RECENSIONE DEL LIBRO: “L’ALLENATORE E IL SENSO DEL GIOCO” DI MAX BELLARTE (UNO SVACCO TOTALE cit.)

Pensieri sparsi attorno all’ultima fatica di Massimiliano Bellarte

Ogni tanto, qualcosa mi scuote e allora mi sveglio, col morale alle stelle. Giro l’angolo, mi appare l’oceano, e il cuore trabocca di felicità. Poi mi viene da pensare che, oltre a contemplare quella scena, io ne sia contemplato, non sono un oggetto a sé stante bensì parte del tutto, incorporato col resto, con quei rossi violastri, quell’azzurro universale… Al centro di colui che contempla deve esserci spazio per il tutto e questo spazio-nulla non è mica un vuoto nulla, bensì un nulla riservato per ogni cosa”

IL DONO DI HUMBOLDT – SAUL BELLOW

PULP FICTION di Quentin Tarantino, film Palma d’oro al Festival di Cannes e Premio Oscar per la miglior sceneggiatura scritta dal regista è di certo una pellicola OLTRE. Ha ridefinito il linguaggio cinematografico: una struttura narrativa NON LINEARE, CIRCOLARE E COMPLESSA, dialoghi geniali FILOSOFIE DI VITA E IRONIA TAGLIENTE. Uscendo dal Cinema Excelsior a metà degli anni 90 eravamo disorientati, nel tentativo di risistemare il DISORDINE degli EVENTI, ISOLATI NEL TEMPO ma RICORRENTI, SENZA UN PRIMA E UN DOPO, NESSUNA SEQUENZA LOGICA, la CAUSA DOPO L’EFFETTO, passato e presente in parallelo, DETTAGLI ESSENZIALI LASCIATI COME PUNTI DI RIFERIMENTO.

Un’opera in cui non era il COSA ma il COME a fare LA DIFFERENZA, un COME capace di mantenere alta la tensione per 2 ore e mezza. Un colpo di fulmine. SILENZI CHE METTEVANO A DISAGIO, e nel CAOS la CONDANNA del NICHILISMO e dell’INSENSATEZZA della vita americana nella Los Angeles di quegli anni. Leggere il libro di MAX BELLARTE

<L’ALLENATORE E IL SENSO DEL GIOCO> ha sdoganato questo ricordo emotivo e mi ha rituffato IMPROVVISAMENTE nelle atmosfere del film, proprio come quando si sente un profumo e ripensi ad una persona o ad un posto. O ad una persona in quel posto. O ad un quadro. Semmai Escher, tanto per ripercorrere il mistero spazio-temporale della metamorfosi e della transizione che con frequenza impattiamo tra le righe del libro. Dire IMPROVVISAMENTE, in realtà, è improprio. Ci va il tempo che ci va. Come poco adeguato risulta il termine lèggere.

Percorrere il libro di Max è infatti una esperienza felicemente complessa. Una sorta di doccia emozionale. Mentre sfogli le pagine, ti imbatti nei suoi pensieri, incontri l’allenatore autentico, il suo modo originalissimo di fare e di essere, di squadernarsi al mondo, lo senti parlare. Mentre leggi e rileggi e rifletti e ripensi e rimugini ti viene da chiedere e da discutere con lui, di immaginarlo seduto, accogliente ma schivo sulla poltrona marrone, quella con la pelle un po’ consumata.

” E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Ricordiamo. ” (R. Bradbury, Fahrenheit 451)

Ho incontrato la prima volta Massimiliano Bellarte a Sportilia nel giugno 2015, il periodo dell’Acqua e Sapone, per capirci, sebbene avessi già da diverso tempo iniziato a seguire le sue imprese. Interessata più alle sue “filosofie” che alle sue avventure sportive, per dirla tutta. Una quindicina di anni fa si pensava ancora che filosofia e scienza potessero avere una relazione travagliata e per molti degli allenatori, FU PROPRIO BELLARTE A SDOGANARE L’IDEA DI FILOSOFIA COME CASSETTA DEGLI ATTREZZI con cui smontare meccanismi e strategie e non un lusso da intellettuali noiosi e snob

