Nel lontano 1857, uno dei poeti più famosi di sempre, Charles Baudelaire, scrisse una tra le poesie più struggenti e immortali che l’intera letteratura mondiale possa ancora oggi annoverare, l’incantevole “Spleen”. Sebbene il termine sembra sia stato mutuato dall’inglese significando tutt’altro, la parola “Spleen” si è quasi subito affrancata dal contesto poetico per assurgere a icona di una condizione dell’animo umano purtroppo abbastanza frequente. Oggi spleen vuol dire malinconia, o anche tristezza, una sottile angoscia ma soprattutto disagio e fastidio. Ed è una situazione di sofferenza inerme, è una mancanza d’aria non solo per quel preciso momento, ma anche per la futura mancanza di una via d’uscita. Ecco, la grandezza dei poeti. Di qualunque parola hai bisogno, se cerchi tra le loro righe la trovi. E così è successo a me, dopo questi ultimi travagliati mesi, ecco la mia personale epifania. Ho sprecato centinaia di parole e definizioni per tentare di descrivere agli amici cosa ho provato e alla fine ci sono riuscito. Sto vivendo uno “Spleen” completamente rossonero.
Le critiche più feroci a questo mio stato di imbambolata convalescenza vengono dai “risultatisti”: “Ma come lo scorso anno che siamo arrivati ottavi hai accettato tutto e adesso che ci stiamo giocando la Champions no?” Oppure dagli storici: “ti ricordo lo strazio degli ultimi anni della presidenza Berlusconi”. O dagli integralisti: “Il Milan si ama a prescindere”. Si, anzi no! Insomma, adesso che ho razionalizzato, fatemi spiegare. Va bene la Champions, va bene la Fede. Ma qui le questioni sono altre. Fondamentalmente una che le racchiude tutte, il “Milanismo”. Ecco, in questo caso riesco a riassumere in un solo sostantivo un mondo enorme, quello del Milan. Milan vuole dire Storia ultracentenaria, vuol dire “Casciavit”, vuol dire Identità. Milan vuol dire Rossonero.
Oggi invece il mondo Milan è alle prese con una “sostituzione” a livello antropologico. La società attuale sta tentando di rimpiazzare un mondo con un altro. Iniziando dal tifoso. Bando alla curva, bando ai canti, bando agli striscioni e alle bandiere. Via i gruppi ultras, via i club. Dentro gli occasionali visitatori stranieri che si trovano a Milano in tutt’altri affari impelagati. E così trovi il giapponese con la maglia del Milan che esulta al gol degli avversari, l’arabo con la sciarpa rossonera che canta come un forsennato “inter inter inter!” (scene viste in diretta!) Chiunque sia d’accordo a sborsare 139 euro per un secondo anello blu è il benvenuto. Che non canti, che non tifi, che non supporti la squadra nessun problema. L’obiettivo è altro, l’obiettivo è il business che si farà solo attraverso lo stadio. Mulinare soldi e soldi e soldi magari andando a godere del museo (dove sono esposti i trofei del vero Milan, quello vecchio), passando allo store, poi scendendo al ristorante per poi magari fare un salto sugli spalti quando inizia la partita (sempre che non piova).
Questo è l’American style, scevro da qualunque solletico sportivo, da qualunque obiettivo che si raggiunge a pallonate. Casciavit? Out! Ultras? Out! Rossonero? Eh, vogliamo parlarne? Fossi in un tribunale chiederei al signor Giudice: “le pare vostro Onore che se arrivo due minuti dopo il fischio d’inizio debba chiedere a chi mi siede a fianco quale è il Milan?” Già. Maglie fluo fucsia blu e verdi. Maglie grigie. Maglie verdeoro. Maglie giamaicane. E quando è rossonera, il simbolo bianco. E via, altro fiume di soldi. Sapete tutti che per il solo mercato americano esiste una linea particolare di prodotti non vendibili in Italia? E qui il solito benpensante potrebbe dire: “Su coraggio. Cosa importa se non puoi andare allo stadio. Se indossano la maglia fluo. L’importante è la squadra!” Ecco, la squadra. Un insieme male assortito di persone spacciate per calciatori arrivate al Milan perché nelle scuderie di quei due o tre procuratori che si apparecchiano banchetti luculliani alla faccia di cosa serve o non serve all’allenatore. Un tempo lo staff tecnico si rivolgeva agli osservatori (stipendiati dallo stesso Milan, perché impiegati del Milan) e si chiedeva loro di andare a visionare questo o quello. E quegli osservatori erano tecnici più dei tecnici riportavano filmati, redigevano schede e si studiavano i calciatori. E se andavano a genio si studiavano a livello umano. Oggi invece si sono infilati nel Milan dei loschi figuri che si chiamano procuratori e a prescindere da quello che occorre all’allenatore di turno, il cardinale (sostantivo) Richelieu della corte di Re Cardinale (nome proprio di affarista americano) convoglia tutti i soldi a disposizione nelle casse di questi trafficanti di gambe inadatte al calcio. Risultato? Il Milan si riempie di giocatori scelti e venduti da gente che di calcio capisce quanto possa capire io dell’antimateria.
