MONDIALI 2026 – GRUPPO I – SENEGAL: L’EQUILIBRIO DEI LEONI A DIMOSTRAZIONE DELLA MATURITÀ DEL CALCIO AFRICANO

Per decenni il calcio africano è stato raccontato partendo sempre dalle stesse premesse, figlie di una narrativa in parte stereotipata: corsa, strapotere fisico, anarchia tattica e quella seducente quanto labile estetica dell’improvvisazione. C’è però storicamente un momento, nei grandi tornei, in cui l’impreparazione tattica finiva per presentare il conto, ma se c’è una squadra africana negli ultimi anni che con maggiore costanza ha mantenuto livelli di competitività molto alti, quella è il Senegal (non a caso finalista in 3 delle ultime quattro edizioni della Coppa d’Africa, con l’ultimo atto in quella folle notte a Casablanca, nel gennaio di quest’anno).

I Leoni della Teranga dunque non arrivano al Mondiale del 2026 come l’ennesima, simpatica mina vagante del continente, ma come una realtà matura, strutturata e, soprattutto, consapevole del proprio percorso.

Oltre il mito del 2002: la costruzione di un’identità

Il punto di riferimento storico per il Senegal è sempre stato il Mondiale di Corea e Giappone 2002, in cui la banda guidata in panchina da Bruno Metsu e in campo dal carismatico Aliou Cissé sbalordì il mondo: prima battendo, per 1-0, la Francia campione in carica nella gara d’apertura a Seul, poi superando Svezia e Uruguay fino ad arrendersi solo al golden gol della Turchia nei quarti di finale. Quello, però, fu un meraviglioso e irripetibile exploit di una generazione d’oro.

Il Senegal, tuttavia, oggi non può più essere archiviato come la classica sorpresa estiva, quanto piuttosto come il frutto maturo di una pianificazione strutturata, un progetto lungimirante che dura da oltre un decennio. Questo percorso di crescita, tutt’altro che lineare, ha visto la selezione dei Leoni forgiare il proprio carattere attraverso tappe cruciali: prima assaporando l’amarezza dello shock di Russia 2018 — quando un’eliminazione arrivò per la crudele e beffarda regola del fair play, legata al conteggio dei cartellini gialli —trovando, poi, la definitiva consacrazione continentale con il trionfo nella Coppa d’Africa del 2021 nella finale contro l’Egitto di Salah. Quella vittoria ai calci di rigore non ha rappresentato un punto d’arrivo, bensì il trampolino di lancio per consolidarsi stabilmente nel palcoscenico internazionale, come dimostrato nel Mondiale in Qatar del 2022, ove la nazionale capitana da Koulibaly, fu capace di superare la fase a gironi, arrendendosi solo agli ottavi di finale di fronte alla corazzata inglese, uscendo dal campo a testa alta e con la consapevolezza di chi, ormai, siede di diritto al tavolo delle grandi.

La crescita non è più affidata esclusivamente ai talenti che emigrano giovanissimi, ma nasce da una fitta rete di accademie locali — come la celebre Génération Foot fondata nel 2000 e capace, grazie ai proficui rapporti col Metz in Francia, di portare al massimo livello del calcio mondiale, i migliori talenti senegalesi — capaci di insegnare il “gioco” prima ancora di sviluppare l’atleta ed il risultato è evidente, unanazionale straordinariamente profonda e, nel senso più puro del termine, complessa.

Alla ricerca dell’equilibrio tattico

Se la modernità impone oggi la fluidità degli spazi, il Senegal risponde con un calcio di densità, transizioniferocie rigore geometrico, con una gestione razionale dei tempi e degli spazi.

La forza dei Leoni sta nella capacità di saper “sporcare” la partita quando l’avversario prova a imporre il ritmo, per poi accelerare improvvisamente sfruttando la qualità dei propri esterni. E’ proprio in questa zona di campo che troviamo le individualità più interessanti della nazionale di Thiaw.

Girone I: tra suggestioni storiche e insidie nordiche

Il sorteggio di USA-Canada-Messico 2026 ha inserito il Senegal nel Girone I, un raggruppamento tra i più competitivi ai nastri di partenza, che costringerà i campioni africani a cambiare pelle a seconda dell’avversario, testandone definitivamente la maturità.

