Qualcuno provava a irridere i “salmoni”, che, tramutatisi in squali, nel girone di qualificazione hanno banchettato sulle rovine della Nazionale azzurra, chiudendo i 180 minuti tra Oslo e Milano con un complessivo 7-1; un pass per il torneo strappato grazie a una necessaria trance agonistica, maturata dopo l’ultimo Mondiale in Qatar mancato (e solo in seguito disertato), e gli Europei 2024 vissuti da grandi esclusi.
Si decise quindi di puntare sulla continuità del progetto, attendendo che la linea verde del calcio norvegese facesse finalmente sbocciare il talento necessario per affrontare una grande spedizione. È stato così confermato il commissario tecnico Ståle Solbakken anche dopo i pesanti traguardi sfumati, ricompattando la Federazione attorno a uno staff tecnico che aveva già gettato i semi dai quali ci si attendeva un raccolto.
A pagare il prezzo di questa rinascita norvegese è stata l’Italia, prima quella di Spalletti e poi quella di Gattuso, travolta senza possibilità di replica da una selezione ormai giunta all’apice del proprio percorso di crescita. Un’evoluzione certificata dal ritorno in primo piano di vecchi leader tecnici, oggi anche guide carismatiche. L’ossatura della squadra ruota infatti attorno ai due fuoriclasse, Haaland e Odegaard: due nomi che non hanno bisogno di introduzioni, semmai di qualche garanzia in più sulle condizioni fisiche del secondo. Il capitano dell’Arsenal, infatti, si presenta dopo una stagione segnata da un numero insolitamente alto di infortuni, che ne ha limitato l’impatto sia nella corsa alla finale di Champions che nella volata per la Premier League.
Intorno a questi due poli gravitano una serie di interpreti di livello medio-alto, amalgamati da un impianto tattico di facile esecuzione: un 4-3-3 che in fase di non possesso si ricompone naturalmente nel classico 4-4-2 di tradizione norvegese. Tra i pali ci sarà probabilmente Nyland, vice del Siviglia , con una coppia di terzini di spinta composta da Julian Ryerson del Borussia Dortmund a destra e Møller-Wolfe del Wolverhampton a sinistra. Al centro del reparto difensivo saranno schierati due difensori di notevole stazza fisica, ma comunque dotati di una discreta mobilità: Heggem, in forza al Bologna, e Ajer, in forza al Brentford.
In mediana, i perni saranno Sander Berge, uomo d’interdizione del Fulham, e Patrick Berg, regista e capitano del Bodø/Glimt, con Odegaard a completare il trio. Il tridente offensivo vedrà sulla sinistra Antonio Nusa, il funambolo del Lipsia che ha mandato in tilt la retroguardia azzurra nel 3-0 di Oslo, al centro Erling Haaland come terminale principale, e a destra il “peso massimo” Sørloth, portato naturalmente ad accentrarsi in un sistema dal disegno asimmetrico, Se però si decidesse di passare al classico assetto con le due ali a piede invertito, al posto del bomber dell’Atlético Madrid si potrebbe puntare su Oscar Bobb , che necessita di riprendere fiducia dopo l’apporto non significativo nella sua prima stagione al Fulham.
Altri profili interessanti possono essere i due del Benfica, Schjelderup e Aursnes: il primo risulta spesso determinante nelle gare di maggior peso, mentre il secondo è una pedina tattica fondamentale grazie alla sua capacità di adattarsi praticamente a tutti i ruoli sulla fascia e in mezzo al campo.
Tra gli altri “italiani” in rosa figurano anche Ostigård, preziosissimo ariete difensivo capace di proteggere i risultati grazie alla sua abilità nel gioco aereo, e due centrocampisti con DNA da inserimento come Thørsby e Thorstvedt.

Presenza fisica e transizioni offensive dovranno diventare il vero mantra di questo schema, cucito addosso alla furia devastante di Haaland, pronto a sventrare difese e a farsi calamita di ogni pallone scagliato oltre la trequarti. Messa tra parentesi la fantasia chirurgica di Odegaard e le sgasate sulla fascia di Nusa, il resto del sistema dovrà muoversi come un solo corpo: sincronico, feroce, senza la minima distrazioni e senza divenir preda di facili entusiasmi. Una sola direttrice di marcia è ammessa, un solo binario dirimente: quello che porta al codino biondo del numero 9.
Per accedere direttamente alla fase ad eliminazione diretta, la Norvegia deve innanzitutto incassare senza esitazioni i tre punti contro un Iraq modesto, così da potersi poi concentrare sulla sfida più equilibrata con il Senegal, cercando di arrivare possibilmente a quota 4 punti prima dell’ultimo, proibitivo confronto con la Francia, vertice di questo climax iniziale che imporrà fin da subito di ritrovare quel furore compatto che aveva caratterizzato la squadra di Solbakken durante tutto il girone di qualificazione.
Non servirà solo come memorandum questo inizio significativo di percorso; l’andamento di questa fase di sviluppo infatti non sembra destinato a seguire la curva decadente di una cometa, destinata a dissolversi senza lasciare traccia. Per un periodo prolungato – 28 anni, per la precisione – la Norvegia è stata assente dai palcoscenici di un Campionato del Mondo; l’eventuale recupero del terreno perduto, in questa fase storica, sembra invece fondarsi sulla solidità di un progetto strutturato che, a partire dal livello federale, ha reso possibile – nonostante i vincoli demografici – un processo di democratizzazione dell’accesso alla pratica calcistica, un affinamento metodologico degli strumenti di lavoro e una gestione attenta della precocità sportiva, elementi che hanno sicuramente concorso all’emersione di questa golden generation.
Resta pertanto da verificare se questa dinamica espansiva, per molti versi paragonabile a una slavina impetuosa, sarà in grado di consolidarsi in modo duraturo, consentendo alla Norvegia di occupare stabilmente una posizione riconoscibile nella geografia calcistica internazionale.
I Convocati:
Portieri:
Ørjan Nyland – (Sevilla) Egil Selvik – (Watford) Sander Tangvik – (Hamburger SV)
Difensori:
Kristoffer Ajer – (Brentford) – Fredrik André Bjørkan – (Bodø/Glimt) Henrik Falchener – (Viking)
Torbjørn Heggem – (Bologna) Sondre Langås – (Derby County) Leo Skiri Østigård – (Genoa)
Marcus Holmgren Pedersen – (Torino) Julian Ryerson – (Borussia Dortmund)
David Møller Wolfe – (Wolverhampton Wanderers)
Centrocampisti:
Thelo Aasgaard – (Rangers) Fredrik Aursnes -( Benfica) Patrick Berg – (Bodø/Glimt) Sander Berge – (Fulham)
Martin Ødegaard – (Arsenal) Morten Thorsby – (Cremonese) Kristian Thorstvedt – (Sassuolo)
Attaccanti:
Oscar Bobb – (Fulham) Erling Haaland – (Manchester City) Jens Petter Hauge – (Bodø/Glimt)
Antonio Nusa – (RB Leipzig) Andreas Schjelderup – (Benfica) Alexander Sørloth – (Atlético Madrid)
Jørgen Strand Larsen – (Crystal Palace)
GIANMARCO COMAI