Che Milan è questo? Dove trovate amici rossoneri l’identità del Milan? Io ero lì, con la radiolina ad aspettare un gol di Jordan, Battistini, Oscar Damiani. Ero lì a godere di Virdis e Hateley, a ubriacarmi dei fasti di Silvio, a piangere ogni 17 agosto ricordando van Basten che con la giacca di renna saluta San Siro per l’ultima volta. A ricordare Capello che piangeva a dirotto. Ero lì dopo lo Steaua e dopo l’Ajax. Dopo Manchester e dopo Istanbul. Ero lì a odiare Suso per poi capire che negli ultimi 15 anni è stato un lusso. Ma dietro a questo c’era sempre il Milan. C’era l’orgoglio, il futuro, il Milan aveva una casa che volevi visitare più di ogni altra cosa al mondo da quando eri bambino. C’era un Milan che si portava dietro tutto un mondo, il mio, il nostro mondo.
Oggi non ti riconosco più Milan mio. Ti chiamo e non rispondi. Non parli più la mia lingua. Non parli più di calcio. Non ti rivolgi più a noi. Ti stanno svendendo.
Capisci adesso perché mi sento “spleen”? Perché non riconosco più l’amore di una vita e lui non si cura più di me.
P.S. dato che è tempo di rivelazioni, proprio un paio di sere fa mi è capitato un reel dove Rudy Tavana (chi non lo conosce corra subito ai ripari) racconta di quando Jack Bonaventura nel firmare il suo primo contratto col Milan e si dovette fermare per la commozione. E Rudy Tavana mentre lo racconta piange. Ecco cosa è per me il Milanismo.

BIO: Marco Calabrese nasce nel dicembre ’76 ad Avezzano, Abruzzo, dove vive con la moglie Federica e due figli. Laureato in Giurisprudenza e Lettere Classiche, lavora dal 2004 alla gestione dei progetti di cooperazione internazionale e di scambio gestiti dall’Università degli Studi dell’Aquila. Ha collaborato col quotidiano “Il Messaggero” come pubblicista. Ama viaggiare, leggere, la montagna e il Milan. Membro del direttivo del Milan Club Avezzano “M. van Basten”.











26 risposte
Buongiorno Marco, credo sia uno degli articoli più belli, che abbia avuto la fortuna di leggere sul Milan.
Come dico sempre, ero lì a Milan Cavese, ho visto retrocedere il Milan l’anno prima, ho visto il “derbycidio” del 1977, giusto per citarne alcuni, eppure sentivo che i giocatori avevano cucito sulla pelle quella maglia.
Oggi, semplicemente no e a chi mi dice, “tu non sei milanista faccio il gesto di Chinaglia a Valcareggi…
Grazie di cuore Gian Paolo. Non mi arrogo il diritto nè ho la pretesa di dire come deve sentirsi un milanista. Sono certo però che il mio “spleen” sia cosa molto comune. Grazie ancora.
Buongiorno, come rappresentante del primo gruppo di Ultras dei popolari di una volta, Rampa 18 FDL (dal 1968 che seguiamo il Milan) volevo fare i complimenti all autore dell articolo. Mi soffermerei sulla parola Milanismo che purtroppo in Società questa parola e svanita nella nebbia. Il primo sintomo e stato non far fare i raccattapalle ai ragazzi del Settore Giovanile, li si costruiva il Milanismo, lo vissuto in prima persona. Quando si assume un dirigente, un allenatore e anche il Magazziniere si sarebbero dovute fare 3 domande al di là della professionalità. 1) QUANDO E NATO IL Milan?. 2) IL RISULTARO DEL PRIMO DERBY IN SVIZZERA? 2) CHI E NATO A TRAVAGLIATO? NON RISPONDE? ARRIVEDERCI E GRAZUE SE ABBIAMO BIAOGNO LA CHIAMIAMO. SI DOVEVA INIZIARE DA QUI. Grazie.
