MONDIALI 2026 – GRUPPO H – URUGUAY: LA “CELESTE” DEL “MAESTRO” BIELSA

LA SQUADRA

Partiamo da un dato semplice ma quanto mai significativo: esiste un altro Paese sulla faccia della Terra che con meno di tre milioni e mezzo di abitanti abbia saputo conquistare due Coppe del Mondo, partecipare a 15 edizioni su 23 e raggiungere in altre tre occasioni (1954, 1970 e 2010) le semifinali?

No. Solo un Paese può vantare questi incredibili numeri: l’URUGUAY.

Stabilito questo doveroso tributo andiamo ad analizzare le caratteristiche, le peculiarità e le ambizioni della “Celeste” del “Maestro” Bielsa.

Dopo una qualificazione ottenuta senza troppi patemi d’animo (anche se con qualche intoppo imprevisto come le sconfitte con Perù ed Ecuador) l’Uruguay arriva alla fase finale con diverse certezze e ancora qualche dubbio da risolvere.

I dubbi non sono certo di natura tattica.

Il 4-3-3 di Marcelo Bielsa è ormai collaudatissimo ed entrato nelle corde dei suoi. Fedeli ai dettami di Bielsa che prevedono il rigoroso utilizzo di un “Piano A” e alla domanda se non prevede un “Piano B” il CT argentino ha sempre risposto con il suo classico «Il mio “Piano B e far funzionare il “Piano A”!

Battute a parte l’Uruguay si presenta con una struttura solida e assolutamente organizzata.

La difesa, con l’esperto Fernando Muslera tra i pali reduce da un paio di stagioni di trionfi e grandi prestazioni con l’Estudiantes, appare collaudata e affidabile.

Al centro non dovrebbero esserci grossi dubbi. Al fianco di capitan José Gimenez da tredici stagioni baluardo della difesa dell’Atletico Madrid, giocherà un altro giocatore di qualità e con spiccate doti di leader: Ronald Araujo, capitano del Barcellona. Ai loro lati sembra abbastanza assicurato il posto di Guillermo Varela a destra e del “napoletano” Mathias Olivera a sinistra, anche se Joaquin Piquerez del Palmeiras è una più che valida alternativa.

Anche il centrocampo è di altissima qualità. Su tutti spicca sicuramente il nome di Federico Valverde, punto di riferimento assoluto del Real Madrid e al momento uno dei più forti e completi centrocampisti del pianeta. Lui sarà una delle due mezzali. L’altra dovrebbe essere riconquistata da Rodrigo Bentancur, recuperato nel finale di stagione al Tottenham dopo una stagione bersagliata dagli infortuni. Non certamente da escludere l’inserimento in questo ruolo di Giorgian De Arrascaeta, calciatore meno compassato e strutturato fisicamente di Bentancur ma sicuramente più tecnico e creativo, forse il più tecnico e creativo dell’intera rosa.

Dove l’Uruguay è in difetto è nel reparto offensivo.

Tutto o quasi è nei piedi (e nella testa!) di Darwin Nuñez, ex-centravanti del Liverpool e che i “rumours” di mercato dando in procinto di tornare ad Anfield al termine dei Mondiali, fortemente voluto dal nuovo tecnico basco Andoni Iraola.

Nuñez è l’unico calciatore della “Celeste” con riconosciute doti realizzative.

Saranno essenzialmente sulle sue spalle le responsabilità di garantire all’Uruguay quelle reti che permettano al piccolo Stato sudamericano di raggiungere almeno i quarti di finale, obiettivo minimo dichiarato.

Ai suoi lati partono in vantaggio Agustin Canobbio del Fluminense a destra e Brian Rodriguez a sinistra ma nessuno dei due ha certezze assolute.

Fino a poco tempo fa il ruolo di esterno destro d’attacco appariva saldamente di proprietà di Facundo Pellistri ormai ex “enfant prodige” del calcio uruguaiano che fu prelevato a 18 anni dal Peñarol nientemeno che dal Manchester United … dove tra prestiti e un pugno di presenze non è mai riuscito a decollare fino al suo trasferimento definitivo al Panathinaikos nell’estate scorsa.

A sinistra, a contendere il posto a Brian Rodriguez c’è Maximiliano Araujo, nato come terzino sinistro ma spesso utilizzato come esterno alto da Bielsa.

In sostanza: solidità, equilibrio, organizzazione sono garanzie assolute.

Da dove e soprattutto da chi arriveranno i gol è la domanda con la risposta più complessa.

IL COMMISSARIO TECNICO: MARCELO BIELSA

Al termine di questo Mondiale si concluderà l’avventura di Marcelo Bielsa alla guida della Nazionale uruguaiana.

L’impatto, per quanto significativo, non è stato certo quello nei quattro anni passati alla guida del Cile dove di fatto “creò” una Nazionale quasi dal nulla portandola ad ottenere risultati importanti e solo pochi anni prima impensabili.

Il suo Uruguay non è mai (se non in poche occasioni, come ad esempio la vittoria fuori casa con l’Argentina nelle qualificazioni) riuscito ad accendere la passione di un popolo “calcistico” e passionale come quello del piccolo Paese sudamericano.

Resta il fatto che poche squadre arriveranno a questo Mondiale con una “idea” di calcio così nitida e conclamata.

Come detto difesa e centrocampo sono di assoluta garanzia ma è evidente che alla “Celeste” mancano calciatori di “gambeta” come dicono da quelle parti.

Ovvero quei calciatori capaci di saltare l’uomo, di creare superiorità numerica e di scardinare con la loro inventiva le difese più arcigne.

