CESSIONI MILAN: TRA ZAVORRE E OPPORTUNITÀ

Il nuovo Milan di Rúben Amorim comincia lentamente a prendere forma. L’arrivo di Gonçalo Ramos, decisivo nel successo del Portogallo contro la Croazia ai sedicesimi del Mondiale nordamericano, rappresenta soltanto il primo tassello di un progetto tecnico che la società intende costruire attorno ai princìpi del tecnico portoghese. Prima di aggiungere nuovi interpreti, tuttavia, sarà necessario liberare spazio. Sul piano economico, ma soprattutto su quello tecnico.

Ogni rivoluzione comporta inevitabilmente delle rinunce. Il mercato in uscita del Milan nasce dalla volontà di alleggerire una rosa che negli ultimi anni è stata costruita sommando idee, allenatori e strategie spesso poco compatibili tra loro. Alcuni giocatori hanno semplicemente concluso il proprio ciclo in rossonero; altri, invece, non sono mai riusciti a mantenere le aspettative che avevano accompagnato il loro arrivo.

Come evidenziato da Calcio e Finanza, il Milan incasserà oltre 10 milioni di euro grazie alla clausola del 10% sulla rivendita di Sandro Tonali, passato dal Newcastle al Tottenham. A questi si aggiungono i circa 10 milioni derivanti dal riscatto di Lorenzo Colombo da parte del Genoa, i 7 milioni versati dal Bologna per Tommaso Pobega, i 12 milioni dell’obbligo di riscatto esercitato dal Como per Álvaro Morata, i circa 9,5 milioni corrisposti dal Bournemouth per Álex Jiménez e i 3 milioni che il Catanzaro riconoscerà al Milan nell’ambito dell’operazione Liberali. Complessivamente, il club supera così i 50 milioni di euro di incassi, una cifra destinata a finanziare almeno in parte la rifondazione tecnica voluta da Amorim.

Discorso diverso riguarda Samuel Chukwueze, Yunus Musah e Ismaël Bennacer. Al momento nessuno dei tre è destinato a lasciare Milanello nell’immediato. Tutti dovrebbero far parte del ritiro estivo e soltanto successivamente verranno effettuate valutazioni definitive. Le loro situazioni, però, sono profondamente diverse. Bennacer rappresenta probabilmente il rimpianto più grande. Per qualità tecniche e intelligenza tattica era diventato uno dei cardini del centrocampo rossonero, prima che i ripetuti problemi fisici ne rallentassero pesantemente la crescita. Chukwueze, invece, non è mai riuscito a trasferire in Italia quanto di buono aveva mostrato al Villarreal e, nonostante i tre gol realizzati durante il prestito al Fulham, continua a dare l’impressione di un talento soltanto parzialmente espresso. Musah, infine, ha trovato poco spazio nella sua esperienza a Bergamo, senza riuscire a compiere quel salto di qualità che molti immaginavano al momento del suo approdo in Serie A.

Vale la pena analizzare le uscite singolarmente.

Colombo e Pobega rappresentano, tutto sommato, una buona notizia. Entrambi prodotti del vivaio rossonero — il primo arrivato a Milanello da bambino, il secondo a quattordici anni — hanno dimostrato di poter essere calciatori affidabili per una Serie A di medio livello, senza però compiere quell’ultimo salto necessario per ritagliarsi un ruolo stabile nel Milan. Non saranno stati i nuovi Maldini o Ambrosini, ma testimoniano che il settore giovanile continua a produrre elementi in grado di garantire anche importanti ritorni economici.

Diverso il discorso relativo ad Álex Jiménez. La sua cessione della scorsa estate continua a lasciare più di una perplessità. Lo spagnolo aveva mostrato lampi di talento già in rossonero e la definitiva consacrazione con il Bournemouth non ha fatto altro che aumentare i rimpianti. Nel calcio contemporaneo, dove anche profili ancora acerbi vengono valutati cifre considerevoli, lasciarlo partire per una somma tanto contenuta equivale, calcisticamente parlando, a venderlo per un tozzo di pane.

Anche Álvaro Morata appartiene alla categoria degli acquisti poco convincenti. Quando arrivò a Milano dava già l’impressione di aver imboccato la fase discendente della propria carriera e il campo non ha fatto altro che confermare quei dubbi. I quindici milioni investiti non rappresentavano certo una follia, ma il rendimento dello spagnolo è rimasto ben al di sotto delle aspettative.