Buongiorno e grazie. Ricevere una risposta del genere da chi ha potuto vivere il Milan molto più da vicino di quanto ho potuto io e molto più a lungo non può che rendermi onorato. Perché ho la conferma di aver centrato con poche righe l’essenza della disillusione che ci sta investendo.
Grazie ancora!
Ecco, io mi sento così. Però non posso fare a meno che il mio cuore batta forte quando lo nomino, anche se non risponde. Non posso non piangere mentre scrivo questo messaggio e non posso fare altro che sperare che qualcosa davvero possa cambiare. L’amore di una vita non può finire e non finirà in questo modo di certo. Grazie per aver scritto ciò che provo io e tanti altri di noi… e teniamoci stretti perché non siamo in pochi ad avere alti nel sangue i valori di milanismo.
Anzitutto grazie Valerio. Ovvio, non possiamo dargliela vinta. Ogni fenice per risorgere deve diventare cenere!
Bellissimo articolo che descrive perfettamente “il Milanismo” di chi
era presente a Barcellona ma anche a San Benedetto del Tronto a Tokyo e con la Cavese. Non è una questione di vittorie o sconftte è una questione d’Appartenenza !
Quando ho letto Roberto Bertoglio ho detto: “non può essere lui”. Poi ho letto l’indirizzo mail e ho avuto la conferma. Caro Roberto (ti do del tu perché quando mi ricapita), ricevere un commento del genere da chi per “Milanismo” e “Appartenenza” è diventato un personaggio “storico” credo sia la sublimazione di quello che volevo trasmettere.
Ti ringrazio infinitamente.
Marco condivido tutto con te…pensa che dopo più di 50 anni di stadio…con Milan – Atalanta per la prima volta ho lasciato lo stadio prima della fine della gara…non per il risultato ( 0-3 )…ma per l’atteggiamento della nostra squadra…il non rispetto di chi con grandi sacrifici segue sempre il nostro Milan…e l’atmosfera ” yankee” dello stadio… IMPROPONIBILE…🤚
Ciao Frankie (e subito penso a Rijkaard),
grazie delle belle parole che dette da una persona che ha 50 anni di Milan alle spalle mi rende orgoglioso. Al perfetto “improponibile” aggiungo “insostenibile”. Non ce la faccio più. Speriamo finisca presto questo incubo.
Grazie
Condivido con commozione ogni virgola.
Grazie mille Gianni (ti do del tu). Siamo tanti col nodo in gola. Speriamo un giorno di poterci liberare di queste sabbie mobili
Ciao Filippo…. Sicuramente tanti di noi si sentono come dici tu “SPLEEN” specialmente chi a vissuto il periodo anni 80/ fine era BERLUSCONI…. noi eravamo una famiglia si discuteva, si litigava ma sempre per il bene del Milan…. Si faceva di tutto per il Milan… oggi non c’è più nulla di tutto questo peccato e come sempre complimenti per quello che scrivi un abbraccio Pische
Ciao Emanuele,
Mi chiamo Marco e sono l’autore dell’dell’articolo. Sono contento che ti sia piaciuto. Un abbraccio, non lasciamo che ci uccidono definitivamente.
Filippo quanta verità quanta nostalgia di tutti voi e di tutti noi, l’abbiamo vissuti i tempi magici e possiamo ritenere di essere stati fortunati, siamo stati una squadra, amici, costruttori di qualcosa di unico, ti voglio bene come ne voglio a tutti che hanno vissuto quegli anni , giocatori allenatori dirigenti, proprio tutto. Ora è tutto cambiato e quel nostro magico fondo è finito e forse è stato anche forzatamente dimenticato da chi gestisce il circo di oggi, io che sono nato nel 52 e che ho visto da Sivori a Maradona e quindi tutti voi non guardo più un calcio che trasmette solo una sensazione a quelli come noi lo “ spleen “. Ti mando un grande abbraccio e se dovessimo ritrovarci in panchina ti annaffierò con l’acqua ridendo come una volta.
Signor Paolo,
dal testo del suo messaggio capisco subito che non si tratta di omonimia. E’ proprio lei. Quindi anzitutto grazie per quello che Lei e tutti coloro che hanno reso IMMENSO il Milan ci avete regalato. E soprattutto può immaginare la mia emozione nell’aver trasmesso a Lei come anche a Filippo, colonne storiche del Milan, delle sensazioni del genere.
Ma questo basta per dire che chi è milanista dentro, da dirigente a calciatore o semplice tifoso si porta dentro gli stessi sentimenti.
Grazie ancora.
Marco Calabrese
Grandissime verità. Ho letto più volte quanto pubblicato sono letteralmente scioccato di quanta realtà è stata evidenziata e come è evidenziata bene.
