TRE LEZIONI DAL DERBY

Abbiamo trovato un potenziale fuoriclasse e un proprietario che forse ha capito. In una serata meravigliosa, in cui oltre al risultato è andato tutto per il verso giusto (da Kakà, al nuovo stadio, alle voci su Krösche), continuano a mancare i gol di Ramos. Utile, generoso, ma mai nel cuore dell’azione

Che cosa ci lascia, il derby di Halloween? Che cosa ci lascia, beninteso, oltre a quello che sappiamo già, cioè quel senso di leggerezza, di allegria, di voglia che venga – addirittura – il lunedì mattina per andare a sfidare compagni di scuola, colleghi e baristi. Insomma, quella cosa (“quando vince il Milan”) che, meglio di tutti noi, ci spiega Enzo Jannacci in “Se me lo dicevi prima”. Oltre a quello che sappiamo già. A me pare che ci lasci tre cose: due molto positive, una meno.

Uno – Un potenziale fuoriclasse

Diego Moreira ha deciso il derby con due assist e un gol su punizione che non vedevamo da molto tempo. Ma non solo: nelle sei partite di campionato in cui è sceso in campo, ha segnato quattro gol, cui si aggiungono tre assist, per un totale di sette partecipazioni a gol in 396 minuti. Lascio a voi fare il conto. Ma non è nemmeno questo: su Moreira gravava una specie di maledizione. Bene, benissimo, quando gioca a sinistra; male, malissimo, quando gioca a destra. Con l’Inter ha giocato a destra ed è stato il migliore in campo; quindi, il derby ci restituisce un giocatore che può giocare sul piede naturale o a piede invertito: non giocherà tutte le partite come ieri, ma ora sappiamo che il lato del campo non è un problema, il giocatore c’è e può giocare in cinque ruoli: da esterno sinistro di difesa, da quarto/quinto di centrocampo sui due lati, da mezzapunta sui due lati. Non mi sembra male. Ma c’è dell’altro: Il ragazzo ha dimostrato di avere dribbling, grinta, velocità con la palla al piede, ma soprattutto personalità, coraggio. E un giocatore – questa volta a dircelo è Francesco De Gregori – “si giudica dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”. Il modo in cui Diego Moreira va a chiedere a Modric di poter battere la punizione, in un San Siro infuocato, in un derby in cui il Milan si gioca molto non solo in termini di punti, ci dice che Moreira ha coraggio. Si fa dare il pallone dal più autorevole calciatore del campionato e lo scaraventa in quell’angolino in alto a destra per chi guarda (io, nella fattispecie, parcheggiato nella curva opposta). Diego Moreira è nato il 6 agosto 2004. Anche se a volte si tende a dimenticarlo, ha solo ventidue anni. Credo che possa diventare un calciatore-bandiera non solo per il Milan, ma per il nostro campionato: forse non come Kakà, ieri allo stadio, commosso per i cori, di cui ha preso il numero di maglia; ma come il Leao dello scudetto, come K’varatskhelia. Rispetto al primo, credo che abbia la testa più focalizzata sul calcio; rispetto al secondo, dubito che Cardinale lo cederà tanto facilmente.

Due – Un vero proprietario

A proposito. Da quando è diventato proprietario del Milan, Gerry Cardinale ci ha più volte sconcertati, per usare un eufemismo. Ha ceduto Tonali, ha licenziato Maldini, ha ceduto Reijnders, ha dato troppo spazio a Giorgio Furlani e a Zlatan Ibrahimovic (“la mia proxy a Milano”), ha cambiato allenatori in un modo che è parso casuale, è stato assente, silenzioso, lontano, ha comunicato poco e male. Ha deluso così tanto le aspettative, è stato così abissale il divario fra il potenziale (parliamo comunque di un uomo intelligente, istruito e di enorme successo) e il risultato, che a questo argomento ho dedicato un pezzo semiserio su questo blog, a maggio del 2025. Ora, però, qualcosa sembra essere cambiato. Ce n’è voluto, di tempo, direte voi. Lo dico anch’io. Però, se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che se adesso pensiamo “presidente del Milan”, la mente non corre certo al surreale gaffeur Scaroni, ma a Gerry Cardinale. Che viene a Milano, assiste a quasi tutte le partite, appare attento, informato. Quante volte abbiamo detto che una squadra funziona se la società è forte? Quante volte abbiamo citato il precedente di Berlusconi che si presenta a Milanello dopo la sconfitta con l’Espanyol e dice “questo è l’allenatore, chi non è d’accordo se ne vada”? Ebbene: nei giorni prima del derby, e dopo la sconfitta contro il Bologna, Cardinale ha difeso e confermato a più riprese Ruben Amorim, citando il film “Top Gun”, da buon americano un po’ spaccone. Non solo: ha presentato il nuovo stadio, un grande successo in un’Italia rassegnata, burocratica, autocondannatasi a celebrare il passato non perché quel passato fosse effettivamente migliore, ma perché gli italiani (in larga misura vecchi) erano più giovani. Ha rinnovato fino al 2031 il contratto del suo franchise-player, Christian Pulisic, che lo ha ripagato con un gol. Ha tenuto un’importante cena al ristorante Ribot, ospitando uomini di business (occhio in particolare a Pierfrancesco Vago, milanista di ferro e membro della famiglia che possiede il colosso della logistica MSC, fra le più ricche del mondo) e glorie rossonere, fra cui il nostro padrone di casa, Filippo. E, se le anticipazioni della sera del derby saranno confermate, ha anche scelto il nuovo Director of Football, che dovrebbe essere il quarantenne tedesco Markus Krösche. Non male, come weekend.

