Felice coincidenza. Su FIFA TV, canale che ho scoperto di avere qualche mese fa, passano le immagini del film ufficiale di Francia’98. Mentre scrivo questo pezzo, scorrono i momenti salienti della semifinale tra Francia e Croazia. La partita fu decisa da una strepitosa doppietta di Liliam Thuram, che ribaltò la rete di Šuker. Parliamo di un pezzo di storia del Mondiale. Vatreni (i Focosi) o Kockasti (quelli con la divisa a scacchi) fanno ormai parte di questa narrazione. Sono gli eredi più meritevoli di quella Jugoslavia che veniva chiamata il Brasile d’Europa. Oltre alla tecnica, che potrebbe accostarli ai brasiliani, hanno dalla loro la pragmaticità tipicamente europea. Hanno il senso per il successo, quell’innata voglia di vincere che nella loro lingua si traduce con nadmudrivati, che letteralmente significa essere più saggio o, come direbbe la voce più nota del basket balcanico Sergio Tavčar, essere più astuto dell’avversario.” Cosa significa in soldoni? Lo faccio spiegare a lui: “Ecco, nei Balcani questo stato d’animo è ancora più amplificato, genetico quasi. Perdere perché l’avversario è stato più astuto fa quasi uscire fuori di testa. Per questo, quando giocano, gli jugoslavi odiano perdere. Proprio per non provare quelle sensazioni descritte sopra.” Non si spiegherebbe, allora, l’ascesa di uno dei più grandi cestisti della storia, Dražen Petrović, uno che ha fatto della ricerca della perfezione il suo assillo, o il talento di Goran Ivanišević, o la voglia di non mollare un centimetro e di vincere sempre di Luka Modrić.
La Croazia ha partecipato per la prima volta al mondiale nel 1998, cogliendo un clamoroso terzo posto. Non tanto clamoroso, però, perché quella era una squadra fortissima costituita dai vari Boban, Prosinečki, Šuker, Jarni, Bilić e via discorrendo, guidati da Miroslav Blažević. La generazione d’oro del calcio croato sembrava che avesse seguito la stessa parabola del basket. Sono seguiti, difatti, anni di transizione. Dopo le partecipazioni ai Mondiali del 2002 e del 2006, terminate entrambe con l’eliminazione al primo turno, e l’illusione della bella prova all’europeo del 2008, nel 2010 i balcanici mancarono persino l’accesso alla fase finale. Nel 2014 i Kockasti sono tornati alla rassegna iridata, ma senza lasciare il segno. Il talento della nuova generazione è esploso nel 2018. La Croazia ha raggiunto la finale della Coppa del Mondo perdendo contro la Francia. Anche nell’ultima edizione del mondiale i Croati hanno raggiunto un prestigioso terzo posto battendo il Marocco, rivelazione del torneo.
Tutto facile per la Croazia nel girone L di qualificazione. La vittoria netta sulla Repubblica Ceca ha legittimato un primato mai messo in discussione. Le sole quattro reti subite e le venticinque segnate, si sono tradotte in sette vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta.
Ciononostante, per molti interpreti è arrivato il momento del capolinea. Dalić farà ancora affidamento sui veterani Modrić (40 anni), Ivan Perišić (37), Andrej Kramarić (34) e Ante Budimir (34). Per loro sarà l’ultimo grande torneo, soprattutto per l’eterno Luka. Usurato nel morale per la mancata qualificazione alla prossima Champions League con il Milan, in questa stagione ha comunque giocato ad altissimi livelli e si è gestito in maniera intelligente.
Sarà davvero l’ultimo ballo?
Lo stesso Dalić sa che dipende molto dalle prestazioni di Modrić definito da lui “il nostro santo del calcio” per la sua preparazione quasi mistica. In campo, peraltro, sa essere onnipresente e onnipotente, anche a 40 anni suonati.
Dalić può contare su una squadra di altissimo livello che, se in forma, può dare filo da torcere a qualsiasi avversario. Ci sono 14 o 15 calciatori in grado di poter decidere le sorti della squadra. I dubbi per Dalić restano Gvardiol e Kovačić, entrambi reduci da due infortuni delicati che li hanno tormentati per tutta la stagione. È inevitabile un ricambio generazionale che Dalić ha già messo in atto. Come Blažević, l’attuale commissario tecnico è la storia della Croazia. Dopo il Mondiale il suo contratto con la nazionale scadrà, ma gode dell’intera fiducia della federazione. Dalić dovrebbe optare per un 1-4-2-3-1 che sfrutti al massimo le capacità tecniche dei suoi interpreti. L’età è un pregio, ma anche un difetto. Sučić è un jolly che ha utilizzato anche in difesa, quando Vusković non ha potuto giocare. La duttilità è un pregio di questa squadra che può schierare diversi calciatori in diverse posizioni, come Joško Gvardiol, che può essere utilizzato anche sulla linea dei centrocampisti. Già detto di Modrić, il Pallone d’Oro del 2018, la storia del calcio croato. In porta c’è l’esperto Livaković. Non si può non citare Ivan Perisić, uno che a trentasette anni continua a collezionare titoli con il PSV. Ha segnato in una finale del Mondiale, ha vinto due medaglie e, assieme a Modrić, è la storia vivente di questa nazionale. Mi piacerebbe sottolineare la presenza di sette calciatori che militano nel nostro campionato, una piccola consolazione. Budimir, uno che è passato dalle nostre parti, dovrebbe essere il terminale offensivo.
Riusciranno i Vatreni ad emulare le imprese delle ultime due campagne mondiali?
In patria sono fiduciosi. Nel girone ci sono gli inglesi, che richiamano i dolci ricordi della semifinale del 2018, quando Perišić e Mandžukić firmarono la storica vittoria croata. Il Ghana è un avversario ostico e potrebbe dare qualche grattacapo.
Non sono contemplate minacce nella sfida contro Panama, ma non esistono più squadre materasso.
Nell’amichevole contro il Belgio è attivata una sconfitta che potrebbe preoccupare un po’ in vista dell’esordio.
Sappiamo che i croati giocheranno con la voglia di vincere. Perdere non fa parte del loro DNA…li fa andare fuori di testa.
La partita clou contro gli inglesi è fissata per mercoledì 17 giugno. Seguiranno i match contro Panama (24 giugno) e Ghana (27 giugno).
I CONVOCATI
Portieri:
Dominik Livaković (Fenerbahçe), Ivica Ivušić (Pafos FC), Dominik Kotarski (PAOK Salonicco).
Difensori:
Joško Gvardiol (Manchester City), Josip Juranović (Union Berlino), Duje Ćaleta-Car (Olympique Lione), Josip Šutalo (Ajax), Josip Stanišić (Bayern Monaco), Marin Pongracic (Fiorentina), Luka Vuskovic (Westerlo).
Centrocampisti:
Luka Modric (Real Madrid), Mateo Kovacic (Manchester City), Mario Pasalic (Atalanta), Luka Sucic (Real Sociedad), Martin Baturina (Dinamo Zagabria), Kristijan Jakic (Augsburg), Petar Sucic (Inter) Nikola Moro (Bologna), Toni Fruk (Rijeka), Lovro Majer (Wolfsburg).
Attaccanti:
Ivan Perisic (PSV Eindhoven), Andrej Kramaric (Hoffenheim), Ante Budimir (Club Atlético Osasuna), Franjo Ivanovic (Union Saint-Gilloise).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