Grazie al tentativo perfettamente riuscito, come emerge chiaramente dal libro, di concepire il giocatore nella sua interezza, di contagiare tutti con una visione particolarmente profonda e strategica del futsal, gioiosa forma d’arte in cui l’emozionale è il grande decisore. A causa dell’aver sposato la complessità ante litteram, per un amore viscerale per le dotte citazioni, mai peregrine, e per aver contribuito a disseminare la comprensione delle cose dei giochi di invasione, si è beccato in diretta da MARCO CALABRESI il nomignolo de IL FILOSOFO che ormai gli sta addosso come una seconda pelle. VAI, VAI VELOCE, MAX MA NON AVERE FRETTA ( cit. John Wooden)

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.  CESARE PAVESE- LA LUNA E I FALÒ

Ho avuto modo poi negli anni di incontrare di nuovo Max a Roma, poi ancora con Nanà, poi ancora con Nanà ed un piccolissimo Samuel, di seguirlo su Fut5alLove, su @MassimilianoBellarte, @bellartefutsal, opinionista da Gianluca Di Marzio, di interagire sul blog. Sono certa che se lo incontrassi di nuovo ora, dopo una carriera stellare che lo ha portato da Ruvo di Puglia fino in Belgio, in Lituania attraversando il terreno della gloriosa Nazionale fino ai vertici Fifa, dopo aver allenato tutte le categorie senza mai essere stato espulso dal campo, ora che Samuel è grande ed ha un piccolo fratello, troverei lo stesso Massimiliano di allora, che canterebbe insieme a Francesco Guccini ”abito sempre qui da me”. Uno che dunque ” NEL GIOCO CI SA STARE”.

La neve ci insegna che per farsi notare non c’è bisogno di fare tanto rumore

La mia copia del libro L’ALLENATORE E IL SENSO DEL GIOCO con illuminate prefazioni e postfazione di Vincenzo Pincolini, Andrea Cardone e Filippo Galli, proprio come la Smemoranda di una quindicenne è deformata e violata da segni di vario tipo, annotazioni a margine, citazioni di citazioni, sottolineature da mal di mare, frecce, punti interrogativi e punti esclamativi.

Un dimesso campo d’erba dopo un derby di terza categoria in inverno inoltrato. Non ho saputo resistere. Perchè il libro è vivo. Girando ogni pagina devi essere pronto a cogliere quelle affordances che il sapiente compilatore ti snocciola davanti: Max entra in relazione con te, è lui il progettista di quell’ ambiente che respira forte nella relazione con chi legge. Bellarte è sempre presente tra citazioni di libri studiati per davvero, filtrati attraverso i suoi sensi e la sua esperienza, lacrime e sangue. Niente a che vedere con la fiera del sapenzalismo da IA, con quella carovana di esperti del tutto e del niente, che hanno la premura di spiegare la teoria della complessità a tutti con anni di inconsapevole ritardo, di rivelarci con spocchia che senso ha il gioco, dopo averlo tradotto e copiaincollato  parola per parola, da geniali inconsapevoli menti d’oltreoceano.

Ho scritto menti e non cervelli, perché ciò che serve alla NEUROEDUCAZIONE sportiva delle nuove generazioni non accade solo (e ovviamente) nel cervello ma in una sinergia, un’interazione dinamica tra mondi, il corpo proprio di cui il cervello è parte e il mondo che ci circonda, essendo noi ESSERIDOTATI DI CORPO E DI MONDO. Lascio questo argomento in stand by ( but stay tuned). La narrazione del gioco di Bellarte non riesce ad uscire dal blocco del dire e non dire perché pensata con il fine di DARE SENSO, consentendo a chi legge di interpretare ed emergere da un processo di AUTOCOSTRUZIONE.

Una narrazione condivisa che ti mette alla corda, mentre le pagine si accumulano, ti costringe a penetrare nella memoria della tua storia d’amore con il calcio e diventa quindi narrazione collettiva cooperativa. Anche se Max non lo sa quando e dove, si prova la sensazione, scorrendo le righe, di apprendere dalla propria vita calcistica passata, riflettere sul senso di quel che abbiamo fatto in campo e andiamo facendo nel presente. E questa memoria, questa storia di cui il Mister ha cura, ci induce ad essere, noi con lui, custodi di una MEMORIA COLLETTIVA.

