MONDIALI 2026 – GRUPPO I – FRANCIA: LA PROFONDITÀ DI UNA NAZIONE

Il percorso di crescita di un movimento

C’era un tempo in cui la Francia non esprimeva, almeno non con continuità, grandissimi talenti sul palcoscenico calcistico mondiale.

Non a caso sino alla seconda metà degli anni ’90 la Nazionale Transalpina non era vista esattamente nel gotha del calcio internazionale.

Sino a quel momento, infatti, la Francia aveva guadagnato solo due bronzi Mondiali, non andando mai oltre i quarti di finale nelle altre occasioni, ed in ben cinque casi non riuscendo nemmeno a qualificarsi per la rassegna iridata.

Poco meglio era andata agli Europei, con la vittoria del 1984 e, per il resto, molte più non qualificazioni che piazzamenti di rilievo.

Nel 1958 il primo bronzo Mondiale arrivò grazie alle prodezze di Just Fontaine, capace di segnare ben 13 gol in quel Torneo, di cui 4 nella finalina contro la Germania Ovest.

Di quella squadra faceva parte anche un campione di rilievo assoluto come il madridista Raymond Kopa, ma erano un po’ questi due i “giocatori-copertina” di una squadra che due anni più tardi centrò anche una semifinale Europea, per poi andare un po’ a svanire nel nulla.

Negli anni ’80, invece, ci fu una seconda e più importante “gettata” di talenti transalpini, capeggiata da un certo Michel Platini (ma di cui hanno fatto parte anche altri giocatori di rilievo come Manuel Amoros, Marius Trésor, Alain Giresse, Dominique Rocheteau, Jean Tigana ed altri).

Così tra il 1982 ed il 1986 la Francia mise in fila un quarto posto Mondiale, la vittoria dell’Europeo e poi un terzo posto Mondiale, chiudendo un quadriennio d’oro per il calcio di quelle latitudini.

Dopo la delusione per la mancata qualificazione al Mondiale 1994, sancita da un famosissimo gol del bulgaro Emil Kostadinov, la Francia entrò però in un’altra era.

Da quel momento in avanti, infatti, il sistema francese è diventato uno dei più produttivi al mondo, in assoluto, in termini di talenti.

Facile citare Zidane e Mbappé, ma questi sono solo due dei grandi campioni che sono usciti negli ultimi trent’anni dalle sempre più produttive giovanili francesi.

Con la Nazionale che, non a caso, è passata dal vincere un Europeo e nessun Mondiale tra il 1930 ed il 1996, al vincere due Mondiali ed un Europeo collezionando anche tre medaglie d’argento in tutto negli ultimi trent’anni.

Un salto di qualità che oggi, anche per via della storia coloniale e di immigrazione vissuta nei decenni dal Paese, si riverbera anche al di fuori dei patri confini.

Infatti, la Francia sarà la Nazione che manderà più giocatori nati sul proprio territorio a United 2026: oltre a 24 dei “suoi” giocatori, infatti, c’è anche una lunga lista di ragazzi nati lì che però, essendo in possesso di più passaporti, hanno deciso di rappresentare una Nazionale diversa da quella del Paese in cui sono nati.

Così al Mondiale in corso saranno ben 99 i giocatori nati in Francia che vi parteciperanno.

Un dato incredibile, che dà bene il senso della crescita del calcio locale, in particolar modo in quell’Ile de France – ovvero la regione di Parigi – che sembra davvero essere diventato il più grande incubatore di talento calcistico al mondo.

Il percorso di qualificazione a United 2026

Inserita nel Gruppo D con Ucraina, Islanda ed Azerbaigian, la Francia ha avuto gioco facile nell’issarsi al primo posto e, così facendo, staccare agilmente il pass per il Mondiale.

