MONDIALI 2026 – GRUPPO H – SPAGNA: IL GIOCO PRIMA DI TUTTO

Tra le favorite della prossima edizione della Coppa del Mondo un posto di rilievo lo occupa certamente la Spagna.

Compagine, quella iberica, che si presenta alla rassegna iridata rappresentando il combinato disposto tra la bellezza del gioco e l’eccellenza dei risultati.

Se era lecito pensare che dopo il trionfo ad Euro 2024 potesse emergere un po’ di appagamento, il cammino dell’ultimo biennio è stato all’altezza, se non addirittura superiore, del livello espresso durante il il torneo continentale.

Bel gioco, età media bassa, conoscenze in continua evoluzione, abbondanza di opzioni tra cui scegliere, qualità dei singoli a disposizione del collettivo e senso estetico sono le caratteristiche di una nazionale che, al netto del periodo 2014-2016, dipinge calcio da un ventennio esportando le virtù di un movimento che si fa forte dei risultati dei maggiori club ma trae origine da una metodologia di lavoro diffusa nei settori giovanili.

L’esplosione di autentici talenti come Gavi, Pedri e Yamal in un contesto quale quello del Barcellona ci conferma ancora una volta come un calcio organizzato, collettivo, di costrutto e proposta tenda ad esaltare il talento e non ad imprigionarlo come qualcuno ancora si ostina a far credere.

Il palleggio, la voglia di “fare la partita”, la costruzione da dietro e il coinvolgimento di tutti gli undici nella manovra interagiscono tra loro quali elementi differenti, ma non separati, di un’unica concezione a riprova che la complessità del calcio (e nel calcio) non rappresenta un sinonimo di “difficoltà” bensì l’insieme di una serie di contesti tra loro correlati ed interconnessi che in sintesi possiamo definire “il complesso” degli elementi.

Questa è la concezione alla base dellaSpagna e del suo credo.

Il CT, Luis De La Fuente, arriva all’appuntamento mondiale portandosi in dote due sole sconfitte (di cui una ai rigori) in 41 gare che hanno condotto, nei primi tre anni del suo mandato, ad una vittoria nella Nations League nel 2023, ad un trionfo europeo nel 2024 e ad un secondo posto nella Nations League 2025 dopo i calci di rigore.

Se la Francia ha caratterizzato gli ultimi lustri del calcio mondiale per l’incredibile “produzione” di calciatori, la Spagna si è distinta per essere la nazionale “squadra” per eccellenza.

Non che manchino le individualità, sia chiaro.

Basti pensare ad un centrocampo con Merino, Zubimendi, Fabian Ruiz con l’opzione Dani Olmo sulla trequarti ovvero un reparto di metà campo formato da interpreti eccellenti. Peccato, per gli avversari, che questo sia solo l’elenco di quelle che sulla carta sono destinate ad essere le riserve…

Il centrocampo, di chiara ispirazione catalana, rappresenta il reparto chiave delle Furie Rosse.

È lì che si mostrano nel loro splendore i concetti dell’ultimo ventennio, ricalibrati e rimodulati secondo moderna concezione in ossequio al principio secondo cui la coerenza verso idee e principi di base idee deve coordinarsi con una visione sempre aperta ad innesti e rimodulazioni da proporre sul campo.

La palla l’abbiamo noi, sembra dire il trio formato da Rodri, Pedri e Gavi

Letti così sembrano una sentenza per gli avversari che contro di loro difficilmente potranno ambire al controllo del gioco.

L’apporto portato da De La Fuente si è innestato sul lavoro svolto da Luis Enrique, uscito ai rigori ad Euro 2021 ed al campionato del mondo 2022 dopo la partita più insensata di sempre in cui la Spagna ha avuto il 77% di possesso palla con l’avversario (Marocco) completamente impossibilitato (e per certi versi disinteressato) a giocare.

Dopo una beffa simile, nessuno ha avuto la tentazione di incolpare il troppo possesso, come nella comunicazione nostrana talvolta si tende a fare, tacciandolo di sterilità.

È stato accettato il risultato quale esito non sempre veritiero e si è continuato su una strada simile che ha portato agli straordinari risultati dell’ultimo triennio.

Detto che le condizioni di Rodri, dopo il grave infortunio, non sono più parse ottimali come nei migliori momenti e come lo stesso Pedri non sia al massimo, con il beneplacito di Fabian Ruiz comunque stimatissimo dal CT, il terzetto in mezzo al campo titolare in partenza sarà quello composto dai due azulgrana e dal regista del City.

Considerata aanche la lista delle seconde linee, citate in premessa, viene da pensare che la fase di costruzione, di sviluppo e di rifinitura poggerà sulle solite, meritevoli basi, in cui la qualità individuale, prima ancora che la tecnica, si interseca e si relaziona con il collettivo. Un collettivo che, a differenza di una vulgata in vigore nel nostro paese, non si vuole adattare all’idea “dell’uomo su uomo” ma, portato in fase di non possesso a concepire l’attenzione verso la palla come criterio difensivo principe, cerca di disegnare, traiettorie di passaggio e movimenti offensivi grazie alla ricerca della posizione e all’interscambio di funzioni.

Ecco perché non è fondamentale descrivere il sistema di gioco. Che sia 1433 o 14231 poco importa. Sono i principi la chiave del gioco iberico.

