È opinione diffusa fra i professionisti in psicologia, che le vacanze in famiglia fra i 5 e i 10 anni ingaggino i ricordi più vividi e duraturi. La mente del bambino non è ancora contaminata dall’impulso di perfezione ed è piuttosto mossa dalla meraviglia con cui le immagini vengono salvate e archiviate nel cloud della mente. Ciò che impatta, e ciascuno di noi ne è testimone visualizzando le rispettive “memorie dal passato”, sono proprio le emozioni associate a simili ricordi, come le risate sul sedile posteriore insieme ai fratelli, o il castello di sabbia al mare con i cugini o ancora il gelato e le corse fra le cabine. Non si distacca da questo collegamento emozionale la magia collegata al primo “accessorio” da sport, con il quale è iniziata l’avventura dentro a qualche piscina, in una piccola palestra o nell’immancabile campetto da calcio.
Nei giorni scorsi ho intercettato una conversazione fra alcuni bambini di nove anni, che con trasporto legavano le proprie parole alle rispettive scarpette tacchettate. C’era quello orgoglioso che citava sigle e numeri, dalle Predator alle Mercurial Vapor 15; l’altro che esprimeva l’inevitabile confronto con quelle di Lamine Yamal o quelle di Cristiano; l’altro ancora che molto più concretamente sperava in un modello con le stringhe facili da allacciare. Citare le parole di questi bambini credo non sblocchi i ricordi soltanto di chi scrive. Per dirla in termini più tecnici, in queste righe si attiva una sinapsi immediata fra un oggetto che ha rappresentato l’inizio di un viaggio.

Inizia tutto con un sogno e quella racchetta, quel guantone rosso, o quella scarpetta tacchettata portano con sé in uno scrigno di unicità. Le ambizioni dei bambini non hanno limiti né “pudore”, si frappongono fra la disillusione dell’età adulta e la freddezza dell’algoritmo e del dato statistico – anagrafico, tanto di moda in quest’ultima epoca. Vaglielo a spiegare a quei bambini con gli occhi illuminati dall’idea di calzare una F50, che i modelli in carne ed ossa dipendono dalla rispondenza a parametri, modelli statistici e fogli excel. In effetti è lo stesso atteggiamento di chi in epoca di AI, ipotizza che in futuro una prestazione tipicamente umana (come una sessione di coaching o una qualsiasi consulenza dal professionista confidente) potrebbe essere sostituita dal chatbot di turno. Immaginate di parlare ad esso di obiettivi o di come avete vissuto la bellezza di prendere in mano per la prima volta le vostre scarpette taglia 28, e lasciarvi guidare dalle vostre fantasie più fervide e ambiziose…
No, francamente il modello “artificiale” ci convince poco, perché anche il software più sofisticato ed evoluto non può sostituire l’empatia e la fiducia nelle sue pieghe più profonde. L’ascolto dell’orecchio umano, così come qualsiasi concetto identitario e autentico, segue dinamiche legate ai bisogni di sicurezza, di varietà, di importanza e anche di unione degli esseri umani. Voi riuscireste ad immaginare la necessità di una persona di contribuire ad aiutarne un’altra secondo uno schema imposto da chat gpt? O sareste capaci di catalogare la voglia di crescere di un bambino attraverso un robot che ne sintetizzasse desideri, ambizioni e fragilità in una formula scientifica?
Nel coaching parlare di certezze ha sempre un valore relativo ma quelle scarpette tacchettate, così importanti e necessarie per quei ragazzini di nove anni che si divertono a sognare il proprio futuro, sono metaforicamente l’accompagnamento di cui ognuno di noi ha bisogno, dall’ultima delle schiappe da seconda categoria (come è stato chi scrive) al crack impegnato in questi giorni nel mondiale statunitense. Già. Stati Uniti. A trentadue anni di distanza da quell’edizione di Pasadena, quella a noi comunque cara, può davvero essere sostenibile anteporre la Mistaken Identity all’imperfezione tutta umana del sogno di un bimbo con le sue scarpette da calcio nuove e sgargianti?

Bio: Francesco Borrelli
Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.
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