Un percorso di qualificazione iniziato con la vittoria esterna sull’Ucraina (2-0, Olise e Mbappé) e che ha visto i Transalpini vincere 5 partite su 6, con un solo pareggio (2-2 in Islanda, Nkunku e Mateta).

Un girone onestamente sin troppo facile per una Nazionale che avrebbe potuto agilmente qualificarsi, in un contesto simile, anche mandando a giocare le riserve delle riserve.

D’altro canto, non va nemmeno dato tutto per scontato, ed i 16 punti in 6 gare con 16 gol segnati e solo 4 subiti restano comunque un buon biglietto da visita, per Mbappé e compagni.

Il girone a United 2026

Abbastanza benevola è stata anche l’urna che ha composto il girone che i Galletti dovranno affrontare al Mondiale.

Norvegia (come ben sanno i nostri Azzurri) e Senegal (che ha convocato ben 10 giocatori nati in Francia) possono presentare qualche insidia, l’Iraq sulla carta proprio no.

In teoria, comunque, la Francia parte come favoritissima tra le quattro.

Se a ciò aggiungiamo anche il fatto che al turno successivo passano le prime due più le 8 migliori terze (su 12), ecco che pensare ad una Francia che possa non passare il turno diventa esercizio piuttosto ostico.

Su questo, e non tanto in relazione alla Francia ovviamente, mi si permetta un appunto: era dal 1994 che non vedevamo formule così arzigogolate.

All’epoca ne approfittammo noi, dato che fu proprio l’Italia una delle migliori terze che approdò agli ottavi, ma al netto di ciò credo di poter dire che non si sentisse proprio la necessità di allargare in questo modo la rassegna Mondiale, soprattutto per poi andare ad implementare una formula per cui praticamente tre quarti delle qualificate passeranno la fase a gironi.

La rosa di Didier Deschamps

Vista la profondità quasi sconfinata che il bacino francese gli garantisce, l’ex metronomo juventino oggi C.T. della Nazionale Transalpina ha potuto allestire una rosa di tutto rispetto.

A partire dai tre portieri, con il milanista Mike Maignan che è oggi uno dei migliori interpreti del ruolo, passando per Samba e Risser che gli copriranno le spalle.

Anche in difesa sono poi garantite profondità e qualità, con William Saliba dell’Arsenal a guidare un reparto di cui faranno parte anche giocatori di valore assoluto come Upamecano, Konaté e Koundé, vecchie conoscenze del calcio italiano come Digne e Theo Hernandez, per non parlare del fratello maggiore di quest’ultimo, Lucas.

E non ho ancora citato Gusto e Lacroix.

In mezzo gli “italiani” Rabiot e Manu Koné saranno coadiuvati dal redivivo Kanté e dal madridista Tchouaméni.

Ma le opzioni certo non si fermano qui, dato che dalla capitale francese è volato nel Centro-Nord America anche il ventenne Zaire-Emery.

Davanti, poi, Didì avrà veramente l’imbarazzo della scelta.

Basti pensare che c’è il Pallone d’Oro in carica Dembélé affiancato da un Kylian Mbappé che venne inserito nell’All Star Team di entrambi i due precedenti Mondiali, Russia 2018 e Qatar 2022.

E potrebbero bastare questi due, ma ovviamente un Paese produttivo come la Francia non si ferma qui.

Con loro sono partiti anche Olise e Cherki, due giocatori che oggi potrebbero probabilmente fare i titolari praticamente ovunque.

E ancora Barcola e Doué, Thuram e Mateta.

Senza scordarsi del ventiquattrenne monegasco Akliouche.

Prospettive Mondiali

Insomma, quella della Francia è una rosa ricca, ampia, profonda, che puoi schierare in mille modi diversi in campo senza perdere di qualità.

Una fortuna sconfinata per un allenatore che ha potuto mettere assieme una squadra simile andando pure a rinunciare ad alternative di tutto rispetto, che in tante altre squadre farebbero probabilmente – ma potremmo anche togliere il dubitativo – i titolarissimi.