La sfera tende a viaggiare a filo d’erba nella manovra ispanica ma se c’è da innestare la sovrapposizione improvvisa, mentre la squadra ruota verso un lato, è concesso alzare il pallone purché il suggerimento al compagno, sopra la testa del diretto avversario, non rappresenti una scommessa sull’errore del difendente ma un’ipotesi di superiorità numerica da acquisire con il sincronismo dei movimenti.

Vedasi da questo punto di vista una delle reti messe a segno nella recente amichevole contro il Perù.

Eccezionalmente priva di calciatori del Real, la Spagna cambia 10 elementi su 26 rispetto all’ultimo europeo.

Sulla carta il reparto meno florido pare quello difensivo ove a sinistra Cucurella, superate le perplessità precedenti all’Europeo, pare sicuro del posto così come nel mezzo Laporte, rientrato nei ranghi del calcio spagnolo dopo l’avventura all’Al-Nassr intrapresa ancora non trentenne dopo gli anni al City.

Gli altri due componenti della linea difensiva sono diversi rispetto a due anni fa.

L’ascesa di Cubarsi, peraltro non immune da difficoltà dopo l’esplosione da minorenne della scorsa annata, pare destinata a continuare ed il posto da titolare da diciannovenne ne certifica non solo la crescita ma anche la connessione con le idee del C.T.

La fascia destra, orfana di Carvajal azzoppato per buona parte della stagione, dovrebbe essere ad appannaggio di Marcos Llorente, formatosi da anni di esperienza a livello internazionale durante la permanenza all’Atletico.

Pubill e Pedro Porro rimangono elle ottime alternative per un reparto che, almeno in partenza, pare quello meno scintillante tra i tre della Spagna.

Detto del centrocampo in continua evoluzione di gioco e di pensiero, la fase di rifinitura e conclusione è giocoforza destinato a calibrarsi su Lamine Yamal.

Al netto dell’infortunio che non sappiamo se influirà o meno sul suo rendimento, il ragazzo è portato a determinare in quasi tutte le sue giocate.

Non che De La Fuente lo investa di un mandato in bianco, anzi!

I concetti del calcio spagnolo non possono prevedere un’individualità staccata dal processo collettivo.

Yamal, pur nella sua magia, nel suo genio calcistico e nella capacità di vedere cose che altri non immaginano, rientra nel sistema. Solo così potrà risultare dirimente in ossequio ad un processo che porta i compagni a dare di più per metterlo in condizione di determinare una volta che lui pone le sue incredibili qualità al servizio della squadra. Questo è il senso di quella combinazione biunivoca che induce il talento ad esaltarsi nel calcio di costrutto e viceversa.

L’asso azulgrana partirà ovviamente da destra con Nico Williams, altro grandissimo giocatore, sull’altro lato.

Ribadito quanto sopra di Dani Olmo, spendibile in tutte le posizioni del reparto offensivo tra cui quella di falso nueve, che fa si che ad ogni rassegna risulti tra i più presenti pur non partendo sulla carta titolare, non mancano alternative di valore nel reparto offensivo degli spagnoli che, lasciato andare Morata, schiereranno con ogni probabilità Mikel Oyarzabal al centro dell’attacco.

A completamento del reparto, al veterano Ferran Torres si aggiungono Victor Munoz,Borja Iglesias e Pino quali alternative estremamente eterogenee ancorché, tuttavia, inizialmente uno o due gradini sotto i titolari.

 Il girone di qualificazione ha rappresentato una passeggiata di salute per la nazionale spagnola. Bulgaria, Georgia e Turchia sono state degli sparring partner incapaci di contenere l’esondante manovra a tinte rosse. Il pari nell’ultima gara con la Turchia è dovuto soprattutto alla differenza di stimoli che le compagini avevano nell’occasione.

L’incognita è rappresentata dalle condizioni fisiche di alcuni esponenti di rilievo ma se c’è una squadra che dal punto di vista del gioco non teme confronti è quella spagnola che sarà impegnata il 15 ed il 21 giugno ad Atlanta rispettivamente contro Capoverde ed Arabia Saudita prima di spostarsi in altura, nella messicana Guadalajara, per affrontare l’Uruguay nel terzo incontro in programma il 27 di questo mese.

Difficile immaginare che la prima fase rappresenti un ostacolo per gli uomini de De La Fuente destinati a far strada nella manifestazione che potrebbe completare, in caso di successo, un quadriennio di eccellenza senza precedenti.

Al  mondiale non conta essere i migliori, conta esserlo in quel mese.

Consapevoli che avere un gioco su cui basare le proprie aspettative rappresenta il miglior viatico verso il successo…

BIO: Alessio Rui è nato e vive a San Donà di Piave-VE ove svolge la professione di avvocato. Dal 2005 collabora con la Rivista “Giustizia Sportiva”, pubblicando saggi e commenti inerenti al diritto dello sport. Appassionato e studioso di tutte le discipline sportive, riconosce al calcio una forza divulgativa senza eguali. Auspica che tutti coloro che frequentano gli ambienti calcistici siano posti nella condizione di apprendere principi ed idee che, fatte proprie, possano contribuire ad una formazione basata su metodo e coerenza, senza mai risultare ostili al cambiamento.

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