ‘arbitro’ gradito alla squadra ospite, l’Inter, impegnata nella lotta alla corsa scudetto, ormai alle battute finali della stagione calcistica”.

Nel secondo capo d’imputazione lo scenario si allarga.

Rocchi, scrive il Pm, “quale designatore in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di andata di Coppa Italia (2 aprile 2025), ‘combinava’ o ‘schermava’ la designazione del direttore di gara Daniele Doveri, ponendolo alla direzione della semifinale del torneo (23 aprile 2025) onde assicurare poi all’Inter direzioni di gara diverse dal ‘poco gradito’ Doveri per la eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di serie A” che erano di “maggiore interesse per la squadra milanese”.

Il caso è salito agli onori delle cronache con la notifica degli avvisi di garanzia nello scorso mese di aprile, ma l’intero procedimento si è concluso pochi giorni or sono, allorquando lo stesso pm Ascione (insieme al procuratore aggiunto Paolo Ielo) ha firmato e depositato la richiesta di archiviazione definitiva per Rocchi e per l’Inter, accertando momentaneamente (gli atti sono stati trasferiti alla giustizia sportiva, la cui attenzione in merito in base all’ordinamento interno parrebbe dover avere inevitabilmente conseguenze , indipendentemente dalla portata delle stesse) l’inesistenza di un sistema illecito.

Maurizio Ascione non voleva inizialmente firmare l’archiviazione del fascicolo sulle presunte pressioni arbitrali a favore dell’Inter perché riteneva che ci fossero elementi e prove sufficienti per procedere con le accuse formulate, a differenza dei vertici della Procura di Milano (il procuratore capo Marcello Viola e l’aggiunto Paolo Ielo) che consideravano il caso privo di riscontri oggettivi.

Sullo sfondo della vicenda vi era anche il prossimo trasferimento di Ascione alla Procura Europea (Eppo) a Roma.

La richiesta di archiviazione del filone relativo alla designazione degli arbitri avanzata dalla Procura di Milano ricostruisce la “sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati”, ma “non ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine”.

Lo si legge nella nota del procuratore capo Marcello Viola, ove si sottolinea che l’istanza di archiviare il caso “distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte a incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche”.

Diverse le intercettazioni emerse.

Il fulcro delle conversazioni riguarda la scelta dell’arbitro per Verona-Inter del 3 maggio 2025.

In una telefonata del 29 aprile con Andrea Gervasoni, Rocchi ha affrontato apertamente il tema delle richieste provenienti dall’ambiente nerazzurro: “Siccome questi dell’Inter ci stanno rompendo il c… pesantemente, stavo pensando… Ma se noi invertissimo, e su Inter-Verona mettessimo Piccinini invece che Sozza?”. In un’altra conversazione, questa volta con Riccardo Pinzani, responsabile dei rapporti tra l’AIA e i club, è emerso come il malcontento dei nerazzurri fosse già stato segnalato attraverso Giorgio Schenone, referente arbitrale della società. Pinzani ha infatti riferito: “Schenone m’ha detto: ‘Guarda, so che Marotta ne stava parlando con Viglione (capo dell’ufficio legislativo della Federcalcio)”. Rocchi ha replicato confermando di essere già a conoscenza della situazione: “Lo so, rompono il c… l’Inter per questo motivo”. Poco dopo ha aggiunto: “Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni, te lo dico io”.

Nell’inchiesta sulle presunte irregolarità arbitrali condotta dalla Procura, i magistrati ipotizzano che i dirigenti dell’Inter abbiano agito “per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina”, ormai ex presidente della FIGC.

La partita Torino-Inter del 26 aprile 2026 (finita 2-2) è stata l’ultima in ordine temporale a essere inserita nel registro degli inquirenti.

Secondo l’ipotesi della Procura di Milano, l’ex designatore Gianluca Rocchi avrebbe scelto l’arbitro Maurizio Mariani per questo match solo dopo aver ottenuto il “benestare” o il consenso preventivo dell’Inter, dato che il fischietto non era inizialmente gradito al club.

Anche Andrea Butti è stato coinvolto nell’inchiesta sul sistema arbitrale a causa di alcune intercettazioni telefoniche con l’ex designatore Gianluca Rocchi.

L’attuale responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A è finito al centro dell’attenzione per aver espresso palese disappunto su specifiche designazioni arbitrali riguardanti l’Inter, squadra di cui è pubblicamente tifoso al pari del Procuratore capo Marcello Viola.

Il fascicolo con tutte le intercettazioni è stato trasmesso, ribadiamo, al Procuratore Federale della FIGC, Giuseppe Chinè, per valutare eventuali violazioni del codice di lealtà sportiva.

Sebbene la percezione di un “senso di impunità” che sembra avvolgere l’Internazionale appartiene  principalmente al dibattito mediatico e alle accese rivalità tra tifoserie (non può e ci rifiutiamo categoricamente  che possa deontologicamente essere riconducibile a favoritismi perpetrati dalle sedi atte a dover giudicare secondo i princìpi giuridici e morali), l’idea che tutto ciò che riguardi il mondo nerazzurro assuma costantemente contorni e sfumature meno “pesanti” aleggia prepotentemente all’interno del movimento nazionale.

E non solo per gli inevitabili sussulti che le medesime circostanze avrebbero reso insurrezionali qualora le società coinvolte fossero state altre.

Diversi sono stati negli ultimi anni ( il raggio d’azione va allargato sin dai primordi del nuovo secolo, ne parleremo nel corso delle prossime uscite) gli episodi che sembravano dover travolgere la società meneghina, perentoriamente sempre uscita indenne dai foschi punti interrogativi che hanno caratterizzato le ultime vicende.