Una serie di campioni più o meno affermati che, sulla carta, partono probabilmente come favoriti.

Quantomeno, assieme alla Spagna.

Poi certo, come si sa il calcio non è la somma del talento dei singoli calciatori, ma molto più di questo.

È un gioco di squadra in cui tanti altri elementi, anche intangibili, scendono in campo e possono determinare i risultati.

Dall’affiatamento del gruppo alla funzionalità tattica, passando perché no per la fortuna e mille altre componenti, sarà interessare vedere se e come Deschamps avrà saputo mixare un insieme di talenti così ampio ed importante.

In passato, ad esempio, è già successo che quello francese fosse uno spogliatoio complicato da gestire ed in certi casi, come nel 2002, naufragarono anche squadre che sulla carta sembravano aver tutto per competere sino alla fine.

La Francia, oggi, giunge a questo Mondiale in coda ad una decina di anni giocati quasi costantemente ai massimi livelli.

Dal 2016 in poi, senza ovviamente contare il Mondiale Centro-NordAmericano, i Galletti hanno infatti di fatto steccato solo all’Europeo 2020, quello vinto dall’Italia, dove dopo aver vinto il girone più tosto di tutti (Germania, Portogallo ed Ungheria) uscirono inaspettatamente agli ottavi contro la Svizzera (ai rigori).

In precedenza, ad esso avevano raggiunto un secondo posto Europeo nel 2016, seguito dalla vittoria del Mondiale 2018.

Dopo di quel “fallimento”, invece, arrivò il secondo posto al Mondiale 2022, con sconfitta ai rigori contro l’Argentina di Messi in finale, seguita dal raggiungimento della semifinale all’Europeo di due anni fa (sconfitta contro la Spagna di Yamal, poi campione).

Insomma, è una Francia che – ovviamente – non sempre vince, ma che comunque praticamente sempre compete.

Una Francia che, come abbiamo visto, ha una rosa folta e completa, sicuramente tra le più “pesanti” dell’intero Mondiale.

Una Francia che, non a caso, i bookmaker danno come favorita per la vittoria finale solo alle spalle, e di mezza incollatura, proprio a quella Spagna che giunge a questo Mondiale da Campionessa d’Europa in carica.

La rosa

Portieri:

Mike Maignan (AC Milan), Robin Risser (RC Lens), Brice Samba (Stade Rennais);

Difensori:

Lucas Digne (Aston Villa), Malo Gusto (Chelsea), Lucas Hernández (Paris Saint-Germain), Théo Hernández (Al-Hilal), Ibrahima Konaté (Liverpool FC), Jules Koundé (FC Barcellona), Maxence Lacroix (Crystal Palace),William Saliba (Arsenal), Dayot Upamecano (Bayern Monaco);

Centrocampisti:

N’Golo Kanté (Fenerbahçe) Manu Koné (AS Roma) Adrien Rabiot (AC Milan) Aurélien Tchouaméni (Real Madrid) Warren Zaïre-Emery (Paris Saint-Germain);

Attaccanti:

Maghnes Akliouche (AS Monaco),Bradley Barcola (Paris Saint-Germain), Rayan Cherki (Manchester City), Ousmane Dembélé (Paris Saint-Germain), Désiré Doué (Paris Saint-Germain), Jean-Philippe Mateta (Crystal Palace),Kylian Mbappé (Real Madrid), Michael Olise (Bayern Monaco), Marcus Thuram (Inter).

BIO: “Francesco Federico Pagani, classe 1985: nasce in una famiglia di ginnasti, in una provincia di baskettofili. Dopo una giovinezza passata a dare calci ad un pallone nei posti più impensabili diventa prima giornalista pubblicista e poi osservatore professionista diplomato a Coverciano, professione che svolge attualmente.

Le magie di Roberto Baggio ad USA 94 gli hanno segnato la vita per sempre.”

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