A Ruvo di Puglia sotto canestro con Basile ci siamo anche noi, non spiccichiamo una parola di flemish e con lui empatiamo nelle vittorie e nelle sconfitte quando i giocatori con piccoli cenni d’intesa, lo coinvolgono nel tormento di una eliminazione o nel cerchio magico dei festeggiamenti per una coppa conquistata. Man mano che Max inzuppa la penna tra i dettagli della propria vita, cresce il desiderio di leggere determinanti passaggi metodologici e la curiosità verso le storie del suo mondo perché come scrive Daniel Taylor “Voi siete le vostre storie. Siete il prodotto di tutte le storie che avete ascoltato e vissuto, e delle tante che non avete sentito mai. Hanno modellato la vostra visione di voi stessi, del mondo e del posto che in esso occupate.”

Il valore intrinseco di un libro non dipende dall’importanza dell’argomento ma dal modo di affrontare l’accidentale e l’insignificante, di dominare l’infimo. L’essenziale non ha mai richiesto il minimo talento. EMIL CIORAN – L’inconveniente di essere nati.

Mister Bellarte ha suddiviso il libro in 4 macroaree:

1.IL GIOCO COME ORIGINE,

2.LA FORMAZIONE DELL’ESSERE GIOCATORE,

3.L’ALLENAMENTO COME SCOPERTA,

4.L’UOMO OLTRE IL CAMPO

ma sarebbe inesatto concepirle esclusivamente in ordine cronologico come i titoli di coda di un buon film. Una maestra accorta direbbe che i tempi sono 3, passato presente e futuro. Ma leggendo, abbiamo la sensazione che i tempi di Bellarte, come il mistero che si disvela in una buona transizione di gioco, non sono solo 3, sono un “presente nel passato, un presente nel presente ed un presente nel futuro” come scrive Sant’Agostino nelle Confessioni.” Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa”.

Le 4 macroaree si meticciano e si compenetrano. Potremmo quindi iniziare a rileggere il libro dalla fine, da p.293 LIDERARE TRASFORMANDO(SI) ad esempio o dalla 277 in cui si sostiene che IL SUCCESSO PUÒ CONFONDERE, accettando la sfida del perdersi, quella fastidiosa sensazione di straniamento, di rimanere sospesi. Perché il fil della vita di Max, della memoria delle sue imprese è marchio registrato della sua identità, lo riconosci e lo ritrovi ovunque, dall’inizio alla fine, un codice a barre. “UN ALLENATORE CHE HA CHIARO IL PROPRIO PERCHE’ , SVILUPPA UN COME RICONOSCIBILE.” Non esiste contraddizione tra passato e futuro, l’UMANITÀ è la moneta scambiata in ogni incontro e attraverso questa lente viene interpretato sia l’insuccesso che il successo.

La sua scrittura non cristallizza le avventure nel futsal sala in un passato polveroso ma restituisce loro un vernissage di MODERNITÀ e di COMPLESSITÀ. Di responsabilità. Arricchendosi di quei significati che il lettore stesso si trova incredibilmente ad aggiungere fornendo nuove chiavi di lettura ed un punto di vista altro. Su questo forse Mister Bellarte lascia dei puntini di sospensione. Facilmente voluti, convinto com’è che il futuro del movimento sia qualcosa che ha molto a che fare con termini quali COOPERAZIONE, CAMBIAMENTO, COLLABORAZIONE.

Futsal, sana follia ma anche follia insana

Ho imparato da questo libro. Una full immersion di cose indispensabili da sapere e ricordare per chi ha le mani in pasta con discipline quali calcio a 11 e calcio a 5, ma utili per qualsiasi invasion: una spirale di sapienza partorita dalla prassi a cui non siamo tanto abituati. Una contaminazione con la conoscenza per incontrare la cultura. Una listology anche divertente che gira intorno al senso del gioco futsal, al suo CARATTERE STAY-TUNED, alla COMPRENSIONE TATTICA IMPRESCINDIBILE, secondo Fernando Diniz: “indispensabile nel calcio a 11, quando il giocatore finirà per usare più intuizione, un qualcosa che non è già pronto. Dovrà prendere una decisioneper cui non si è allenato, per la quale l’allenatore non l’ha incoraggiato.

