Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i modelli che scegliamo di seguire. È questa scelta a determinare — solo per fare un esempio — la differenza tra un ragazzo come Kimi Antonelli, che a 19 anni è già uno dei migliori piloti di Formula 1, e i tanti maranza che ogni giovedì davanti alle telecamere di Dritto e rovescio si vantano di girare per Milano con una lama in saccoccia.
Antonelli, che ha dichiarato di prendere ispirazione da Ayrton Senna, non è solo un grande campione, ma anche, se non soprattutto, un ragazzo perbene; i maranza, che al contrario del pilota bolognese ammirano e subiscono il fascino di personaggi come El Chapo e Pablo Escobar, sono invece, al contempo, causa e conseguenza di una serie di disagi che, se non sanati per tempo, potrebbero diventare una condanna.
I non pochi intellettuali che condividono l’idea di Lev Semënovič Vygotskij, secondo cui lo sviluppo della psiche è guidato e influenzato dal contesto sociale e dalla cultura del luogo e del momento storico in cui l’individuo si trova a vivere, potrebbero obiettare che il giovane Kimi — figlio primogenito di Marco Antonelli, pilota automobilistico e proprietario dell’AKM Motorsport — ha avuto la fortuna di nascere in una realtà privilegiata, ma è bene chiarire, una volta per tutte, che né chi viene al mondo in un ambiente funzionale né chi vive ai margini della comunità è indissolubilmente legato a un destino già scritto, poiché — benché un ingente patrimonio economico rappresenti indubbiamente un fattore agevolante e la mancanza di risorse materiali e di sostegno affettivo possa costituire un serio ostacolo — nessun evento accidentale può annullare il libero arbitrio.
Lo sa bene Eros Ramazzotti, che dai bordi di periferia descritti nella sua meravigliosa “Adesso tu” ha spiccato il volo verso l’Olimpo della musica, e ne sono ancora più consapevoli i tanti ragazzi di Scampia che al denaro sporco e facile della camorra preferiscono la disciplina insegnata nella palestra di Giovanni Maddaloni. Io stesso sono testimone di quanto possano essere salvifici i buoni esempi: nato e cresciuto a Sant’Albino in un momento particolarmente difficile per il quartiere, ho corso il rischio di finire nel vicolo cieco della droga, ma grazie all’educazione impartitami dalla mia famiglia e da maestri di sport e di vita come Germano Valsecchi oggi sono qui, a scrivere per 2La Complessità del Calcio” di Filippo Galli.
Già, Filippo Galli: cresciuto anch’egli seguendo i giusti esempi, è oggi, a sua volta, un esempio per gli altri. L’uomo che conosciamo è infatti l’evoluzione del campione — plasmato da Italo Galbiati, Tom Rosati, Ilario Castagner, Nils Liedholm, Arrigo Sacchi e Fabio Capello — che abbiamo ammirato nel Milan, e quel campione, a sua volta, fu la conseguenza del ragazzo che a 18 anni, pur essendo già un punto fermo della Primavera del Milan allenata da Italo Galbiati, si divideva tra i banchi dei Salesiani e i tecnigrafi dell’officina metalmeccanica che papà Paolo gestiva con i due fratelli, gli zii Giorgio e Carlo. Come lui stesso ha scritto ne Il mio calcio eretico, in quel periodo i suoi riferimenti non erano grandi difensori come Franco Baresi o Gaetano Scirea, ma lo zio Carlo, che progettava i macchinari nell’officina. Esempi virtuosi, dai quali ha imparato che, come diceva Steve Jobs: “L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai”.
Il percorso di Filippo Galli è pertanto una positiva conferma della teoria dell’apprendimento sociale elaborata dallo psicologo Albert Bandura, secondo la quale le persone apprendono non solo attraverso l’esperienza diretta, ma anche osservando il comportamento degli altri. Purtroppo, però, qualcuno sceglie di imparare dalle persone sbagliate.
Da convinto liberale, non suggerirò mai di privare tali voci – per quanto errate – della loro libertà espressiva; invito però tutti a non concedere loro eccessiva attenzione. Soltanto così facendo, simili posizioni potranno essere gradualmente circoscritte e magari estirpate, come accadde negli anni Novanta per coloro che, per noia, lanciavano pietre dai cavalcavia; il fenomeno, non a caso, si spense proprio quando si affievolirono sia la spinta emulativa dell’effetto copycat sia l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Ed è proprio qui, in questo bisogno di sottrarre spazio al vacuo e al nocivo, che si inserisce l’importanza di celebrare figure come quella di Filippo Galli.
Se il silenzio deve avvolgere l’idiotismo, la parola deve invece farsi testimonianza sonora e costante per chi incarna la rettitudine. Festeggiare Filippo nel giorno del suo compleanno non è dunque un semplice atto di cortesia, ma una felice occasione per ricordare un percorso umano e professionale dal quale c’è molto da imparare.

BIO: Davide Pollastri nasce a Monza il 26 marzo 1977.
Fin da giovanissimo manifesta un forte interesse per la lettura e talento per la scrittura.
Tra il 2000 e il 2004 alcuni suoi scritti vengono pubblicati da alcuni importanti quotidiani nazionali.
Nello stesso periodo inizia a fare musica e a farsi chiamare Seven, riuscendo a farsi apprezzare all’interno della scena Hip Hop Underground grazie allo stile scanzonato e all’originalità dei testi.
