Dopo 40 giorni di torneo ha vinto la squadra migliore.
Ha vinto l’idea sulla subitaneità, il collettivo sulle individualità, il sistema organizzato contro un modulo da 10+1 fenomeno.
Ha vinto una Nazionale senza troppe stelle e stelline contro un Team Messi-centrico e messianico.
Ha vinto una squadra capitanata da un giocatore che Pep Guardiola, post infortunio, aveva detto che sarebbe tornato al top al Mondiale.
Hanno vinto Rodrigo Hernández Cascante, detto Rodri – il miglior mediano in attività, l’uomo che appare e scompare e quindi è essenziale nello scacchiere, re del quadrilatero di costruzione spagnola – e i suoi compagni, uniti dalla voglia comune di conquistare la Coppa.
HA VINTO L’IDEA SULL’ESTEMPORANEITÀ
Ha vinto non solo la miglior difesa del Mondiale, 1 gol subito in 8 partite, ma la squadra che interpreta meglio le due fasi di gioco, comprese le transizioni, lo sviluppo in ampiezza, gli uno contro uno, il palleggio come arma di controllo, le combinazioni di prima, l’attacco degli spazi in verticale.
Ha vinto il percorso e il pragmatismo sulla falsa mitopoiesi di squadra estemporaneo fatta di lampi, fiammate, psicosi, calci, botte, eccessi, condotte poco ortodosse e un fastidiosissimo morbo della protesta.
E infine ha vinto il calcio, quello nato nel Vecchio continente e morto oltreoceano, dove il football si chiama soccer e le dinamiche di gioco lasciano spazio allo show.

LA COPPA DEL MONDO TORNA IN EUROPA
La coppa del mondo torna in Europa, con la Roja che fa doppietta Euro 2024-Mondiale 2026 e spegne il sogno di gloria della Pulga, all’ultima danza nel massimo torneo.
Ha vinto la programmazione sulla presunzione, il lavoro che parte da lontano sulla frenesia dell’hic et nunc, il progetto a lungo termine e non il taglia, rammenda e cuci dell’ultimo minuto.
La Spagna dimostra che si può vincere anche senza nomi da copertina, ma con visione e un certo modo di fare calcio, in antitesi rispetto a quello tutto alma e y corazon dell’Albiceleste.
Ha vinto una Nazionale con un tecnico federale indicando non una strada nuova, ma un itinerario che guarda al passato aggiornandosi nel presente (a differenza dell’Italia, che aveva Vicini e Bearzot e negli anni, post 2006, ha smarrito la bussola).
Ha vinto la Roja, sotterrando dal primo all’ultimo minuto un’Argentina pigra e difensivista, ma anche sporca e stanca, esaltata dai fanatici del messianesimo e dagli adulatori più sfrenati.
Ha vinto la Spagna in una finale tutt’altro che spettacolare, di nuovo ai supplementari, sempre 1-0, come ne 2010. Con un gol da cecchino del Tiburón Ferran Torres.
Ha vinto semplicemente chi meritava di vincere, onorando il gioco del pallone.
Ha vinto il modello iberico, che si può solo celebrare e ammirare, cercando di tratte spunti per ricostruire un Italia viva e competitiva.
Infine, il calcio come Ulisse torna a Itaca. Nel suo continente natio, nella terra d’appartenenza: l’Europa.

BIO: Andrea Rurali
Brianzolo Doc, classe 1988. Da sempre appassionato di cinema, tv, calcio, sport e viaggi.
- Lavoro a Mediaset dal 2008 e attualmente mi occupo del palinsesto editoriale di Cine34.
- Sono autore del programma di approfondimento cinematografico “Vi racconto” con Enrico Vanzina e co-regista dei documentari “Noi siamo Cinema” e “Vanzina: una famiglia per il cinema”.
- Dal 2014 dirigo la rivista web CineAvatar.it (http://cineavatar.it/)
- Nell’autunno 2022 ho fondato la community Pagine Mondiali e nell’estate 2023 la piattaforma sportiva Monza Cuore Biancorosso.
- Da agosto 2023 collaboro con la testata giornalistica Monza-News, scrivendo le analisi delle partite dei biancorossi e partecipando alla trasmissione Binario Sport.
- Dal 2019 collaboro con la casa editrice Bietti, in particolare per la realizzazione di saggi sul cinema inseriti nelle monografie di William Lustig, Manetti Bros, Dario Argento e Mike Flanagan.
- Tra le mie pubblicazioni, il saggio “Il mio nome è western italiano” nel volume Quando cantavano le Colt. Enciclopedia cine-musicale del western all’italiana (F. Biella-M. Privitera, Casa Musicale Eco, 2017).











3 risposte
Spagna senza stelle certo ma tutti che sanno stoppare un pallone, giocare di prima e smarcarsi
Buongiorno Davide, assolutamente sì.
La Spagna ha meritato perché non ha strillato i nomi dei suoi giocatori in prima pagina, ma si è focalizzata sul gioco, rispettando l’idea del suo CT e mettendola in pratica in campo. Senza divi, ma con un collettivo solido: con calciatori funzionali che sanno cosa fare e soprattutto sanno come trattare la palla.
Buongiorno Andrea, senza dubbio ha vinto la squadra che più ha meritato; mi dispiace per l’Inghilterra, che forse avrebbe meritato qualcosa in più.
La Francia si è forse crogiolata nella sua superiorità e l’Argentina ha giocato in modo sin troppo maschio (e gli è stato ampiamente concesso).
Il mister spagnolo ha dimostrato capacità e i giocatori sono stati molto bravi grazie anche a lui.
Noi?.
Beh, come dicevo in risposta ad un altro articolo, si potrebbe dare la possibilità a Baldini, come successe 50 anni fa in seguito alla debacle de 1974.
Chissà se il nuovo D.T. possa pensarci…