Per “El Loco” (in realtà “El Sabio” sarebbe il suo soprannome più adatto vista la competenza e lo spessore dell’allenatore e della persona) sarà il terzo mondiale con tre nazionali diverse.

Dopo la cocente delusione con l’Argentina ai Mondiali del 2002 (eliminazione al primo turno da parte di Svezia e Inghilterra) con il Cile nel 2010 è arrivata la grande soddisfazione del superamento del primo turno (seconda volta nella storia della Nazionale cilena) con l’uscita agli ottavi contro il Brasile.

Terzo tentativo quindi … augurandoci che sia quello buono per permettere a Marcelo Bielsa quel riconoscimento a livello mondiale che mentre per molti è assodato visti gli eccellenti risultati ottenuti con squadra praticamente mai di altissimo livello (un esempio su tutti il raggiungimento di una finale di Coppa Libertadores con 24 ragazzi su 25 del suo Newell’s che provenivano dal settore giovanile) per qualcuno fa ancora parte della categoria dei “perdenti” o addirittura dei “sopravvalutati”.

Per cui … In bocca al lupo Marcelo!

IL MIGLIORE: FEDERICO VALVERDE

Per il vice-capitano del Real Madrid e della Nazionale dell’Uruguay il Campionato del mondo che sta per iniziare può diventare davvero il Mondiale della sua consacrazione a livello planetario.

Questo per un motivo ben preciso: vincere trofei con il Real Madrid, circondato da grandi campioni e fuoriclasse assoluti può sembrare se non proprio scontato quantomeno non certo impossibile da realizzare.

Assai più difficile è fare qualcosa di grande con una Nazionale come l’Uruguay dove ci sono sicuramente alcuni elementi di grande valore, spessore ed esperienza, ma che non sono certo nomi di primissimo livello nel calcio mondiale.

Federico Valverde ha però tutto quello che occorre per spiccare questo ultimo, definitivo salto.

Quando si pensa ad un calciatore “completo”, capace non solo di giocare in almeno quattro ruoli diversi (mezzala, rifinitore, esterno o terzino) ma con caratteristiche che sono quasi impossibili da trovare nello stesso calciatore.

Valverde sa impostare, sa difendere, sa inserirsi senza palla, è rapido, aggressivo nel pressing, determinato nei contrasti, forte fisicamente, abile nei passaggi anche a lunga distanza e dotato anche di un tiro spesso letale.

Sarà lui a prendere per mano la “Celeste” con la certezza che Bielsa gli lascerà ampia libertà di manovra per provare a fare la differenza in un team che di qualità ne ha un disperato bisogno.

LA RIVELAZIONE: DARWIN NUNEZ.

In realtà non riesco in maniera lucida a definire questa una possibilità concreta o una speranza. Avendo seguito la sua carriera fin dagli esordi con l’Almeria ho sempre ritenuto Darwin Nuñez come un attaccante di valore assoluto.

Dopo averlo ammirato al Benfica (una sua prestazione con doppietta al Barcellona in Champions League fu la conferma definitiva) non mi sarei aspettato le difficoltà patite al Liverpool, che dopo un buon inizio sotto la guida di Jurgen Klopp ha chiuso la sua esperienza con i “Reds” con una terza stagione, quella del 2024/25, decisamente deludente.

Qualcosa non ha funzionato ma le doti di questo attaccante non sono in discussione.

Aggressivo, forte fisicamente e nel gioco aereo, capace di muoversi su tutto il fronte d’attacco senza dare riferimenti precisi ai centrali avversari e più che disponibile al sacrificio in pressing e in ripiegamento, ha probabilmente nella freddezza sotto porta la sua lacuna maggiore.

… e per un “numero 9” non è certo il massimo!

Di sicuro arriva a questo Mondiale nel momento psico-fisico migliore possibile.

Durante la manifestazione compirà ventisette anni, un’età perfetta dove in tanti raggiungono il proprio zenit. E soprattutto sta diventando sempre più consolidata l’ipotesi di un suo ritorno al Liverpool, squadra dove ha ammesso di aver lasciato un pezzettino di cuore e … dove qualche sassolino dalle scarpe deve ancora toglierselo!

Cinque reti nella fase di qualificazione ne hanno confermato la sua imprescindibilità in squadra ma al tempo stesso è inequivocabile che sulle sue spalle pesa il fardello di essere la più importante “bocca da fuoco” della “Celeste”. Al tempo stesso non esiste centravanti che non dipenda dalla qualità dei palloni che riceve e di sicuro Darwin Nuñez non fa eccezione.

Federico Valverde (e speriamo per la “Celeste” non solo lui!) servirà anche a questo.

BIO: Remo Gandolfi è nato e vive a Parma. Ha gia’ 9 libri all’attivo. Dopo “Matti miti e meteore del calcio dell’est” che aveva fatto seguito al precedente libro di gran successo intitolato “Matti, miti e meteore del futbol sudamericano”, Remo, in collaborazione con Cristiano Prati, figlio dell’indimenticato campione, ha scritto, pubblicato da Urbone Publishing: “PIERINO PRATI – Ero Pierino la Peste” . L’ultimo suo lavoro era: “IL CALCIO DIMENTICATO – Tragedie, leggende e follie del pallone”.

Ha una rubrica fissa sul popolare Calciomercato.com (“Maledetti calciatori”) e con gli amici di sempre gestisce un blog www.ilnostrocalcio.it . Quanto all’amato pallone, e’ profondamente convinto che la “bellezza” e “il percorso” contino infinitamente di piu’ del risultato finale.

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