” Trascrivo letteralmente alcune frasi di Max annotate come una cornice che danza in ogni pagina:

”IL GIOCO APPARTIENE AI GIOCATORI”

“ACCATTIVANTE INSPIEGABILE SOGGETTIVITA’ DELLE RELAZIONI” “LE SCELTE TI COSTANO UNA PARTITA”

“LA NECESSARIA IMPERFEZIONE”

“IL BAMBINO PER INNAMORARSI DEL GIOCO HA SOLO BISOGNO DI GUARDARLOE PER SOGNARE DI DIVENTARE UN GIOCATORE HA SOLO AVUTO LA NECESSARIA POSSIBILITA’ DI ESSEREMESSO DENTRO”

“OGNI BAMBINO PER ME È IN MODALITÀ FUTSAL”

“VITTORIA, PECCATO DI GOLA DELLA MASSA”

”SI ALLENA LA POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE LE ABILITA”

”PRIMA DEL POSSESSO E DELLE LAVAGNE C’E IL BATTITO PROFONDO DEL GIOCATORE CHE CAMBIA PELLE”

”LA SORTE MERAVIGLIOSA E’ PER CHI SI AFFIDA, UN ATTO DI FEDE RELAZIONALE”.

Tanti oggi proclamano che al centro del gioco deve esserci il bambino o comunque il giocatore. Certamente un passo avanti rispetto al giurassico. Ma non basta. Credo invece che il QUID SIA NELLA RELAZIONE/I che il giocatore è in grado di suscitare nell’ambiente di gioco, giocatore campodinamico, conduttore di possibilità, svincolato e vincolato al tempo stesso dalla sua squadra, nello spazio come Deleuze l’intende. Un attore che improvvisa su di un palcoscenico in cui niente è immobile e spostandosi risveglia tutte le possibilità latenti, indirizzandole verso la migliore delle risoluzioni emergenti: ”IL PASSAGGIO E’ UN ATTO DI FIDUCIA LASCIATO NELLO SPAZIO”. Applausi del pubblico pagante.

Jean Wahl riceve in regalo una tela da Chagall. Uno dei suoi figli, di dieci anni, pittore a tempo perso , si mette a ritoccare l’opera del maestro. Pare che ci fossero delle imperfezioni – CAHIERS, EMIL CIORAN

La questione che pone Max relativamente all’ERRORE è un punto di riferimento irrinunciabile in campo metodologico in qualsiasi ambito educativo nei percorsi formativi. Senza la messa a fuoco e l’autentica ricaduta pratica in campo di tale assunto, si naviga a vista e si rischia di andare alla deriva. Perchè è proprio nelle fasi sensibili che un allenatore si gioca la credibilità. L’occhio del giocatore coglie i millimetrici spostamenti dell’anima. E i giocatori sono anche pronti ad accettare scelte erronee, defaillances di competenza, disattenzioni, sfuriate caratteriali. Ma se l’allenatore si gioca l’AUTENTICITÀ, magari in un dettaglio difficilmente percettibile, ciaone. Chiuso per sempre, kaputt.

“L’ERRORE NON E’ UNA SCONFITTA MA UN

LINGUAGGIO CHE CI ORIENTA, UN INDIZIO CHE CI MOSTRA DOVE NON ERAVAMO DESTINATI A RESTARE”

“IL GIOCO SA SEMPRE DI PIU’ DI CHIUNQUE LO VOGLIA SPIEGARE”

“IL GIOCO PUO’ RIVELARE L’ESSERE UMANO PERCHE’ NUCLEO ETICO DEL SUO AGIRE”

”ALLENARE PARTENDO DAL PERCHE’ E’ UN ATTO RADICALE”

”ALLENATORE FACILITATORE DI ESPERIENZE,ATTIVATORE DI SIGNIFICATI”

”GARRINCHA ABBRACCIAVA L’IMPERFEZIONE”