Per il mio ormai trascorso di tifoso ROSSONERO rivolgo le mie più sentite congratulazioni sperando, si fa per dire, che qualcosa cambi. Sempre FORZA MILAN
Signor Gianni la ringrazio sentitamente.
Purtroppo tutti i complimenti che sto ricevendo hanno un risvolto di amarezza. Ma realtà è questa e bisogna fare fronte a quello che succede e dire le cose come stanno. Anche se il suo “si fa per dire” è molto più vicino alla verità delle speranze che nutriamo.
Un abbraccio!
Caro Marco, questo ormai ci unisce ,
il senso di tristezza per tutto quello che è stato e che difficilmente potrà tornare , e non parlo solo delle vittorie!! Sentiamo “Milan” e ci sintonizziamo , tifiamo , speriamo….poi in attimo tutto si spegne …ma non puo’ finire così …non lo meritiamo !grazie di cuore per quanto hai scritto
Ciao Roberto,
non capisco perché ci sia toccata questa sorte tra i tanti. Ero uno di quelli che organizzava tanti eventi in funzione delle partite, oggi a malapena so contro chi giochiamo.
Cambierà e torneremo!
Grazie mille
É il pensiero di chi ama il calcio ⚽️
Grazie mille Vincenzo. Si, chi ama il calcio non può accettare questo calcio
Il risultato sportivo di stasera è la messa in pratica di tutto ciò di cui si è parlato qui sopra. La normale conseguenza del modo in cui stiamo vivendo in questi anni
Gentile Valerio,
Il calcio è bello e spietato. Chi ti ha preso il posto in Champions? La Roma che a gennaio ha preso Malen mentre noi abbiamo scelto di non spendere. Se lo merita questa società
Così è arrivato il momento di guardare in faccia la realtà, come in qualche modo ci aveva suggerito Fabregas dopo Como Milan:” in altre 9 occasioni, avremmo vinto noi”.
Infatti, Fabregas con giocatori di stipendi “normali”, è al posto nostro, anche se noi annoveriamo Pulisic, Leao (fuoriclasse!), Modric, Rabiot e Maignan.
La squadra, diciamocelo senza mezzi termini, ha fatto pietà tutta la stagione: le partite da salvare non sono più delle dita di una mano; non parlo di risultati, parlo di qualità del gioco, in funzione dei (presunti, a questo punto!) campioni.
In tutto questo, anche l’allenatore ha le sue responsabilità: ma le responsabilità dell’allenatore sono, secondo me, riconducibili più al silenzio assenso su una campagna acquisti a dir poco ridicola.
Invece, Allegri avrebbe dovuto protestare vibratamente quando gli hanno preso Fullkrug per sostituire Gimenez.
Un appunto sui giocatori: Maignan può essere veramente il capitano del Milan?.
Per come si comporta, secondo me, no.
A mio avviso, ieri sera avrebbe dovuto presentarsi spontaneamente davanti alle telecamere e chiedere scusa a quei 74000 e a tutta la storia rossonera: invece, il nulla assoluto, degna rappresentazione di questa squadra e questa società.
Una società che andrebbe veramente azzerata (sarebbe meglio vendesse, per la verità), ma se dobbiamo tenerci a malincuore il proprietario, che si circondi di gente capace e competente.
Pensare che possa restare Ibra mi fa rabbrividire: così lontano dallo stile Milan, così presuntuoso, arrogante ed incompetente.
Leggo i giornali e si parla di epurazione per tutti, tranne che per lui.
Marco, il titolare dell’articolo, ha risposto al lettore Gianni, parlando di sabbie mobili: ecco la presenza di questa dirigenza è veramente “sabbie mobili “.
Io, come tanti di voi, ho vissuto da sportivo, le retrocessioni in serie B.
In particolare, la seconda è stata quella di un anno “zero”, realizzata però con una vera idea di ricostruire e, al netto delle disgrazie successive di quel presidente, si avviò una ricostruzione con basi valide.
Furono ceduti quasi tutti gli eroi della “Stella” e rimase soltanto Baresi, con tanti ragazzi del ’63; vennero inseriti con oculatezza, alcuni giocatori di ottimo livello (Verza e Damiani su tutti) e un prestito storico con l’Inter dove, per certi aspetti ci guadagnammo noi.
C’era la voglia di ricostruire.
Oggi si parla allo stesso modo, ma per fare questo, ci vuole la voglia per farlo….
Sottoscrivo ogni parola. Ma come si può vedere, anche oggi, ogni decisione che prende il proprietario peggiora la situazione. E rimescolare gli uomini non servirà fin quando al business non si sostituisce il cuore.