Ma, soprattutto, Cardinale ha ribadito che il Milan è il suo progetto della vita, si è finalmente mostrato coinvolto in prima persona, si è addirittura commosso per la vittoria nel derby, per l’atmosfera, per i suoi ragazzi. Con una battuta, potremmo dire che Cardinale è diventato milanista. Non mi sembra poco.

Tre – Un bomber che non c’è

La terza risposta del derby è una risposta che non viene solo dal derby, ma che sabato sera ha trovato conferma. Premetto che nutro grande simpatia per Gonçalo Ramos, per le sue corse, per i chilometri percorsi, per i suoi ripiegamenti a centrocampo e talvolta anche in difesa, per le botte che prende (assai poco protetto dagli arbitri). Però non posso fare a meno di notare un paradosso: non solo il portoghese non segna, ma i suoi compagni fanno gol che dovrebbe fare lui. Non fanno solo gol da centrocampisti o da trequartisti (tiri da fuori, inserimenti), ma fanno gol da prima punta. Prendiamo la tripletta del sorprendente Alphadjo Cisse contro il Salisburgo: un gol di testa, uno di destro, uno di sinistro, tutti nell’area piccola, tutti da grande opportunista. In quel momento Ramos non era in campo, ma quello che voglio dire è che queste palle in area arrivano. Prendiamo la grande occasione capitata a Camarda contro il Bologna, una palla di testa da numero nove che il nostro Francesco ha mandato di poco a lato (ti perdoniamo, ma non farlo più): è capitata, appunto, a Camarda. Prendiamo il gol di Pulisic nel derby, un gol di testa di un giocatore alto 1,78: su quella palla è andato, appunto, Pulisic e non il centravanti designato, peraltro ottimo colpitore di testa. Insomma: le palle gol nell’area piccola (o nelle immediate vicinanze) arrivano. Perché Ramos non è mai da quelle parti? Non ho la risposta: mi limito a constatare che dove ci sono le occasioni da gol, Gonçalo non c’è. Non è che sbaglia: non ci ricordiamo gol falliti clamorosamente, tiri fuori, inciampi in area; non c’è. Amorim sta lentamente plasmando il suo Milan, sta imparando a conoscere gli uomini, ha individuato i suoi indispensabili e ogni tanto ci regala qualche scoperta, l’ultima delle quali è Sankhoun Diawara, classe 2006, titolare nel derby senza battere ciglio. Adesso, però, deve occuparsi seriamente del suo attaccante principale. 

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.

2 risposte

  1. Complimenti per l’articolo, lascia spunti di riflessione molto interessanti.
    Partendo da Moreira, credo che non fosse una sorpresa, visto come giocava nella sua ex squadra e in nazionale, aveva solo bisogno di ambientarsi nella città e nell’ambiente di Milanello. E ora? Ora sta facendo vedere di che pasta è fatto!
    Prima di quest’estate Cardinale è stato proprietario del Milan fino ad un certo punto: a tenere le corde della borsa era sempre Elliot con la complicità di Furlani. Vero, ha mandato via Maldini, ma i più informati mi segnalano che cardinale propose a Paolo il pagamento del proprio ingaggio in azioni della società: in America, soprattutto nel football americano, succede spesso che i proprietari paghino giocatori e dirigenti in questo modo, e da Maldini che in America praticamente ci vive mi sarei aspettato un sì. Il nostro anfitrione, Filippo Galli, probabilmente conosce meglio di tutti la personalità di Paolo e solo lui potrebbe dare un’interpretazione corretta della vicenda. Magari un giorno lo farà, chissà.
    Capitolo Ramos, in questo momento il più difficile da affrontare: credo che si trovi spesso fuori dall’area di rigore avversaria perché è Amorim a farlo giocare in quella posizione. Spesso lo troviamo a centrocampo a smistare palloni, a prendere botte da orbi (se segnasse un gol ogni 4 botte prese oggi sarebbe capocannoniere…), gioca molto fuori area ma così facendo crea spazi per i compagni di squadra: vedi Pulisic, Rabiot. Quindi se per lui non è un problema, non credo dovrebbe diventarlo per noi: purtroppo ci sono pseudo giornalisti sportivi che non aspettano altro che qualche giocatore del Milan sbagli per puntare il dito contro di noi.
    Ma va bene così: giustamente l’atteggiamento che teniamo dopo il derby è quello di andarli a cercare gli interisti, che però sembrano dileguati… chissà perché…
    Forza Milan sempre!!! ♥️🖤

  2. Articolo interessante e condivisibile.
    Mi limito a scrivere che il gol di Moreira nel derby me ne ricorda (spero che la memoria sia buona) uno di Leonardo, sempre in un derby.
    Ramos in questo momento specifico, non è un problema, ma lo sarà al “prossimo Milan Bologna”.
    Moreira mi ha sorpreso: ero convinto che dovesse giocare soltanto a sinistra invece sbagliavo di brutto; almeno, ciò è quello che si è visto nel derby.
    Pulisic, in condizione, è il giocatore più forte (per me).
    Il derby ci dà entusiasmo, ma nella scorsa stagione ne abbiamo vinti due: speriamo di restare coi piedi ben ancorati al terreno.

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