La sfida contro la Francia non può essere una partita come le altre. Evoca immediatamente i ricordi dolci del 2002, ma oggi il contesto è ribaltato. I transalpini partono inevitabilmente davanti a tutti nel girone: una corazzata che unisce un atletismo e dinamismo ad una qualità tecnica individuale straripante. Contro i Bleus, il Senegal dovrà fare ciò che storicamente gli riesce meglio: densità medio-bassa, raddoppi sistematici sulle corsie esterne per disinnescare le transizioni francesi ed i contrattacchi fulminei negli spazi intermedi.

Molto diverso, e forse ancor più spigoloso per la cultura calcistica africana, sarà il confronto con la Norvegia. I nordici non hanno nel proprio arco l’ampia scelta della nazionale allenata da Deschamps, ma possiedono una fisicità ed una verticalità impressionante. La presenza di un centravanti d’élite mondiale come Haaland, costringerà la linea difensiva senegalese a un lavoro di marcature asfissiante e a una costante attenzione sulle seconde palle. La Norvegia difende bassa senza vergogna e riempie l’area nei calci piazzati: per il Senegal, evitare di subire la fisicità scandinava nei sedici metri sarà la chiave di volta per uscire vincitori da un match che appare sin da subito fondamentale per il passaggio del turno.

Infine c’è l’Iraq, l’avversaria meno celebrata ma non per questo priva di insidie. I Leoni della Mesopotamia sono una squadra ostica, che concede pochissimo spazio centrale e sa frammentare il ritmo della partita, trascinandola dentro territori nervosi e agonistici. Proprio per questo, la sfida contro gli iracheni potrebbe diventare il vero spartiacque del girone. Se contro la Francia, sarà fondamentale essere bravi ad esaltare l’arte del contropiede, nella gara di chiusura del proprio girone il Senegal sarà obbligato a fare la partita, mostrando un gioco posizionale evoluto. È in queste sfide, dove manca il fascino mediatico, ma si decide la qualificazione, che si misura la reale differenza tra una buona outsider e una grande nazionale.

Fino al 2022, la barriera dei quarti di finale era apparsa come una maledizione insuperabile per il calcio africano, respinto ai supplementari o ai rigori nei momenti decisivi, come avvenne in Sudafrica nel 2010 per il Ghana. Poi è arrivato il Marocco in Qatar a tracciare la nuova via, abbattendo quel muro e spingendosi fino a una storica semifinale. Per il Senegal, l’obiettivo non dichiarato ma evidente è ricalcare quelle orme, provando a superare lo storico traguardo nazionale del 2002 per iscrivere il proprio nome nell’élite del calcio mondiale.

La lezione che ci arriva da questa nazionale, alla vigilia del torneo nordamericano, è che la modernità non è una questione di passaporto o di tradizione geopolitica, ma di mentalità. Il Senegal si presenta al 2026 per dimostrare che l’organizzazione tattica e la comprensione strategica dei momenti della partita non sono più un’esclusiva delle storiche scuole europee o sudamericane. I Leoni sono pronti a ruggire, e stavolta lo faranno seguendo uno spartito ben preciso.

Portieri: Edouard Mendy (Al-Ahli), Mory Diaw (Le Havre), Yehvann Diouf (Nizza)

Difensori: Ismail Jakobs (Galatasaray), El Hadj Malick Diouf (West Ham), Kreppin Diatta (Monaco), Antoine Mendy (Nizza), Kalidou Koulibaly (Al-Hilal), Abdoulaye Seck (Maccabi Haïfa), Moussa Niakhaté (Lione), Moustapha Mbow (Paris FC), Ilay Camara (Anderlecht), Mamadou Sarr (Chelsea)

Centrocampisti: Habib Diarra (Sunderland), Pape Matar Sarr (Tottenham), Pathé Ciss (Rayo Vallecano), Pape Gueye (Villarreal), Lamine Camara (Monaco), Bara Sapoko Ndiaye (Bayern Monaco)

Attaccanti: Sadio Mané (Al-Nassr), Ismaila Sarr (Crystal Palace), Ibrahim Mbaye (PSG), Assane Diao (Como), Ilimian Ndiaye (Everton), Cherif Ndiaye (Samsunspor), Bamba Dieng (Lorient), Nicolas Jackson (Bayern Monaco)

C.T. Pape Thiaw

BIO: MANLIO SANTULLI

Nato e cresciuto a Roma, è un Praticante Avvocato presso il Foro di Roma e Scout per un importante realtà calcistica capitolina. Divide le sue giornate tra i codici e i campi di gioco, cercando di applicare la stessa precisione analitica al diritto ed allo studio del calcio come sistema complesso. Grande appassionato di storia, scrive per esplorare le radici del gioco e le sue evoluzioni ed implicazioni socio-culturali.

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