Quattro anni dopo il Qatar, la nazionale ghanese torna al Mondiale. Con Queiroz in panchina e un mix di esperienza e talento, le Black Stars sognano i quarti di finale.
Una romantica qualificazione
C’è qualcosa di poetico nel fatto che il Ghana si sia qualificato al Mondiale 2026 proprio con un gol di Mohammed Kudus contro le Comore. Un lampo di classe, una rete da tre punti che vale molto più di una vittoria: vale il riscatto. Il 12 ottobre 2025, ad Accra, le Black Stars hanno timbrato il passaporto per gli Stati Uniti con un successo per 1-0, chiudendo il Gruppo I delle qualificazioni africane al primo posto con 25 punti in 10 partite – otto vittorie e una sola sconfitta. Un dominio netto sulle avversarie.
Il fallimento continentale e l’esperienza di Queiroz
Il paradosso ghanense è tutto qui: assente dalla Coppa d’Africa 2025 in Marocco – un fallimento bruciante – la nazionale ha trovato nel palcoscenico mondiale la sua vera dimensione. Il commissario tecnico Carlos Queiroz, il navigato tecnico portoghese che ha già guidato Iran, Colombia ed Egitto, ha ricostruito un’identità tattica solida attorno a un blocco europeo di qualità. La rosa è matura: il capitano Jordan Ayew, 35 anni e Leicester nel cuore, garantisce esperienza e leadership. Thomas Partey, rilanciato al Villarreal dopo gli anni all’Arsenal, è il metronomo di centrocampo. E poi c’è Iñaki Williams, l’ala dell’Athletic Club nata a Bilbao ma con le radici ad Accra, simbolo di una Ghana globale e multiculturale.
Il trascorso ammaliante del calcio ghanese
Il Ghana calcistico ha una storia affascinante e per certi versi irripetibile. Le Black Stars – il soprannome richiama la stella nera al centro della bandiera nazionale, simbolo del continente africano – sono state la prima squadra dell’Africa subsahariana a qualificarsi a un Mondiale, nel lontano 1966. Da allora, il paese è diventato una fucina di talenti riconosciuta in tutto il mondo. Non è un caso se generazioni di calciatori ghanesi abbiano lasciato il segno nei campionati europei: dagli Abedi Pelé e Tony Yeboah degli anni Novanta, passando per Michael Essien e Sulley Muntari, fino agli Ayew e ai Kudus di oggi. Il calcio in Ghana non è uno sport: è un rito collettivo, una forma di identità nazionale che attraversa ogni ceto sociale, ogni villaggio, ogni quartiere di Accra.
Come gioca il Ghana?
Sul piano tattico, Queiroz ha plasmato una squadra che rispecchia la sua filosofia da veterano del calcio mondiale: equilibrio prima di tutto, intensità nel pressing e rapidità nella transizione offensiva. Il Ghana si schiera prevalentemente con un 4-2-3-1, dove la diga di centrocampo formata da Partey e Owusu protegge una difesa solida che non rinuncia a impostare dal basso. La vera arma è la velocità sulle fasce: Semenyo, Sulemana e Williams sono tre elementi capaci di fare la differenza nell’uno contro uno, bruciare la profondità e mettere in crisi qualsiasi retroguardia europea. L’obiettivo non è controllare il gioco, ma aggredirlo e, in un girone con avversarie abituate al possesso, questa imprevedibilità potrebbe rivelarsi preziosa.
Il girone delle Black Stars
Il sorteggio ha riservato un Gruppo L tutt’altro che morbido: Inghilterra, Croazia e Panama. I Tre Leoni partono favoriti, i balcanici di Modric – seppur sul viale del tramonto – restano pericolosi. Ma il Ghana non è una comparsa. Nel 2010, in Sudafrica, le Black Stars sfiorarono le semifinali: fermati solo ai rigori dall’Uruguay, con Luis Suárez che usò la mano sulla linea di porta in uno dei momenti più controversi della storia dei Mondiali. Quella ferita non è ancora del tutto rimarginata, e il ricordo alimenta ancora la voglia di rivalsa.
L’esordio è fissato per il 18 giugno a Toronto contro Panama, una partita da vincere quasi per obbligo, per tenere aperto il discorso qualificazione. Il 22 giugno ci sarà il grande esame contro l’Inghilterra. La chiusura del girone, il 27 giugno a Philadelphia contro la Croazia, potrebbe essere la gara decisiva.
LE CONVOCAZIONI
Portieri: Lawrence Ati-Zigi (St. Gallen), Benjamin Asare (Accra Hearts of Oak), Joseph Anang (St. Patrick’s Athletic)
Difensori: Alidu Seidu (Rennes), Baba Abdul Rahman (PAOK), Alexander Djiku (Spartak Mosca), Abdul Mumin (Rayo Vallecano), Jerome Opoku (Başakşehir), Gideon Mensah (Auxerre), Marvin Senaya (Auxerre), Jonas Adjetey (Wolfsburg), Kojo Oppong Peprah (Nizza), Derrick Luckassen (Pafos FC)
Centrocampisti: Thomas Partey (Villarreal), Elisha Owusu (Auxerre), Abdul Fatawu Issahaku (Leicester City), Kwasi Sibo (Real Oviedo), Augustine Boakye (Saint-Étienne), Caleb Yirenkyi (FC Nordsjælland), Kamaldeen Sulemana (Atalanta)
Attaccanti: Antoine Semenyo (Manchester City), Iñaki Williams (Athletic Club), Jordan Ayew (Leicester City), Ernest Nuamah (Lione), Christopher Bonsu Baah (Al Qadsiah), Brandon Thomas-Asante (Coventry City), Ransford Yeboah Adu (Viktoria Plzeň)

BIO: Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.
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