“Ogni endogamia è asfittica; anche i college, i campus universitari, i club esclusivi, le classi pilota, le riunioni politiche e i simposi culturali sono la negazione della vita, che è un porto di mare. Al San Marco trionfa, vitale e sanguigna, la varietà.” – MICROCOSMI – Claudio Magris

“INTENZIONE E ATTENZIONE GUIDANO LA PERCEZIONE E LA PERCEZIONE GUIDA L’AZIONE.QUESTO È LO SVILUPPO DELLE ABILITÀ”

La terza parte del libro apre ad un dibattito acceso e irrisolto su molti delicati aspetti relativi alla cecità al cambiamento, alla coscienza e ancora alle dritte che la neuroscienza ci fornisce anche in chiave operativa ma che hanno bisogno di tempo e di una buona masticazione per essere ben interpretate. In questi anni rapidi, ricchi di luoghi comuni e di “superficiale leggerezza” l’IA è frequentemente interpellata e capace di riassumere, spadellandolo pericolosamente, un fritto misto di pensieri acciuffati in rete anche conditi con vistosi errori. Un telefono senza fili scarsamente rigoroso, inarrestabile e imperdonabile con il suo potere di diffusione mediatica che però non ha mancato di incidere sul comune sapere.

C’è la necessità urgente di ri-orientare ad un’idea di calcio adeguata a questo mondo sfidante, che non può rimanere per molto invischiata nelle nostalgiche note paludi, in gabbie di pensiero. Quel che è certo è che siamo da sempre tutti coinvolti nella partita, e che il mondo che percepiamo lo abbiamo già compreso prima di ogni interpretazione: la coscienza trova il luogo di realizzazione nell’azione molto più grazie al feed-forward che al pur necessario feedback. La questione aprirebbe un mondo universo di dibattiti per analizzare i vari punti di vista di cui in parte mi sono già occupata qualche articolo fa, e il nostro blogger in pectore è in attesa di questi pensieri sparsi promessi inderogabilmente entro il week-end.

Stelle e alberi da frutta in fiore. La permanenza completa e l’estrema fragilità danno ugualmente il sentimento dell’eternità – SIMONE WEIL – QUADERNI I

Sostanzialmente credo che l’obiettivo di L’ALLENATORE E IL SENSO DEL GIOCO stia proprio in quell’aiutarci a capire dove siamo in questo momento storico e trovare la strada per andare avanti. Insieme. Una bussola di ri-orientamento. In qualche modo è un libro politico, scritto per dare una scossa a tutto il movimento: siamo parzialmente costituiti da quel flusso di attività che ci gira attorno, non siamo separati dall’ambiente, siamo singolarità, ma dinamiche, luoghi dove qualcosa accade, siamo estesi. Siamo intelligenza incarnata da cui emergono gioie, dolori, ricordi e progetti. Siamo ciò che pensiamo, sentiamo desideriamo, decidiamo. SIAMO UN MODO di portare avanti la vita nel mondo, con il mondo e in risposta al mondo. Le esperienze, le citazioni, i pensieri più nascosti che senza risparmio Massimiliano Bellarte ha infilato tra le pagine per noi, sono una ricchezza da incarnare per rendere il nostro modo di essere ancora più nostro. INSIDE E OUTSIDE

“Tutti i dolori sono sopportabili se li metti dentro una storia” – KAREN BLIXEN – CAPRICCI DEL DESTINO The young man with the carnation.

Le parole a volte sono tutto quello che abbiamo. Beckett ha ragione. O almeno è quello che ho pensato a pagina trecentotre. Parole che sanno dire di un amore assoluto, di radici e di moltitudini.

Grazie Max. Te lo dico da madre.

BIO: SIMONETTA VENTURI

Insegnante di Scienze Motorie.

Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio (Marche)

Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.

Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

Una risposta

  1. Libro e articolo MERAVIGLIOSI
    Entrambi li rileggerò perché ci sono spunti che un allenatore deve assolutamente memorizzare, e far propri, oltre a quelli che ha già acquisito naturalmente.
    Considero il libro un Trattato, fondamentale per chi vuole allenare e migliorare il proprio gruppo squadra, che, associato alle conoscenza delle Neuroscienze(ringrazio il professore Andrea Menozzi), possono veramente cambiare, in meglio, la metodologia di un allenatore.

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