L’Inter era infatti già reduce dall’inchiesta “Doppia Curva”, coordinata dalla DDA di Milano, che ha svelato l’infiltrazione della ‘Ndrangheta e il controllo criminale sul tifo organizzato dell’Inter e del Milan allo stadio San Siro.

L’indagine ha portato all’azzeramento dei vertici ultrà, svelando altresì un’associazione a delinquere finalizzata a estorsioni, gestione in nero dei parcheggi e del merchandising, nonché legami con esponenti mafiosi.

Nelle fasi processuali la tesi dell’accusa ha retto in primo grado, configurando le curve come vere e proprie milizie private in grado di gestire business illeciti e di intimidire anche i tesserati delle società calcistiche. I club, pur non essendo indagati, sono stati coinvolti nel procedimento come parti terze per valutare eventuali mancanze nei controlli amministrativi.

Secondo i giudici il club nerazzurro ha finito per agevolare il tifo organizzato, seppur “obtorto collo”: la curva fungeva da copertura per loschi affari gestiti da esponenti legati alla ‘ndrangheta.

Le “ombre” principali emerse dall’indagine riguardano le dinamiche di estorsione, ricatto e la gestione collaterale del business.

Gli ultras esercitavano forti pressioni sulla società per ottenere biglietti da rivendere a prezzi maggiorati (bagarinaggio), ottenendo persino corsie preferenziali in occasione di incontri di cartello, su tutti la finale di Champions League.

Il club nerazzurro non è risultato indagato come entità criminale, ma la totale mancanza di denunce da parte della dirigenza per le pressioni subìte ha spinto la Procura federale ad aprire fascicoli per valutare eventuali violazioni della responsabilità oggettiva o del “Modello 231” per la gestione interna.

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia ha fatto emergere contatti, patti di non belligeranza e agevolazioni sui biglietti concessi dal club ai leader ultrà, spinti da mire lucrative e non da tifo.

Dopo lo scoppio dello scandalo, e per evitare il commissariamento giudiziale (amministrazione controllata), l’Inter ha avviato una drastica stretta applicando un rigido codice etico che prevede il blocco della vendita di abbonamenti e la revoca dei biglietti ai soggetti non graditi o legati alle inchieste.

Le sanzioni della giustizia sportiva, che si sono tradotte in un patteggiamento con una multa di 70.000 euro per l’Inter (oltre a squalifiche e inibizioni per i tesserati), sono risultate ai più esigue.

Le ombre riguardano le relazioni di “favore” o “collaborative” che alcuni tesserati e dirigenti hanno mantenuto con i capi ultras, violando il divieto di intrattenere rapporti con sostenitori non convenzionati.

I comportamenti dei tesserati (come nel caso di Simone Inzaghi e Hakan Çalhanoğlu) sono stati inquadrati come violazione dei principi di lealtà, correttezza e divieto di rapporti con i gruppi non riconosciuti (Art. 4 e Art. 25 del Codice di Giustizia Sportiva). Non è stata provata alcuna combine o condizionamento delle partite.

La Procura Federale ha applicato le sanzioni minime previste per questo genere di infrazioni, evitando iter processuali più lunghi e sanzioni potenzialmente più afflittive ma di difficile applicazione in assenza di prove di reati sportivi veri e propri.

Il club e i tesserati hanno scelto la strada dell’applicazione della sanzione su richiesta prima del deferimento. Questo meccanismo del Codice di Giustizia Sportiva consente di ottenere uno sconto fino alla metà della pena edittale standard. Accordandosi direttamente con la Procura, si azzera l’iter del processo e le sanzioni vengono drasticamente ridimensionate.

Il processo sportivo “doppia curva” potrebbe riaprirsi per l’Inter a causa della collaborazione con la giustizia dell’ex capo ultras Marco Ferdico. Se la Procura Federale decidesse di revocare l’appena illustrato patteggiamento, il club rischierebbe nuove sanzioni, tra cui penalizzazioni in classifica o ulteriori pesanti ammende.

L’ex capo della Curva Nord ha rilasciato nuove testimonianze ai magistrati della DDA di Milano tra maggio e giugno 2026, svelando dettagli inediti sui rapporti tra esponenti del tifo organizzato e alcuni tesserati nerazzurri (tra cui nuove dichiarazioni sul difensore Federico Dimarco). CONTINUA…

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

2 risposte

  1. La Juventus è retrocessa più o meno per aver agito con le stesse modalità, il Milan penalizzato tanto da dover effettuare il preliminare di Champions dopo aver rischiato la B nonostante i danneggiati dal sistema Moggi fossimo noi. Non ci fu nessun illecito in nessuna gara , per nessuno, Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio eppure furono tutte penalizzate. L’Inter ha sempre goduto e ode tuttora di una pelosa protezione, come una piovra ha le mani in pasta dappertutto ora poi con quell’ignobile presidente del senato anche politicamente, e lo dico da uomo non certo di sinistra…. Ne usciranno indenni anche stavolta non ho alcun dubbio, nonostante sia ben chiaro che erano pesantemente collusi con Figc, arbitri e Lega. Persino con l’inchiesta delle curve ha in proporzione pagato di più la Curva del Milan in termini di restrizioni e persecuzione della Procura ( ma un pm milanista non esiste?) pur non avendo capi di imputazione pesanti come quelli dei loro ultras. Spero che non succeda come nel 2006 quando fu insabbiato tutto fino alla prescrizione.

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