Ancora più emblematica è la vicenda di Samuel Chukwueze. Al Villarreal aveva mostrato qualità interessanti, ma difficilmente tali da giustificare un investimento da circa ventotto milioni complessivi tra parte fissa e bonus. In rossonero non è mai riuscito a trovare continuità né sotto il profilo delle prestazioni né sotto quello dell’incidenza offensiva. Ancora più complicata appare la posizione di Yunus Musah. Acquistato per circa venti milioni complessivi, non ha convinto né al Milan né durante il prestito all’Atalanta, che ha preferito non esercitare il diritto di riscatto dopo aver investito quattro milioni per il prestito. Immaginare oggi una cessione in grado di generare una plusvalenza appare piuttosto difficile. In entrambi i casi il contributo tecnico è stato modesto, mentre il valore patrimoniale rischia di diminuire stagione dopo stagione.

Tra i possibili sacrifici eccellenti figurano invece Rafael Leão e Fikayo Tomori. La straordinaria prestazione del portoghese contro la Croazia al Mondiale ha inevitabilmente riacceso l’interesse di diversi club europei e alimentato la speranza di una cessione superiore ai sessanta o settanta milioni di euro. Leão ha dato l’impressione di voler chiudere il proprio ciclo milanista, complice un rapporto non più idilliaco con parte della dirigenza e della tifoseria. La sua resta comunque un’operazione largamente riuscita: acquistato per una cifra contenuta, è stato per diverse stagioni uno dei principali fattori dello scudetto e del rilancio europeo del Milan. Resta però la sensazione che il club abbia perso il momento economicamente più favorevole per monetizzare. Quando la sua valutazione superava abbondantemente i cento milioni, una cessione avrebbe probabilmente consentito di finanziare una rifondazione tecnica ancora più profonda. Nel calcio vale spesso un vecchio adagio: chi troppo vuole, finisce per stringere meno del previsto.

Tomori, invece, sembra aver semplicemente concluso il proprio ciclo. Dopo un ottimo impatto e diverse stagioni di buon livello, il rendimento dell’inglese è progressivamente calato, senza tuttavia cancellare quanto di positivo aveva mostrato nei suoi cinque anni in rossonero. Il giudizio complessivo sull’investimento resta quindi positivo.

Situazione diversa per Ruben Loftus-Cheek. Il centrocampista inglese possiede qualità fisiche e tecniche che raramente sono state messe in discussione. A tradirlo è stato soprattutto il fisico. Gli infortuni continui gli hanno impedito di trovare continuità e oggi appare sempre più vicino alla categoria degli esuberi, con la Premier League che rappresenta la destinazione più probabile per rilanciarne la carriera.

Youssouf Fofana partirà regolarmente per il ritiro, ma il suo futuro sembra lontano da Milanello. Arrivato dal Monaco nell’estate del 2024, non è riuscito a garantire quella continuità e quella qualità tecnica che il Milan si attendeva. L’obiettivo della società è evitare una minusvalenza, motivo per cui il mercato estero, in particolare quello francese e turco, appare al momento la soluzione più percorribile.

Discorso completamente diverso, infine, per Ardon Jashari. Nonostante le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, il Milan ha escluso categoricamente una sua cessione. L’importante investimento sostenuto appena un anno fa, unito alle difficoltà incontrate dal centrocampista svizzero dopo i problemi fisici accusati nella prima parte della scorsa stagione, rende impensabile una partenza immediata. Più che sul mercato, la società sembra voler puntare su Rúben Amorim. Se c’è un allenatore capace di rigenerare un giocatore attraverso un sistema di gioco chiaro e princìpi tattici definiti, il Milan spera che sia proprio il tecnico portoghese. Perché, prima ancora di acquistare nuovi calciatori, la migliore operazione di mercato potrebbe essere restituire valore a quelli che già possiede.

Le difficoltà del mercato rossonero trovano conferma anche nella parabola di altri acquisti recenti.Füllkrug né il “Bebote” Giménez sono riusciti a incidere come ci si attendeva, alimentando la sensazione che negli ultimi anni il Milan abbia faticato a valorizzare i propri centravanti. Sarebbe però troppo semplice parlare di una maledizione. Un attaccante vive dei palloni che riceve, della qualità del gioco che lo circonda e della struttura collettiva nella quale viene inserito. Se il sistema fatica, quasi sempre finisce per faticare anche il numero nove. Persino il futuro di Christopher Nkunku, arrivato come uno dei colpi più prestigiosi dell’ultima campagna acquisti, appare oggi meno saldo di quanto si potesse immaginare soltanto pochi mesi fa.