Nel 2014 scrive e stampa il suo primo romanzo dal titolo “L’Albero della Vanagloria”.
Nel 2016 con il racconto “L’Amore Assente” è tra i vincitori del concorso letterario Stampa Libri realizzato in collaborazione con Historica Edizioni.
Nel 2019 è tra i semifinalisti del “Cantatalento”-Festival di Arese. Sempre nel 2019 realizza alcuni video sulla storia della Juventus e apre su Facebook il Blog “Seven Racconta”; i racconti del Blog, dedicati a tutti quei calciatori capaci di farlo innamorare del “gioco più bello del mondo”, fanno breccia nel cuore di molti appassionati e riscuotono interesse. Alcuni degli ex calciatori protagonisti dei suoi racconti ringraziano pubblicamente Pollastri per le storie scritte su di loro.
Dal 2020 è ospite di importanti trasmissioni web-televisive tra cui ‘Signora Mia’, ‘Che Calcio Che Fa’ e ‘LeoTALK’, condotto dalla nota giornalista Valeria Ciardiello.
Nel 2021 è l’ideatore del programma web ‘Derby d’Italia-Una trasmissione pensata da chi ama il calcio per voi che amate il calcio’.
Sempre nel 2021 esce il suo secondo libro dal titolo “C’era una volta la Danimarca Campione d’Europa”.
Il 20 ottobre del 2021 appare in una puntata di ‘Guess My Age-indovina l’età’, il quiz show trasmesso da TV8 e condotto da Max Giusti.
Nel 2022 esce il suo terzo libro dal titolo “Maccheroni alla Trapattoni”. Dal 2023 collabora con ‘Monza Cuore Biancorosso’ e ‘Fatti Nostri’, un giornale indipendente online dedicato a tutti gli italiani che vivono nelle diverse parti del mondo.
Dal 2024, dopo aver frequentato la scuola di alta formazione per il calcio ‘Elite Football Center’, scrive anche per Sporteconomy.it, market leader nell’informazione applicata all’economia dello sport.











10 risposte
Davide, congratulazioni e grazie a te per lo splendido regalo che hai fatto a noi tutti, amici, ammiratori e tifosi di Filippo.
Ovviamente auguroni a Filippo!!!
❤️🖤
Vivissimi complimenti Davide per aver scritto questo gran bell’articolo a far da corollario a questa splendida giornata che ha visto nel ’63 I natali dell’amatissimo nostro direttore Filippo Galli rimasto tale e quale a quando lo seguivamo sul campo, mentre ora con la medesima verve cura minuziosamente l’avanzamento del suo e nostro armonioso Blog di scrittura. Il tempo lo ha reso inossidabile tant’è che è stato un Invincibile con la maglia rossonera, e, come se non avesse mai appeso gli scarpini al chiodo, continua tutt’oggi a rimanere un esempio, soprattutto per i più giovani, di tecnica e rettitudine.
Grazie ancora Davide per lo scritto e tantissimi auguri di salute e felicità al nostro Filippo!
Massimo 48 ❤️🖤
Complimenti Davide per il contenuto dell’articolo e auguri a Filippo Galli per il suo compleanno.
Ciao Davide, complimenti per i tuoi contenuti puntuali e grazie per aver fatto da portavoce al pensiero di lettori e autori nel blog. Chi semina raccoglie e sicuramente oggi è una giornata di raccolto a proposito di affetto e riconoscimento
Filippo e’ un esempio di Milanismo radicato, ricordo nel 2001 in Milan-Brescia, entro in campo all’88 per richiesta esplicita di San Siro.
“Mazzone fallo giocare, Filippo una bandiera !” il coro della Sud.
Bellissime e meritatissime parole. Complimenti all’autore del pezzo e tanti auguri a Filippo Galli, una persona che io metterei a capo della Federcalcio, proprio per affidargli la costruzione di un futuro più allineato alla realtà internazionale, dalla quale siamo lontani anni luce e, che piaccia o no, è quella che determina le correnti. Persone come il Sig. Galli sono indispensabili, per l’onestà; la competenza e la voglia costante di aggiornarsi e tenersi al passo coi tempi o anzi, guardare avanti. Persone come lui o come Domenico Gualtieri; congiuntamente a qualche competenza proveniente dall’estero, sono i profili giusti da cui partire. Non dico ripartire, perché ad oggi, il movimento calcistico italiano è defunto.
Grazie per il magnifico articolo “dal volto umano” dedicato a Filippo nel giorno del suo compleanno: lo merita tutto!
Ci uniamo agli auguri e, per favore, “restiamo umani!
Amerigo
Bellissimo questo pezzo
Alessio
Filippo Galli ha insegnato non solo calcio, ma soprattutto come si comporta un uomo, in campo e fuori. Le logiche del calcio moderno (gli interessi dei procuratori in primis) lo hanno messo ai margini ma quanto servirebbe ai giovani un esempio come il suo…
Gli auguri te li ho già fatti personalmente, te li rinnovo qui amico mio, ricordando che per un IMMORTALE gli anni sono un dettaglio!
Buon compleanno!!! ♥️🖤
bell’articolo e tantissimi auguri, sia pure in ritardo, a Filippo. Cartina di tornasole di un Milan che pare non esistere più