LA BANALITÀ DEL VINCERE

In ogni finale di stagione si sbandierano, sui social e non, i campionati vinti, le “salvezze” ottenute (a livello giovanile fa già ridere così), i tornei “dominati”, come indice di sicura certificazione della qualità del lavoro svolto.

Ma basterebbe ragionare un attimo, per capire quanto vacuo possa essere dare importanza a un semplice risultato numerico nel settore giovanile.

Per vincere una partita specie nelle categorie più basse non ci vuole molto, basta avere un bambino più forte fisicamente e il gioco è fatto. In settimana ho visto una gara di 2018 dove questo bimbo ha fatto tutto lui, scartava chiunque, non di abilità ma di forza e i suoi compagni hanno fatto da semplici spettatori.

Se ci si alza un po’ con l’ età basta stare tutti dietro, calciarla sempre via e tenere davanti il più veloce, prima e poi gli avversari sbagliano e sicuramente sono più le gare vinte che quelle perse.

Se al menù uniamo le perdite di tempo, le simulazioni, le continue proteste per condizionare i giovani arbitri per non dire di peggio, ecco che viene servito il tutto a puntino e si ottengono prestigiosi “risultati”.

Poi ai Mondiali ci vanno sempre gli altri.

Sono perfettamente in grado anch’io di giocare SOLO per vincere, ma non lo faccio perché non serve a LORO.

I settori giovanili, si valutano dal numero di ragazzi portati nella propria prima squadra, o avviati a squadre professionistiche.

E ovviamente PRIMA di tutto questo, dall’ interesse che c’è per la formazione, anche e soprattutto, umana della persona.

Il resto sono chiacchiere da bar, con tutto il rispetto per i bar.

Buona giornata.

BIO: Alessandro Zauli

Classe 1965.

Allenatore UEFA A.

Collaboro con la rivista Il Nuovo Calcio dal 1993 per il quale ho scritto anche 4 libri.

Ho allenato e alleno in settori giovanili dilettantistici/professionistici dal 1985.

Lavoro anche come istruttore sportivo presso la Casa Circondariale di Ravenna e coi ragazzi della salute mentale.

Dal 2009 inoltre svolgo l’attività di osservatore per i campionati di C e D

3 risposte

  1. Analisi lucida e realistica. Nel settore giovanile la parte più difficile, spesso, è far passare un concetto semplice: il valore di una società non si misura soltanto dalle vittorie.
    Per tanti anni si è pensato che vincere fosse la vera discriminante tra un buon settore giovanile e uno meno valido. Per fortuna, anche se lentamente, qualcosa sta cambiando: si comincia a capire che ciò che conta davvero è il percorso di crescita dei ragazzi.
    La vittoria può essere una conseguenza del lavoro fatto bene, ma non può essere l’obiettivo principale.
    Ai genitori dei gruppi che seguo dico sempre una cosa: guardate i vostri figli a settembre, poi riguardateli a dicembre e infine a giugno.
    Al di là dei risultati e della classifica, vi accorgerete che qualcosa in loro è cambiato.
    Li vedrete stare meglio in campo, muoversi con più sicurezza, capire il gioco con maggiore consapevolezza. Li vedrete affrontare meglio le difficoltà, collaborare di più con i compagni, trovare fiducia nei propri mezzi.
    E forse la soddisfazione più bella è proprio questa: vedere che stanno imparando davvero a giocare, ma soprattutto che stanno crescendo attraverso il gioco.
    Le vittorie fanno piacere a tutti. Ma ciò che resta davvero nel tempo è il percorso fatto, la crescita costruita giorno dopo giorno e il sorriso con cui entrano in campo.

  2. “Quando mio figlio aveva 9 anni, essendo nato a fine anno, il responsabile di una squadra professionistica mi disse: ‘Tecnicamente è il più forte, ma contro Juve o Milan perde i contrasti, quindi non può giocare. Fosse nato a inizio anno, sarebbe il capitano’. Oggi ha 12 anni e ha semplicemente uno sviluppo tardivo: è ancora fisicamente inferiore agli altri e continua a non giocare. La cosa più dolorosa è che la sua naturale fantasia in campo si sta spegnendo, schiacciata dal senso di non sentirsi mai adeguato. Il suo articolo fotografa esattamente il nostro dramma: come si spiega a un bambino che il suo talento non basta perché il sistema preferisce i muscoli alla fantasia?”

    1. Direi continuando ad accompagnarlo e sostenerlo nel suo percorso, magari provando a cambiare contesto anche se non è facile trovarne uno in cui i criteri delle valutazioni non siano i medesimi. In più potrebbe esserci il problema che comunque vostro figlio abbia amicizie all’interno della propria squadra e abbandonarle sarebbe un ulteriore carico emotivo da sopportare. Parlatene con lui, se non l’avete già fatto, per capire cosa voglia davvero.

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