La tentazione, come spesso accade nel calcio italiano, è individuare un unico colpevole: il direttore sportivo, l’amministratore delegato, l’allenatore di turno. La realtà, invece, è quasi sempre più complessa. Gli errori di programmazione del Milan sono il frutto di una somma di valutazioni non sempre coerenti tra loro. Negli ultimi tre anni sono arrivati numerosi giocatori pagati cifre importanti che, per ragioni tecniche, tattiche o fisiche, non hanno restituito un rendimento proporzionato all’investimento. Alcuni erano semplicemente sopravvalutati, altri sono stati penalizzati da sistemi di gioco poco adatti alle loro caratteristiche, altri ancora dagli infortuni.

L’estate del 2021 resta, a posteriori, un’eccezione quasi irripetibile. Si crearono condizioni tecniche, ambientali e psicologiche che portarono il Milan a conquistare uno scudetto che pochi pronosticavano. Di quella squadra è rimasto ben poco. Nel frattempo il club ha progressivamente smarrito continuità nella costruzione della rosa, alternando investimenti lungimiranti ad altri decisamente più discutibili. In qualche caso, come quello di Álex Jiménez o di Mattia Liberali, si ha persino la sensazione che la società abbia rinunciato troppo presto a giovani dal potenziale ancora inesplorato.

Paradossalmente, proprio le cessioni potrebbero rappresentare la migliore notizia dell’estate rossonera. Gli oltre cinquanta milioni già incassati, ai quali potrebbero aggiungersene altri attraverso le operazioni ancora in corso, offrono finalmente ad Amorim la possibilità di costruire una squadra realmente compatibile con la propria idea di calcio.

Non basta spendere molto per comprare bene, così come non basta cambiare allenatore per cambiare una squadra. Servono una visione condivisa, una programmazione coerente e la pazienza di seguirla senza farsi travolgere dall’urgenza del risultato immediato. Se il Milan saprà finalmente imboccare questa strada, allora le cessioni dell’estate 2026 saranno ricordate come il primo passo di una rifondazione autentica. Se invece continuerà a inseguire le occasioni del momento senza una bussola precisa, il rischio è quello di ritrovarsi, tra qualche anno, a discutere ancora una volta degli stessi errori, cambiando soltanto i nomi dei protagonisti.

BIO: VINCENZO DI MASO

Traduttore e interprete con una spiccata passione per la narrazione sportiva. Arabista e anglista di formazione, si avvale della conoscenza delle lingue per cercare info per i suoi contributi.

Residente a Lisbona, sposato con Ana e papà di Leonardo. Torna frequentemente in Italia. 

Collaborazioni con Rivista Contrasti, Persemprecalcio, Zona Cesarini e Rispetta lo Sport.

Appassionato lettore di Galeano, Soriano, Brera e Minà. Utilizzatore (o abusatore?) di brerismi.

Sostenitore di un calcio etico e pulito, sognando utopisticamente che un giorno i componenti di due tifoserie rivali possano bere una birra insieme nel post-partita.

2 risposte

  1. Gran bel pezzo, Vincenzo! Sono d’accordo su Leão. Andava venduto quando il suo valore di mercato era al massimo. Fa rabbia vedere un calciatore con le sue qualità alternare prestazioni eccellenti a lunghi periodi di abulia. Oggi, comunque, lo cederei cercando di ottenere il massimo possibile dalla sua vendita.
    Buon weekend! 😊

  2. Servono una visione condivisa, una programmazione coerente e la pazienza di seguirla senza farsi travolgere dall’urgenza del risultato immediato. Se il Milan saprà finalmente imboccare questa strada, allora le cessioni dell’estate 2026 saranno ricordate come il primo passo di una rifondazione autentica

    Condivido pienamente
    Credo che la prima rivoluzione mancata sia stata quella di Fonseca.
    Spero il “Milan” abbia fatto tesoro degli errori
    “Milan” nella sua struttura:
    Proprietà, dirigenza, team, tifosi

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